{"id":167414,"date":"2024-03-16T09:39:23","date_gmt":"2024-03-16T08:39:23","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=167414"},"modified":"2024-03-16T09:39:23","modified_gmt":"2024-03-16T08:39:23","slug":"alle-armi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2024\/03\/16\/alle-armi\/","title":{"rendered":"Alle armi"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/franco-berardi-bifo\/\">Franco Berardi Bifo<\/a> &#8211;<\/p>\n<div class=\"entry-data\">\n<p>\u201c<a href=\"https:\/\/www.liberation.fr\/idees-et-debats\/opinions\/ukraine-aux-armes-europeens-par-serge-july-20240226_33CCBWHVYRBF5CJSSQNZSWFF3E\/\"><em>Aux armes europ\u00e9ens<\/em><\/a>\u201d (sulle note della Marsigliese) \u00e8 il titolo di un articolo di Serge Juli uscito sul quotidiano Liberation a fine febbraio. Dopo avere convinto gli ucraini a farsi massacrare per gli ideali dell\u2019Occidente nazi-liberale, i produttori di armi e giornalisti nazi-liberal-sionisti \u2013 <strong>si preparano a spingere l\u2019Europa sulla strada che porta alla guerra nucleare<\/strong>.<\/p>\n<p>Serge Juli \u00e8 un vecchio maoista pentito, il quale sa bene che per raggiunti limiti di et\u00e0 non toccher\u00e0 a lui combattere, ma chiama alle armi perch\u00e9 fa parte di un gruppo di mascalzoni che dalla fine degli anni Settanta, quando il maoismo era passato di moda, fanno tutto il possibile perch\u00e9 qualcuno vada a morire qualcuno in nome dei loro ideali. Gli ultimi che hanno convinto a morire per i loro ideali sono decine di migliaia di giovani ucraini, forse centomila, forse duecento, chi lo sa.<\/p>\n<p>Ero un ragazzino quando lessi <em>Le vicende del buon soldato Schveik<\/em> di Jaroslav Hasek. Il romanzo inizia con l\u2019attentato di Sarajevo. Svejk parla dell\u2019attentato col padrone dell\u2019osteria, e fin dalle prime battute capisci che Svejk \u00e8 un po\u2019 scemo. Oppure ci fa? Dopo avere letto quattrocento pagine il dubbio rimane. Il buon soldato Svejk viene arruolato nonostante gli acciacchi, diviene assistente di un tenente, va in giro con l\u2019esercito asburgico di rovescio in rovescio, ma non si riesce mai a capire se sia un entusiasta patriota disposto a combattere per una causa incomprensibile ma sacra, oppure se sia un pacifista radicale che fa lo scemo per non pagare il dazio. Comunque Svejk \u00e8 la prova di un fatto: <strong>chiunque ami la guerra \u00e8 un idiota. Talvolta un idiota colpevole, talvolta un idiota innocente<\/strong> come il povero Svejk.<\/p>\n<p>Il libro di Hasek \u00e8 la cura definitiva per i fanatici, che talvolta si chiamano eroi. Svejk viene chiamato alla guerra mentre sta a letto malato, come spesso gli accade. Se l\u2019Austria ha bisogno di me vuol dire che siamo messi davvero male, dice Svejk, ma non gli passa neppure per la mente di concludere che la guerra \u00e8 dunque persa, che non vale la pena insistere, che non \u00e8 il caso di affaticarsi, soffrire e magari morire per una causa ormai persa, e sarebbe meglio restarsene a letto.<\/p>\n<p><strong>Non ho mai avuto simpatia per i fanatici<\/strong>. Negli anni in cui partecipavo alle azioni del movimento autonomo, occupavo le facolt\u00e0 e scrivevo volantini che parlavano di salario, di orario, di sfruttamento, e dicevano che occorre lottare uniti contro il padrone. Ho sempre cercato di evitare le frasi roboanti e le promesse di eterna fedelt\u00e0 e di eroismo. Noi non ci battevamo per degli ideali, ci battevamo per degli interessi: gli interessi di molti contro quelli di pochi, gli interessi degli operai contro quelli dei padroni. Coloro che invitano alla difesa degli ideali e della nazione mi hanno sempre fatto pena, ma anche un po\u2019 di paura.