{"id":170189,"date":"2024-10-24T00:07:58","date_gmt":"2024-10-23T22:07:58","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=170189"},"modified":"2024-10-24T00:07:58","modified_gmt":"2024-10-23T22:07:58","slug":"sullepistolario-di-francesco-lo-sardo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2024\/10\/24\/sullepistolario-di-francesco-lo-sardo-2\/","title":{"rendered":"SULL\u2019EPISTOLARIO DI FRANCESCO LO SARDO"},"content":{"rendered":"<p>di Sebastiano Saglimbeni &#8211;<\/p>\n<p>Il faticoso cammino delle plebi della Sicilia verso il loro<\/p>\n<p>riscatto \u00e8 indissolubilmente legato al suo nome. (L. Valiani )<\/p>\n<p>Dobbiamo ricordare in premessa a quanto segue che Francesco Lo Sardo nella chiusa del suo primo Memoriale, redatto nel carcere di \u201cRegina Coeli\u201d nel 1927, dopo un anno di detenzione, conclude: \u201cNoi possiamo intonare, con sicura coscienza, l\u2019orazione Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor\u201d (Sorga dalle mia ossa un vendicatore!). Questo ricorso al verso virgiliano 625 del IV libro dell\u2019Eneide suona come un messaggio e una conseguente rivendicazione della sua giusta causa ideologica e dell\u2019ingiusta, ignominiosa e letale prigione decretata da quel potere fascista imperante.\u00a0 Un vendicatore potremmo considerarci noi: per tutto ci\u00f2 che abbiamo provato a costruire,\u00a0 riscattando e facendo in qualche modo circolare il pensiero scritto lasciato da Lo Sardo.<\/p>\n<p>Va detto che sino alla seconda met\u00e0 del 1970 conoscevamo sommariamente la vicenda umana e politica di Lo Sardo. E\u2019 stato un opuscolo, dal titolo La vita, l\u2019opera e il sacrificio d\u2019un comunista\u00a0 Francesco Lo Sardo, pubblicato nel maggio del 1971, a cura della Federazione del PCI di Messina e della Federazione dei Nebrodi, a sollecitarci di curiosit\u00e0 e di interesse storico per il protagonista. Poche pagine, stampate in una tipografia messinese, delineavano un quadro informativo, corredato di squarci\u00a0 di lettere, inviate dalle carceri del regime, di alcune immagini di Lo Sardo, con la caratteristica barba, mentre soldato semplice, durante la guerra 1915-18, mentre deputato, eletto nel 1924, e di citazioni estratte dai due\u00a0 Memoriali che circolavano mal trascritti, soprattutto il secondo, che il deputato \u201cdecaduto\u201d recluso aveva redatto nel 1928. Questo opuscolo ci \u00e8 stato di guida assai preziosa e cos\u00ec ci siamo dedicati, senza tregua, alla ricerca degli scritti losardiani inediti con la certezza che ce n\u2019erano molti (soprattutto lettere) e ci siamo recati a Naso, paese natale di Lo Sardo, dove abbiamo incontrato il nipote Francesco (Ciccino) della classe 1897. E\u2019 stato esattamente l\u2019anno 1979, alcuni giorni prima che alcuni giornali diffondessero la sconcertante notizia delle spese di giustizia\u00a0 del Tribunale Speciale, arrivate all\u2019altro nipote, Salvatore Lo Sardo, medico di Messina, ed ereditario della casa dello zio. L\u2019articolo, dal titolo \u201cIl conto del Tribunale speciale arriva dopo mezzo secolo agli eredi &#8211; martire antifascista e moroso\u201d, a firma di Daniela Pasti, su \u201cLa Repubblica\u201d dell\u20191 agosto del 1979, ha rafforzato i nostri rapporti con il nipote Francesco che si \u00e8 deciso a darci\u00a0 in consegna le lettere, una cinquantina, che lo zio gli aveva spedito dal 1926 al 1931 dalle carceri di\u00a0 Catania, Roma, Sassari, Oneglia, Turi di Bari e Poggioreale di Napoli. Ci \u00e8 stato agevole trascriverle e, come assaggio, ne abbiamo voluto pubblicare solo una scelta, quindici (Edizioni del Paniere, Verona, 1980), nella collana \u201cIl Panierino\u201d, dove avevamo, qualche anno prima, inserito una silloge poetica di Jannis Ritsos, poeta neogreco, intellettuale marxista perseguitato,\u00a0 durante il regime dei colonnelli, e incarcerato.