{"id":172170,"date":"2025-04-25T13:23:54","date_gmt":"2025-04-25T11:23:54","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=172170"},"modified":"2025-04-25T13:23:54","modified_gmt":"2025-04-25T11:23:54","slug":"la-guerra-e-un-fallimento-dellumanita-e-della-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/04\/25\/la-guerra-e-un-fallimento-dellumanita-e-della-politica\/","title":{"rendered":"La guerra \u00e8 un fallimento dell&#8217;umanit\u00e0 e della politica"},"content":{"rendered":"<p>\u201cDopo l\u20198 settembre il tema fu quello della riconquista della Patria e della conferma dei valori della sua gente, dopo le ingannevoli parole d\u2019ordine del fascismo: il mito del capo; un patriottismo contrapposto al patriottismo degli altri in spregio ai valori universali che animavano, invece, il Risorgimento dei moti europei dell\u2019800; il mito della violenza e della guerra; il mito dell\u2019Italia dominatrice e delle avventure imperiali nel Corno d\u2019Africa e nei Balcani. Combattere non per difendere la propria gente ma per aggredire. Non per la causa della libert\u00e0 ma per togliere libert\u00e0 ad altri. La Resistenza fu anzitutto rivolta morale di patrioti contro il fascismo per affermare il riscatto nazionale\u201d. Per dirla con le parole del Presidente Sergio Mattarella.<\/p>\n<p>Il Risorgimento e la Resistenza rappresentano due momenti cardine della storia italiana, strettamente connessi da un filo ideale e storico che li rende complementari.<\/p>\n<p>La Resistenza, spesso definita &#8220;Secondo Risorgimento&#8221;, non \u00e8 stata solo una lotta armata contro il nazifascismo, ma anche un movimento animato da ideali di libert\u00e0 e unit\u00e0 nazionale, ereditati direttamente dal Risorgimento. Questo legame emerge chiaramente nei nomi delle formazioni partigiane, nei loro programmi e nello spirito che animava i combattenti.<\/p>\n<p>La Resistenza, a sua volta, si pose come momento di rinascita per una nazione ferita e divisa. Dopo l\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943, l\u2019Italia si ritrov\u00f2 in una situazione drammatica: il Nord occupato dai nazisti, il Sud devastato dalla guerra e milioni di italiani deportati o in fuga. Eppure, come osserv\u00f2 il partigiano Giorgio Bocca, l\u2019idea di un\u2019Italia unita non venne mai meno, anche nei momenti pi\u00f9 bui.<\/p>\n<p>L\u2019aspirazione all\u2019unit\u00e0 nazionale trova radici profonde nell\u2019Inno di Mameli, che richiama la necessit\u00e0 di superare le divisioni per diventare un popolo libero e dignitoso.<\/p>\n<p>In tempi recenti, si \u00e8 assistito a tentativi di frammentare ulteriormente il Paese attraverso rivendicazioni di autonomia regionale che rischiano di compromettere l\u2019unit\u00e0 nazionale. La Corte Costituzionale ha ribadito con fermezza il principio sancito dall\u2019articolo 5 della nostra Carta: &#8220;La Repubblica, \u00e8 una e indivisibile&#8221;. Questo richiamo all\u2019unit\u00e0 \u00e8 essenziale in un momento storico in cui i valori fondanti della democrazia rappresentativa e dello Stato di diritto sembrano vacillare sotto pressioni politiche e sociali. Difendere i principi della Costituzione significa onorare il sacrificio di chi ha lottato per un\u2019Italia libera, democratica e solidale.<\/p>\n<p>L\u2019ANPI, da tempo, si \u00e8 intestata una importante battaglia in difesa della Carta e dei suoi principi. Oggi, questo compito \u00e8 divenuto urgente e ineludibile. Al di l\u00e0 delle specifiche opzioni politiche, riteniamo che da una crisi tanto profonda e radicale non sia possibile uscire senza quello che Machiavelli definiva il \u201critorno ai principi\u201d. La perdita, anche parziale, del sistema <em>organico<\/em> di valori sotteso alla Costituzione, inevitabilmente, causer\u00e0 la crisi irreversibile del modello di convivenza costruito nel 1948 che ha consentito al Paese di superare la catastrofe del fascismo e della guerra e di attuare, con difficolt\u00e0 e distorsioni, un processo di crescita politica, culturale, etica e sociale del quale hanno beneficiato, anche se in modo ineguale, tutte le classi sociali.