<\/p>\n<p>Quando leggo Bernard Henry Levy, per esempio, oppure quando leggo Eduard Limonov (il suo gemello contrario e uguale) mi vengono in mente i versi di una poesia del 1919 scritta da Yeats:<\/p>\n<p class=\"has-background\">\u201cThe blood-dimmed tide is loosed, and everywhere<br \/>\nThe ceremony of innocence is drowned;<br \/>\nThe best lack all conviction, while the worst<br \/>\nAre full of passionate intensity\u201d (<em>The second coming<\/em>)<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-f2391dbe796a79b08a2f724eefc68bea\"><strong>Limonov, lo conoscete?<\/strong><\/p>\n<p>I migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensit\u00e0, dice Yeats. Chi sono i migliori non lo so con certezza. Ma i peggiori lo so: <strong>Limonov e Bernard Henry-Levy sono i peggiori<\/strong>, i pi\u00f9 ignoranti, i pi\u00f9 arroganti, i pi\u00f9 ripugnanti.<\/p>\n<p>Limonov, lo conoscete? Emmanuel Carr\u00e9re ha scritto una sua biografia romanzata da cui esce un personaggio complesso, figlio dell\u2019Unione sovietica, rockettaro negli Stati uniti durante la no wave musicale, avventuriero nei salotti parigini, poeta maledetto, nazional-bolscevico, combattente per la causa nazionale russa, e anche, per sintetizzare tutte queste qualit\u00e0, perfetto cretino. <strong>Limonov rimprovera alla civilt\u00e0 di avere cancellato l\u2019eroismo dalla sua etica per sostituirlo con i diritti. La sua \u201cfilosofia\u201d \u00e8 una riedizione del superuomo nietzchiano, semplificato per i lettori del corriere dei piccoli, in salsa stalinista<\/strong>.<\/p>\n<p>\u201cIl mito dell\u2019eroe \u00e8 tra le radici pi\u00f9 profonde e vivaci dell\u2019umanit\u00e0 rimanda a una delle pulsioni pi\u00f9 nobili della nostra specie, riconoscendo il valore eccezionale di un dato tipo umano. L\u2019umanit\u00e0 accettava che alcuni uomini oltrepassassero gran parte dei propri consimili per forza fisica coraggio e intelligenza. \u2026 la disuguaglianza delle facolt\u00e0 intellettuali e fisiche dei bambini emerge fin dall\u2019asilo. L\u2019istruzione obbligatoria e gratuita spacciata per secoli come panacea contro le disuguaglianze, in realt\u00e0 non fa che accentuarle\u201d (Grande Ospizio Occidentale, Bietti, 2023, pag 83).<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RA\u00daL ZIBECHI:<\/p>\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-comune-info wp-block-embed-comune-info\">\n<div class=\"wp-block-embed__wrapper\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" title=\"\u201cLe molteplici immagini della guerra\u201d \u2014 Comune-info\" src=\"https:\/\/comune-info.net\/le-molteplici-immagini-della-guerra\/embed\/#?secret=txpVecpxD3#?secret=FCxgxXecxU\" width=\"500\" height=\"456\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" sandbox=\"allow-scripts\" data-secret=\"FCxgxXecxU\"><\/iframe><\/div>\n<\/figure>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>A Limonov piacerebbe che la plebe stracciona non avesse accesso alle scuole, solo gli eroi come lui dovrebbero avere questo diritto. E come riconoscere l\u2019eroe \u00e8 semplice: fin dall\u2019asilo gli uomini superiori come Limonov azzannano i loro simili ed eccellono nella corsa ad ostacoli. Cazzate, direte voi. Mica tanto, visto che questo pensiero malato guida l\u2019economia liberista, che smantella la scuola pubblica, la sanit\u00e0 pubblica e tutto il resto, perch\u00e9 i superuomini possano eccellere creando imprese profittevoli e mettendo gli altri al lavoro per un salario di merda.<\/p>\n<p>Quanto ai diritti umani, Limonov ha un\u2019opinione molto precisa in proposito: \u201cI diritti dell\u2019uomo sono la carta della codardia dei Malati dell\u2019Ospizio\u201d (pag. 47).<\/p>\n<p>Gli eroi non hanno bisogno di questa roba: dei diritti non sanno che farsene visto che quel che gli occorre lo prendono con la forza dei muscoli, delle armi, e dell\u2019anfetamina. In nome di questi valori il prode Limonov esalta lo stalinismo e in tarda et\u00e0, dopo averlo criticato, si appassiona a Putin, che rilancia i valori del nazional-bolscevismo. \u201cPer quanto esecrato il periodo staliniano era e resta il pi\u00f9 fecondo dello stato sovietico. La grande epoca. La Russia vi ha conosciuto una potenza senza precedenti\u201c (Limonov, 106).