{"id":164616,"date":"2023-09-12T00:18:38","date_gmt":"2023-09-11T22:18:38","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=164616"},"modified":"2023-09-12T00:18:38","modified_gmt":"2023-09-11T22:18:38","slug":"gli-uomini-contro-dellucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2023\/09\/12\/gli-uomini-contro-dellucraina\/","title":{"rendered":"Gli uomini contro dell\u2019Ucraina"},"content":{"rendered":"<p>di <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio?autore=Andrea%20Sceresini\">Andrea Sceresini<\/a> (il manifesto) &#8211;<\/p>\n<div class=\"ArticleBody\">\n<p>Chop \u00e8 un piccolo villaggio ucraino al confine con l\u2019Ungheria. La prima cittadina al di l\u00e0 della frontiera si chiama Z\u00e1hony, e dista solo un paio di chilometri in linea d\u2019aria. Puoi raggiungerla in due modi: o via treno, se hai tutti i documenti in regola, oppure \u2013 se non li hai \u2013 guadando a nuoto il gelido fiume Tibisco. Non abbiamo idea di quante persone abbiano compiuto l\u2019impresa, ma le statistiche ufficiali ci informano che dal 24 febbraio 2022 a oggi almeno diciannove cittadini ucraini sono morti annegati nel tentativo di fuggire all\u2019arruolamento varcando queste acque. Lo scrive The Economist, in un recente reportage dal titolo piuttosto netto: Migliaia di ucraini stanno evitando il servizio militare. Nell\u2019ultimo anno e mezzo \u2013 stando a quanto riportato dal settimanale britannico \u2013 i doganieri di Kiev avrebbero fermato 6.100 uomini con l\u2019accusa di tentato attraversamento illegale dei posti di frontiera, mentre altri 13.600 individui sono stati acciuffati mentre cercavano di espatriare valicando fiumi e campagne.<\/p>\n<p><strong>UN FENOMENO<\/strong> tutt\u2019altro che trascurabile, in un Paese che ha fatto del patriottismo militarista il proprio brand \u2013 e che ha costretto a uniformarsi alla moda tutti i cittadini arruolabili di et\u00e0 compresa tra i 18 e 60 anni, ai quali, come noto, \u00e8 severamente vietato spostarsi oltreconfine. I fuggitivi \u2013 e a maggior ragione, i fuggitivi che si sono fatti beccare \u2013 sono tuttavia solo la punta dell\u2019iceberg. Un\u2019altra strategia utilizzata per evitare la mobilitazione sarebbe \u2013 sempre secondo The Economist \u2013 quella di registrarsi come accompagnatore di un familiare disabile. In alternativa \u2013 qualora non ci siano malati in famiglia \u2013 c\u2019\u00e8 chi cerca di sfangarsela contraendo matrimoni di convenienza con donne portatrici di handicap. Oppure, ci si pu\u00f2 iscrivere all\u2019universit\u00e0: non a caso \u2013 come rileva Dmytro Tuzhansky, direttore dell\u2019Istituto per la strategia centroeuropea di Uzhhorod \u2013 il numero di uomini idonei alla leva che si sono fatti schedare come studenti \u00e8 ormai \u00abenorme\u00bb. Ci\u00f2 nonostante, di tutto questo si continua a parlare pochissimo, e il tema della diserzione e della renitenza alla leva resta, su entrambi i lati del fronte, uno dei meno trattati dalle cronache. Quando su questo giornale abbiamo provato a colmare tale lacuna \u2013 raccontando soprattutto le defezioni politiche, di chi pensa che la guerra sia fatta col sangue dei lavoratori per arricchire oligarchi e padroni \u2013 in tanti hanno avuto da eccepire, specie sul fronte ucraino.