{"id":171437,"date":"2025-02-28T00:08:27","date_gmt":"2025-02-27T23:08:27","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=171437"},"modified":"2025-02-28T00:08:27","modified_gmt":"2025-02-27T23:08:27","slug":"restare-per-sovvertire-lo-stato-delle-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/02\/28\/restare-per-sovvertire-lo-stato-delle-cose\/","title":{"rendered":"Restare per sovvertire lo stato delle cose"},"content":{"rendered":"<p>di Vito Teti &#8211;<\/p>\n<p><strong>Restare \u00e8 una scelta rivoluzionaria.<\/strong> Restare non ha senso se non sovvertiamo lo stato delle cose, se non riguadagniamo allo sguardo i nostri luoghi, se non li riguardiamo con cura e prospettiva etica, se non siamo capace di \u201cdifenderli\u201d da quei locali che vogliono desertificarli.<\/p>\n<p>Fin da quando, nel 2011, ho adoperato il termine \u201crestanza\u201d (ma del restare mi occupavo fin dai miei scritti giovanili e nei miei libri sull\u2019emigrazione) ho sempre sostenuto \u2013 suscitando generose adesioni e anche sterili e nascoste, celate, riserve \u2013 e ho precisato che<strong> restare \u00e8 una scelta etica<\/strong>, un diritto<strong>, un nuovo modo si stare al mondo, un senso dell\u2019abitare<\/strong>, una ricerca di appaesamento, che riguarda, anche, se non soprattutto, quelli che sono andati via, che tornano, sono a \u201cmezza parete\u201d, sospesi, hanno il \u201ccuore in mezzo a due pensieri\u201d, vanno e vengono, camminano, cercano. Abitano piccoli villaggi, paesi, periferie, citt\u00e0, banlieu, luoghi di \u201cfine terra\u201d.<\/p>\n<p>In questi ultimi anni, e da ultimo pensando alle vicende diverse di figure come Luigi Lombardi Satriani, Mimmo Lucano, Nuccio Ordine, Franco Piperno e, adesso, a Dario Brunori, con il suo restare che rivendica e carica di senso nuovo, e, naturalmente, pensando a giovani, ad amici artisti, poeti, scrittori che restano, ad associazioni, gruppi, musicisti, produttori, cercatori di memorie e di rovine, di paesaggi, di pane, di cibi perduti, di grani e di scirubette, sono sempre pi\u00f9 convinto che restare non pu\u00f2 che essere un atto sovversivo, liberatorio, il diritto a <strong>un luogo in cui produrre, fare musica, teatro, letteratura, venire a patto con la \u201cnatura\u201d, con gli animali, con gli altri<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 comodo restare: si scontano incomprensioni, a volte aggressioni, calunnie, invidie. Bisogna fare i conti con il dolore, la tristezza, il tempo che passa<\/strong>, le morti, lo spaesamento, la nostalgia, l\u2019inquietudine, la tentazione di andare via. <strong>La restanza \u00e8 una scelta politica, sovversiva, in controtendenza, antiliberista, contro logiche capitalistiche. Bisogna portare alle estreme conseguenze questa nuova filosofia, questo desiderio di non disertificare il Sud, di potere scegliere se restare e andare.<\/strong> Se qualcuno continua a pensare che la \u201crestanza\u201d sia una scelta comoda, leggera, localistica, rassegnata, folkloristica, interessata, non sta parlando della mia posizione, da un\u2019etica del fare e dal mutamento.<\/p>\n<p>Lo dico pi\u00f9 chiaramente, esplicitamente. <strong>Restare non basta, pu\u00f2 essere controproducente, se non si afferma una cultura e una pratica oppositiva<\/strong>, se non ci si appropria dei valori, dei paesaggi, del vuoto, delle bellezze in cui viviamo. Restare significa essere teneri, garbati, amorevoli, senza per\u00f2 cedere e fare compromessi con il potere. Restare significa scrutare le nostre ombre, riconoscerle, ma alzare lo sguardo verso la luce e verso il Cielo. Significa affermare un\u2019antropologia che bandisca finalmente campanilismi, conflitti, rancori, separazioni, maldicenze gratuiti. Chi ad esempio resta per consegnare, senza accorgersene, la Calabria alla malapolitica, alla mafie, ai retori, ai loro pifferai pi\u00f9 o meno occulti, compie l\u2019ennesimo, l\u2019ultimo, tradimento nei confronti della propria terra.