{"id":171865,"date":"2025-04-01T09:45:01","date_gmt":"2025-04-01T07:45:01","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=171865"},"modified":"2025-04-01T09:45:01","modified_gmt":"2025-04-01T07:45:01","slug":"il-messaggio-che-viene-da-riace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/04\/01\/il-messaggio-che-viene-da-riace\/","title":{"rendered":"Il messaggio che viene da Riace"},"content":{"rendered":"<div class=\"sTtmz\" data-testid=\"static-text-element\">\n<div class=\"hcw3J\">\n<div class=\"\">\n<p class=\"text-align-center\"><strong>di Rossano Pazzagli &#8211;<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"xN_Tk\">\n<div class=\"sTtmz\" data-testid=\"static-text-element\">\n<div class=\"hcw3J\">\n<div class=\"\">\n<p>Collegare accoglienza e rigenerazione comunitaria, migrazioni e rinascita delle aree interne. \u00c8 questo il valore dell\u2019esperienza di Riace, rappresentata dal <strong>sindaco Domenico Lucano<\/strong>. Quella di Mimmo Lucano, per quattro volte sindaco e ora anche parlamentare europeo, amato dalla sua gente e odiato dai politici cattivi alla Salvini o alla Piantedosi, \u00e8 la storia di un uomo generoso e di un politico buono, promotore del <strong>\u201cmodello Riace\u201d<\/strong> e di una nuova e proficua idea di accoglienza e di solidariet\u00e0. Dal 2007, accogliendo consapevolmente dei kurdi sbarcati, \u00e8 riuscito a trasformare un paese della Locride, rimasto con pochi abitanti e in via di ulteriore spopolamento, in un luogo vivo, dimostrando che \u00e8 possibile dare risposte positive e inclusive al tema storico delle migrazioni. Indagato e condannato per <strong>\u201caccoglienza pericolosa\u201d<\/strong> \u00e8 stato alla fine riconosciuto innocente, anche se le persecuzioni \u201cgovernative\u201d nei suoi confronti continuano, al punto che Giorgia Meloni l\u2019ha definito sprezzantemente \u201cl\u2019idolo della sinistra immigrazionista\u201d.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 della vicenda politico-giudiziaria di Mimmo Lucano<em>, <\/em>Riace ci dice una cosa molto chiara: che il territorio \u00e8 pi\u00f9 avanti della politica e che occorre cambiare il punto di vista; che esistono, in giro per l\u2019Italia, specie in quella chiamata ingiustamente \u201cminore\u201d, buone pratiche e sperimentazioni avanzate che la politica ufficiale non \u00e8 capace di comprendere, considerandole anomalie da ignorare o peggio da perseguire. La vera legalit\u00e0 \u00e8 quella che combina la norma con la morale, le leggi con la sfera etica, contemplando anche piccoli scostamenti dalle prime quando la legge pu\u00f2 apparire ingiusta o d\u2019intralcio al rispetto dei diritti universali.<\/p>\n<p>In una recente intervista ad <strong>Anna Pizzo<\/strong> (Dinamo Press) Lucano ha detto con orgoglio di essere nato e cresciuto dentro la doppia dimensione del locale e globale, del partire dal basso e dello stare dalla parte degli ultimi: \u201cOvunque mi trovi &#8211; ha detto &#8211; continuer\u00f2 a farlo perch\u00e9 \u00e8 la cosa migliore che posso fare. Quanto all\u2019Europa (con riferimento al suo ruolo di parlamentare europeo, ndr), mi sento un po\u2019 un pesce fuor d\u2019acqua, ma la speranza mi fa muovere. In fondo, io faccio parte di quelli che sono abituati a credere all\u2019impossibile\u201d. C\u2019\u00e8 umanit\u00e0 e strategia politica nelle parole pronunciate da Mimmo Lucano. Quando \u00e8 necessario, deve entrare in campo la virt\u00f9 della disobbedienza, come ci ha insegnato don Lorenzo Milani.