{"id":173587,"date":"2025-08-14T08:48:41","date_gmt":"2025-08-14T06:48:41","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=173587"},"modified":"2025-08-14T08:48:41","modified_gmt":"2025-08-14T06:48:41","slug":"scandalo-al-sole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/08\/14\/scandalo-al-sole\/","title":{"rendered":"Scandalo al sole"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"article-byline-name\" href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/author\/giacomo-di-girolamo\/\">Giacomo Di Girolamo &#8211;<\/a><\/p>\n<p>Alla fine ci sono riusciti. Hanno messo le catene al mare. L\u2019estate del 2025 verr\u00e0 ricordata come quella dove in Sicilia \u00e8 quasi scomparso il mare libero, quello gratuito, di tutti. Adesso, per andare al mare, si paga un po\u2019 ovunque. E addirittura ci sono i tornelli. E non parliamo di un\u2019astratta questione di diritto, ma di tornelli veri, di ferro, che si girano, in una scena degna di un vecchio supermercato di periferia. Il caso pi\u00f9 clamoroso, e pi\u00f9 grottesco, \u00e8 quello di Mondello, la celebre spiaggia dei palermitani, da anni quasi interamente gestita dalla societ\u00e0 Mondello Italo Belga.<\/p>\n<p>A Mondello, i tornelli e le recinzioni sono diventati un tratto caratteristico del paesaggio estivo, regolando l\u2019accesso a buona parte della spiaggia, data in concessione a un\u2019unica societ\u00e0. La questione va avanti da almeno dieci anni, ma quest\u2019anno le proteste sono diventate cos\u00ec insistenti da arrivare fino alle aule parlamentari. Dopo un\u2019interrogazione presentata da Matteo Hallissey di +Europa e dal deputato regionale Ismaele La Vardera, sono scattati i controlli della Guardia costiera e della Guardia di finanza per verificare la legittimit\u00e0 di queste strutture.<\/p>\n<p>La legge regionale trentadue del 2020 \u00e8 chiara: i titolari delle concessioni devono garantire \u00abl\u2019accesso e il transito, libero e gratuito\u00bb alla battigia per permettere la balneazione. La spiaggia \u00e8 di tutti, e a pagamento dovrebbero essere solo i servizi come ombrelloni e lettini. Ma, nel limbo tra teoria e pratica, resta da definire cosa costituisca un ostacolo e cosa no. La societ\u00e0 Italo Belga sostiene che i tornelli non impediscano a nessuno di raggiungere il mare, e che anzi servano a garantire la sicurezza e a prevenire i furti e l\u2019uso improprio di servizi come le docce.<\/p>\n<p>Nel frattempo, la situazione sembra essersi risolta con la classica toppa siciliana. Dopo l\u2019avvio dei controlli, la societ\u00e0 si \u00e8 limitata a posizionare nuovi e grandi cartelli per segnalare i varchi di accesso libero. Forse non basteranno a risolvere il problema di fondo, ma sicuramente danno un tocco di colore in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il problema, in fondo, non \u00e8 solo dei palermitani. La secessione del mare, con i suoi tornelli e le sue recinzioni, si sta estendendo a macchia d\u2019olio in tutta la Sicilia, trasformando un diritto in un privilegio. Da Siracusa ad Agrigento, la protesta sale e si fa petizione. A Siracusa, in particolare, i cittadini hanno anche organizzato una petizione.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo, come spiega il promotore Marco Gambuzza, \u00e8 \u00abrestituire ai cittadini il diritto a spiagge libere e accessibili\u00bb. I firmatari, gi\u00e0 migliaia, definiscono \u00abinaccettabile la progressiva e inesorabile privatizzazione del litorale siracusano, un bene che appartiene a tutti\u00bb. Sostengono che l\u2019adesione alla petizione \u00e8 un \u00abimpegno concreto a difendere il diritto di ogni cittadino, residente o visitatore, di godere liberamente e gratuitamente del mare\u00bb, sottolineando che si tratta di un diritto, non di un privilegio.<\/p>\n<p>Ma cosa chiedono le persone? Nel caso della petizione di Siracusa, che almeno il cinquanta per cento delle spiagge sia libero, con una limitazione delle concessioni a lidi e stabilimenti, che sia garantito l\u2019accesso ai luoghi, che siano espropriati gli accessi e i corridoi al mare, che siano censiti gli accessi, molti dei quali privatizzati dai proprietari delle case costruite (spesso abusivamente) proprio sul mare.