{"id":164479,"date":"2023-09-04T18:26:36","date_gmt":"2023-09-04T16:26:36","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=164479"},"modified":"2023-09-04T18:26:36","modified_gmt":"2023-09-04T16:26:36","slug":"smettiamola-di-chiamarle-morti-bianche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2023\/09\/04\/smettiamola-di-chiamarle-morti-bianche\/","title":{"rendered":"Smettiamola di chiamarle morti bianche"},"content":{"rendered":"<p>di Marco Revelli (Comunemio) &#8211;<\/p>\n<p>La tragedia di <strong>Brandizzo<\/strong> ripropone nella forma pi\u00f9 brutale e cruenta, lo scandalo delle morti sul lavoro. E ancora una volta ci troviamo impotenti a ripetere le stesse frasi di deprecazione e di lutto che avremmo dovuto pronunciare ogni giorno, perch\u00e9 in realt\u00e0<strong> la serialit\u00e0 della strage non si \u00e8 mai interrotta<\/strong>, implacabile come la cadenza di una macabra catena di montaggio \u00e8 andata allineando le vittime quotidianamente, <strong>con una media di quasi tre al giorno<\/strong> (quest\u2019anno sono gi\u00e0 450), un ritmo che supera il migliaio all\u2019anno (sono stati 1080 nel 2022, il 16,5% in pi\u00f9 rispetto al 2021\u2026). Ci si potrebbe illudere che la dimensione della tragedia della scorsa notte, in qualche misura paragonabile all\u2019analoga strage, ancora una volta torinese, della ThyssenKrupp, produca un soprassalto di coscienza e di attenzione. Che quel binomio tra lavoro e morte \u2013 tra l\u2019attivit\u00e0 indispensabile per vivere e la cancellazione brutale di quella vita stessa -, appaia una buona volta, nella coscienza pubblica, intollerabile. Ma sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec. <strong>Sappiamo per esperienza, per averlo misurato ogni volta, che la carica di emozioni comunicata da telegiornali e portali web, con il concentrato di particolari sensazionalistici, di dettagli obitoriali, di frammenti biografici rastrellati di corsa nei circuiti redazionali, \u00e8 destinata a bruciarsi in fretta<\/strong>. Nel tempo istantaneo di una notizia, appunto. Poi tutto torna come prima. Come dice il proverbio, chi muore tace e chi vive (esclusi i congiunti pi\u00f9 stretti) si da pace (soprattutto chi, decisore pubblico, in pace non dovrebbe sentirsi). <strong>Il lavoro, in particolare il lavoro manuale, quello pi\u00f9 pericoloso e nocivo, torna ad essere un campo di battaglia avvolto dalla nebbia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8, sulla questione della mortalit\u00e0 sul lavoro, una sorta di anestesia dei sentimenti, di rassegnata passivit\u00e0<\/strong> anche da parte di chi, per antica militanza, radici famigliari o impegno politico, al lavoro e alla sua centralit\u00e0 ha da sempre guardato, e oggi misura l\u2019impraticabilit\u00e0 del terreno politico come campo di forze praticabile per un tema caldo, da \u201ccose ultime\u201d, come questo. <strong>Per certi versi, pi\u00f9 della riflessione politica, o anche sindacale, \u00e8 stata la letteratura a misurarsi con la drammaticit\u00e0 della situazione.<\/strong> L\u2019unica, in fondo, a sfidare l\u2019argomento per ogni altro tab\u00f9, della vita e della morte nell\u2019epoca del declino industriale. <strong>In un paio di decenni si sono moltiplicate le voci, e le opere, su un tema che in passato non aveva mobilitato pi\u00f9 di tanto gli scrittori. Penso a un testo forte, nella denuncia e nello scavo sulle cause, come <em>Lavorare uccide<\/em> di Marco Rovelli, il quale scava dentro a quel groviglio di appalti, subappalti, sub-forniture \u2013 che un ruolo non marginale deve aver giocato anche sulle morti di Brandizzo -, imprese personali e micro-imprese, svelandone l\u2019impasto di carne e sangue che sta sotto la pratica di sfruttamento seriale. E lo fa intrecciando lo sguardo \u201cdi sistema\u201d al racconto in soggettiva, restituendoci quello che le statistiche dell\u2019Inail e dell\u2019Istat non ci daranno mai, la sofferenza dei corpi messi al lavoro e gettati allo sbaraglio <\/strong>(si legga il passaggio sulla morte di Joubert, operaio migrante precipitato dal ponteggio, il quale \u201csi scuote, sta per morire ma c\u2019\u00e8 una vita che si rifiuta alla morte con tutte le sue forze. Daniele e il compagno non riescono a tenerlo, tanta \u00e8 la scossa della vita che recalcitra all\u2019estremo. Joubert \u00e8 aperto nel viso, e sputa sangue, e il torace \u00e8 come scoppiato: ma non si riesce a tenerlo disteso a terra, bisogna legarlo, perch\u00e9 quando sputa i fiotti di sangue vuole rialzarsi, mettersi seduto\u201d).