<\/p>\n<p>L\u2019indebolimento dei principi sta gi\u00e0 producendo effetti paurosi che ci eravamo illusi di avere cancellato per sempre. Non \u00e8 grave soltanto che alcune forze politiche abbiano \u201criscoperto\u201d razzismo, paura del diverso, cieco egoismo. Non \u00e8 grave soltanto che nell\u2019ultimo quarto di secolo intere fortune politiche siano state costruite sulla \u201cdemonizzazione\u201d della politica come capacit\u00e0 di confronto e di ricerca di percorsi condivisi e, sventolando il vessillo di una \u201cvolont\u00e0 popolare maggioritaria\u201d priva di argini e regole, abbiano \u201crilanciato\u201d l\u2019idea dell\u2019uomo solo al comando. E\u2019 grave che il Paese sembri ormai privo degli anticorpi necessari a reagire. I ripetuti tentativi di attuare riforme costituzionali devastanti sono stati battuti e dobbiamo operare perch\u00e9 continuino ad esserlo, ma nel momento presente e nella prospettiva del domani, \u00e8 indispensabile costruire un progetto di ampio respiro che chiami tutti a una difficile battaglia per l\u2019integrale attuazione della Costituzione. Su questo tema, vanno valutate le posizioni delle forze politiche e la stessa legittimit\u00e0 e accettabilit\u00e0 di accordi internazionali ai quali l\u2019Italia aderisce, poich\u00e9 \u00e8 l\u2019unico tema che pu\u00f2 togliere terreno a \u201csovranisti\u201d, nazionalisti, razzisti e populisti, la cui crescita si \u00e8 nutrita e si nutre della critica (errata e inefficace) di una visione \u201ceconomicistica\u201d della politica nei suoi aspetti interni e internazionali. \u201cNon \u00e8 questo il Paese che sognavo\u201d \u00e8 il significativo titolo del libro del Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.<\/p>\n<p>Il meridione d&#8217;Italia contribu\u00ec alla lotta di Liberazione attraverso ribellioni e resistenza nei propri territori, nel periodo che si considera la prima Resistenza. Lo squilibrio economico\u00a0\u00a0 tra Nord e Sud, oramai consolidato, era destinato ad allargarsi; il ventennio fascista \u00e8 il periodo storico in cui aumenta di pi\u00f9 il divario tra Nord e Sud. Sicch\u00e9 se all\u2019inizio del periodo fascista la differenza di PIL tra le due Italie era del 20%, alla fine della Seconda guerra mondiale essa era cresciuta fino al 50%. La situazione \u00e8 resa da alcune parole chiarissime di Manlio Rossi Doria: \u201csono stati quelli dal 1925 al 1951 gli anni della disperazione nera in tutto il Mezzogiorno\u201d. I meridionali volevano pace e, il 25 luglio, festeggiarono l&#8217;arresto di Mussolini.\u00a0Gi\u00e0 dal &#8217;42 ci furono segni di resistenza, con ribellioni contro le violenze squadriste, che aumentarono dopo lo sbarco alleato in Sicilia.\u00a0Questi movimenti avevano anche un carattere sociale, e alcuni contadini attaccarono i tedeschi recuperando armi sul campo. Le rivolte contadine furono importanti nella crisi del regime fascista e del sistema agrario latifondista,\u00a0 prepararono la trasformazione della societ\u00e0 agricola e contribuirono, dopo la guerra, alla riforma agraria negli anni Cinquanta.<\/p>\n<p>In ogni caso, il contributo del Mezzogiorno alla guerra di Liberazione non si limit\u00f2 alle rivolte popolari.\u00a0Molti meridionali furono attivi nelle formazioni partigiane nel centro e nord Italia e anche all&#8217;estero.\u00a0Alcune stime indicano che circa il 20 per cento delle formazioni partigiane erano persone provenienti dal Sud. Per i soldati meridionali lontani da casa, l&#8217;8 settembre rappresent\u00f2 un momento decisivo: potevano unirsi ai partigiani con molti sacrifici, oppure aderire all&#8217;esercito repubblichino che garantiva una falsa sicurezza.\u00a0La maggior parte scelse di combattere per la libert\u00e0.\u00a0Dopo l&#8217;armistizio, molti militari nelle regioni del Sud e nelle isole presero parte a resistenze patriottiche, mentre la Resistenza civile si svilupp\u00f2 in risposta alla violenza degli occupanti tedeschi e dei loro collaboratori fascisti.\u00a0La maggior parte scelse di combattere per la libert\u00e0.\u00a0Molti meridionali si arruolarono anche nel Corpo Italiano di Liberazione, combattendo a fianco degli Alleati.\u00a0Inoltre, migliaia di soldati del Sud furono internati e molti morirono nei campi di concentramento. La resistenza nel Sud ci fu, sebbene frammentata, \u00e8 importante darle rilievo per superare l&#8217;immagine di un Mezzogiorno inerte.