{"id":166918,"date":"2024-02-14T12:20:05","date_gmt":"2024-02-14T11:20:05","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=166918"},"modified":"2024-02-14T12:20:05","modified_gmt":"2024-02-14T11:20:05","slug":"larea-dello-stretto-un-bene-immateriale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2024\/02\/14\/larea-dello-stretto-un-bene-immateriale\/","title":{"rendered":"L\u2019AREA DELLO STRETTO: UN BENE IMMATERIALE"},"content":{"rendered":"<p>di Sergio Todesco &#8211;<\/p>\n<p>Sant\u2019Agostino sosteneva che il presente non esiste, poich\u00e9 in quanto flusso dinamico esso \u00e8 memoria del passato ovvero speranza del futuro. Se infatti non ci fosse nell\u2019uomo una dimensione della memoria e un\u2019aspettativa che hanno il loro luogo nella persona, noi saremmo immersi in un divenire che ci trascina in una perenne corsa verso la morte. La compresenza in noi del ricordo e della speranza ci consente di ricucire (bene lo ha mostrato Marcel Proust) universi altrimenti irrelati e disgiunti.<\/p>\n<p>Il meccanismo della memoria va per\u00f2 esercitato in maniera corretta, ben ancorata al \u201cqui e ora\u201d con cui facciamo quotidianamente i conti. Se smarrissimo il contatto con la realt\u00e0 da cui proveniamo rischieremmo di fare una fuga in avanti, senza conoscere il senso della nostra proiezione. Ci\u00f2 \u00e8 divenuto tanto pi\u00f9 pericoloso in una cultura globalizzata come quella nella quale siamo ormai immersi, dove ci troviamo spesso sprovvisti di quella barchetta che ci consenta di navigare indenni nel mare tempestoso di un universo in cui sono crollati i confini e le (relative) certezze tradizionali e noi rischiamo spesso di farci colonizzare da altre mode, altri stili, altre culture.<\/p>\n<p>Ernesto de Martino scrisse circa mezzo secolo fa che \u201c<em>per non essere apolidi bisogna avere un villaggio vivente nella memoria<\/em>\u201d. In altri termini occorre coltivare il senso di appartenenza, l\u2019ancoraggio a un luogo, a uno spazio che funga da orizzonte esistenziale in grado di conferire senso alle nostre \u201cpermanenze\u201d; solo a queste condizioni possiamo aprirci alle diversit\u00e0, con equilibrio e consapevolezza. Il progresso che avviene a livello planetario matura in uno scambio paritetico di esperienze e identit\u00e0. Non possiamo farci sommergere dalle storie degli \u201caltri da noi\u201d, ma neanche pretendere di rimuoverne o fagocitarne l\u2019identit\u00e0. Questa \u00e8 l\u2019unica dinamica percorribile, a fronte di pulsioni rischiose che vanno dall\u2019accettazione acritica al rifiuto indiscriminato di chi \u00e8 impartecipe della nostra storia e del nostro <em>t\u00e9los<\/em> culturale.<\/p>\n<p>La premessa fin qui fatta giova a presentare la recente normativa regionale in tema di \u201ceredit\u00e0 immateriali\u201d. Come \u00e8 noto, su tale materia esisteva in Sicilia una legge, risalente al 2004, la quale prevedeva il riconoscimento di determinate realt\u00e0 isolane quali \u201ceredit\u00e0 immateriali\u201d e il loro conseguente inserimento in uno dei quattro libri (<em>Saperi<\/em>, <em>Espressioni<\/em>, <em>Celebrazioni<\/em>, <em>Tesori Umani Viventi<\/em>) in cui si articolava il <em>Registro delle Eredit\u00e0 Immateriali<\/em> (R.E.I.).