{"id":164985,"date":"2023-10-10T00:20:53","date_gmt":"2023-10-09T22:20:53","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=164985"},"modified":"2023-10-10T00:20:53","modified_gmt":"2023-10-09T22:20:53","slug":"il-peggio-e-indietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2023\/10\/10\/il-peggio-e-indietro\/","title":{"rendered":"Il peggio \u00e8 indietro"},"content":{"rendered":"<p>di Vito Teti (Comunemio) &#8211;<\/p>\n<p>\u00abLu peju \u00e8 arrede\u00bb, \u00abil peggio \u00e8 indietro\u00bb, sentivo spesso ripetere nel paese della mia infanzia e della mia giovinezza. E qualche volta questo modo di dire torna nei discorsi delle persone molto anziane. Da bambino avevo pensato alle consuete \u201clamentele\u201d degli anziani sul loro passato triste, misero, spesso di fame e soltanto, col tempo, avrei capito che non si parlava di \u201cun tempo andato\u201d da dimenticare (altre volte da rimpiangere) ma del tempo che doveva ancora venire. <strong>L\u2019\u00abarrede\u00bb, l\u2019indietro, non indicava (e non indica) un tempo trascorso, ma un tempo \u201cfuturo\u201d<\/strong>. Il tempo passato costituiva, in realt\u00e0, buon tempo andato, tempo di rimpianto, di valore, di quando si stava meglio. Era spesso il tempo dell\u2019infanzia, altre volte un tempo lontano, mitico. <strong>In una concezione \u201cciclica\u201d, non lineare, del tempo, l\u2019indietro indicava il futuro<\/strong>, un futuro che veniva temuto e \u201cprevisto\u201d come peggiore del tempo presente.<\/p>\n<p>Nessun altra espressione potrebbe indicare in maniera pi\u00f9 concettualmente ricca la doppia direzione della nostalgia; un sentimento rivolto ora al passato ora al futuro, quasi sempre con una sorta di rifiuto e di disagio rispetto al tempo presente.<\/p>\n<p><strong>La concezione \u201ctradizionale\u201d del tempo<\/strong>, con la quale ho anche convissuto, e <strong>che \u00e8 stata rimossa e cancellata come \u201carcaica\u201d dal pensiero moderno, in quanto ritenuta nostalgica e passatista, oggi sembra riprendersi una sua rivincita<\/strong>. L\u2019idea \u201ctradizionale\u201d del tempo e di un futuro che pu\u00f2 diventare \u201cpeggiore\u201d del presente risulta potente e \u201cveritiera\u201d <strong>nel momento in cui la \u201ccrisi\u201d in corso mostra tutta la falsit\u00e0 e il carattere ideologico del \u201cprogresso\u201d<\/strong>. Quanto sta accadendo e si annuncia ci ricorda che la storia dell\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 stata mai progressiva e che a periodi felici sono succeduti periodi di crisi e di catastrofi. Etnologi e archeologi hanno mostrato la fine di civilt\u00e0 molto \u201cavanzate\u201d e il ritorno a uno stato miserevole e \u201cprimitivo\u201d di luoghi che avevano ospitato grandi civilt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Da anni l\u2019Occidente percepiva e raccontava il suo \u201cdeclino\u201d, la \u201ccrisi dei valori\u201d, la fine della \u201cmorale\u201d senza capire che questa crisi annunciava una crisi economica e della qualit\u00e0 della vita e anche la fine dell\u2019idea di un benessere progressivo e illimitato<\/strong>. Bastava del resto guardare nel \u201cterzo\u201d e nel \u201cquarto\u201d mondo, dove dominano fame, sete, mortalit\u00e0, per renderci conto del carattere ideologico ed etnocentrico dell\u2019idea di progresso. Il senso del \u201ccrollo\u201d ha accompagnato tutta la storia dell\u2019Occidente e non a caso le \u201crovine\u201d (e la melanconia ad esse legate) sono parte costitutivi del sentimento e del pensiero occidentale. Il \u201ccrollo\u201d della borsa, il \u201ccrollo\u201d del muro, il \u201ccrollo\u201d delle Due Torri non annunciavano (come in una profezia) l\u2019arrivo di un \u201ccrollo\u201d pi\u00f9 vasto, pi\u00f9 rumoroso?<\/p>\n<p>La mia cultura di origine, quella a cui mi sento legato (nonostante le tante fughe e i tanti \u201ctradimenti\u201d compiuti) non si nascondeva, del resto, la possibilit\u00e0 della \u201cfine del mondo\u201d. Sono andato in questi giorni dalla mia anziana, ma lucida, mamma, seduta sulla sua sedia da dove sembra scorgere insieme passato presente e futuro, per farmi ricordare un altro \u201cdetto\u201d che avevo ascoltato da giovane. Una \u201cnarrazione\u201d della \u201cfine del mondo\u201d. Dice mia madre: \u00abMia nonna e tua nonna dicevano \u201c\u2019mbiatu cu\u2019 no\u2019 nesciu (beato chi non \u00e8 nato) perch\u00e9 poi \u201calli tanti e poi alli tanti\u201d viene la fine del mondo\u00bb. \u00abCosa vuol dire mamma?\u00bb, le domando retoricamente perch\u00e9 ho gi\u00e0 capito cosa vuole dire. \u00abE che ne so figlio, dicevano che dopo tanti e tanti anni, non si sa quanto, viene la fine del mondo e beato chi non \u00e8 nato\u00bb. Mi guarda con grande pietas, con l\u2019aria di chi \u00e8 felice di essere nata ed \u00e8 preoccupata per quelli che resteranno dopo di lei. Le leggende di questo periodo parlavano di un tempo mitico di riferimento e della necessit\u00e0 di rigenerazione. <strong>L\u2019idea di un mondo che \u201cmuore\u201d e poi rinasce, di un tempo che si rigenera, oggi esce dalla mitologie popolari e si trasferisce nel pensiero di chi non crede pi\u00f9 in un progresso senza fine, di chi teme che la crisi ci metter\u00e0 di fronte a scenari apocalittici e di chi pensa, dopo un lungo periodo di grandi difficolt\u00e0, a una rigenerazione del mondo e dell\u2019umanit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Se guardo al tempo andato, non \u00e8 soltanto per una ragione personale, o per una sterile nostalgia, ma perch\u00e9 credo che<strong> in quel passato, al quale \u00e8 impossibile tornare, si possano trovare lezioni ed elementi per \u201caffrontare\u201d la crisi, per trasformarla in occasione di riflessione, di ripensamento e, forse, anche di rigenerazione<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vito Teti (Comunemio) &#8211; \u00abLu peju \u00e8 arrede\u00bb, \u00abil peggio \u00e8 indietro\u00bb, sentivo spesso ripetere nel paese della mia infanzia e della mia giovinezza. 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