<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-7ad070fb7a3d19cd89c59dcd676c1d4b\"><strong>La nuova filosofia di Bernard Henry Levy<\/strong><\/p>\n<p>Leggendo Limonov mi viene in mente un suo omologo occidentale, il signor <strong>Bernard Henry Levy, combattente di tutte le cause in cui qualcuno deve morire perch\u00e9 lui possa vibrare di eroismo letterario<\/strong>. Avrete sentito parlare di questo Bernard, perch\u00e9 fino dagli anni Settanta sfarfalla da una rivista di moda a un bollettino di guerra con la fama del nuovo filosofo.<\/p>\n<p>A un giornalista che gli chiedeva cosa pensasse dei \u201c<em>nouveaux philosophes<\/em>\u201d Gilles Deleuze un giorno rispose che non pensava niente perch\u00e9 del niente non si pu\u00f2 pensare alcunch\u00e9. Mi permetto di dissentire da Deleuze, se posso. Occorre infatti pensare il nichilismo, la violenza intellettuale perch\u00e9 di queste cose, tra l\u2019altro, \u00e8 intessuta la tragedia contemporanea. Per esempio, <strong>cosa pensare di Bernard Henry Levy?<\/strong> Non mi ha mai sfiorato l\u2019idea che si tratti di un filosofo. Dai suoi libri traspare unicamente la superficialit\u00e0 di un dilettante entusiasta di s\u00e9. Non si pu\u00f2 dire neppure che sia un giornalista.<strong> \u00c8 un sadico. Un sadico voyeur cui piace vedere la sofferenza pi\u00f9 brutale<\/strong>, cui piace l\u2019avventura estrema con colori di tramonto sul deserto. <strong>Un Limonov versione Nato. I morti, possibilmente centinaia di migliaia, fanno parte dello spettacolo.<\/strong><\/p>\n<p>Non so quante sono le vittime della guerra in Siria, non lo sapr\u00e0 mai nessuno, ma ricordo la passione con cui l\u2019eroe parigino si sbracciava per trasformare una rivolta popolare in una guerra sanguinosa.<\/p>\n<p>Nel 2022, poco dopo l\u2019invasione russa e l\u2019inizio della resistenza ucraina il tenebroso parigino si rec\u00f2 a visitare il vice-comandante del Battaglione Azov, punta avanzata del mondo libero. Ne scatur\u00ec un emozionante articolo pubblicato in Italia da <em><strong><a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/commenti\/autore\/bernard-henri_l%C3%A9vy\/\">La Repubblica<\/a><\/strong><\/em>. Di Illya Samoilenko viene descritta innanzitutto l\u2019omerica pallidissima bellezza. Poi si passa a sfatare la diceria che il battaglione di cui l\u2019omerico \u00e8 vice comandante sia composto di nazisti. \u201cSiamo solamente \u2013 dice Saimolenko \u2013 nazionalisti radicali\u201d, che \u00e8 un altro modo per dire nazisti. Deciso a non abbandonare Mariupol agli invasori russi Ilya Samoilenko dichiara: \u201cPreferiamo morire piuttosto che subire l\u2019umiliazione di una resa. La parola resa non esiste, nel nostro dizionario\u201d.<\/p>\n<p>Per fortuna il dizionario \u00e8 poi stato aggiornato e i miliziani Azov si sono arresi, sono stati arrestati, e successivamente rilasciati. <strong>Quel che mi ripugna nell\u2019esibizione henrileviana non \u00e8 l\u2019esaltazione dei tatuati con la svastica e dell\u2019iper-nazionalismo banderista, ma la rancida retorica romantica dell\u2019eroe.<\/strong> La modernit\u00e0 ha impiegato cinque secoli per sostituire agli eroi pronti a morire e soprattutto a uccidere con il pacioso borghese e con lo schizzinoso intellettuale. Ha impiegato cinque secoli per ammansire l\u2019aggressivit\u00e0 maschile e per trasformare i barbari in cittadini. Ma a Bernard Henri Levy (e molti altri della sua generazione, che \u00e8 poi anche la mia) quella vita codarda \u00e8 venuta a noia.<\/p>\n<p><strong>Anche in Russia l\u2019eroismo va per la maggiore. I Bernard Henry Levy <\/strong>(BHL)<strong> di quella parte scrivono poemi per cantare la ritrovata eroica anima russa. Come Ivan Okhlobystine<\/strong>, autore del verso sublime \u201cGrazie a te, Ucraina, che ci hai insegnato a essere nuovamente russi\u201d.