<\/p>\n<p>Il D.A. 571 firmato nello scorso mese di marzo dall\u2019Assessore dei Beni Culturali e dell\u2019Identit\u00e0 Siciliana Mariarita Sgarlata (oggi transitata all\u2019Assessorato Territorio e Ambiente) ha comportato una revisione del precedente assetto, ritenuto non pi\u00f9 adeguato a definire le tipologie di eredit\u00e0 immateriali individuabili nella nostra Isola, e ha pertanto delineato, in aggiunta a quelle gi\u00e0 esistenti, due nuove tipologie di \u201ceredit\u00e0 immateriali\u201d, ossia il <em>Libro delle Parlate e dei Gerghi<\/em> (ora dunque distinto dal <em>Libro delle Pratiche Espressive e dei Repertori Orali<\/em>) e il <em>Libro degli Spazi Simbolici<\/em>. In quest\u2019ultimo verranno dunque iscritti (art. 2) \u201c<em>gli spazi che hanno registrato eventi tali da sortire dinamiche di memorie collettive, produzione simbolica o che si pongano quali scenari socio-culturali storicamente identificati<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Poich\u00e9, in qualit\u00e0 di membro della <em>Commissione Registro Eredit\u00e0 Immateriali<\/em> istituita in seno al Dipartimento dei Beni Culturali e dell\u2019Identit\u00e0 Siciliana, ho avuto modo di lavorare alla stesura del nuovo dispositivo, approfitto dell\u2019ospitalit\u00e0 generosamente offertami da Geri Villaroel per dichiarare pubblicamente che, nel pensare alla nuova tipologia degli <em>spazi simbolici<\/em>, ho tenuto ben presente quello straordinario \u201cspazio simbolico\u201d rappresentato dallo Stretto di Messina.<\/p>\n<p>Se con tale nuova tipologia di <em>eredit\u00e0 immateriale<\/em> potr\u00e0, ad esempio, essere iscritta nel nuovo Registro (ora denominato R.E.I.S.) una realt\u00e0 come Portella della Ginestra in virt\u00f9 della strage che la vide teatro e del patrimonio di valori e di memorie che da quel tragico evento ne deriv\u00f2, analogo titolo a un simile riconoscimento possiede, a mio parere, l\u2019area dello Stretto (le cui caratteristiche coinvolgono, a ben vedere, le specificit\u00e0 di <em>tutti<\/em> i Libri in cui il Registro si articola), la quale presenta incontestabili caratteristiche di unicit\u00e0, trattandosi di un angolo di mondo che da alcuni millenni ricopre un ruolo di primaria importanza nell\u2019immaginario collettivo europeo. Per rendersi conto di ci\u00f2, basti riflettere sulla complessa e articolata trama di eventi e realt\u00e0 concernenti la mitologia, la storia sociale, gli elementi naturali e naturalistici, la letteratura, le tradizioni orali, i saperi, la cultura del mare e la tecnologia che da tremila anni vedono lo Stretto di Messina occupare un posto centrale nell\u2019orizzonte socio-esistenziale, nella storia, nella cultura, nelle produzioni ideologiche dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo.<\/p>\n<p>La Stretto di Messina, vero e proprio ombelico del <em>Mare Nostrum<\/em> e pregnante luogo di confluenze e interferenze tra Nord e Sud, Est e Ovest del Mediterraneo, si \u00e8 infatti venuto costituendo, nel corso dei secoli, come un palinsesto territoriale che ha visto progressivamente stratificarsi fenomeni e realt\u00e0 ecosistemiche, fabulazioni, saperi, eventi storici, memorie che dal mondo antico fino ad oggi hanno continuato a segnare con la loro variegata molteplicit\u00e0 lo specialissimo <em>habitat<\/em> eco-antropologico che si dispiega tra le due sponde della Sicilia e del continente, finendo con il costituire nel terzo millennio un <em>unicum<\/em> di cui non esiste eguale nel pianeta.