{"id":164698,"date":"2023-09-19T07:42:20","date_gmt":"2023-09-19T05:42:20","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=164698"},"modified":"2023-09-19T07:43:12","modified_gmt":"2023-09-19T05:43:12","slug":"migranti-e-isolani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2023\/09\/19\/migranti-e-isolani\/","title":{"rendered":"Migranti e isolani"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/claudia-gallinaro\/\">Claudia Gallinaro<\/a> &#8211;<\/p>\n<div class=\"entry-data\">\n<p class=\"has-drop-cap\">Manca poco al decennale del naufragio che vide morire trecentosessantotto migranti a poche miglia dal porto di <strong>Lampedusa.<\/strong> Era il 3 ottobre del 2013. I nomi di quelle persone sono oggi scritti sul memoriale dei migranti \u201cNuova speranza\u201d in <strong>piazza Piave<\/strong>, un memento che serve almeno a dare un\u2019identit\u00e0 ai cadaveri identificati solo da un numero, e che \u00e8 stato voluto con forza da chi quella notte ha raccolto corpi in mare, fino a quando ha potuto.<\/p>\n<p>\u00c8 domenica mattina, 10 settembre. Dal mare arrivano decine di barchini, probabilmente sono stati accompagnati in acque territoriali da una nave madre che li ha poi abbandonati su imbarcazioni di metallo, dello stesso colore delle rocce che incantano i turisti presenti sull\u2019isola per goderne la bellezza senza caos. I barchini sono ovunque, si avvicinano alla costa, qualcuno attracca facilmente, qualcuno si capovolge, altri si schiantano sugli scogli. Quando accade le piccole imbarcazioni restano in acqua abbandonate, mentre i migranti raggiungono la costa con i \u201csalvagente\u201d che hanno a bordo, gomme nere che poche ore dopo invaderanno le acque e le spiagge. Alcune barche vengono agganciate e soccorse da chi sta facendo il giro dell\u2019isola per conto proprio, si cerca di scortare le persone al porto. Una neonata non ce la fa, viene inghiottita dal mare a pochi metri dalla costa, nessuno \u00e8 in grado di aiutarla. Non ci sono notizie rispetto al numero dei dispersi, che potrebbero essere pi\u00f9 di quanto accade di solito, anche a causa delle scelte del governo che ha rafforzato la politica di allontanamento progressivo delle navi delle guardia costiera dalle acque libiche e tunisine. C\u2019\u00e8 confusione, si sentono urla. Le imbarcazioni sono piene di gente, anche una volta arrivate al porto rimangono agganciate alla banchina perch\u00e9 non arriva il via libera per mettere piede sulla colmata. A bordo ci si divide tra chi rischia una crisi e chi invoca calma per non fare rovesciare il barchino.<\/p>\n<p>Il mare \u00e8 piatto. L\u2019isola \u00e8 piena di turisti, quasi tutti italiani, difficilmente gli stranieri arrivano alle <strong>\u201cMaldive d\u2019Europa\u201d<\/strong>. Sono giornate perfette per uscire in barca, per chi vuole godersi il mare ma buone anche per chi vuole arrivare in <strong>Italia<\/strong> dalla <strong>Tunisia,<\/strong> cos\u00ec vicina che quasi la vedi a occhio nudo. Il <strong>molo Favaloro<\/strong> \u00e8 lungo sessanta metri, i migranti arrivati in poche ore superano i mille, nelle successive quarantotto ore diventeranno quasi settemila, pi\u00f9 degli abitanti dell\u2019isola. Non c\u2019\u00e8 spazio neanche per svenire, le persone sono ammassate in attesa di essere trasferite all\u2019hotspot di <strong>contrada Imbriacola,<\/strong> che fino a sabato \u201cospitava\u201d diciannove persone, e che ne pu\u00f2 contenere al massimo mille.