<\/p>\n<p><strong>Oppure si prenda <em>La fabbrica del panico<\/em>, di Stefano Valente<\/strong>, dove la morte operaia \u00e8 narrata in chiave lirica, nell\u2019intimit\u00e0 del rapporto padre-figlio, attraverso la lunga agonia del genitore operaio della Breda Fucine di Sesto San Giovanni vittima dell\u2019amianto, con la descrizione di quel corpo, un tempo vigorosa forza-lavoro che si rimpicciolisce e dissecca, come in fondo l\u2019energia di quella classe che aveva rivendicato il potere di \u201cdirigere tutto\u201d, e si ritira in silenzio<\/p>\n<p class=\"has-background\">\u201cMio padre avanza in mutande e maglietta, il plaid, che non riesce a scaldarlo, sulle spalle. E trema, dal freddo, dalla fatica. Le gambe piegate, la pelle, cascante, che ballonzola sulle ossa non pi\u00f9 ricoperte da uno strato di carne e muscoli. [\u2026] Dei settanta e passa chili di mio padre ne sono rimasti una quarantina. [\u2026] \u00c8 sfibrato. La sua stanchezza \u00e8 immensa, fuori di misura. Il corpo, troppo piccolo in confronto alla testa, \u00e8 ormai sul punto di frantumarsi\u201d.<\/p>\n<p><strong>E poi c\u2019\u00e8 <em>Lavoro da morire<\/em>. pubblicato nel 2009 da Einaudi con 11 pezzi brevi di autori diversi, da Murgia a Bajani, a Avoledo. Tra loro c\u2019\u00e8 un breve saggio di Antonio Pascale, il quale prende spunto da una domanda che ci impegna tanto pi\u00f9 oggi \u2013 intendo oggi 30 agosto 2023, il giorno di Brandizzo \u2013 perch\u00e9 l\u00ec, sulla falsariga di Susan Sontag, ci si pone il problema di come ci si debba comportare davanti al dolore degli altri<\/strong>. Al cospetto delle immagini di una tragedia come era stata allora quella della ThyssenKrupp (consumatasi pochi mesi prima), o appunto come \u00e8 quella sui binari di Brandizzo. E la risposta, valida ieri come adesso, \u00e8 che mentre tutto sommato si \u00e8 elaborato un linguaggio adeguato per narrare l\u2019evento dando accesso alla dimensione del luttuoso (pur con tutto il suo armamentario retorico: il dolore, le frasi fatte, i commenti macabri), al contrario <strong>ci mancano gli strumenti per gestire il \u201cdopo\u201d, assicurare vicinanza ai feriti, consolare i sopravvissuti, prendere provvedimenti per evitarne il ripetersi<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"has-background\">\u201cNoi siamo un Paese che ama rimuovere \u2013 vi si legge -. \u2026 Per un po\u2019 di tempo non si parla d\u2019altro, tutti i nostri politici dicono parole di cordoglio e fanno promesse\u2026 Poi invece il tema scompare del tutto e solo di tanto in tanto qualcuno ricorda, ma ormai \u00e8 una voce in affanno, c\u2019\u00e8 un altro problema pi\u00f9 grosso e pi\u00f9 emotivo. Siamo un popolo che preferisce il sentimentalismo al sentimento, la dichiarazione morbosa di intenti all\u2019analisi del problema. E questo \u00e8 il risultato\u201d.<\/p>\n<p><strong>Per resistere a tutto questo bisognerebbe, questa \u00e8 la formula di Pascale, che d\u00e0 il titolo al suo contributo, \u00abtrasformare il trauma personale in dolore collettivo\u00bb, offrire assistenza un\u2019assistenza sociale, politica, culturale, ma anche linguistico-narrativa che accompagni questo passaggio e permetta di elaborare il lutto, unitamente a \u00abuna rigorosa opera di prevenzione\u00bb.<\/strong> Operazione che in altri tempi, quando esisteva una comunit\u00e0 \u201coperaia\u201d \u2013 una soggettivit\u00e0 collettiva politica e sociale aggregata, a proteggere l\u2019individuo con la propria empatia \u2013 era stata possibile, ma che ora, nelle poca dell\u2019individualizzazione radicale, e della solitudine sociale, appare terribilmente ardua.