{"id":171172,"date":"2025-02-06T13:07:24","date_gmt":"2025-02-06T12:07:24","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=171172"},"modified":"2025-02-06T13:07:24","modified_gmt":"2025-02-06T12:07:24","slug":"nino-siligato-il-marinaio-diventato-il-filibustiere-della-montagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/02\/06\/nino-siligato-il-marinaio-diventato-il-filibustiere-della-montagna\/","title":{"rendered":"Nino Siligato, il marinaio diventato il \u201cFilibustiere della montagna\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di Giorgio Pagano &#8211;<\/p>\n<p>Antonio Siligato, per tutti Nino, era siciliano, di Limina di Messina. Un marinaio provetto: nocchiero, nominato sergente, aveva combattuto in Grecia. In lui, come in tanti altri giovani, il generoso amor patrio non si poneva allora il problema se la guerra fosse giusta o ingiusta, n\u00e9 che era stata imposta al popolo da un regime che non lo rappresentava.<br \/>\nLa storia di Nino \u00e8 una storia insieme di candore e di sofferta presa di coscienza. L\u20198 settembre 1943 si ritrov\u00f2 a Spezia, disperato, senza pi\u00f9 una nave. Dopo un paio di settimane terribili decise di arruolarsi nella X Mas di Junio Valerio Borghese, che era al servizio dei tedeschi. Nino voleva proseguire, da marinaio, la guerra sul fronte meridionale. Quando gli dissero: \u201csi va in Piemonte a rastrellare i ribelli\u201d, torn\u00f2 a Spezia. La voce della coscienza lo spinse a diventare anch\u2019egli un ribelle.<br \/>\nBruno Brizzi nel 1943 era un giovane operaio dell\u2019Arsenale residente a Stra, sulle colline di Spezia, che si stava avvicinando al Partito comunista. In un\u2019intervista mi ha raccontato:<\/p>\n<p>\u201cSubito dopo l\u20198 settembre, con un gruppo di uomini sui trent\u2019anni, tra i quali Aldo Cozzani, Gino Montanari, Gino Oldoini, Guglielmo Vergassola, decidemmo di disarmare la batteria del Castellazzo. Con noi c\u2019erano alcuni marinai che fino all\u20198 settembre presidiavano la batteria, dove erano piazzate mitraglie e cannoni antiaerei. Questi marinai rimasero a Stra e a Marinasco nelle case di alcuni abitanti, tra di loro c\u2019era anche uno spezzino, Nadir Colombo. E alcuni siciliani: Patan\u00e8, Ferrara, Mangiapane e altri di cui non ricordo il nome. Ci raggiunse un marinaio di nome Nino Siligato, amico di qualcuno del presidio. Venne a dormire da noi, un po\u2019 a casa mia, un po\u2019 in casa della famiglia Torrini. Mentre la popolazione, molto provata dalla fame, assalt\u00f2 i magazzini dei viveri, noi mettemmo fuori uso le armi pesanti, gettandole in profonde cisterne utilizzate per attingere l\u2019acqua. Raccogliemmo invece le armi leggere, che in parte nascondemmo nella chiesetta di Santa Lucia e nei tombini delle strade. Inizi\u00f2 cos\u00ec una nuova storia. Ci affratellammo sempre pi\u00f9 con i marinai siciliani e iniziammo a parlare degli avvenimenti bellici e delle voci che giravano sui movimenti di gruppi organizzati che si opponevano all\u2019esercito tedesco che, dopo l\u20198 settembre, occupava il nord del Paese. Divenni renitente alla leva per non aver risposto al bando proclamato dai fascisti della Repubblica di Sal\u00f2 che volevano riorganizzare l\u2019esercito alleato ai tedeschi, ed ero un ricercato. Eravamo curiosi di sapere di pi\u00f9 dei gruppi che nel frattempo erano cresciuti e iniziavano a dare disturbo ai nazifascisti. Verso la fine di ottobre decidemmo l\u2019avventura, partimmo per il Parmense. Ci indirizz\u00f2 il comunista Mario Bonamini. Partii assieme a Nino Siligato verso la fine di gennaio del \u201944. Andammo nella banda Beretta, che da cui nacque la Centocroci. Con Nino eravamo sempre in coppia\u201d.