{"id":171274,"date":"2025-02-15T11:32:02","date_gmt":"2025-02-15T10:32:02","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=171274"},"modified":"2025-02-15T20:51:16","modified_gmt":"2025-02-15T19:51:16","slug":"lumile-resistenza-operaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/02\/15\/lumile-resistenza-operaia\/","title":{"rendered":"L\u2019umile Resistenza operaia"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Angela M. Trimarchi<\/em> &#8211;<\/p>\n<p>L\u2019ultima delle dodici storie di Guerre, deportazioni, dittature, eroi di Guido Lorenzetti parla delle volenterose carnefici di Hitler e conclude \u00abcon alcune donne vicine ai partigiani che furono indotte a tradire per sfuggire alle torture o per ricatti.<br \/>\nUna di queste fu Elda Colombini di Milano. Scaricata dall\u2019amante Domenico Viotto, rappresentante del PSIUP nel CLN di Milano, corse a denunciarlo. Il partito lo sped\u00ec in fretta e furia in Svizzera e lo sostitu\u00ec presso il CLN con l\u2019irreprensibile Andrea Lorenzetti, mio padre\u00bb.<br \/>\nPietro Nenni nel suo diario, in<br \/>\ndata 11 maggio del 1944, racconta<br \/>\ncome l\u2019amica di Viotto denunci\u00f2<br \/>\nalla Gestapo il suo amante che voleva abbandonarla. Aggiunge: \u00abEra una miserabile, una ladra e ricattatrice e, nonostante ci\u00f2, la mise al corrente di ogni pi\u00f9 delicata attivit\u00e0 del partito. Io stesso l\u2019avevo pregato di allontanare quella donnaccia. Non volle o non seppe ascoltare la voce del buon senso e dell\u2019onore. E quando si decise a lasciarla, ella era in grado di fare a tutti molto male e non esit\u00f2 un istante a farlo. Poi, pentita della denuncia, corse ad avvertire V. che comp\u00ec l\u2019ultimo e il pi\u00f9 irreparabile errore e invece di strangolarla fugg\u00ec con lei in Svizzera. Gli volevo molto bene e molto contavo su lui e sulla sua energia. N\u00e9 riesco a capacitarmi del come abbia potuto scendere cos\u00ec in basso. Tremendi scherzi del cuore e del sesso!\u00bb. Poi, poche righe pi\u00f9 avanti, annota che lo spionaggio \u00e8 sempre la causa dell\u2019arresto di Andrea Lorenzetti, tra i migliori.<br \/>\nNelle parole di Nenni si avverte la grande delusione per Viotto, che non aveva imparato dai propri errori, aprendo una falla nella sicurezza dei militanti del partito.<br \/>\nIl Partito Socialista di Unit\u00e0 Proletaria era nato in quel tormentato 1943 per volont\u00e0 di Sandro Pertini, Lelio Basso e Pietro Nenni, appena liberati nell\u2019agosto dello stesso anno. Pertini era confinato a Ventotene, Basso nel campo di concentramento di Colfiorito (Perugia) e Nenni a Ponza, dopo quasi vent\u2019anni di esilio.<br \/>\nEd a Ponza era arrivato Mussolini, pi\u00f9 stordito che rassegnato, tra due carabinieri qualche giorno dopo il 25 luglio 1943. Entrambi confinati nella stessa isola: Nenni per volont\u00e0 di Mussolini e Mussolini per decisione del re e delle camarille di corte militari e finanziarie. Dalla sua finestra Nenni vede Mussolini, anche lui alla finestra, a Santa Maria nella villa del ras, cos\u00ec chiamata perch\u00e9 aveva ospitato il ras Imer\u00f9.<br \/>\nPer uno scherzo del destino si ritrovano entrambi prigionieri come in quel lontano 1911, quando quello scatolone di sabbia, la Libia, li aveva uniti. Nelle parole di Nenni soprattutto la condanna verso un Mussolini, vinto, un eroe d\u2019annunziano rotolato dal suo trono di cartapesta che morde la polvere. Mussolini aveva tradito, con il suo nietzschiano disprezzo della massa, l\u2019idealit\u00e0 socialista di una rivoluzione proletaria orientatala alla eliminazione della borghesia capitalistica, nazionalista e imperialista, che mira solo all\u2019accumulazione tra vecchie e nuove forme di colonialismo, di sfruttamento, di razzismo e di antisemitismo.