{"id":166352,"date":"2024-01-10T11:44:44","date_gmt":"2024-01-10T10:44:44","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=166352"},"modified":"2024-01-10T11:44:44","modified_gmt":"2024-01-10T10:44:44","slug":"se-la-democrazia-uccide-i-reporter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2024\/01\/10\/se-la-democrazia-uccide-i-reporter\/","title":{"rendered":"Se la democrazia uccide i reporter"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/pina-fioretti\/\">Pina Fioretti<\/a> &#8211;<\/p>\n<div class=\"entry-data\">\n<p class=\"has-drop-cap\">S\u00ec, sono omicidi mirati. I militari israeliani sterminano i giornalisti e i reporter palestinesi deliberatamente, quando non riescono a colpirli individualmente fanno cadere i missili sulle case dei loro familiari per annientare psicologicamente il giornalista preso di mira.<\/p>\n<p>Nel caso di <strong>Wael Al Dahdouh<\/strong>, lui che \u00e8 <strong>caporedattore a Gaza per Aljazeera, il 26 ottobre scorso, durante un collegamento, ha scoperto in diretta che erano stati uccisi sua moglie, sua figlia, suo figlio e un nipote durante il bombardamento di cui stava documentato le conseguenze.<\/strong> <strong>Il 15 dicembre Wael \u00e8 stato ferito a un braccio mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista a Khan Younis.<\/strong> Anche il suo cameraman, Samer Abudaqqa, \u00e8 stato ferito ed \u00e8 morto dissanguato perch\u00e9 Israele non ha permesso ai soccorsi di raggiungerlo.<\/p>\n<p><strong>Oggi, un drone ha preso di mira l\u2019auto su cui viaggiava suo figlio Hamzah Al Dahdouh, anch\u2019egli giornalista. Con lui \u00e8 stato ucciso anche Mustafa Thuraya.<\/strong><br \/>\nSin dai primi bombardamenti, Israele ha applicato la linea di assassini mirati dei giornalisti. Lo ha fatto persino contro la stampa libanese. Il 13 ottobre l\u2019esercito israeliano ha preso di mira e colpito un veicolo su cui viaggiavano il giornalista libanese Issam Abdallah che muore sul colpo mentre due giornalisti di Reuters, due di Aljazeera e due di AFP rimangono feriti (alla giornalista francese Christin Assi sar\u00e0 amputata una gamba).<\/p>\n<figure id=\"attachment_50299\" class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-50299\" src=\"https:\/\/www.invictapalestina.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/libano.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un\u2019indagine delle agenzie France Pressee e Reuters sull\u2019attentato che ha ucciso un giornalista nel Sud del Libano il 13 ottobre scorso, indica che l\u2019attacco \u00e8 arrivato da un bombardamento israeliano. Sono rimasti feriti anche altri sei giornalisti: due della Reuters, due di Al Jazeera e due della France Presse, tra cui la fotografa Christina Assi, tuttora ricoverata in ospedale in Libano, che ha raccontato l\u2019accaduto.<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Sono omicidi mirati. Dall\u2019inizio dell\u2019attacco a Gaza, Israele ha assassinato 109 giornalisti e tra loro 9 donne. Da sempre Israele prende di mira i giornalisti, anche internazionali. La lista \u00e8 lunga, ci sono stati anche giornalisti italiani uccisi in questi 75 anni di colonizzazione della Palestina: Raffaele Ciriello ucciso a Ramallah nel 2002 e Simone Camilli ucciso a Gaza nel 2014. <\/strong>A morire, mentre svolgevano il loro lavoro, molti altri reporter e giornalisti di vari paesi. Con l\u2019omicidio mirato a Jenin di Shereen Abu Aqleh nel 2022 Israele ha mostrato al mondo che il suo diritto all\u2019impunit\u00e0 \u00e8 inviolabile e che pu\u00f2 continuare indisturbato.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-50300\" src=\"https:\/\/www.invictapalestina.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/rsz_dagpsyjuqaewwm_-300x201.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p><strong>A Gaza nel 2012 \u00e8 stata fondata Ain Media, una societ\u00e0 di produzione audiovisiva. I giovani che la fondarono avevano meno di 30 anni<\/strong>: non erano mai usciti da Gaza, erano nati sotto occupazione e cresciuti sotto l\u2019assedio di Israele. Ain Media fu fondata da Yaser Murtaja e Roshdi Sarraj. Aveva 12 anni Yaser quando suo zio gli regal\u00f2 una macchina fotografica, da quel momento scopr\u00ec la sua passione: la fotografia. Con l\u2019amico Roshdi iniziarono a trasformare quella passione in un interesse da coltivare e in una vera e propria attivit\u00e0. Nel 2014, due anni dopo la fondazione di Ain Media, Israele attacc\u00f2 la striscia di Gaza con l\u2019operazione Margine di Protezione.