<\/p>\n<p>Il racconto di Bruno \u00e8 confermato da quello di don Luigi Canessa, il cappellano della Centocroci, nel suo libro \u201cLa strada era tortuosa\u201d:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019ambiente giovanile spezzino, e non solo giovanile, era arroventato per la causa patriottica. Nino si mise in giro, frug\u00f2 nel segreto: trov\u00f2 le maglie dei cospiratori. [\u2026] E Bonamini lo condusse a Spallavera [di Albareto, presso la famiglia Maggi] insieme con Bruno. Di lass\u00f9 vide per la prima volta la valle del Taro e ne gio\u00ec. Era il 13 febbraio 1944\u201d.<\/p>\n<p>Le prime impressioni dei capi della Beretta furono negative: \u201csotto l\u2019impermeabile chiaro \u2013 continua don Canessa \u2013 c\u2019erano i calzoni e il maglione della X Mas!\u201d. Ma Nino voleva combattere. Scese con Bruno in citt\u00e0 e portarono su le armi nascoste a Stra. I sospetti continuarono. Fino al 24 marzo, quando Nino e Bruno combatterono sul passo Centocroci a fianco di Federico Salvestri \u201cRichetto\u201d \u2013 nel frattempo era nata la brigata Centocroci, con Gino Cacchioli \u201cBeretta\u201d comandante e \u201cRichetto\u201d vice \u2013 a fronteggiare il primo rastrellamento, condotto proprio dalla X Mas. Nel combattimento si distinsero \u201cRichetto\u201d e Nino, che \u201cRichetto\u201d nomin\u00f2 comandante di plotone. Bruno fu sempre in quel plotone, fino al gennaio 1945. Ma che plotone! Leggiamo don Canessa:<\/p>\n<p>\u201cIl suo plotone era singolare, come il comandante: era il plotone pi\u00f9 caratteristico della Centocroci. In esso trovavi russi, polacchi, francesi, austriaci, e poi: cantori, musicisti, assi del pedale, del ring, cuochi e pasticcieri e i tipi pi\u00f9 conosciuti dei fannulloni di via Chiodo! C\u2019\u00e8 uno che soffre a star tranquillo? Che \u00e8 impaziente a menar le mani? Va al Comando, chiede la bassa di passaggio e se ne va con Nino! Perch\u00e9 il plotone di Nino \u00e8 un plotone che deve lavorare, che non pu\u00f2 mica stare inattivo per la semplice ragione che se Nino sta fermo non \u00e8 pi\u00f9 lui\u201d.<\/p>\n<p>Le azioni del plotone furono numerosissime. Gli uomini di Nino scesero anche in Val di Vara e perfino a Spezia. Nino il marinaio era diventato il \u201cFilibustiere della Montagna\u201d!<br \/>\nA ottobre il comandante dei partigiani spezzini Mario Fontana \u201cTurchi\u201d aveva gi\u00e0 deciso che Nino avrebbe guidato gli esploratori al momento della liberazione di Spezia.<br \/>\nMa quegli uomini d\u2019azione avevano anche le preoccupazioni affettive. Leggiamo la testimonianza di Bruno Brizzi raccolta in \u201cIo sono l\u2019ultimo\u201d:<\/p>\n<p>\u201cPi\u00f9 il tempo passava da quando ero partito per la via dei monti e pi\u00f9 mi rendevo conto che mi mancava l\u2019affetto dei miei genitori e di mia sorella, che era una ragazzina. [\u2026] Queste sono le crisi che condividevo con l\u2019amico e compagno Nino. Lui i suoi cari li aveva in Sicilia, a Messina. Nel periodo che eravamo nascosti dalla famiglia Torrini, Nino trova un cuore giovane di una figlia di loro, Lidia, che lo sosterr\u00e0 con animo sincero e affetto reciproco\u201d.<\/p>\n<p>Nel gennaio 1945 il maggiore inglese Gordon Lett, a capo del \u201cBattaglione Internazionale\u201d, chiam\u00f2 \u201cRichetto\u201d, nel frattempo diventato comandante della Centocroci, e gli chiese di impegnare Nino in una importante e arditissima missione da compiere nel Pontremolese. Nino era febbricitante per l\u2019itterizia, gli consigliarono in tutti i modi di non andare. Ma lui volle partire. E disse a Bruno: \u201cTu rimani qui\u201d.