<br \/>\nMa chi aveva fatto rotolare nella polvere quell\u2019eroe di cartapesta?<br \/>\nGli alleati erano sbarcati il 10 luglio del 1943 in Sicilia, ma la fine di Mussolini \u2013<br \/>\nsecondo E. Montali e M. Gambilonghi &#8211; \u00e8 segnata da quel proletariato, cresciuto<br \/>\ncontro ogni sua previsione e nonostante la sanguinosa repressione negli anni del<br \/>\nregime.<br \/>\nNel febbraio dl 1943 la vittoria dell\u2019Armata rossa a Stalingrado aveva alimentato speranze e offerto un arsenale simbolico che aveva rafforzato la coscienza operaia. \u00abLa fabbrica, che lavorava per la guerra diviene ontologicamente uno spazio politico. Le fabbriche sono il cuore dello sforzo bellico, sono loro che producono tutto ci\u00f2 che necessita all\u2019esercito combattente: armi, munizioni, vestiti, logistica\u00bb.<br \/>\nLe operaie e gli operai in fabbrica hanno lo stesso valore che i soldati al fronte. Solo che un soldato \u00e8 sostituibile, un\u2019operaia\/un operaio no, soprattutto quando \u00e8 un lavoratore altamente specializzato.<br \/>\nGli scioperi e i sabotaggi del 1943, soprattutto di operaie poi confluite nel Gruppo di difesa delle donne (GDD) ferocemente punite dal nazifascismo e internate a Ravensbr\u00fcck, orientarono la politica del governo Badoglio e lo costrinsero nell\u2019agosto del 1943 a quelle concessioni prima negate, come la liberazione dei prigionieri antifascisti e la richiesta di condizioni migliori di lavoro.<br \/>\nEra la vittoria della coscienza di classe, che aveva avuto la meglio su un corporativismo che avrebbe voluto fare dell\u2019operaio il docile strumento di un totalitarismo imperfetto (Hannah Arendt).<br \/>\nIl totalitarismo mussoliniano era imperfetto perch\u00e9 si era realizzato, in convivenza con la monarchia sabauda e lo Statuto Albertino, eliminando con le manganellate i dissidenti. Nonostante le sue previsioni, dopo l\u2019uccisione di Matteotti, che aveva denunciato i brogli nelle elezioni del 1924, Mussolini non riusc\u00ec a far tacere la coraggiosa opposizione dei deputati di sinistra. Tra questi Francesco Lo Sardo, segretario della Camera del Lavoro di Messina, primo deputato del Partito comunista in Sicilia nelle elezioni del 1924, che aveva saputo riunire presso la Camera del lavoro tutti gli antifascisti di qualsiasi colore politico.<br \/>\nIl discorso che probabilmente ne decret\u00f2 la fine fu quello fatto durante la discussione sullo stato di previsione della spesa nella giornata del 2 giugno del 1926: \u00abQuando il vostro Duce era il nostro (ride) ha tradotto un libro dal quale ho tratto un ammaestramento\u2026\u00bb<br \/>\nMussolini: \u00abLasci perdere quella roba\u00bb e Lo Sardo: \u00abLo so che lei ha sorpassato<br \/>\nquella roba, ma quella roba ha dato a me un ammaestramento (\u2026): \u201cColoro che<br \/>\nhanno la coscienza ferma nella necessit\u00e0 della rivoluzione sociale persistono tetragoni nella loro fede\u201d. Ed \u00e8 per questo che io permango nella mia fede comunista\u00bb.<br \/>\nIl 1\u00b0 novembre del 1926 Lo Sardo sar\u00e0 aggredito in casa da un pugno di fascisti,<br \/>\nche fracassate le finestre esterne e frantumati i vetri delle porte e delle vetrine del suo studio, penetrarono nel suo domicilio.<br \/>\nIl 6 novembre anche Gramsci sar\u00e0 arrestato a Roma.