{"id":170880,"date":"2025-01-08T18:05:32","date_gmt":"2025-01-08T17:05:32","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=170880"},"modified":"2025-01-08T18:05:32","modified_gmt":"2025-01-08T17:05:32","slug":"la-storia-strappata-al-macero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/01\/08\/la-storia-strappata-al-macero\/","title":{"rendered":"La storia strappata al macero"},"content":{"rendered":"<p>di Carlo Greppi &#8211;<\/p>\n<p><strong>Vede finalmente gli scaffali il libro scomparso che documenta i crimini rimossi dell\u2019Italia fascista e le atrocit\u00e0 commesse dai soldati italiani in Africa e in Europa<\/strong><\/p>\n<p>Qualcuno l\u2019ha avuto in mano, questo libro, prima che finisse (quasi) integralmente al macero. Qualcuno \u00e8 riuscito a recuperarne una copia, e ora <em><u><a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/le-atrocita-di-mussolini\/\">Le atrocit\u00e0 di Mussolini. I crimini di guerra rimossi dell\u2019Italia fascista<\/a><\/u><\/em>, fresco di stampa per le Edizioni Alegre, non solo \u00e8 arrivato in magazzino, ma anche in libreria. Dopo oltre trent\u2019anni. E a quarantaquattro anni da quando, il 28 marzo 1980, il suo autore, l\u2019allora giovane ricercatore Michael Palumbo, <u><a href=\"https:\/\/www.diecifebbraio.info\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/IMG_20210516_135440_9822-scaled.jpg\">annunci\u00f2 al <em>New York Times<\/em><\/a><\/u> la scoperta dei documenti della Commissione delle Nazioni Unite sui Crimini di Guerra (Unwcc), che avrebbero scoperchiato un vaso di Pandora portando alla realizzazione del documentario <em><u><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/playlist?app=desktop&amp;list=PL08AB607265477514\">Fascist Legacy<\/a><\/u> <\/em>di Ken Kirby (BBC, 1989), basato sulle ricerche di Palumbo, e alla stesura di questo saggio \u00abfantasma\u00bb all\u2019epoca ampiamente annunciato e atteso.<\/p>\n<p>La <u><a href=\"https:\/\/www.diecifebbraio.info\/2024\/10\/le-atrocita-di-mussolini-i-crimini-di-guerra-rimossi-dellitalia-fascista-di-michael-palumbo\/\">rassegna stampa<\/a><\/u> sul lavoro del ricercatore italo-americano e sulle sue implicazioni sul piano della conoscenza storica e della memoria pubblica in quegli anni tra la fine degli Ottanta e l\u2019inizio dei Novanta fu notevole. Tre articoli in particolare anticiparono l\u2019uscita del libro in quella primavera editoriale di trentadue anni fa: <em><u><a href=\"https:\/\/www.diecifebbraio.info\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Screenshot_2023-04-11-13-35-33-069_com.google.android.apps_.docs2_.jpg\">Italiani bonaccioni? No, assassini<\/a><\/u> <\/em>di James Walston (<em>L\u2019Indipendente<\/em>, 17 marzo 1992: \u00abUn libro che si preannuncia come una vera e propria bomba editoriale\u00bb, scriveva Walston); <em><u><a href=\"https:\/\/www.diecifebbraio.info\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Panorama-12-aprile-1992.pdf\">Come trucidavamo<\/a><\/u><\/em> di Giorgio Fabre (<em>Panorama<\/em>, 12 aprile 1992) e<u><a href=\"https:\/\/www.diecifebbraio.info\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/Screenshot_2023-04-11-18-56-54-802_com.google.android.apps_.docs3_.jpg\"> <em>Quel libro non si stampi!<\/em><\/a><\/u> di Simonetta Fiori, pezzo apparso sulle pagine culturali de <em>la Repubblica<\/em> del 17 aprile 1992, che esordisce riferendosi all\u2019articolo di cinque giorni precedente:<\/p>\n<p><em>Quel luned\u00ec mattina, in casa editrice tirava una brutta aria. Il libro di Michael Palumbo sui crimini dei soldati italiani continuava a produrre grane. L\u2019ultima \u2013 di quel luned\u00ec \u2013 era l\u2019intervista a <\/em>Panorama<em> di uno dei personaggi incriminati. [\u2026]<\/em><br \/>\n<em>Chi ce lo ha fatto fare?, devono aver pensato alla Rizzoli. D\u2019altra parte, che la materia fosse incandescente non era notizia di quel luned\u00ec. Gi\u00e0 tre anni prima, un programma sullo stesso argomento curato da Palumbo per la Bbc \u2013 F<\/em>ascist Legacy<em>, coautore Ken Kirby \u2013 aveva scatenato a Londra un pandemonio. Con la protesta risentita dell\u2019ambasciatore italiano Boris Biancheri. Il documentario denunciava per la prima volta, senza reticenze, le atrocit\u00e0 commesse dai soldati italiani in Grecia, Jugoslavia e nelle colonie d\u2019Africa. E la copertura che nel dopoguerra il potere democristiano avrebbe garantito ai criminali di guerra. Tanto per non sbagliare, la rete Uno della Rai, che s\u2019era assicurata i diritti, si guard\u00f2 bene dal mandarlo in onda.