<\/p>\n<p>Tra le realt\u00e0, materiali e immateriali, che hanno concorso a delineare l\u2019identit\u00e0 dell\u2019area dello Stretto di Messina nel corso della sua plurimillenaria storia, riporto qui di seguito, a titolo esemplificativo e non esaustivo, le peculiarit\u00e0 mitologiche e leggendarie (il mito di Kronos e la falce, Arione, l\u2019episodio omerico di Ulisse e le Sirene, \u00a0Scilla e Cariddi, il fenomeno e le fabulazioni sulla <em>Fata Morgana<\/em>, la leggenda di Colapesce, le storie di Giuf\u00e0, la leggenda di Re Art\u00f9, il passaggio di San Paolo, l\u2019attraversamento sulle acque di San Francesco di Paola, la storia di San Ranieri, etc.), le peculiarit\u00e0 storiche (lo sbarco dei Normanni in Sicilia, la partenza per le Crociate, la rotta francigena, la partenza per la Battaglia di Lepanto, i forti umbertini e i presid\u00ee di avvistamento costiero, l\u2019emigrazione e i flussi migratori, etc.), socio-economiche e tecnologiche (i Ferry Boat e i collegamenti tra le due sponde, la cantieristica tradizionale e i mastri d\u2019ascia, le Dogane e i Porti Franchi, i fari, i due Piloni ENEL, etc.), naturali e naturalistiche (il paesaggio, i laghi di Faro e Ganzirri, i terremoti e i maremoti, la microflora e la microfauna dello Stretto, le specie abissali, le migrazioni stagionali dei volatili etc.), letterarie (la letteratura di viaggio e il \u201cBosforo d\u2019Italia\u201d,<em> Horcynus Orca <\/em>e la metafora dello <em>Scillecariddi<\/em>, Maria Costa e la poesia popolare sul mare, etc.), antropologiche (la pesca del corallo, le saline, la caccia al pesce spada, il pellegrinaggio a Polsi e le devozioni condivise dalle comunit\u00e0 costiere, le filande, le Vare &#8211; Messina e Palmi &#8211; e i Giganti, siciliani e calabresi, etc.).<\/p>\n<p>Ci troviamo di fatto alla presenza di una serie pressoch\u00e9 sterminata di eventi, realt\u00e0, saperi, fenomeni che hanno trovato nell\u2019area dello Stretto di Messina la loro patria elettiva nel corso di una storia plurimillenaria. E\u2019 assurdo pensare che tale complessa congerie non abbia concorso a delineare un\u2019identit\u00e0 territoriale; naturalmente non un\u2019identit\u00e0 pura, monolitica e ottusa come quella vagheggiata dai rozzi leghisti padani (l\u2019antropologo James Clifford ci ricorda che \u201ci frutti puri impazziscono\u201d), ma un\u2019identit\u00e0 \u201caperta\u201d, meticcia, contaminata e stratificata, consapevole e fiera di testimoniare che una parte notevole della storia del Mediterraneo e del mondo antico (quindi, per molto tempo, del mondo <em>tout court<\/em>) \u00e8 passata da qui.<\/p>\n<p>Se, come notava Pietro Barcellona in un\u2019intervista di qualche anno fa, la globalizzazione ha distrutto gli spazi simbolici, il riconoscere che questo nostro orizzonte naturale, culturale ed esistenziale che \u00e8 lo stretto di Messina riveste un interesse simbolico che travalica le singole realt\u00e0 municipali delle due sponde per assumere un valore testimoniale di assoluta pregnanza a cospetto dell\u2019intero pianeta, pu\u00f2 forse costituire quella \u201cbarchetta\u201d, piccola ma solida e sicura, atta a farci traversare indenni il mare turbolento in cui oggi ci troviamo a galleggiare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sergio Todesco &#8211; Sant\u2019Agostino sosteneva che il presente non esiste, poich\u00e9 in quanto flusso dinamico esso \u00e8 memoria del passato ovvero speranza del futuro. 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