<br \/>\nCon Lo Sardo e Gramsci si estingue l\u2019opposizione politica in Parlamento, ma<br \/>\nl\u2019azione da loro esercitata presso le masse nell\u2019educazione all\u2019utilizzo di strumenti democratici di lotta non si arresta.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un Lo Sardo coerentemente vicino agli operai, contadini e artigiani uniti nei Fasci dei lavoratori (perch\u00e9 un bastone tutti lo rompono ma un fascio di bastoni nessuno lo rompe) a Messina e provincia gi\u00e0 dal 1889, che insegna loro che \u00e8 possibile ottenere miglioramenti salariali e occupazionali, con lotte pacifiche, mobilitazioni (passeggiate), scioperi e occupazioni contro gli abusi degli agrari, poi entrati compatti a formare il quadro dirigente dello squadrismo fascista. Questi lavoratori, nella quasi maggioranza, non sono persone acculturate o politamente inquadrate, ma sanno ascoltare chi con linguaggio semplice indica loro la strada dei diritti.<br \/>\nLa durissima reazione crispina delle agitazioni contadine del 1893 fu terribile, ma non riusc\u00ec a distruggere questo primo legame tra intellettuali e subalterni. Non scalf\u00ec la forza di questa \u00abrivoluzione\u00bb (Gramsci, Quaderno X).<br \/>\nL\u2019invasione del municipio di Limina in provincia di Messina nel dicembre del 1935 per protestare contro l\u2019applicazione dell\u2019imposta di famiglia in sostituzione della tassa sul valore locativo \u00e8 un esempio emblematico. Vi parteciparono, tra gli altri, Carmelo Manuli e Antonino Spadaro, entrambi agricoltori.<br \/>\nDi Limina era anche Carmelo Chillemi, sarto, comunista, residente a Messina, notoriamente uno dei principali collaboratori di Francesco Lo Sardo, con il quale si manteneva in contatto per quanto riguardava l\u2019organizzazione del partito e principalmente per l\u2019opera di assistenza ai compagni disposta dal soccorso rosso internazionale.<br \/>\nFurono mandati tutti al confino: i politici e anche umili militanti di tutte le correnti<br \/>\ndell\u2019antifascismo.<br \/>\nSenza tante formalit\u00e0, con la legge del 1931 era possibile eliminare quanti contrastavano o avevano intenzione di contrastare la politica del regime. Ironizzare o raccontare barzellette, partecipare al funerale di un comunista, festeggiare il primo maggio erano la causa della condanna al confino, che spesso era la prosecuzione del carcere: carcere e confino si alternavano per coloro che erano definiti pericolosi.<br \/>\nIl dissenso coraggioso degli umili, anche in Sicilia, aveva permesso di saldare la<br \/>\nloro causa a quella nazionale e persino a quella europea. (Salvatore Carbone e<br \/>\nLaura Grimaldi. Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Sicilia. Prefazione di Sandro Pertini, Roma 1989) Lo Sardo confinato a Turi di Bari ritrova qui nel 1930 Gramsci.<br \/>\nStessa sorte e stessa idea di partito e di sindacato nelle parole di Antonio Gramsci: \u00abnon solo pu\u00f2 dirsi di massa per l\u2019influenza che esso esercita su larghi strati della classe operaia e della massa contadina ma perch\u00e9 ha acquistato una capacit\u00e0 di analisi delle situazioni, di iniziativa politica e di forza dirigente che nel passato gli mancavano. La classe contadina meridionale \u00e8, dopo il proletariato industriale e agricolo dell\u2019Italia del Nord, l\u2019elemento sociale pi\u00f9 rivoluzionario della societ\u00e0 italiana.<br \/>\n(\u2026) E per il nostro partito la Confederazione generale del lavoro costituisce in Italia l\u2019organizzazione che storicamente esprime in modo pi\u00f9 organico queste accumulazioni di esperienze e di capacit\u00e0 e rappresenta quindi il terreno entro il quale deve essere condotta questa difesa\u00bb (III Congresso di Lione 1926).