<\/p>\n<p>Talvolta Bernard si scompiglia i capelli e la bianca camicia si gonfia nel vento. In un suo libro dal titolo intrepido (<em>Dunque la guerra<\/em>, La Nave di Teseo, 2022) leggo questa densa analisi della guerra ucraina: \u201cCredo che questa sia davvero una guerra come nessun\u2019altra, incomparabile, fuori dal comune\u201d (pag. 12).<\/p>\n<p>\u00c8 una guerra come nessun\u2019altra, dice il damerino emozionato. Sar\u00e0. Forse dalle altezze vertiginose del pensiero henryleviano si vedono cime che noi mortali non possiamo vedere. <strong>Quello che vedo io sono centomila giovani ucraini e russi morti nelle trincee. Ma Bernard se ne frega dei morti.<\/strong> <strong>Tutti noi europei, spettatori paganti dello spettacolo che si svolge nelle terre orientali ce ne freghiamo se quelli muoiono. Lo fanno per i nostri ideali, quindi siamo contenti, e sventoliamo una bandiera gialla e blu.<\/strong><\/p>\n<p>Ma il nouveau continua i suoi vaneggiamenti filosofici: \u201cSento che qui c\u2019\u00e8 un avvenimento reale, cio\u00e8 un punto della realt\u00e0 che sta spezzando in due l\u2019ordine della storia\u2026 Sto tornando a essere hegeliano all\u2019improvviso? \u00c8 lo spirito del mondo che vedo passare sotto la mia finestra, o dietro la feritoia di ogni Bonaparte ucraino. \u00c8 per questo\u2026 che ho voluto per quanto possibile accostarmi all\u2019Ucraina sofferente e valorosa insieme\u2026\u201d (pag. 12).<\/p>\n<p>Capito? Nella sua insondabile vacuit\u00e0 <strong>Bernard \u00e8 diventato hegeliano<\/strong>, prendete nota storici futuri della filosofia occidentale. L\u2019hegeliano Bernard \u00e8 scosso da un fremito quando guarda dalle sue finestre lo spirito del mondo che corre su un cavallo nero.<\/p>\n<p><strong>Leggere BHL \u00e8 un po\u2019 come ascoltare un colloquio tra vecchi alcolisti che si ritrovano al bar Sport<\/strong> per commentare le notizie della televisione dopo il quarto Pernod. <strong>Purtroppo per\u00f2 le sue parole<\/strong> prive di profondit\u00e0, di erudizione e di intelligenza, ma cariche di appassionata intensit\u00e0, <strong>circolano nei media<\/strong>. Amante delle frasi celebri Henry Levy ammonisce l\u2019Europa incitandola a mandare molte armi perch\u00e9 <strong>sempre pi\u00f9 ucraini si possano immolare<\/strong> per gli ideali del loro aedo parigino: \u201cL\u2019Europa si trova a un crocevia, il crocevia del proprio destino\u201d.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-0bbd49741d6125083550aa531dcfc236\"><strong>Il tempo del fanatismo<\/strong><\/p>\n<p>I fanatici amano i gesti teatrali, ma la loro formazione intellettuale si fonda su letture superficiali. Prendiamo ad esempio <strong>Andr\u00e9 Glucksmann<\/strong> un compare di BHL: a met\u00e0 degli anni Settanta lesse <em>Arcipelago Gulag<\/em> e scopr\u00ec che l\u2019Unione sovietica era un regime totalitario che incarcerava i dissidenti o li mandava in luoghi gelidi della Siberia. Bella scoperta. Io lo sapevo da quando ero ragazzino. Quando mi iscrissi alla federazione giovanile comunista di Bologna nel 1964 gi\u00e0 sapevo che l\u2019Unione sovietica non corrispondeva minimamente a ci\u00f2 che chiamavo \u201ccomunismo\u201d. Sapevo che era un regime fondato sulla diseguaglianza, un regime burocratico e autoritario che imprigionava i dissidenti. Avevo quattordici anni, ma gi\u00e0 lo sapevo. Glucksmann non ne sapeva niente. Nel 1968 era un adoratore del presidente Mao Zedong, e girava nelle aule dell\u2019universit\u00e0, agitando il libretto di Mao e cercando qualcuno da mettere alla gogna, per imitare le guardie rosse (vedi in proposito Paul Berman: <em>Sessantotto<\/em>, Einaudi traduzione di <em>A tale of two Utopias<\/em>, 1996).