<\/p>\n<p>Oggi ricordiamo il partigiano messinese Fortunato Gennaro, di 99 anni, che ci ha lasciati il 17 gennaio di quest\u2019anno; ha partecipato alle azioni della Brigata Gramsci operante a Cascia.<\/p>\n<p>Dopo l\u20198 settembre 1943, sono principalmente ufficiali e soldati del Regio Esercito disperso a entrare nelle fila della Resistenza.<\/p>\n<p>&#8211; Giorgio Bocca nel suo libro <em>La repubblica di Mussolini<\/em> ricorda che il dittatore aveva definito la Marina: \u201cl\u2019arma infida per eccellenza\u201d e che il duce pun\u00ec facendo fucilare i due ammiragli Mascherpa e Campioni. I due ufficiali avevano avuto il torto di non arrendersi ai tedeschi e rifiutarsi di aderire alla \u201crepublichetta\u201d di Sal\u00f2, in sostanza di aver fatto il loro dovere. La Marina italiana durante l&#8217;8 settembre dimostr\u00f2 fedelt\u00e0 al legittimo governo, obbedendo agli ordini dell&#8217;armistizio e dirigendosi verso i porti alleati, nonostante i rischi, come dimostra il tragico affondamento della corazzata Roma. I reparti rimasti a Taranto contribuirono attivamente alla Guerra di Liberazione sotto il nome di Mariassalto, distinguendosi per il loro valore. Ricordiamo:<\/p>\n<p><strong>Giovann<\/strong><strong>i<\/strong><strong> Ciccolo<\/strong><strong>, <\/strong>nato a Messina nel 1917, ufficiale marina, partigiano in Romania\/Balcani.<\/p>\n<p><strong>Franco Nummeri<\/strong><strong>, <\/strong>nato a Messina nel 1920, marinaio. Partigiano in Emilia Romagna, 2\u00b0 Brigata Busconi.<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Santoro<\/strong>, nato a Messina nel 1925, militare della Marina a La Spezia.<\/p>\n<p>Partigiano della 2\u00b0\u00a0Brigata \u201cCarlo Rosselli\u201d, Divisione Giustizia e Libert\u00e0, operante nell\u2019area di\u00a0Firenze. Deportato nel lager di Nordhausen. Segretario dell\u2019Anpi di Messina dal 1947 al 1959.<\/p>\n<p><strong>Antonio Siligato<\/strong>, nato a Limina nel 1920, sergente nocchiere della Marina, partigiano\u00a0combattente nella brigata \u201cCentocroci\u201d, caduto a Massa-Carrara il 20 gennaio 1945. Medaglia d\u2019oro al valor militare.<\/p>\n<p><strong>Mimmo<\/strong><strong> Trapani,<\/strong> nato a Messina nel 1923, partigiano combattente nella X Brigata Matteotti,\u00a0nome di battaglia \u201cIl Messinese\u201d. Arruolato nel battaglione San Marco fu catturato dai tedeschi ma riusc\u00ec a evadere. Contribu\u00ec alla liberazione di Milano.<\/p>\n<p>-La storia della Guardia di Finanza \u00e8 costellata di figure eroiche concretizzatesi durante il periodo dell\u2019occupazione\u00a0nazi-fascista. Fra i tanti Eroici Finanzieri che fecero la Resistenza, moltissimi furono meridionali: alcuni di loro finirono nei lager tedeschi e ci morirono; altri, aderirono al Movimento di Liberazione Nazionale, e si prodigarono per salvare i profughi ebrei\u00a0ricevendo Medaglie d\u2019Oro alla Memoria e persino quella israeliana di \u201cGiusto tra le Nazioni\u201d. Oggi rendiamo onore ai tanti senza nome di cui la storia aveva perso traccia, senza di essi il mosaico che racconta la Resistenza mai sarebbe completato. Ricordiamo:<\/p>\n<p><strong>Leonida Bert\u00e8,<\/strong> nato a Milazzo, 1905. Capitano guardia di Finanza. Partigiano combattente. Dopo l\u20198 settembre assunse il comando di una Brigata della Divisione partigiana\u00a0Garibaldi operante in Montenegro.\u00a0Medaglia d\u2019argento.<\/p>\n<p>Dopo l&#8217;8 settembre 1943 l\u2019allora Regia Aeronautica si dimostr\u00f2 capace di compiere operazioni in numerosi quadranti in particolare nella regione balcanica, tramite missioni offensive o di supporto alle truppe della brigata \u201cGaribaldi\u201d e a quelle partigiane jugoslave. Degno di nota \u00e8 il ruolo avuto dal Fronte militare clandestino aeronautico costituitosi a Roma nei mesi successivi l\u2019armistizio strutturato in 11 bande.<\/p>\n<p>La memoria dei martiri della Aeronautica, come quelli uccisi alle Fosse Ardeatine, e le medaglie d\u2019oro alla memoria, testimoniano il contributo dell\u2019Arma. Ricordiamo:<\/p>\n<p><strong>Guido Briguglio<\/strong><strong>, <\/strong>nato a Messina nel 1920. Partigiano nel Lazio dal 9 settembre 1943, nel Fronte Militare Clandestino di Roma.