<\/p>\n<p>Si possono guardare le cose dal punto di vista del territorio, dalla concretezza dei luoghi invece che dalle astrazioni uniformanti del centro? C\u2019\u00e8 una parte grande dell\u2019Italia, circa il 60 % della superficie, che ha subito un lungo processo di declino. Una deriva economica, demografica, sociale e culturale che ha progressivamente accresciuto gli squilibri del Paese, allargando le disuguaglianze ed esponendo il territorio ai rischi dell\u2019abbandono. Paesi e campagne sono spesso diventati luoghi della memoria, contenitori vuoti, comunit\u00e0 esili da rigenerare. Connettere <strong>accoglienza e sviluppo<\/strong> \u00e8 uno dei modi per ripopolare i paesi abbandonati, favorendo l\u2019insediamento stabile di nuove popolazioni senza rompere definitivamente con i caratteri originari del territorio. Le cose vanno sempre viste in divenire, perch\u00e9 la sincronia \u00e8 quasi sempre miope. Parlo di uno sviluppo umano, non dello sviluppo economico identificato con la crescita. I luoghi dell\u2019Italia interna vanno rianimati assumendo l\u2019ottica di un cambio di paradigma; non possiamo investire nella loro rinascita se non siamo in grado di sottrarli al modello della crescita e della competizione, per introdurli in quello dell\u2019equilibrio, dell\u2019accoglienza e della cooperazione.<br \/>\nLe aree interne, con i loro paesi e i loro patrimoni territoriali, non possono accontentarsi del passaggio, ma hanno bisogno di arrestare il declino demografico secondo una logica di radicamento che aiuti i nuovi e i vecchi abitanti ad essere attivi, produttivi, cooperanti. Non si abita per stare, ma per vivere.<\/p>\n<p>Il Molise, come le altre regioni del sud-est italiano, vanta esperienze storiche significative alle quali ogni tanto conviene ripensare. La prospettiva storica ci rimanda al fenomeno delle migrazioni inter-adriatiche che a partire dal XV secolo misero in relazione diretta le popolazioni balcaniche con il territorio italiano, producendo nuove comunit\u00e0 resistenti. Pressati dall\u2019avanzata ottomana, spesso devastati dalla guerra, gruppi di individui si riversarono a pi\u00f9 riprese su imbarcazioni pi\u00f9 o meno precarie, prendevano il mare e approdavano sulle coste italiane, dalla Puglia al Molise a all\u2019Abruzzo, andando a riempire spazi vuoti o luoghi pressoch\u00e9 disabitati, lavorando la terra, creando o riorganizzando villaggi, sperimentando forme di autogoverno che entravano in relazione con il mondo ancora feudale delle campagne meridionali. Fu cos\u00ec che albanesi, croati e altre popolazioni slave \u2013 i cosiddetti Schiavoni \u2013 si insediarono stabilmente nelle regioni italiane. Oggi in Molise, a distanza di secoli, esistono ancora i frutti di queste ondate migratorie: sono le comunit\u00e0 arbereshe di Ururi, Portocannone, Campomarino e Montecilfone; e quelle croate di Acquaviva Collecroce, Montemitro, San Felice, Tavenna e Palata. Esse sono a pieno titolo Comuni e comunit\u00e0 che nessuno si sognerebbe di dire che non sono italiane, che nessuno vede come insidie, che nessuno si azzarda a considerare come concorrenti nell\u2019accesso ai diritti. La persistenza di alcune tradizioni originarie, come la lingua in primo luogo, \u00e8 anzi considerata un elemento di ricchezza e di vivacit\u00e0 culturale. La storia, specialmente la storia del Mediterraneo come culla di civilt\u00e0 antiche, \u00e8 soprattutto contaminazione, incontro, scambio, conflitto e solidariet\u00e0, continuit\u00e0 e mutamento. Dobbiamo saperlo per non sentirci impotenti di fronte alle sfide che ci propone il nostro tempo e per raccogliere l\u2019invito a governare le trasformazioni, invece di subirle passivamente per poi ricavarne impotenza e sfiducia, quando non addirittura odio e paura.<br \/>\nLa condizione delle aree interne e quella dei migranti non \u00e8 frutto del destino, ma il prodotto di un modello di sviluppo squilibrato e diseguale. L\u2019esperienza di Riace e di altri luoghi meno noti indica che queste due condizioni di disagio possono utilmente incontrarsi. Il resto sono cose pretestuose, espressione di politiche escludenti e reazionarie. I migranti possono contribuire a contrastare i processi di spopolamento e invecchiamento della popolazione italiana, prima di tutto in zone dove \u00e8 necessario e urgente assicurare la tenuta o il ripristino dei servizi di base e rivitalizzare il tessuto economico e sociale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Rossano Pazzagli &#8211; Collegare accoglienza e rigenerazione comunitaria, migrazioni e rinascita delle aree interne. \u00c8 questo il valore dell\u2019esperienza di Riace, rappresentata dal sindaco Domenico Lucano. 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