<\/p>\n<p>Ma le catene non sono l\u2019unico problema. Anche dove la spiaggia \u00e8 teoricamente libera, in realt\u00e0 tanto libera non lo \u00e8 affatto. San Vito Lo Capo, la localit\u00e0 balneare pi\u00f9 celebre della provincia di Trapani, si trova ogni estate a fare i conti con quello che alcuni chiamano il racket della sdrai\u00bb. \u00c8 impossibile trovare la spiaggia libera.<\/p>\n<p>Oltre agli stabilimenti balneari, ci sono affitta lettini che occupano l\u2019intera spiaggia fin dall\u2019alba. Le autorit\u00e0 hanno tentato di contrastare il fenomeno. A fine luglio, un blitz della Guardia costiera ha sequestrato cento sdraio e cinquanta ombrelloni noleggiati senza autorizzazione sulla spiaggia libera, multando il titolare per cinquemilacentosessantaquattro euro. Ma, per il giro d\u2019affari degli abusivi, \u00e8 nulla. Il giorno dopo tutto \u00e8 ripreso,<em> as usual.<\/em><\/p>\n<p>Alla fine, la domanda resta una sola, la pi\u00f9 ovvia: di chi \u00e8 il mare? In Sicilia, la risposta \u00e8 complessa e sconfortante. L\u2019accesso libero \u00e8 minacciato da un mix esplosivo di privatizzazioni, concessioni, abusivismo e inquinamento. A un tratto di costa dove l\u2019accesso \u00e8 garantito da propriet\u00e0 private con tanto di cancelli e lucchetti, si aggiunge quello dove si paga fino a trenta euro al giorno per un lettino.<\/p>\n<p>Secondo il Rapporto spiagge di Legambiente, le concessioni balneari sono aumentate del quarantuno per cento in cinque anni, arrivando a occupare il 22,4 per cento della costa siciliana. Sommando tutti i fattori che limitano l\u2019accesso \u2013 concessioni, interdizioni, inquinamento, rischio crolli e abusivismo \u2013 si scopre che nel 76,5 per cento della costa siciliana l\u2019accesso non \u00e8 libero. E il restante 23,5 per cento non \u00e8 detto che sia totalmente fruibile.<\/p>\n<p>Attualmente, su quattrocentoventicinque chilometri di spiagge in Sicilia, si contano cinquemilatrecentosessantacinque concessioni (il 22,4 per cento di cui sopra): stabilimenti balneari, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici. Nello specifico, ci sono seicentoventi concessioni per stabilimenti balneari e centosette per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici.<\/p>\n<p>Dove i lidi non hanno ancora messo radici, spesso sono i proprietari delle villette private a monopolizzare gli accessi al mare. Nonostante le sentenze della Cassazione impongano di lasciare un accesso libero, il tentativo di impossessarsi del demanio \u00e8 una costante. Il clima impazzito e le costruzioni selvagge hanno contribuito a far scomparire il cinquantacinque per cento delle spiagge siciliane, amplificando l\u2019erosione costiera. Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia, sottolinea come l\u2019erosione e il numero crescente di concessioni stiano riducendo drasticamente gli spazi liberi, chiedendo una legge nazionale che garantisca almeno il cinquanta per cento delle spiagge in ogni comune accessibile a tutti.<\/p>\n<p>Nonostante le proteste e le petizioni, la privatizzazione delle spiagge in Sicilia sembra inarrestabile. La Regione Siciliana \u00e8 pronta a concedere ai privati le poche aree libere rimaste in cinquantaquattro comuni, tra cui alcune delle localit\u00e0 turistiche pi\u00f9 rinomate, come San Vito Lo Capo, Menfi e le Isole Eolie. Si tratta di un\u2019operazione che, secondo le stime regionali, potrebbe generare un giro d\u2019affari di centinaia di milioni di euro.<\/p>\n<p>A conti fatti, il mare in Sicilia sta diventando un\u2019utopia per chi cerca un fazzoletto di sabbia gratuito. Un investimento redditizio per chi lo privatizza. La Regione, in tutto questo, non ferma la corsa alla privatizzazione, ma anzi la alimenta. Un paradosso che trasforma un bene comune in merce.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, mentre a Mondello si discute sulla legittimit\u00e0 dei tornelli, a San Vito Lo Capo si combatte il racket della sdraio e a Siracusa si petiziona per riavere spazi di spiaggia libera, il mare siciliano sembra allontanarsi ogni giorno di pi\u00f9 dalla gente. La spiaggia, che per generazioni \u00e8 stata il luogo dell\u2019incontro e della libert\u00e0, sta diventando il simbolo di una secessione silenziosa che non riguarda solo i cieli, ma anche il nostro litorale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giacomo Di Girolamo &#8211; Alla fine ci sono riusciti. Hanno messo le catene al mare. 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