<\/p>\n<p>A 84 anni dalla stesura del Manifesto di Ventotene, \u00e8 inevitabile riflettere sull\u2019attualit\u00e0 e sull\u2019importanza di quella visione lungimirante che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni hanno consegnato alla storia. In un\u2019Europa segnata da divisioni e crisi, il loro progetto di una federazione di Stati, capace di superare le sovranit\u00e0 nazionali per affrontare insieme le grandi sfide dell\u2019umanit\u00e0, risuona oggi pi\u00f9 che mai come un monito e un\u2019ispirazione. Il Manifesto rappresentava un\u2019idea rivoluzionaria per il suo tempo: un\u2019Europa unita non solo per prevenire nuovi conflitti, ma per costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, solidale e orientata al progresso umano.<\/p>\n<p>Settant\u2019anni fa l\u20191-2 giugno 1955 si svolse a Messina la conferenza dei 6 Ministri degli Esteri della Comunit\u00e0 europea del carbone e acciaio \u2014 convocata dal Ministro degli Esteri italiano Gaetano Martino \u2014 con la quale cominci\u00f2 la procedura che port\u00f2 alla firma, a Roma il 25 marzo 1957, dei Trattati istitutivi della Comunit\u00e0 economica europea. \u201cNon siamo un incidente della Storia &#8211; diceva David Sassoli &#8211; ma i figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l\u2019antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia\u201d.<\/p>\n<p>Eppure sembra che oggi manchi quella stessa passione civile che animava i padri fondatori dell\u2019Europa. La Brexit e altre fratture interne dimostrano quanto sia fragile il progetto europeo quando si smarrisce la capacit\u00e0 di sognare insieme. Le sfide attuali \u2013 dalla transizione ecologica ai cambiamenti climatici, dalla gestione delle migrazioni alla lotta contro le disuguaglianze \u2013 richiedono una visione comune e una cooperazione concreta. Non affrontarle con la stessa determinazione che Spinelli e i suoi compagni avevano nel loro tempo significa tradire lo spirito del Manifesto. Questa pressante necessit\u00e0 ci porta a ribadire che nel mondo in cui viviamo \u00e8 ancora urgente stabilire norme universali in grado di proteggere la vita umana nel suo complesso.<\/p>\n<p>Le istituzioni di giustizia internazionale rappresentano un pilastro fondamentale per la tutela dei diritti umani e la promozione della pace globale. Tuttavia, la loro esistenza e operativit\u00e0 sono oggi minacciate da una crescente ondata di delegittimazione e attacchi politici. La Corte Penale Internazionale, tribunale incaricato di perseguire crimini contro l\u2019umanit\u00e0, crimini di guerra, genocidio e aggressioni, \u00e8 al centro di un dibattito acceso che ne mette in discussione l\u2019autorit\u00e0 e l\u2019efficacia. Da Washington a Budapest, passando per Roma, sono numerosi gli episodi che dimostrano quanto sia fragile il sistema multilaterale di giustizia. L\u2019amministrazione Trump, con un ordine esecutivo volto a imporre sanzioni economiche contro la Corte, ha lanciato un segnale inequivocabile di disprezzo verso il ruolo del tribunale. In Europa, il primo ministro ungherese Viktor Orb\u00e1n ha violato apertamente un mandato d\u2019arresto internazionale ospitando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, annunciando contestualmente il ritiro dell\u2019Ungheria dalla Corte. Episodi analoghi si sono verificati in Italia con la scarcerazione del libico Almasri, accusato di crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0. Questi eventi non solo minano l\u2019autorit\u00e0 della Corte, ma rappresentano anche un pericoloso precedente per la comunit\u00e0 internazionale e per la Pace.<\/p>\n<p>La guerra, il riarmo e la mancata applicazione delle leggi internazionali rappresentano una negazione di questi principi. Papa Francesco defin\u00ec la guerra un fallimento dell&#8217;umanit\u00e0 e della politica, madre di povert\u00e0 e distruzione, che lascia il mondo peggiore di come lo trova; tema che Egli affront\u00f2 con profonda preoccupazione, evidenziando come oggi essa sia gravemente violata in un\u2019epoca in cui i conflitti tornano a insanguinare l\u2019Europa e il mondo. Nel suo ultimo discorso il giorno di Pasqua ha detto: \u201cNessuna pace \u00e8 possibile laddove non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 religiosa