{"id":170429,"date":"2024-11-18T23:24:17","date_gmt":"2024-11-18T22:24:17","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=170429"},"modified":"2024-11-18T23:24:17","modified_gmt":"2024-11-18T22:24:17","slug":"le-storie-agatino-cifala-morto-a-flossenburg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2024\/11\/18\/le-storie-agatino-cifala-morto-a-flossenburg\/","title":{"rendered":"Le storie: Agatino Cifal\u00e0, morto a Flossenb\u00fcrg"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_170431\" style=\"width: 414px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-170431\" class=\"size-full wp-image-170431\" src=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/IMG_20241118_232124.jpg\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"606\" srcset=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/IMG_20241118_232124.jpg 404w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/IMG_20241118_232124-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><p id=\"caption-attachment-170431\" class=\"wp-caption-text\">Agatino Cifal\u00e0<\/p><\/div>\n<p>a cura di <em>Angela Maria Trimarchi <\/em><\/p>\n<p>La voce di Maria, ottant\u2019anni a gennaio, dall\u2019altra parte del telefono \u00e8 incerta. Mentre le parlo mi chiedo se questo portarla a tornare su eventi dolorosi nella sua storia non sia un impertinente indagare su un passato ricacciato nei meandri di un oblio rassicurante. La sua domanda \u00e8 chiara: \u00abCosa vuol sapere da me? Avevo solo due mesi quando pap\u00e0 \u00e8 morto. Sono andata a Flossenb\u00fcrg con mio cugino, Letterio Cifal\u00e0. Andavo quasi ogni anno a Scaletta con la mamma a trovare i parenti di pap\u00e0. Clelia e suo marito Letterio sono stati per me come fratello e sorella\u00bb. Tace. Penso al suo viaggio e a come debba essere stato devastante per lei fermarsi davanti a quei cumuli di cenere attorno al crematorio di Flossenb\u00fcrg. Lei cercava una tomba, invece ha trovato solo una Piramide di cenere e fosse di cenere nella &#8220;Valle della Morte&#8221;, al Memoriale del campo di concentramento di Flossenb\u00fcrg. Mi chiedo se sa se suo padre ne Il libro digitale dei morti \u00e8 schedato come Agostino, cos\u00ec nella scheda dell\u2019ANPI Liguria con una cancellazione a penna sulla o e la s, sostituite sopra con la a. S\u00ec perch\u00e9 Agatino \u00e8 nome siciliano: un santo martirizzato a Malta o forse variante maschile di Agata, patrona di Catania. Un nome che racchiude in s\u00e9 il significato di buono, nobile e virtuoso, un nome poco diffuso fuori dalla Sicilia. Poi torna a parlare di Scaletta Zanclea, del mare, dei cugini che le restituiscono un po\u2019 del padre perduto per sempre. Scaletta era un paese di pescatori, oggi l\u2019unico del litorale senza lungomare. Una lunga fila di case costruite lungo la ferrovia, sotto il capo a strapiombo sul mare, case in parte portate via dall\u2019alluvione del 2009. Qualche giorno pi\u00f9 tardi mi manda una foto e sente il bisogno di chiamarmi: \u00abHa visto come \u00e8 bello il mio pap\u00e0?\u00bb. Vent\u2019anni, due occhi grandi con un\u2019espressione rapita, quel ragazzo in divisa mi fa pensare a \u2018Ndria Cambria, il marinaio, nocchiero semplice della fu Regia marina italiana, che arriv\u00f2 sui mari dello Scill\u2019e Cariddi. Mi racconta che il padre e la madre, Antonina Neri, vivevano a Genova in via Sturla. La madre era rimasta incinta ed il padre era andata a trovarla. Lo arrestarono e lo portarono alla casa dello studente.