<\/p>\n<p>Nel 1969 Glucksmann pubblic\u00f2 un libro dal titolo <em>Le Discours de la guerre<\/em>, nel quale pasticciava con concetti hegeliani pi\u00f9 grandi di lui, con uno stile che consiste nel nominare i grandi filosofi in maniera allusiva, in un\u2019insalata senza capo n\u00e9 coda. Quel che stupisce non \u00e8 il repentino rovesciamento di prospettiva provocato dalla lettura del libro di Soljenitsin. Cambiare idea \u00e8 del tutto legittimo, perfino nobile talvolta. Come no. Il problema \u00e8 che <strong>Glucksmann era un fanatico assertore del comunismo pi\u00f9 violento quando aveva venticinque anni. E divenne un fanatico assertore dell\u2019anticomunismo pi\u00f9 violento quando ne aveva trenta<\/strong>. Se nel 1969 esaltava le guardie rosse e incitava i giovani a imitarle, dopo il \u201977 giunse fino ad esaltare gli armamenti atomici americani come baluardo della libert\u00e0.<\/p>\n<p>Giustamente Paul Berman scrive: \u201cIl comportamento di Glucksmann era allarmante. Negli anni Ottanta, mentre Il movimento antinucleare si diffondeva in Europa e negli Usa, egli scrisse un saggio sulla strategia nucleare a favore della politica americana, e la sua difesa traboccava di entusiasmo per le virt\u00f9 delle armi nucleari. Scrisse un\u2019invettiva contro il partito socialista francese (intitolato <em>La b\u00e9tise<\/em>) per il sentimentalismo residuo nei confronti della tradizione marxista. L\u2019idea che la sua passata stupidit\u00e0 politica potesse temprarlo nello stile, che la modestia potesse essergli pi\u00f9 consona, sembr\u00f2 non sfiorarlo mai\u201d (Paul Berman: <em>Sessantotto<\/em>, Einaudi, 2006, p 187).<\/p>\n<p>Glucksmann non si limitava a cambiare idea, a sostenere l\u2019esatto contrario di quel che aveva sostenuto qualche anno prima, ma usava lo stesso tono enfatico e indignato, la stessa passione retorica per sostenere due tesi tra loro contrastanti. Qui si trova l\u2019essenza pura del fanatismo. <strong>Il fanatico \u00e8 colui che alza la voce e maledice il dubbio, poco importa di che si tratti, poco importa in quale direzione ci si diriga<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ecco chi sono i peggiori<\/strong>, nel senso in cui Yeats intende la parola \u201cpeggiori\u201d: <strong>non importa se hanno la barba del <em>pasdaran<\/em> islamico o i capelli lunghi e scompigliati del libertario parigino: essi prorompono in enunciazioni altisonanti pur di eccitare gli animi eccitabili sperando che qualcuno si faccia ammazzare<\/strong>.<\/p>\n<p>Dalla Croazia alla Bosnia, dalla Libia alla Siria, decennio dopo decennio, i prodi combattenti parigini della libert\u00e0 invitarono i loro governi a sostenere la guerra, a fomentare la guerra, a finanziare la guerra.<\/p>\n<p>Alla vigilia della guerra contro l\u2019Iraq, forse la pi\u00f9 criminale aggressione occidentale contro un paese arabo, <strong>Alain Finkielkraut<\/strong>, in un\u2019intervista al settimana Marianne, pronunci\u00f2 la frase: \u201c<strong><em>Give war a chance<\/em><\/strong>\u201d. Naturalmente pensava di essere spiritoso. Ma la guerra irachena non fu molto divertente. Nata da una menzogna pronunciata da Colin Powell davanti all\u2019assemblea delle Nazioni Unite, diretta a scovare armi di distruzione di massa che non furono mai trovate, la guerra distrusse un paese che aveva gi\u00e0 subito la dittatura di un assassino, di nome Saddam Hussein, che gli stessi americani avevano finanziato e armato in precedenza (nel 1980, per la precisione) perch\u00e9 aggredisse l\u2019Iran dell\u2019ayatollah Khomeini.<\/p>\n<p><strong>Pensando a Limonov, Henry Levy, Glucksmann e Finkielkraut, non si possono non ricordare le parole di Albert Camus: <\/strong><\/p>\n<p class=\"has-background\">\u201cLe idee false finiscono nel sangue ma si tratta sempre del sangue degli altri. Questa \u00e8 la ragione per cui certuni filosofi si sentono autorizzati a dire quel che gli passa per la mente\u201d.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Berardi Bifo &#8211; \u201cAux armes europ\u00e9ens\u201d (sulle note della Marsigliese) \u00e8 il titolo di un articolo di Serge Juli uscito sul quotidiano Liberation a fine febbraio. 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