<\/em><br \/>\n<em>Il documentario di Palumbo, giovane ricercatore di Brooklyn, incurios\u00ec l\u2019allora direttore editoriale della Rizzoli, Gian Andrea Piccioli, che sottoscrisse con lui un contratto. Dopo un anno il libro, ricco di rivelazioni sulle malversazioni degli italiani nel campo di Arbe, in Etiopia, in Cirenaica e in Grecia, era gi\u00e0 pronto.<\/em><\/p>\n<p>\u00abChe fare del libro tanto atteso, che in un primo tempo doveva chiamarsi <em>L\u2019Olocausto mancato<\/em>, poi pi\u00f9 morbidamente<em> Italiani, brava gente?<\/em> e infine \u2013 titolo definitivo \u2013<em> L\u2019Olocausto rimosso<\/em>?\u00bb, si chiedeva Fiori. A fronte alle minacce di querela di uno degli innumerevoli personaggi coinvolti nella galleria di atrocit\u00e0 compiute dagli italiani, \u00absecondo una prima notizia, la Rizzoli avrebbe deciso di mandare al macero le ottomila copie gi\u00e0 stampate, una tiratura giustificata dalle attese\u00bb, chiosava.<\/p>\n<p>\u00abCaso alla Rizzoli: che fine ha fatto il lavoro di Palumbo sui criminali italiani?\u00bb, recitava l\u2019occhiello di quell\u2019articolo de <em>la Repubblica<\/em>. Aveva fatto una brutta fine, allora. Ma ora eccolo qui, finalmente, con una prefazione di Eric Gobetti e una postfazione (<em>Breve storia di un libro censurato e ritrovato<\/em>) di Ivan Serra, metalmeccanico e animatore del sito <u><a href=\"http:\/\/diecifebbraio.info\">diecifebbraio.info<\/a><\/u>, che ha inseguito come un segugio questa pista fino a ritrovare una copia \u2013 una delle copie? \u2013 sopravvissuta alla distruzione.<\/p>\n<p>\u00abAbbiamo distrutto ogni cosa da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti. Uccidiamo intere famiglie ogni notte, picchiandoli a morte o con le armi. Basta che facciano un movimento, noi spariamo senza piet\u00e0. Se muoiono, muoiono. Stanotte ci sono stati cinque morti: due donne, un bambino piccolo e due uomini\u00bb, scriveva una camicia nera alla famiglia il 1\u00b0 luglio 1942 dal Montenegro.<\/p>\n<p>\u00abStanno arrivando gli italiani\u00bb, \u00e8 una frase testuale che rispetto allo scenario greco riporta l\u2019autore riferendo delle scene di panico che seguono annunci come questo, nel genocidio in Cirenaica come in Etiopia, come <u><a href=\"https:\/\/www.reteparri.it\/eventi\/ferro-fuoco-loccupazione-italiana-della-jugoslavia-1941-43-6580\/\">nella Jugoslavia \u00aba ferro e fuoco\u00bb<\/a><\/u> \u2013 nella Slovenia della famigerata \u00abCircolare 3C\u00bb del generale Mario Roatta che autorizzava a fucilare in maniera indiscriminata, in Croazia e in Montenegro \u2013 come in Grecia, lasciando non di rado attoniti anche gli alleati nazisti.<\/p>\n<p>L\u2019angolatura prospettica che permette a Palumbo questa ricognizione, oltre all\u2019accesso alle ricerche allora gi\u00e0 disponibili \u2013 in particolare quelle solidissime e pionieristiche di Angelo Del Boca e Giorgio Rochat \u2013 \u00e8 proprio la documentazione della Unwcc, e il suo lavoro pachidermico cominciato nel 1978 quando ha potuto attingere massicciamente a documenti etiopici, jugoslavi, britannici, statunitensi, tedeschi, oltre che italiani, producendo il dossier necessario a realizzare <em>Fascist Legacy <\/em>e documentando, oltre che i crimini, la lucida e strategica opera di insabbiamento degli stessi, quando la lista della Unwcc arriv\u00f2 \u00aba comprendere 700 persone, molte delle quali occupavano un posto chiave nel governo italiano\u00bb, e \u00abgli alleati continuarono la loro