<\/p>\n<p>Mentre mi parla ragiono sulla circostanza che anche Eugenio Pertini, fratello di Sandro, il futuro presidente della Repubblica, fu arrestato a Genova nell\u2019aprile del 1944 e poi portato alla casa dello studente, sede della Gestapo, dove fu torturato. Eugenio Pertini (21732), che era partito sullo stesso convoglio insieme al padre di Maria da Bolzano il 5 settembre di quell\u2019anno, mor\u00ec il 25 aprile 1945 probabilmente \u2013 come scrive il fratello Sandro- \u00abnello stesso momento, alla stessa ora, nello stesso giorno, in cui alla testa dei partigiani inneggiavo alla libert\u00e0 riconquistata a Milano\u00bb. Lei non fa cenno delle torture ed io mi guardo bene dal parlargliene. Mi dice solo che alla madre, che voleva vederlo, dissero che doveva tornare il giorno dopo. Ma il giorno dopo era partito alle quattro del mattino e lei non riusc\u00ec a dirgli addio. Le dissero anche che il treno, diretto a Bolzano, aveva avuto un incidente nei presi di Verona ed il marito era rimasto ferito. Un modo per tacere delle torture e giustificare le ferite? Le chiedo se sa che suo padre fu arrestato perch\u00e9 antifascista. Mi dice di no. Il padre era troppo giovane per avere una chiara coscienza politica. Aveva solo ventitr\u00e9 anni. Eppure, su quel trasporto, il trasporto 81 erano tutti prigionieri politici. Ma non insisto. Italo Tibaldi, sopravvissuto del campo di concentramento di Mauthausen, scrive che trasporto, traduzione del termine tedesco Transport, \u00e8 un termine quasi neutrale come del resto molti termini tecnici usati dai nazisti per celare con cinici eufemismi la realt\u00e0 dello sterminio. 432 prigionieri politici provenienti da quasi tutte le regioni d\u2019Italia e dall\u2019estero. Figure di spicco delle Resistenza, oppositori di diverso orientamento politico (repubblicani, monarchici, liberali, cattolici, comunisti e anarchici). Operai delle fabbriche del nord Italia, partigiani rastrellati sulla montagna, anche quattro ebrei, quattro generali e qualche militare. I deportati del Trasporto 81, il primo dei trasporti, furono immatricolati a Flossenb\u00fcrg il 7 settembre, dopo cinquanta ore di viaggio, con i numeri dal 21402 al 21834 e contrassegnati con il triangolo rosso. Agatino aveva il numero di matricola 21513. Alla fine della guerra solo 122 furono i sopravvissuti. Dai loro racconti abbiamo un quadro terrificante della vita e della morte nel campo. La vita quotidiana nel campo di concentramento era pericolosa e spesso mortale per i prigionieri. Le condizioni erano crudeli e disumane. Soggiogati, umiliati e sfruttati con lavoro forzato, molti deportati morirono per maltrattamenti. \u00abIl paese di pochissime case si trovava sul dosso di una collina in una regione della Germania particolarmente fredda. Alla stazione mi colp\u00ec un deposito di pietre di tutte le dimensioni e pesi: fummo informati, dopo, che una cava di pietre era uno dei principali lavori del detto campo\u00bb. Enrico Magenes (21679) \u00abSempre urlando e spintonandoci senza un perch\u00e9, i nazisti coadiuvati dai Kapo ci incolonnarono per cinque e cos\u00ec come degli automi salimmo verso il paese; il lager era in cima al colle. L\u2019indifferenza della gente del posto al nostro passaggio era quasi totale\u00bb. Venanzio Gibillini (21626) Migliaia di prigionieri del campo di concentramento erano costretti a lavorare nella cava di Flossenb\u00fcrg, di propriet\u00e0 della Deutsche Erd-und Steinwerke (DESt). Non adeguatamente vestiti e senza le misure di sicurezza, con ogni tempo i prigionieri furono costretti a rimuovere terra, far saltare blocchi di granito, spingere vagoncini e trasportare pietre. Gli incidenti erano all\u2019ordine del giorno. Il