<br \/>\nFrancesco Lo Sardo era arrivato a Turi in condizioni terribili, era dimagrito di dieci<br \/>\nchili. La notizia delle sue gravi condizioni di salute aveva varcato i confini nazionali.<br \/>\nGramsci non godeva di migliore salute. Pertanto, il ministero, per tranquillizzare<br \/>\nl\u2019opinione pubblica, dispose un\u2019ispezione tecnico-sanitaria. L\u2019incaricato rifer\u00ec che \u00able celle occupate dai condannati Gramsci e Lo Sardo erano ampie (mc.100, 80 ciascuna), espose a mezzogiorno e ultra-sufficienti\u00bb.<br \/>\nEra un modo ridicolo di mistificare la realt\u00e0 e mettere a tacere la stampa estera, che per\u00f2 non tacque. Francesco Lo Sardo, come scrive l\u2019Humanit\u00e8, \u201ctu\u00e9 l\u00e9galement (ucciso legalmente!) \u201cdans la prison italienne de Turi\u201d (in realt\u00e0 Poggioreale) il 30 maggio 1931.<br \/>\nEd a Turi fu confinato anche Sandro Pertini, che una mattina incontra in cortile Antonio Gramsci. Racconta che vide una bella testa da Danton su un corpo di pigmeo, gobba davanti e dietro. Gli disse: \u00abScusi lei \u00e8 l\u2019onorevole Gramsci?\u00bb. E Gramsci: \u00abChe fai mi dai del lei? Non sei antifascista anche tu?\u00bb. Fu l\u2019inizio di un\u2019amicizia sincera tra un comunista e un socialista, che condividevano la speranza di riunificare tutte le forze antifasciste.<br \/>\nGramsci, gi\u00e0 gravemente ammalato, morir\u00e0 nel 1937. Il teorico dei consigli di fabbrica continuer\u00e0 a studiare e scrivere (Lettere dal carcere e Quaderni del carcere) fino alla fine, senza mai venir meno alla sua missione di educazione di un proletariato, sempre pi\u00f9 coeso e consapevole dei propri diritti. Pertini che era confinato a Pianosa dir\u00e0: \u00abLe masse popolari hanno perso un grande dirigente!\u00bb<br \/>\nL\u2019idea tutta gramsciana di un partito fatto di intellettuali che debbano mescolarsi attivamente alla vita pratica come costruttori, organizzatori, persuasori permanenti, sopravvivr\u00e0 nell\u2019intellettuale organico Pertini e nelle sue azioni politiche. Si pensi a quella sera del 16 maggio 1955 quando giunse a Sciara insieme a Giorgio Napolitano, il giorno della morte di Salvatore Carnevale, bracciante, sindacalista, socialista, ucciso dalla mafia proprio per la sua attivit\u00e0 sindacale in difesa dei contadini delle Madonie. Fu Pertini ad accompagnare Francesca Serio, la madre di Salvatore, negli uffici giudiziari di Palermo, dove la donna present\u00f2 denunzia per un omicidio mafioso, indicando i nomi e i cognomi. Era la prima volta nella storia del nostro paese.<br \/>\nIntellettuale organico \u00e8 anche Andrea Lorenzetti, che con lo pseudonimo di Giordano de Andreis, rappresentante del PSIUP clandestino nel CLN, \u00e8 l\u2019animatore della seconda ondata di scioperi nel 1944. Scioperi che colpiscono l\u2019immagine bellica della RSI, demistificandone il collaborazionismo e delegittimando l\u2019occupazione tedesca.<br \/>\nIl 1\u00b0 marzo migliaia di operaie e operai interrompono il lavoro sfidando la polizia fascista e l\u2019esercito di occupazione nazista. Incarcerazione, torture, deportazioni non indeboliranno la forza prorompente e coraggiosa di queste donne e questi uomini.<br \/>\nNel comunicato di Radio Londra del 9 marzo si avverte la sorpresa per la dimensione degli avvenimenti.