o dove non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui. Nessuna pace \u00e8 possibile senza un vero disarmo! L\u2019esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non pu\u00f2 trasformarsi in una corsa generale al riarmo. [\u2026] Sono queste le \u201carmi\u201d della pace: quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte! Non venga mai meno il principio di umanit\u00e0 come cardine del nostro agire quotidiano. Davanti alla crudelt\u00e0 di conflitti che coinvolgono civili inermi, attaccano scuole e ospedali e operatori umanitari, non possiamo permetterci di dimenticare che non vengono colpiti bersagli, ma persone con un\u2019anima e una dignit\u00e0\u201d. Il pensiero profetico di Papa Francesco ci mancher\u00e0 tanto.<\/p>\n<p>Dopo anni di continui conflitti armati conosciamo bene i numeri della guerra: il 90% delle vittime sono civili innocenti. E 1 vittima su 3 \u00e8 un bambino. Mahmoud Ajjour, un bambino di 9 anni a cui un\u2019esplosione ha portato via le braccia a Gaza si rammarica di non poter pi\u00f9 abbracciare la sua mamma. Siamo contro ogni guerra: continueremo a ribadirlo e a stare dalla parte delle vittime. A Gaza, come in Ucraina, Afghanistan, Yemen, Sudan.<\/p>\n<p>La pace \u2013 tema centrale tanto nel Manifesto di Ventotene quanto nell\u2019articolo 11 della Costituzione italiana \u2013 non \u00e8 un dono scontato, ma un\u2019opera artigianale che richiede l\u2019impegno a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare gli indigenti, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Questo \u00e8 lo spirito originario delle Istituzione Europee e delle Nazioni Unite che trova un parallelo nella celebrazione del 25 aprile, simbolo della Liberazione italiana dal fascismo. La Resistenza ha rappresentato non solo il riscatto di una nazione, ma anche l\u2019affermazione di valori universali come la libert\u00e0, la dignit\u00e0 e la giustizia. \u00c8 doveroso ricordare che la democrazia conquistata allora non \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 immutabile, ma un impegno quotidiano che richiede vigilanza e partecipazione attiva. Come la Pace.<\/p>\n<p>L\u201980\u00b0 anniversario della Liberazione e della Carta delle Nazioni Unite ci invitano a riflettere su quanto sia necessario custodire e rinnovare quei valori. La Costituzione italiana resta l\u2019arma pi\u00f9 potente che abbiamo per costruire una societ\u00e0 basata sulla pace, sul lavoro e sull\u2019uguaglianza. \u00c8 nostro compito continuare a resistere contro ogni forma di oppressione e a lavorare per un futuro migliore, ricordando che dopo ogni resistenza c\u2019\u00e8 sempre una liberazione.<\/p>\n<p>Viva il 25 aprile Festa della Liberazione dal nazifascismo, viva l\u2019Europa unita, viva la Repubblica Italiana democratica e antifascista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cDopo l\u20198 settembre il tema fu quello della riconquista della Patria e della conferma dei valori della sua gente, dopo le ingannevoli parole d\u2019ordine del fascismo: il mito del capo; un patriottismo contrapposto <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/04\/25\/la-guerra-e-un-fallimento-dellumanita-e-della-politica\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":172171,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[],"tag_articolo":[8098],"collezione":[],"class_list":["post-172170","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag_articolo-antifascismo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/172170","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=172170"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/172170\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":172172,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/172170\/revisions\/172172"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/172171"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=172170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=172170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=172170"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=172170"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=172170"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=172170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}