tattica di indugio\u00bb. \u00abFra i criminali di guerra ancora in servizio c\u2019erano i generali [Alessandro] Pirzio Biroli, [Mario] Robotti, [Carlo] Tucci, [Silvio] Bonini, [Domenico] Chinnici e [Alessandro] Maccario, tutti colpevoli delle pi\u00f9 gravi atrocit\u00e0 commesse in Jugoslavia\u00bb, scriveva Palumbo un decennio prima che l\u2019istituzione del <u><a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/il-giorno-delloblio\/\">Giorno del Ricordo<\/a><\/u> contribuisse a ribaltare completamente nel senso comune il giudizio storico su quegli anni. Il libro avrebbe potuto persino precedere la celebre <em>querelle<\/em> tra Del Boca e Indro Montanelli, che nel 1996, dopo aver negato l\u2019uso dei gas iprite in Africa orientale, a fronte delle prove schiaccianti prodotte dallo storico novarese, avrebbe infine ammesso di essersi sbagliato e \u2013 almeno di questo \u2013 si sarebbe pubblicamente scusato.<\/p>\n<p>Centinaia di voci \u2013 da Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani all\u2019ultimo dei loro sottoposti, dai carnefici alle vittime, ai testimoni degli orrori africani ed europei \u2013 si avvicendano nelle quasi quattrocento pagine a stampa che ora chiunque pu\u00f2 avere tra le mani. Il saggio di Palumbo \u00e8 una cartografia d\u2019epoca \u2013 in fondo \u00e8 un pezzo da collezione di storia della ricerca storica \u2013 delle atrocit\u00e0 commesse dall\u2019Italia fascista lungo tutto il ventennio, e in particolare all\u2019estero e dal 1930 in Libia al termine del secondo conflitto mondiale, in un procedere per episodi dei quali gli studi pi\u00f9 recenti avrebbero confermato la rilevanza storica: il massacro di Addis Abeba del febbraio 1937 (\u00abuna visione da inferno dantesco\u00bb nelle parole del delegato della Croce Rossa Internazionale in Etiopia, Marcel Junod), finalmente ricostruito nel dettaglio <u><a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/il-massacro-di-addis-abeba\/\">da Ian L. Campbell<\/a><\/u> in un libro edito nel 2018 dalla stessa Rizzoli; quello immediatamente successivo di Debre Libanos, oggetto di uno studio approfondito <u><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858139639\">di Paolo Borruso<\/a><\/u> edito da Laterza nel 2020; quello di Zeret dell\u2019aprile del 1939, a cui Matteo Dominioni avrebbe dedicato <u><a href=\"https:\/\/www.reteparri.it\/wp-content\/uploads\/ic\/IC_243_20006_7_r.pdf\">uno studio<\/a><\/u> nel 2006; quello di Domeniko\/Domenikon del 16 febbraio 1943 in Grecia (<u><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/21_settembre_16\/domenikon-1943-quando-commettere-strage-furono-italiani-4ac78f04-16f6-11ec-8284-145049fd3f8d.shtml\">definito ancora \u00abl\u2019eccidio dimenticato\u00bb<\/a><\/u> dal <em>Corriere della Sera<\/em> tre anni fa), quando gli italiani massacrarono tutti gli uomini validi di un piccolo villaggio greco, in Tessaglia, ora portato alla luce <u><a href=\"https:\/\/www.mursia.com\/products\/vincenzo-sinapi-domenikon-1943\">da Vincenzo Sinapi<\/a><\/u> (<em>Domenikon 1943. Quando ad ammazzare sono gli italiani<\/em>, Mursia 2021) e al quale Palumbo dedicava gi\u00e0 diverse pagine, con tanto di interviste ai sopravvissuti.<\/p>\n<p>Si ha l\u2019impressione di assistere a un <em>what if<\/em>? della memoria pubblica italiana, trovando episodi ora noti tra gli studiosi e non solo gi\u00e0 descritti nel dettaglio, e tutti insieme, in un libro di un terzo di secolo fa, prima ancora della \u00abscoperta\u00bb a Roma dell\u2019\u00ab<u><a href=\"https:\/\/poloarchivistico.regione.emilia-romagna.it\/notizie\/stragi-nazifasciste-on-line-l2019armadio-della-vergogna\">armadio della vergogna<\/a><\/u>\u00bb nel 1994. Gi\u00e0, perch\u00e9 il testo \u00e8 stato pubblicato cos\u00ec come sarebbe dovuto uscire, in un\u2019operazione di<em> rep\u00eachage<\/em> pi\u00f9 unica che rara nel panorama della saggistica italiana. Con un valore conoscitivo e civile davvero con pochi precedenti.