<br \/>\nSecondo una citazione di Guido Lorenzetti, un articolo del New York Times, giornale che certamente non nutriva molte simpatie per il movimento, recita: \u00abin fatto di dimostrazione di masse non \u00e8 avvenuto niente nell\u2019Europa occupata che si possa paragonare alla rivolta degli operai italiani. \u00c8 una prova impressionante che gli italiani disarmati sono sottoposti a una doppia schiavit\u00f9\u00bb. Il popolo italiano stava dando prova di riscatto e di consapevolezza politica. Ovviamente la stampa italiana taceva o minimizzava la potenza della protesta.<br \/>\nL\u2019entit\u00e0 degli scioperi del \u201843 e \u201944 rappresenta un elemento distintivo della Resistenza italiana da quella europea.<br \/>\nLorenzetti \u00e8 arrestato il 10 marzo del 1944, condotto e torturato a San Vittore, poi a Fossoli, Bolzano ed infine a Gusen-Mauthausen. \u00abNel campo di smistamento di Fossoli la sua preoccupazione \u00e8 quella di sostenere i compagni e di rendere meno insopportabile la vita di tutti\u00bb. Commoventi le parole rivolte alla moglie, con le quali la prega di portargli dei libri. Stanno istituendo una biblioteca \u00abperch\u00e9 c\u2019\u00e8 tanta gente che ha bisogno di libri, non tutti hanno la fortuna di un equilibrio interno o la possibilit\u00e0 di non annoiarsi mai. Ci sono qui circa 700 romani razziati in uno dei quartieri pi\u00f9 miserabili di Roma: il Quadraro\u00bb.<br \/>\nSi tratta di Lumpenproletariat, il proletariato straccione, nella definizione di Karl Marx. Un proletariato vittima della sottoccupazione e della disoccupazione, miserabile, avvilito da una miseria nera e con un cervello chiuso. Un sottoproletariato che Marx riteneva un intralcio per la rivoluzione del proletariato e che, invece, dovrebbe essere avvicinato nella sua dolorosa emarginazione. \u00abI libri aiuteranno\u00bb i miserabili del Quadraro. \u00c8 il 1\u00b0 giugno del 1944.<br \/>\nIl Quadraro, popolato da gente tutta venuta dal sud, era uno dei quartieri di Roma pi\u00f9 resistenti, un nido di vespe, poi medaglia d\u2019oro al valor civile; un quartiere, che aveva subito il rastrellamento di 744 abitanti, poi finiti a Fossoli, per i quali Guido chiedeva dei libri.<br \/>\nQualche giorno dopo per\u00f2, il 4 giugno, scrive: \u00abPer la prima volta in vita mia sono in contatto con le categorie pi\u00f9 misere. Com\u2019\u00e8 brutta la miseria nera! Com\u2019\u00e8 triste la loro condizione, com\u2019\u00e8 chiusa la mente di questi disgraziati quasi sempre preda soltanto dell\u2019egoismo che costituisce la loro unica difesa! Eppure, bisogna penetrare in questi cervelli chiusi, malgrado le continue delusioni, ma il lavoro di rieducazione non potr\u00e0 dare risultati duraturi, se le basi non saranno quelle di un miglioramento materiale. La pratica mi dimostra quel che mi aveva detto un tempo il ragionamento: l\u2019utopia che il rinnovamento morale deve precedere quello materiale ha segnato il fallimento del mazzinianesimo\u00bb. (Andrea Lorenzetti. Prigioniero dei nazisti. Libero<br \/>\nsempre. Lettere da San Vittore e Fossoli, marzo-luglio 1944. A cura di Guido Lorenzetti).<br \/>\nNon si pu\u00f2 leggere a pancia vuota, prima il lavoro, il pane, e poi i libri e la cultura.<br \/>\nQui Lorenzetti, per la prima volta a contatto con gli umili, si rende conto che il socialismo, grazie al lavoro, offre una concreta e operativa possibilit\u00e0 di liberazione dalla miseria morale e materiale.<br \/>\nQuesto marzo del 1944 con questo nuovo conflitto operaio, lo sciopero generale e<br \/>\nla deportazione operaia pu\u00f2 essere considerato un momento di svolta della Resistenza italiana. Il nemico di classe non scompare, ma collabora con i tedeschi per non perdere le commesse.