freddo, il lavoro estenuante, la grave malnutrizione e la violenza arbitraria delle SS e dei Kapo causarono la morte di molti prigionieri. L\u2019amministrazione e la sorveglianza del campo di concentramento erano i compiti principali delle SS. A questo scopo furono impiegati membri delle divisioni SS Testa di Morto (Totenkopfverb\u00e4nde). La SS si considerava un ordine ideologico ed un \u00e9lite razziale \u00abSulle nostre teste c\u2019\u00e8 una rete intricata di tubi. Tutto \u00e8 imbiancato a calce: \u00e8 la doccia. Ci ordinano di spogliarci. Qualcuno protesta e arrivano i Kapo. Ognuno brandisce un pezzo di tubo nero di gomma dura, il Gummi che cade sulle teste, spalle e natiche con terribile violenza per straziare le nostre carni nude. Come demoni furiosi attaccano alla rinfusa e urlano spiritati. Impazziti, corriamo uno contro l\u2019altro e le nostre grida si sommano all\u2019eco delle pareti vuote per assordarci in un crescendo indicibile. Di colpo dalle docce precipita l\u2019acqua insieme alla gragnola delle nerbate nere e cruente\u00bb. Ettore Bocchetta (21631) \u00abLa vestizione si svolse invece in tutt\u2019altra maniera: entr\u00f2, infatti in scena un losco figuro, armato di un lungo bastone di gomma; lo soprannominammo el matador. Questi era appostato vicino alla porta e con il tubo di gomma assestava dei poderosi colpi sulle nostre spalle mentre noi raccoglievamo quello che riuscivamo a raccogliere da un mucchio di stracci accantonati in mezzo al locale\u00bb. Ferruccio Belli (21678) \u00abDal laboratorio \u00e8 uscito un paziente \u00e8 Mario Ardu (21672). Ha una gamba scuoiata, gli \u00e8 stata tolta la pelle dal polpaccio fino alla caviglia. Cerco di sorreggerlo e lo chiamo con tenerezza. Ma il volto ha perso ogni espressione (ricordo che parlava con gli occhi). Di schianto smette di gridare, si affloscia inerte, muore. Il mio sconcerto supera il mio sdegno. Ma poi mi calmo e mi accorgo che il suo volto ha riacquistato ora la sua espressione di serenit\u00e0. Grazie sorella Morte, qui pi\u00f9 pietosa della vita!\u00bb. \u00abIn principio si parlava di politica, di patria, di libert\u00e0, di tante cose, di pace. Poi\u2026man mano sono morti tutti, prima sono morti i nostri compagni che avevano una et\u00e0 media, che erano studiosi, che erano professori laureati, persone con famiglia, poi ho visto morire gente robustissima, proprio negli ultimi mesi. Ragazzi di Udine, boscaioli, carbonari di Udine, presi come partigiani e poi un po\u2019 tutti gli altri, uno dopo l\u2019altro sono morti tutti\u00bb. Augusto Cognasso (21636) Tra loro anche Agatino, che muore il 24 marzo del 1945 per deperimento. Torno a pensare a \u2018Ndria Cambria, il protagonista dell\u2019Horcynus Orca di Stefano d\u2019Arrigo, che dopo l\u20198 settembre aveva gettato le armi e cercato di tornare a casa. Agatino non fugge e sceglie la strada coraggiosa dell\u2019antifascismo, cos\u00ec come si legge in un atto notorio redatto dalla Pretura di Genova (n. 5482): \u00abFu arrestato dalle SS tedesche il 28 maggio 1944 per rappresaglia e il 2 agosto del 1944 deportato in Germania nel campo di concentramento di Flossenb\u00fcrg, ove decedette il 24\/03\/1945. Dichiara, inoltre, che prima del suo arresto era antifascista\u00bb. https:\/\/www.deportati.it\/wp-content\/static\/trasp81_light.pdf\u00a0 https:\/\/www.gedenkstaette-flossenbuerg.de\/it\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Angela Maria Trimarchi La voce di Maria, ottant\u2019anni a gennaio, dall\u2019altra parte del telefono \u00e8 incerta. 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