<\/p>\n<p>Il libro edito oggi da Alegre \u00e8 infatti un recupero integrale di quel testo stampato (prima edizione: aprile 1992) e \u00abcancellato\u00bb, con la sola correzione di alcuni refusi e imprecisioni, specie nei toponimi, opera della traduttrice Paola Tornaghi. Un esempio che pu\u00f2 illuminare \u00e8 appunto la <em>lectio<\/em> \u00abDomenikos\u00bb che Palumbo aveva utilizzato al posto di \u00abDomenikon\u00bb (dicitura in katharevousa) e \u00abDomeniko\u00bb (come \u00e8 chiamato oggi, in dimotiko), le uniche due occorrenze presenti nelle fonti: leggiamo questa precisazione in <em><u><a href=\"https:\/\/deriveapprodi.com\/libro\/camicie-nere-sullacropoli\/\">Camicie nere sull\u2019Acropoli. L\u2019occupazione italiana in Grecia (1941-1943)<\/a><\/u><\/em>, edito da Deriveapprodi nel 2013, in cui l\u2019autore Marco Clementi raccontando questo evento \u00abriscoperto in Italia\u00bb solo negli anni Duemila si stupiva di questa versione del toponimo rintracciata in altri studi, ignaro del fatto che verosimilmente provenisse dal libro di Palumbo. Qualche altra copia oltre a quella recuperata da Serra \u00e8 dunque circolata tra gli studiosi?<\/p>\n<p>Certo, la ricerca sul \u00abnuovo ordine mediterraneo\u00bb (cos\u00ec avrebbe titolato <u><a href=\"https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/davide-rodogno-il-nuovo-ordine-mediterraneo-9788833914329\/\">il saggio di Davide Rodogno<\/a><\/u> del 2003, edito da Bollati Boringhieri) in questi tre decenni \u00e8 andata avanti, e il progetto imperiale fascista che in Europa come in Africa condusse a incalcolabili atrocit\u00e0 \u00e8 stato studiato e divulgato con seriet\u00e0 e passione proprio da storici <u><a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/una-vita-partigiana\/\">come Del Boca<\/a><\/u> \u2013 che nel decennio seguente avrebbe intitolato il suo libro di maggior successo proprio <em><u><a href=\"https:\/\/neripozza.it\/libro\/9788854500135\">Italiani, brava gente? Un mito duro a morire<\/a><\/u><\/em> (Neri Pozza 2005), scomparso nel 2021 \u2013 e come Rochat, scomparso <u><a href=\"https:\/\/www.reteparri.it\/comunicati\/addio-giorgio-rochat-11291\/\">due settimane fa<\/a><\/u>, che furono maestri per molti. E dalle successive generazioni ricordate anche nella prefazione di Gobetti: si pensi a <u><a href=\"https:\/\/www.mulino.it\/isbn\/9788815120380\">Nicola Labanca<\/a><\/u>, il gi\u00e0 citato <u><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858139110\">Dominioni<\/a><\/u> e <u><a href=\"https:\/\/www.carocci.it\/prodotto\/storia-del-colonialismo-italiano\">Valeria Deplano e Alessandro Pes<\/a><\/u> per il colonialismo; a <u><a href=\"https:\/\/www.carocci.it\/prodotto\/fame-di-guerra\">Paolo Fonzi<\/a><\/u> per la Grecia, allo stesso <u><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858106730\">Gobetti<\/a><\/u> per la Jugoslavia, a <u><a href=\"https:\/\/www.viella.it\/libro\/9788833133218\">Filippo Focardi<\/a><\/u> per gli studi sulla memoria pubblica.<\/p>\n<p>Ma la ricerca, e ancora di pi\u00f9 la discussione pubblica, avrebbe potuto avanzare con maggiore rapidit\u00e0 e pregnanza se i risultati di questo lavoro \u00abcancellato\u00bb di Palumbo fossero passati dai magazzini alle librerie, e non solo in qualche mano fortunata che ha potuto avere le poche copie scampate al macero; avrebbe forse potuto avere, a proposito di <em>what if<\/em>?, un impatto simile a quello che il controverso<em> <u><a href=\"https:\/\/www.oscarmondadori.it\/libri\/i-volenterosi-carnefici-di-hitler-daniel-jonah-goldhagen\/\">I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l\u2019Olocasusto<\/a><\/u><\/em> di Daniel J. Goldhagen (1996) ebbe nel dibattito tedesco e globale sulla partecipazione delle persone \u00abordinarie\u00bb alla Shoah.