<\/p>\n<p>L\u2019esiguo corpus epistolare di Lo Sardo, con una nostra nota introduttiva, comprendente pure alcuni cenni bio-bibliografici, ha riscosso certo interesse presso i lettori attenti alle proposte della piccola editrice e presso alcuni storici e vecchi quadri militanti\u00a0 comunisti e socialisti. Ed in proposito hanno scritto quotidiani, come \u201cPaese sera\u201d, \u201cL\u2019Arena\u201d, \u201cGazzetta del Sud\u201d e mensili politici, come \u201cIl Calendario del popolo\u201d, diretto da Nicola Teti. Dobbiamo ricordare, a questo punto, che abbiamo riscoperto la bibliografia\u00a0 su Lo Sardo: quella, piuttosto, indicativa di Paolo Spriano in Storia del Partito Comunista italiano (Einaudi, Torino, 1976 ) e quella estesa di Giuseppe Miccich\u00e8 in Dopoguerra e fascismo in Sicilia (Editori Riuniti, Roma, 1976).\u00a0 Dopo l\u2019uscita del libretto di lettere, con la riproduzione di alcune originali, abbiamo avuto contatti con l\u2019ex parlamentare comunista Emanuele Tuccari di Messina, il quale ci ha informato di un suo scritto su Lo Sardo, apparso nel lontano 1951 sul periodico\u00a0 \u201cSiciliano Nuovo\u201d; in seguito ci siamo documentati che nel 1954 aveva scritto Concetto Marchesi, ricordando il combattivo Lo Sardo, con una sua ricca ed armoniosa prosa apparsa sul rinato mensile politico \u201cIl Riscatto\u201d, di cui era stato fondatore lo stesso Lo Sardo e Giovanni No\u00e8, altra figura di spicco del primo socialismo isolano. L\u2019umanista Marchesi, fra l\u2019altro, era stato epigrafista per\u00a0 la lapide della sepoltura di Lo Sardo nel cimitero di Messina. Altra bibliografia \u00e8 venuta alla luce: quella\u00a0 dell\u2019ex sindacalista e parlamentare comunista Alfredo Bisignani, che ha contribuito a far conoscere le battaglie e la fine tragica di Lo Sardo con un suo consistente scritto su \u201cRinascita\u201d nel 1971; quella di Giuseppe Carlo Marino, che in Partiti e lotte di classe in Sicilia (De Donato, Bari, 1976), ha tracciato il costante impegno politico e sociale del leader siciliano e quella di Mimmina Paulesu Quercioli, nipote di Antonio Gramsci, che In Gramsci vivo (Feltrinelli, Milano, 1977), ha fatto parlare i testimoni viventi\u00a0 detenuti nel carcere di Turi di Bari con Gramsci e con Lo Sardo, i due parlamentari \u201cdecaduti\u201d. Lo Sardo viene ricordato all\u2019interno del carcere\u00a0 come immagine limpidissima nel suo morale, deciso a persistere nella sua fede anche quando appare nel fisico talmente minato che lo stesso Gramsci gli consiglia di presentare la domanda di grazia, in quanto gli rimaneva poco ed\u00a0 aveva dato tutto al partito.<\/p>\n<p>Dopo questo nostro primo approccio con la vicenda losardiana, a cura del nipote Francesco, che si sentiva come in colpa nei confronti dello zio, di cui custodiva\u00a0 materiale inedito, \u00e8 uscito nel 1981 a Verona, con le Edizioni del Paniere,\u00a0 Nessuno lo dimentichi, con il sottotitolo Vita, discorsi, memoriali, lettere inediti di Francesco Lo Sardo e con una nostra nota introduttiva. Dopo questo\u00a0 lavoro, il nipote Francesco \u00e8 riuscito a convincere il cugino Salvatore, al quale era pervenuta l\u2019ingiunzione delle spese di giustizia, per farsi consegnare le lettere, circa 200, dello zio.<\/p>\n<p>Queste lettere &#8211; va precisato &#8211; erano state spedite dal deputato \u201cdecaduto\u201d e detenuto alla moglie Teresina Fazio e alla sua morte, nel 1945, erano rimaste nella casa che &#8211; come\u00a0 sopra accennato &#8211; era passata in eredit\u00e0 a Salvatore, figlio di Giovanni, ingegnere, fratello del martire. Per noi, da questo momento, un lavoro estenuante, durato dal 1981 al 1983, per la trascrizione delle lettere e per la pubblicazione di queste che hanno incorporato quelle 15, edite nel 1980. Cos\u00ec nel gennaio del 1984 \u00e8 uscito con le Edizioni del Paniere il grosso