<br \/>\nQuel che accadde \u00e8 raccontato da Lett in \u201cRossano\u201d. Lett descrive Nino cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u201cNino Siligato era un giovane marinaio del meridione che aveva la curiosa abitudine di parlare di se stesso sempre in terza persona. Avendo fatto il voto di non tagliarsi n\u00e9 barba n\u00e9 capelli finch\u00e9 la sua patria non fosse stata liberata, sfoggiava una fluente capigliatura che gli scendeva fino alle spalle e gli conferiva un\u2019aria feroce, decisamente smentita dallo sguardo. [\u2026] Fra di noi era nata una vera amicizia. Durante l\u2019anno trascorso, quando non eravamo che un gruppo di prigionieri, ci era venuto in soccorso pi\u00f9 di una volta. Per il suo grande coraggio tutti i compagni lo consideravano un eroe\u201d.<\/p>\n<p>Nino fu ucciso a Codolo di Zeri, al ritorno dall\u2019azione, insieme a suoi due compagni russi. Secondo Lett era il 20 gennaio 1945, secondo don Canessa il 17 gennaio. Il gruppo fu attaccato dai tedeschi per una delazione di un fascista di Codolo, come raccont\u00f2 Mino Tassi in \u201cPagine pontremolesi\u201d. Anche Tassi scrive del 17 gennaio. Il gruppo era di otto: tre riuscirono a salvarsi, un altro fu ferito e mor\u00ec dissanguato in altra zona pi\u00f9 a nord, un altro russo fu anch\u2019egli ferito ma si salv\u00f2 grazie alle cure dalle donne e del parroco di Codolo.<br \/>\n\u201cNino Siligato, il pi\u00f9 famoso, il pi\u00f9 bello, il pi\u00f9 generoso, il pi\u00f9 caratteristico partigiano della Centocroci non era pi\u00f9\u201d, scrisse don Canessa.<br \/>\nPochi giorni dopo le tensioni che da tempo attraversavano la Centocroci esplosero. La brigata si divise in due: la componente pi\u00f9 \u201cmilitare\u201d, con \u201cRichetto\u201d, si spost\u00f2 nel Parmense, la componente pi\u00f9 \u201cpolitica\u201d, legata al Partito comunista, nello Spezzino. Non sapremo mai dove sarebbe andato Nino: se con il suo capo \u201cRichetto\u201d o con l\u2019amico Bruno, pi\u00f9 vicino a Lidia. Certo \u00e8 che entrambe le Centocroci considerarono Nino il loro eroe. Il monumento eretto a Codolo nel 2001 \u00e8 firmato \u201cLe Brigate Centocroci\u201d. E a Nino Siligato hanno dedicato vie, oltre che i Comuni di Messina e di Limina, anche i Comuni di Parma e di Spezia, mentre quello di Pontremoli gli ha dedicato un ponte.<br \/>\n\u2013 \u2013 \u2013<br \/>\n\u201cCessate d\u2019uccidere i morti, non gridate pi\u00f9, non gridate se li volete ancora udire, se sperate di non perire\u201d, ha scritto in una lirica Giuseppe Ungaretti. In un momento cos\u00ec difficile per la libert\u00e0 e la giustizia nel mondo, dobbiamo raccogliere l\u2019invito del grande poeta: udire la voce dei morti, la voce degli umili, dei semplici, dei dimenticati. Sono andato a Codolo, nei giorni scorsi, pensando a loro. A Nino, ai russi caduti, che non hanno un nome.<br \/>\nHa ragione Paolo Galantini (Citt\u00e0 della Spezia, 23 gennaio 2025): come possiamo dimenticarli, come possiamo celebrare l\u2019ottantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz senza i russi, quando fu l\u2019Armata Rossa a liberare il campo? Bisogna udire la voce di tutti.<br \/>\nVale anche per i partigiani italiani. Non si pu\u00f2 raccontare solo la storia dei partigiani che hanno avuto la nostra ideologia. La Centocroci si divise tra due ideologie e non ha una storia: ci sono solo le storie divise delle due Centocroci. Se ne avr\u00f2 le forze, scriver\u00f2 la storia della Centocroci, l\u2019unica brigata che non ce l\u2019ha. E scriver\u00f2 la storia dei partigiani anarchici spezzini, i pi\u00f9 dimenticati di tutti. E dei partigiani russi e stranieri\u2026 Tutti si sacrificarono non perch\u00e9 ci dividessimo persino nella loro esaltazione, ma perch\u00e9 fossimo uniti a continuare la loro lotta per cambiare il mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giorgio Pagano &#8211; Antonio Siligato, per tutti Nino, era siciliano, di Limina di Messina. Un marinaio provetto: nocchiero, nominato sergente, aveva combattuto in Grecia. 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