{"id":171091,"date":"2025-01-28T15:53:53","date_gmt":"2025-01-28T14:53:53","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=171091"},"modified":"2025-01-28T15:53:53","modified_gmt":"2025-01-28T14:53:53","slug":"lultimo-miglio-la-guerra-tra-milazzo-e-le-isole-eolie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/01\/28\/lultimo-miglio-la-guerra-tra-milazzo-e-le-isole-eolie\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo miglio. La guerra tra Milazzo e le isole Eolie"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Combattenti di terra, di mare e dell&#8217;aria!&#8221;: il 10 giugno del 1940 Benito<br \/>\nMussolini chiamava gli Italiani a raccolta per annunciare la guerra per terra, mare<br \/>\ne aria. A tre anni di distanza, gli abitanti del Golfo di Milazzo capirono sulla loro<br \/>\npelle cosa fosse esattamente la guerra per terra, per mare e per aria. Tutte e tre le<br \/>\nguerre. in una, in casa, tra la fame e la paura, fecero svanire qualsiasi illusione<br \/>\nnutrita tre anni prima. Che la guerra sarebbe stata lontana, com&#8217;era stata la Grande<br \/>\nGuerra, la prima guerra mondiale; che si poteva chiudere subito la partita con la<br \/>\nFrancia; che si sarebbero &#8220;spezzate le reni&#8221; alla Grecia; che si sarebbero tenute<br \/>\nle colonie dell&#8217;Africa orientale e della Libia; che si poteva conquistare l&#8217;Unione<br \/>\nSovietica, la Russia dei bolscevichi comunisti&#8230;<br \/>\nIllusioni, e guai a credere alla propaganda!<br \/>\nDella guerra in casa, fra il Golfo di Milazzo e le Eolie, per terra, per mare e<br \/>\nper aria d\u00e0 conto questo puntuale libro di Giuseppe Pandolfo e Salvo Fagone.<br \/>\nCos\u00ec si possono seguire tutti gli episodi della guerra marittima, della guerra dei<br \/>\nsottomarini e dei loro siluri, che non risparmiavano neppure le navi passeggeri<br \/>\nfra Milazzo e Lipari, come il &#8220;Santamarina&#8221;.Poi inizi\u00f2 la &#8220;pioggia di bombe&#8221;:<br \/>\ngli obiettivi erano soprattutto militari, il porto, l&#8217;idroscalo, la stazione, le batterie<br \/>\ncontraeree. Ma le bombe non sono &#8220;intelligenti&#8221;, colpiscono pure case, chiese e<br \/>\nospedali. A nulla valse neppure il tentativo dell&#8217;arciprete Cernuto di pitturare con<br \/>\ni colori pontifici bianco e giallo la facciata della chiesa di S. Giacomo e il<br \/>\nsantuario di S. Antonio al Capo.<br \/>\nA mezz&#8217;agosto le avanguardie americane, venendo da Barcellona, entrarono<br \/>\na Milazzo &#8220;trovando una citt\u00e0 deserta e sconvolta dalle incursioni aeree&#8221;. Lo scalo<br \/>\nferroviario e alcuni magazzini erano in fiamme, il porto era un cimitero di<br \/>\nimbarcazioni di vario genere affondate o abbandonate&#8221;. E la guera per terra non<br \/>\nfin\u00ec l\u00ec: la battaglia contro la retroguardia tedesca continu\u00f2 a Venetico, a Spadafora,<br \/>\na Rometta, a Villafranca.<br \/>\nIntanto la sera del 14 agosto, a Orto Liuzzo, i Tedeschi trucidano cinque<br \/>\ncarabinieri e un civile, in uno degli episodi terribili di quella guera &#8220;in casa&#8221;<br \/>\ningiustamente dimenticati, ma di recente riemersi (grazie anche all&#8217;Anpi<br \/>\nmessinese).<br \/>\nNel primo dopoguerra nessuno voleva pi\u00f9 ricordare, anzi invocava il velo<br \/>\ndell&#8217;oblio.<\/p>\n<p>Chi era stato nei campi di concentramento, chi si era miracolosamente salvato<br \/>\ndall&#8217;assideramento russo, chi aveva dovuto affrontare da partigiano la barbarie<br \/>\nnazi-fascista, chi aveva dovuto subire i bombardamenti, la distruzione e la fame.<br \/>\nE poi c&#8217;era da ricostruire, da riavviare la vita, da fare bambini, tanti bambini: una<br \/>\nrimozione della guerra e della morte in nome della ricostruzione e della vitalit\u00e0.<br \/>\nMa da un po&#8217; di tempo a questa parte pare proprio il caso di rimuovere l&#8217;oblio<br \/>\ne riprendere la memoria e il monito di cosa sia la guerra, visto che il mondo<br \/>\nattorno a noi ce ne presenta una insopportabile quantit\u00e0. Si aggiunga che quella<br \/>\ngenerazione che la guerra &#8220;in casa&#8221;, quella siciliana, l&#8217;ha vissuta, sta ormai<br \/>\nprogressivamente diminuendo, portandosi via, insieme alla biologia dei suoi<br \/>\ncorpi, anche il &#8220;tesoro&#8221; dei ricordi.<br \/>\nResiste per\u00f2 una documentazione di grande portata dei fatti bellici negli<br \/>\narchivi e nelle biblioteche: ad essa fanno continuamente riferimento i due autori<br \/>\ndi questo libro per ricostruire con puntualit\u00e0 gli eventi di quel maledetto &#8217;43. I<br \/>\ndocumenti utilizzati, peraltro, non sono solo quelli scritti dalle varie fonti italiane<br \/>\ne straniere, ma anche quelli fotografici e cinematografici.