<br \/>\n\u00abIl capitale internazionale &#8211; scrive Guido Lorenzetti &#8211; soprattutto statunitense, cui<br \/>\nnon pareva vero di non avere pi\u00f9 l\u2019impiccio delle organizzazioni sindacali, sostiene l\u2019economia tedesca. Ford, Opel, IBM, Standard Oil, Shell\u00bb.<br \/>\nLa manodopera non manca. Insieme agli operai e operai deportati dopo il 1943 \u00abi<br \/>\ndeportati politici e militari diventeranno lavoratori schiavi per contribuire allo sforzo bellico del Reich\u00bb. In particolare, sar\u00e0 questa la sorte degli I.M.I. (Internati militari italiani) in applicazione dell\u2019accordo Mussolini-Hitler del 20 luglio 1944.<br \/>\nQuesti deportati (circa 650.000) con coraggio riuscirono a sabotare gran parte della produzione, perch\u00e9 non volevano essere un ingranaggio nella macchina produttiva del nazi-fascismo.<br \/>\nLa resistenza delle operaie, degli operai, degli umili \u00e8 quindi la resistenza pi\u00f9 rivoluzionaria, quella che attraverso la non violenza e l\u2019astensione coraggiosa dal lavoro ha inferto un colpo durissimo alla barbarie del nazifascismo, dimostrando che il lavoro \u00e8 strumento di lotta, emancipazione e di democrazia.<br \/>\nUmberto Terracini, presidente dell\u2019Assemblea costituente, volle sottolineare questo aspetto: \u00abla parola lavoro, ignorata nello Statuto Albertino, torna molte volte nella Costituzione. Il lavoro come condizione imprescindibile di cittadinanza attiva. Una risposta democratica pi\u00f9 avanzata di quella liberale\u00bb.<br \/>\nUn sistema di welfare inclusivo e universalistico che concilia lavoro e uguaglianza, nella rimozione degli ostacoli che non ne permettono il soddisfacimento.<br \/>\n\u00abSiamo ormai in un\u2019epoca nella quale si e\u0300 smarrito il profilo prescrittivo della Costituzione.<br \/>\nIn nome dell\u2019unica ideologia rimasta, quella liberista, e dei processi di globalizzazione si e\u0300 prodotto un quadro nuovo: il lavoro \u00e8 stato frantumato, flessibilizzato,<br \/>\nprivato progressivamente dei diritti e delle protezioni di uno Stato sociale in via di smantellamento. I dogmi della produttivita\u0300 e della competitivita\u0300 hanno sostituito i valori della uguaglianza e della parita\u0300 dei diritti, il controllo dell\u2019economia sulla politica ha snaturato il controllo democratico: la centralita\u0300 e l\u2019onnipotenza dei mercati hanno sottomesso la sfera politica e contemporaneamente l\u2019hanno deresponsabilizzata nelle scelte di sostegno alle pratiche liberiste nascondendola dietro gli imperativi del pareggio di bilancio, o dei parametri che vietano politiche espansive o di sostegno sociale. E in questa contorsione del rapporto tra lavoro e democrazia, evidente nei tentativi riusciti di svuotare il diritto del lavoro e in quelli piu\u0300 o meno scoperti di rivedere l\u2019intero impianto costituzionale, noi vediamo riflessa la crisi epocale nella quale viviamo: lavoro e democrazia soffrono della stessa crisi, della stessa perdita di centralit\u00e0 nella nostra societa\u0300. In questo l\u2019eredita\u0300 della Resistenza rischia davvero di scolorire\u00bb (https:\/\/www.fondazionedivittorio.it\/sites\/default\/files\/content-attachment\/<br \/>\nScioperi43.pdf)<br \/>\nBisognerebbe dunque che la politica, seguendo il dettato costituzionale, ridia centralit\u00e0 a lavoro e democrazia, con un programma condiviso, ma soprattutto con un programma.<br \/>\nUn programma, semplice e chiaro (troppo analfabetismo funzionale), che sappia raggiungere gli umili e gli svantaggiati, i pi\u00f9 astensionisti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Angela M. 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