<\/p>\n<p>Diciamo la verit\u00e0, molte ragazze, tanti giovani, pur volendo restare e mostrare la loro voglia e capacit\u00e0 di fare nei luoghi in cui sono nati e che amano, finiscono con il partire, con il fuggire, sapendo che non potranno pi\u00f9 tornare. Fuggono perch\u00e9 non hanno lavoro, perch\u00e9 non ci sono scuole, ospedali, musei, centri sociali, perch\u00e9 non vogliono passare il tempo seduti in macchina, aspettando che qualche \u201cpotente\u201d offra loro, rendendoli prigionieri, un lavoro sottopagato e mortificante. Diciamolo. <strong>Molti paesi si svuotano perch\u00e9 molti giovani, cresciuti con nuovi saperi, con internet, in dialogo con il mondo esterno, trovano intollerabile \u201cdipendere\u201d da \u201cpolicanti\u201d, corrotti e da mafie.<\/strong> Ho sentito migliaia di giovani che vanno via perch\u00e9 \u201cqui\u201d comanda la mafia, esistono complicit\u00e0 collusioni pi\u00f9 impensate e pi\u00f9 occulte. Tanti paesi calabresi \u2013 sappiamo che l\u2019esodo \u00e8 un processo complesso, dei lunga durata, voluto anche dai ricchi del Nord e del Sud, hanno \u201cchiuso\u201d per mafia, per faida, perch\u00e9 diventati irrespirabili.<strong> In questo contesto, per quelli che resistono, restare non \u00e8 una passeggiata, \u00e8 un camminare lento e a piede fermo, richiede un\u2019etica del viandante capace di cercare nuove strade<\/strong>, di abbandonare percorsi gi\u00e0 battuti e fallimentari, <strong>di sentirsi parte di processi locali e di fenomeni globali<\/strong>. Restare \u00e8 stare con, assieme, in comunione, con tutti quelli che vogliono cambiare le cose, con gli ultimi, con i partiti, con i migranti. Significa amare la propria terra, fare rivivere la Terra (Gaia), essere orgogliosi della propria \u201ctradizione\u201d mobile, aperta, dinamica, rifuggire da un \u201cnoi\u201d che esclude sempre gli altri, che d\u00e0 la colpa al forestiero e allo straniero, che ci autoassolve e assolve un ceto politico dirigente, una \u00e9lite, anche intellettuale, sempre pronta a percorrere la via della lamentela, della rivendicazione gratuita, senza avere in mente un progetto, un\u2019idea di cambiamento, una visione di futuro.<\/p>\n<p>Tutta questa \u201cfilosofia\u201d e prassi non sono utopie e sogni campati in aria: <strong>guardatevi intorno, nei paesi calabresi, nelle citt\u00e0 siciliane e pugliesi, nelle aree interne dell\u2019Appennino e delle Alpi e vi accorgerete che, anche se sar\u00e0 difficile, qualche luce appare all\u2019orizzonte, in fondo alle montagne e ai boschi, nei vicoli deserti, tra i giovani che cantano e costruiscono<\/strong>. Ancora una volta, dobbiamo decidere, come diceva Costabile, non dobbiamo raccontarci favole e menzogne. Una sottile linea d\u2019ombra separa rettorica da persuasione, poesia da miseria, apertura da chiusura, etica da moralismo. <strong>Siamo messi, come in tutte le epoche critiche di passaggio, si pensi alla Resistenza, dinnanzi alla scelta. Chi sceglie di restare deve essere consapevole, convinto, deciso, che sta compiendo una rivoluzione.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vito Teti &#8211; Restare \u00e8 una scelta rivoluzionaria. 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