<br \/>\nNel novero delle fonti utilizzate c&#8217;\u00e8, a sorpresa, anche un graffito, trovato da<br \/>\nuno degli autori a Spadafora in un casolare di campagna abbandonato: una<br \/>\ntestimonianza lasciata da Giuseppe Costa, che all&#8217;epoca viveva l\u00ec &#8220;sfollato&#8221; con la<br \/>\nfamiglia. Costa ricorda la battaglia del 25 luglio e il battesimo di sua figlia Stefania,<br \/>\ndestinata a morire da l\u00ec a pochi giomi sotto un bombardamento. Dalla storia familiare<br \/>\nalla grande storia: il 26 Mussolini e partito [sic], tutto in un graffito.<br \/>\nPersino le casematte militari &#8211; ne sopravvivono 27 nell&#8217;area milazzese &#8211;<br \/>\npossono essere considerate come &#8220;fonti&#8221;, di pietra e cemento, della storia<br \/>\nterrificante del &#8217;43. Gli autori tributano un riconoscimento all&#8217;iniziativa di Italia<br \/>\nNostra di salvaguardia di quei manufatti &#8220;di guerra&#8221; come &#8220;semi di pace&#8221;.<br \/>\nSi aggiunge poi la diaristica dei testimoni contemporanei agli avvenimenti; in<br \/>\nquest&#8217;ambito emerge il diario dell&#8217;undicenne Giulio Santoro, che la battaglia di<br \/>\nMilazzo e della riviera tirrenica se la &#8220;godeva&#8221; dal suo punto d&#8217;osservazione, da<br \/>\npiccola vedetta, di Castanea delle Furie.<br \/>\nSi prova cos\u00ec ad andare oltre lo studio tradizionale delle battaglie, in cui le<br \/>\nunit\u00e0 militari erano considerate come blocchi su una carta, come corpi uniformi<br \/>\nche obbediscono ad un comandante. Queste unit\u00e0 sono invece formate da uomini<br \/>\ndi diverse et\u00e0 e attitudini, e soprattutto spesso di diverse &#8220;nazionalit\u00e0&#8221;. Di questi<br \/>\nsoldati si vogliono conoscere le condizioni materiali, i sentimenti, le aspirazioni.<br \/>\nDi qui la maggiore attenzione della storiografia italiana rivolta alla letteratura<br \/>\ncostituita da diari, lettere, narrazioni in prima persona, che restituiscono la guerra<br \/>\nesperita dai suoi protagonisti, Testimonianze che sono mediate dai<br \/>\ncondizionamenti di ceto, genere, professione e dal modo in cui ciascuno di essi<br \/>\nha considerato la guerra.<\/p>\n<p>Tra gli ufficiali italiani catturati dagli Alleati a Milazzo vi furono il tenente<br \/>\nSalvatore Giannelli e il tenente Gianbattista Belloni: prima di arrendersi, avevano<br \/>\ndovuto prendere atto del morale depresso dei loro soldati. Ma la cosa pi\u00f9<br \/>\nsorprendente che emerge dalla loro testimonianza \u00e8 un&#8217;altra: &#8220;la popolazione<br \/>\ncivile, nettamente ostile ai militari, faceva temere una rappresaglia&#8221;.<br \/>\nGi\u00e0 il l\u00b0 agosto, il generale tedesco Hube, a proposito dei civili siciliani, aveva<br \/>\nle idee chiare: &#8220;La popolazione siciliana simpatizza apertamente col nemico&#8230;<br \/>\nQuando il nemico entra nelle localit\u00e0, la popolazione si d\u00e0 ad aperte<br \/>\nmanifestazioni di simpatia&#8221;.<br \/>\nGiovanni Giardina, ferroviere della Stazione di Milazzo, \u00e8 un testimone<br \/>\nprivilegiato dell&#8217;arrivo degli Alleati nella sua zona: &#8220;Non credevo ai miei occhi:<br \/>\nman mano che mi avvicinavo mi rendevo conto della realt\u00e0. Gli Americani! I<br \/>\nnemici! Ecco la cosa strana della vita; nel profondo eravamo contenti&#8221;.<br \/>\nIl fronte si sarebbe allontanato in direzione della martoriata Messina e forse<br \/>\nsi sarebbe potuta pronunciare la parola &#8220;pace&#8221;, si sarebbe aperto un nuovo<br \/>\ncapitolo della storia delle persone e del Paese.<br \/>\nSe la storia \u00e8 un &#8220;bene comune&#8221;, allora \u00e8 chiaro che quel bene va condiviso.<br \/>\nFanno bene i due autori a pubblicare questo libro, valido non solo per<br \/>\nl&#8217;avanzamento delle conoscenze nell&#8217;ambito della storia militare, ma soprattutto<br \/>\nperch\u00e9 appare in un momento dominato dal &#8220;presentismo&#8221;. Questo futile<br \/>\nfenomeno offusca il futuro, che invece si pu\u00f2 schiarire attraverso i valori storici.<br \/>\nQuel che accadde fra le Eolie e il Golfo di Milazzo e che viene narrato in<br \/>\nquesto libro, d\u00e0 sostanza, corpo e sangue, all&#8217;articolo 11 della Costituzione del<br \/>\nnostro Paese: &#8220;L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli<br \/>\naltri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali&#8221;.<\/p>\n<p>Giuseppe Restifo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Combattenti di terra, di mare e dell&#8217;aria!&#8221;: il 10 giugno del 1940 Benito Mussolini chiamava gli Italiani a raccolta per annunciare la guerra per terra, mare e aria. 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