<\/p>\n<p><strong>CHE MOLTI RUSSI<\/strong> disapprovino il conflitto \u00e8 ormai pacifico: solo nel 2022, secondo il ministero degli Esteri britannico, oltre un milione e 300mila cittadini della Federazione si sarebbero rifugiati all\u2019estero, mentre ogni settimana almeno cento soldati verrebbero processati dai tribunali di Mosca per aver gettato il fucile ed essersi rifiutati di combattere. Ma affermare che le stesse cose avvengono regolarmente anche sul versante di Kiev rimane, a quanto sembra, un autentico tab\u00f9. Del resto, l\u2019Ucraina ci tiene a presentare se stessa come un Paese di tempra guerriera, i cui cittadini sono pronti a farsi scannare in massa per la gloria della patria. Se cos\u00ec fosse, tuttavia, non si capirebbe per quale ragione, un mese fa, il presidente Zelensky avrebbe dovuto annunciare il licenziamento di tutti i funzionari regionali addetti all\u2019arruolamento, rei di \u00abarricchimento illegale, profitti illeciti e trasporto illegale attraverso il confine di coscritti\u00bb. \u00abCi sono regioni \u2013 ha spiegato Zelensky \u2013 in cui il numero delle esenzioni dalla naja \u00e8 aumentato di dieci volte rispetto al febbraio del 2022\u00bb. Negli scorsi giorni, come se non bastasse, il governo di Kiev ha riportato in auge la questione chiedendo alle nazioni occidentali l\u2019immediata estradizione dei renitenti alla leva che si sono rifugiati oltreconfine.<\/p>\n<p><strong>UNA PRETESA<\/strong> che sar\u00e0 suonata bizzarra alle orecchie degli abituali fruitori della propaganda ucraina, la quale ha sempre bollato il fenomeno del rifiuto della divisa come \u00abesiguo\u00bb e \u00abmarginale\u00bb. Come dire: se tutti vogliono combattere, che senso ha farsi rispedire indietro quei quattro codardi che se la sono squagliata? La risposta \u2013 non proprio esaltante, immaginiamo \u2013 \u00e8 giunta per bocca degli stessi alleati occidentali: solo in Germania \u2013 come riporta la Bild, citando i dati del ministero degli Interni tedesco \u2013 sarebbero approdati tra il febbraio 2022 e il febbraio 2023 ben \u00ab163.287 ucraini maschi e normodotati\u00bb.<\/p>\n<p>In Polonia l\u2019argomento \u00e8 stato oggetto di un lungo servizio del quotidiano Rzeczpospolita, il quale scrive che almeno 80mila cittadini ucraini in et\u00e0 militare sarebbero entrati nel Paese dopo l\u2019inizio dell\u2019invasione e non ne sarebbero pi\u00f9 usciti. Il quadro che se ne ricava \u00e8 pi\u00f9 o meno sovrapponibile a quello tratteggiato da The Economist, e se si comparano queste cifre con il totale dei militari in servizio attivo nell\u2019esercito di Kiev \u2013 che sono ormai circa 500mila \u2013 il primo aggettivo che viene in mente non \u00e8 n\u00e9 \u00abesiguo\u00bb n\u00e9 \u00abmarginale\u00bb. \u00abAl fronte ci finiscono quasi sempre i pi\u00f9 disgraziati \u2013 ci ha raccontato Ivan, un renitente di Kharkiv che oggi vive in Italia -. Per i russi \u00e8 la stessa cosa: quanti ventenni sani di mente sarebbero disposti a farsi sbudellare da un colpo di mortaio nel Donbass? E poi, per il vantaggio di chi? Con quale scopo? E perch\u00e9 i figli dei politici e degli oligarchi non finiscono mai in trincea?\u00bb. Sono domande che in pochi osano pronunciare a voce alta, ma la cui eco getta un ponte di fratellanza al di l\u00e0 delle trincee e dei reticolati. Proprio per questo, secondo noi, \u00e8 cos\u00ec urgente parlarne.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Sceresini (il manifesto) &#8211; Chop \u00e8 un piccolo villaggio ucraino al confine con l\u2019Ungheria. 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