<\/p>\n<p>Dal momento che non esistono \u00abcaratteri nazionali\u00bb immutabili, gli italiani furono <em>As Cruel as Anyone Else<\/em>, <u><a href=\"https:\/\/press.uchicago.edu\/ucp\/books\/book\/distributed\/A\/bo214795223.html\">come titola la traduzione inglese del pamphlet di Del Boca<\/a><\/u>, fresca di stampa per i tipi della University of Chicago Press. Eppure avviandosi a concludere <em>Le atrocit\u00e0 di Mussolini<\/em> l\u2019autore italo-americano lasciava spazio a un\u2019immagine controfattuale che vale la pena riportare, dopo aver riflettuto a lungo anche sulle profonde radici nel nazionalismo e nelle \u00abavventure\u00bb espansionistiche e coloniali che hanno preceduto il fascismo, utili da ricordare in questi giorni in cui la sbronza nazionalista e militarista del 4 novembre ci sovrasta:<\/p>\n<p><em>\u00c8 difficile valutare il numero totale delle vittime dei crimini di guerra fascisti, sicuramente centinaia di migliaia di persone morirono nei campi di concentramento italiani, nelle tremende incursioni e nelle carestie artificialmente create nei Balcani. <\/em><br \/>\n<em>Si possono aggiungere poi i massacri compiuti dalle forze di [Rodolfo] Graziani durante la Repubblica di Sal\u00f2, cos\u00ec come le migliaia di civili e prigionieri di guerra assassinati dalle legioni di Mussolini nella guerra civile spagnola e sul fronte russo durante la Seconda guerra mondiale. Bench\u00e9 non si possa pi\u00f9 conoscere il numero reale delle vittime, \u00e8 probabile che un milione di persone siano morte in conseguenza delle atrocit\u00e0 fasciste italiane [\u2026].<\/em><\/p>\n<p><em>Se il regime di Mussolini fosse stato pi\u00f9 efficiente, se la sua caduta non fosse coincisa col momento culminante della Seconda guerra mondiale, il tributo delle vittime sarebbe stato molto pi\u00f9 elevato. Infatti, dato che i fascisti avevano progettato di spopolare grandi aree della Libia, dell\u2019Etiopia, della Grecia e della Jugoslavia, la conclusione inevitabile \u00e8 che, se il regime di Mussolini fosse sopravvissuto, parecchi milioni di persone sarebbero morte nelle zone destinate al nuovo Impero Romano.<\/em><\/p>\n<p>\u00abStavo dicendo all\u2019Italia che il mito dell\u2019innocenza italiana era finito\u00bb, scrive oggi, da Taipei, Michael Palumbo, ricordando l\u2019effetto del documentario della Bbc e introducendo il suo libro che vede finalmente gli scaffali, sperando che ne sia in qualche modo una replica tardiva. Forse, allora, quando si ammaineranno i tricolori dopo l\u2019ennesimo e imbarazzante tripudio di celebrazioni del diritto alla \u00abDifesa\u00bb di questo paese, si potr\u00e0 iniziare a fare i conti con le guerre d\u2019aggressione che per vent\u2019anni si sono mosse in ogni angolo del tanto agognato progetto imperiale. Trentadue anni dopo quel \u00abNon si stampi!\u00bb (da leggersi: \u00abNon si distribuisca!\u00bb), e ottant\u2019anni dopo la Liberazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carlo Greppi &#8211; Vede finalmente gli scaffali il libro scomparso che documenta i crimini rimossi dell\u2019Italia fascista e le atrocit\u00e0 commesse dai soldati italiani in Africa e in Europa Qualcuno l\u2019ha avuto <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/01\/08\/la-storia-strappata-al-macero\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":170881,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[],"tag_articolo":[8195],"collezione":[],"class_list":["post-170880","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag_articolo-storia"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/170880","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=170880"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/170880\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":170882,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/170880\/revisions\/170882"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/170881"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=170880"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=170880"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=170880"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=170880"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=170880"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=170880"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}