<\/p>\n<p><strong>Yaser e Roshdi decisero di seguire i bombardamenti e documentare le gravi conseguenze. Pur sapendo che rischiavano la vita, i due giornalisti documentavano i crolli di edifici, le aree devastate, i tentativi di salvare le vite sotto le macerie.<br \/>\nFurono i primi a Gaza ad usare un drone per le riprese dall\u2019alto.<\/strong><br \/>\nI servizi che autoprodussero furono notati da emittenti internazionali e Ain Media inizi\u00f2 a collaborare con Aljazeera, Reuters e altre agenzie.<br \/>\nIl team si allarg\u00f2 con l\u2019arrivo di altri giovani fotografi, tecnici e grafici di Gaza.<br \/>\nDopo Margine di Protezione che aveva causato la morte di circa 2300 palestinesi e immense distruzioni, il team di giovani professionisti decide di dedicarsi a narrare la vita a Gaza, la ripresa, la ricostruzione, la resilienza e la resistenza. Lo hanno fatto senza toni vittimistici, molti dei loro documentari raccontano in primis la dignit\u00e0 della lotta dei palestinesi.<\/p>\n<p><strong>Nel 2018 Hamas indice a Gaza la Marcia del Ritorno, una serie di marce che si tenevano ogni venerd\u00ec e che vedeva migliaia di civili dirigersi verso i confini per attirare l\u2019attenzione del mondo e chiedere la fine dell\u2019assedio. Erano manifestazioni pacifiche. I cecchini israeliani, in circa 20 mesi di marce del ritorno, falciarono 255 palestinesi, tra loro donne e bambini, e ferirono pi\u00f9 di 23000 persone.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 6 aprile 2018, Yaser indossava la sua pettorina con la scritta PRESS ed era intento a documentare la marcia. Un cecchino lo fer\u00ec all\u2019addome e il giovane giornalista mor\u00ec 12 ore dopo tra gravi sofferenze. Accanto a lui Roshdi che registr\u00f2 il mortale ferimento dell\u2019amico e collega.<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2021 Roshdi Sarraj, deciso a portare avanti la missione di Ain Media, ha documentato il bombardamento di Israele su Gaza, la violenta operazione di aggressione denominata Guardiani delle Mura. <strong>Israele si ispira ai versetti biblici nelle sue strategie militari, persino nei nomi con cui le definisce. Questa deriva religiosa integralista di Israele ha trovato stampa e politica occidentale molto distratte al punto che non si sono resi conto i governi occidentali di appoggiare un fanatismo teologico che oggi sta sdoganando la teologizzazione del massacro dei civili attraverso il genocidio a Gaza. <\/strong>Durante l\u2019operazione Guardiani delle Mura Israele prese di mira l\u2019edificio che ospitava la redazione di Aljazeera e di altre emittenti internazionali. In quei giorni Roshdi girava, inquadrava, fotografava, registrava mentre il grande giornalista palestinese Wael El Dahdouh, commentava e denunciava gli obiettivi messi a segno dall\u2019esercito israeliano,tra cui le sedi televisive.<\/p>\n<p>Roshdi monter\u00e0 il materiale e produrr\u00e0 un cortometraggio, Bank of Targets, che \u00e8 stato premiato anche al Festival Al Ard di Cagliari.<br \/>\n<strong>Il 22 ottobre 2023 Roshdi Sarraj, insieme ad altri membri della sua famiglia, \u00e8 morto sotto le macerie della sua casa colpita da un missile. Un\u2019 ulteriore prova che i giornalisti vengono inseguiti e perseguitati.<\/strong><\/p>\n<p>Anche un altro giovane cameraman del team di Ain Media, Ibraheem Lafi, \u00e8 stato assassinato da un missile.<\/p>\n<figure id=\"attachment_50301\" class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-50301\" src=\"https:\/\/www.invictapalestina.org\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Raffaele-Oriani-300x200.jpeg\" alt=\"\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Raffaele Oriani interrompe la sua collaborazione a Repubblica dopo 12 anni. Contro il modo di Repubblica e di gran parte della stampa europea di raccontare cosa sta succedendo a Gaza.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Mentre scrivo so che ce ne saranno altri di giornalisti palestinesi assassinati, intanto la stampa italiana continua a fare da megafono alla politica neocon di Israele e dei suoi alleati. <strong>In questo contesto \u00e8 da ammirare e sostenere il caso isolato del giornalista Raffarle Oriani che ha interrotto la collaborazione con <em>Repubblica<\/em> per protestare contro la linea redazionale che censura la verit\u00e0 su Gaza e Palestina<\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pina Fioretti &#8211; S\u00ec, sono omicidi mirati. 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