<\/p>\n<p>Gli sbarchi continuano giorno dopo giorno. Stremati dal viaggio e affamati, i profughi non hanno alcuna idea di dove andare. Qualcuno chiede indicazioni per <strong>Palermo,<\/strong> non sanno di essere su un\u2019isola. Sono in mare da quattro giorni. I mediatori presenti fanno quello che possono, riescono a dare risposte a una piccolissima parte della folla, il cibo \u00e8 poco e la distribuzione \u00e8 lenta. Il sistema di trasferimento veloce via bus \u00e8 totalmente insufficiente, nonostante un aumento degli sbarchi fosse ampiamente prevedibile non sono state prese misure adeguate. Tra i nuovi arrivati, chi pu\u00f2 scappa dall\u2019hotspot, in tanti bussano alle porte degli isolani in cerca di cibo, le persone aprono le loro case e qualcuno organizza una spaghettata. Gli abitanti di <strong>Lampedusa<\/strong> mettono frettolosamente insieme vestiti, giocattoli, cibo, cercano di supportare i profughi. Ognuno fa quel che pu\u00f2: i volontari delle associazioni danno manforte agli operatori della <strong>Croce Rossa,<\/strong> i ristoratori danno fondo alle riserve alimentari, gli isolani tentano di comunicare in lingue sconosciute e persino qualcuno tra i turisti prova a rendersi utile comprando e portando in giro vettovaglie. La strada \u00e8 piena di ragazzi che corrono senza meta, cercando di sfuggire ai controlli e all\u2019idea che qualcuno gli dica cosa fare senza avere a sua volta alcun programma di gestione della situazione. Quando i poliziotti e i finanzieri intercettano i giovani in fuga li fanno sedere per terra per controllarli. Anche i bambini sono tanti, le madri sono giovanissime, \u00e8 a loro che il sistema di supporto allo sbarco d\u00e0 la priorit\u00e0. Arriva il via libera perch\u00e9 alcune persone lascino l\u2019isola. Sono appena settecento.<\/p>\n<p>L\u2019animo dei lampedusani sembra contrastato. Vivono di turismo, sono preoccupati perch\u00e9 alle strutture ricettive cominciano ad arrivare disdette, \u00e8 un colpo duro per chi lavora solo pochi mesi l\u2019anno. Dagli occhi di alcuni tra loro si percepisce quasi un senso di colpa, davanti a una sofferenza che non \u00e8 paragonabile a nulla, ma allo stesso tempo denunciano solitudine e stanchezza. La sensazione diffusa \u00e8 quella di essere di troppo, che la governance internazionale del fenomeno migratorio gradirebbe assai pi\u00f9 una <strong>Lampedusa<\/strong> vuota, spopolata, per poter gestire senza occhi indiscreti, popolazione solidale e supporto informale le emergenze dei naufragi, il business degli sbarchi e la \u201credistribuzione\u201d degli esseri umani.<\/p>\n<p>In arrivo, nelle prossime settimane, ci sono quarantacinque milioni di euro, ma la loro destinazione \u00e8 ancora troppo generica se si considera l\u2019enormit\u00e0 della somma. Intanto i lampedusani chiedono ai referenti istituzionali almeno la rimozione dei relitti da mare; barchini, motori, pneumatici che galleggiano o che restano abbandonati sulle rocce accanto la spiaggia dei conigli, una delle pi\u00f9 belle al mondo, a monito involontario di una tragedia che non ha sosta e che ha poco a che vedere con la parola \u201cemergenza\u201d. Nel frattempo, mentre partono bus pieni di donne e uomini che lasciano l\u2019isola, la polizia procede con cariche di contenimento e alleggerimento per sedare gli animi di quelli che spendono le proprie ultime energie a cercare di scappare.<\/p>\n<p>Gioved\u00ec 14 settembre. Il sindaco <strong>Mannino<\/strong> proclama lo stato di emergenza e il lutto cittadino. Gli sbarchi intanto continuano. Alle otto di sera lampedusani e non sfilano in una marcia silenziosa percorrendo <strong>via Roma,<\/strong> l\u2019unica strada della movida, per cercare di sensibilizzare politici e opinione pubblica sull\u2019assurdit\u00e0 di questa ennesima tragedia che tutti hanno davanti agli occhi ma che nessuno vuole affrontare. Il silenzio \u00e8 surreale, contagia anche le centinaia di migranti non ancora trasferiti che restano in fila, fuori la chiesa, per la distribuzione del cibo. \u00c8 quasi sera. Suonano le campane a morto per la piccola senza nome che non ce l\u2019ha fatta.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudia Gallinaro &#8211; Manca poco al decennale del naufragio che vide morire trecentosessantotto migranti a poche miglia dal porto di Lampedusa. Era il 3 ottobre del 2013. 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