<\/p>\n<p><strong>Una cosa per\u00f2 si potrebbe fare<\/strong>. Non per emendarci dai nostri vizi atavici, che sono terribilmente coriacei, ma almeno per dare una ripulita al nostro modo di stare di fronte a tutto ci\u00f2, partendo da una cosa che almeno controlliamo come il linguaggio. <strong>Quantomeno, per favore, smettiamola di usare, parlando della strage del lavoro, l\u2019espressione \u201cmorti bianche\u201d. Carlo Soricelli, straordinaria figura di operaio poeta, ha scritto una profondissima poesia, anche questa composta in occasione della strage della Thyssen, intitolata appunto <em>Morti bianche<\/em>, la quale recita:<\/strong><\/p>\n<p class=\"has-background\">\u201cMa non \u00e8 il bianco dell\u2019innocenza\/ non \u00e8 il bianco della purezza\/ non \u00e8 il bianco candido di una nevicata in montagna\/ \u00c8 il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli\/ che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto\/ occhi spalancati dal terrore\u2026 \u00c8 un bianco che copre le nostre coscienze\/ e il corpo martoriato di un lavoratore\/ \u2026Bianco ipocrita che copre sangue rosso\/ e il nero sporco di una democrazia per pochi\u201d.<\/p>\n<p>Strofe quanto mai necessarie, che nello strappare un velo d\u2019ipocrisia, rendono giustizia a una realt\u00e0 troppo spesso negata. Perch\u00e9<strong> l\u2019espressione <em>morte bianca<\/em> evoca l\u2019immagine di un esodo incruento, di una morte senza spargimento di sangue, in qualche misura una morte \u201csenza autore\u201d<\/strong> come le morti per assideramento (l\u2019espressione nacque appunto per descrivere in guerra i morti congelati uccisi dal freddo e non dal \u201cnemico\u201d). <strong>E invece queste sono morti spaventosamente sanguinose, con corpi dilaniati, bruciati, schiacciati. E con responsabilit\u00e0 spesso taciute<\/strong>, inconfessate e inconfessabili, quasi mai seguite da sanzioni adeguate (nessuna tragedia, n\u00e9 quella della Thyssen, n\u00e9 quella dell\u2019Eternit, n\u00e9 quelle, seriali, dell\u2019Ilva di Taranto hanno visto i rispettivi processi concludersi con condanne men che simboliche).<\/p>\n<p><strong>Forse dovremmo definirle \u201ccrimini di pace\u201d<\/strong>, come \u00e8 stato suggerito. Morti che, per il loro numero, e per alcuni aspetti della catena di cause che le hanno provocate,<strong> sono simili a quelle dei conflitti bellici. Per i numeri<\/strong>: Carlo Soricelli, che dopo la pensione da metalmeccanico si \u00e8 dedicato alla cura di un sito web \u2013 l\u2019 \u201c<a href=\"https:\/\/cadutisullavoro.blogspot.com\/\">Osservatorio nazionale di Bologna<\/a>\u201d il quale, unico in Italia, monitora tutti i morti sul lavoro <strong>dal 1\u00b0 gennaio 2008 <\/strong>registrando i morti per giorno, mese e anno della tragedia, per identit\u00e0, et\u00e0, professione, nazionalit\u00e0 \u2013 calcola che da allora <strong>le vittime sfiorino le 20.000<\/strong>. <strong>E per le modalit\u00e0<\/strong>: la CGIL piemontese, a commento della strage di Brandizzo, denuncia la pratica sempre pi\u00f9 diffusa del subappalto, che disperde in catene eterogenee di subfornitura responsabilit\u00e0 e gradi di attenzione. In contesti organizzativi di quel tipo l\u2019\u201derrore di comunicazione\u201d, su cui s\u2019indaga in questo caso, \u00e8 sempre in agguato. E poi ci sono i tempi sempre pi\u00f9 stretti nella giostra delle committenze, che finiscono per coinvolgere lo stesso lavoratore nella sequenza di eventi che lo pu\u00f2 distruggere, a cui si aggiunge il ricorso a tecnologie pi\u00f9 attente al sistema delle cose che non agli uomini (i dispositivi di sicurezza delle Ferrovie, apprendiamo oggi, rilevano i movimenti dei treni ma non la presenza di persone sul loro percorso). Come in guerra, anche qui non si trova un unico responsabile ma un insieme sistemico di concause il cui esito finisce per essere letale. Eliminarne, o quantomeno ridurne, i crimini implicherebbe l\u2019assunzione preliminare del valore della vita come prioritario, su orgoglio nazionale o profitto aziendale, vittoria di un esercito o successo di un\u2019impresa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Revelli (Comunemio) &#8211; La tragedia di Brandizzo ripropone nella forma pi\u00f9 brutale e cruenta, lo scandalo delle morti sul lavoro. 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