titolo, di circa 530 pagine, e per la circostanza abbiamo potuto comunicare da alcuni quotidiani i contenuti di questo grande romanzo di fede e di dolore, mentre lo storico Franco Ferri, il 21 giugno del\u00a0 1984, su \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, ha ricordato il nostro impegno, adoperato per la cura dell\u2019opera, e tutta la vicenda di Lo Sardo, dall\u2019adesione al circolo anarchico \u201cAmilcare Cipriani\u201d, di Messina, sino all\u2019elezione a parlamentare nel 1924 e alla morte avvenuta nel 1931 nella prigione di Poggioreale di Napoli. Subito dopo \u00e8 seguito il vivissimo interesse di Francesco Renda che nel secondo volume della Storia della Sicilia dal 1860 al 1970 (Sellerio, Palermo, 1985) ha allargato la notizia su Lo\u00a0 Sardo, cos\u00ec esigua come circolava, inquadrando l\u2019opera dell\u2019uomo. Pure lo storico Leo Valiani ci ha rivolto la sua attenzione, aprendo lo scrigno della sua memoria su Lo Sardo, subito dopo l\u2019uscita dell\u2019Epistolario dal carcere, e rilasciando una sua nota, dal titolo \u201cDal carcere parla la libert\u00e0\u201d, apparsa sul \u201cCorriere della Sera\u201d il 29 agosto del 1984; un anno prima, l\u201911 marzo 1983, aveva pubblicato,\u00a0 sullo stesso quotidiano, a proposito dell\u2019opera Nessuno lo dimentichi,\u00a0 una sua nota dal titolo \u201cIn carcere per fede\u201d. Ma non \u00e8 tutto sulla vicenda\u00a0 delle lettere losardiane. Alla fine di dicembre del 1987, il nipote Francesco ci ha fatto pervenire a Verona ancora 76 lunghe lettere trovate in un cassetto della vecchia scrivania del martire. Al volume di cui sopra che credevamo completo, sono state cos\u00ec aggiunte, in una seconda edizione, queste ultime scritte dalle varie carceri: Catania, Roma, Sassari, Oneglia, Turi di Bari e Poggioreale di Napoli. E qui l\u2019inciso che\u00a0 &#8211; ironia di una sorte parallela &#8211;\u00a0 sono venute alla luce mentre si celebrava l\u2019immagine di Gramsci con pubblicazioni di sue lettere inedite. Con le lettere \u201cnuove\u201d di Lo Sardo abbiamo potuto ricostruire un titolo di circa 700 pagine edito alla fine di ottobre del 1988 sempre con le Edizioni del Paniere. Il titolo \u00e8 stato illustrato con immagini dell\u2019autore,\u00a0 tra queste, quella dove si vede privato della classica barba e con la riproduzione di alcune lettere originali annerite dalla censura che mascherava quelle comunicazioni contenenti bisogni e patimenti fisici e morali del \u201cterribile nemico del Duce\u201d, cos\u00ec definito. Si legge, in alcune, uno stile fatto di naturalezza e semplicit\u00e0, con dentro l\u2019uomo di sempre, seppure\u00a0 lacerato nel fisico, con lo spirito vivo che irrompe ricordando l\u2019interezza della sua fede, per cui &#8211;\u00a0 \u201ce per nessuna\u00a0 altra ragione\u201d &#8211;\u00a0 si trova rinchiuso in carcere. \u201c Qui ci chiamano tutti\u00a0 per numeri. Io sono il (numero) 8938 \u2026, quanto a me, la mia educazione, i miei studi, la mia et\u00e0, le mie ragioni per cui soffro non possono farmi deviare per queste inerzie\u2026\u201d, scrive il morente prigioniero del fascismo\u00a0 in una di queste \u201cnuove\u201d lettere alla moglie Teresina dalla casa penale di Oneglia il 5\/2\/1929. In un\u2019altra, fra le ultime, prima di morire, per mancanza (freddamente studiata) di cure, comunica al fratello Giovannino: \u201cOrmai il mio destino \u00e8 segnato! Chiuder\u00f2 la mia esistenza in carcere, privo di questi conforti che sono il migliore viatico per chi deve dare l\u2019ultimo addio alla vita. Che fare? Disperarsi. No, affatto\u2026\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sebastiano Saglimbeni &#8211; Il faticoso cammino delle plebi della Sicilia verso il loro riscatto \u00e8 indissolubilmente legato al suo nome. (L. 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