{"id":173640,"date":"2025-08-21T16:02:09","date_gmt":"2025-08-21T14:02:09","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=173640"},"modified":"2025-08-21T16:02:09","modified_gmt":"2025-08-21T14:02:09","slug":"gli-ulivi-non-muoiono-in-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/08\/21\/gli-ulivi-non-muoiono-in-silenzio\/","title":{"rendered":"Gli ulivi non muoiono in silenzio"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/emilia-de-rienzo\/\">Emilia De Rienzo &#8211;<\/a><\/p>\n<p class=\"has-text-align-right\">\u201c<em>Siamo le olive e gli alberi delle olive.<br \/>\nQuando ci sparano,<br \/>\nnon moriamo,<br \/>\ncresciamo nei cuori.<br \/>\nQuando ci strappano la terra,<br \/>\nci aggrappiamo alle radici,<br \/>\ne la terra ci risponde con la voce degli ulivi.<br \/>\nNon siamo ospiti qui,<br \/>\nsiamo la terra stessa che resiste<\/em>\u201c<br \/>\n(Mahmoud Darwish)<\/p>\n<p><strong>Ci sono alberi che crescono in fretta, che fioriscono e sfioriscono nel giro di una stagione. E poi c\u2019\u00e8 l\u2019ulivo. <\/strong>L\u2019ulivo non ha fretta. Sa che il tempo non si misura in anni, ma in generazioni: chi lo pianta non lo fa per s\u00e9, ma per i figli, per i nipoti, per chi verr\u00e0 dopo. \u00c8 un gesto di fiducia nel futuro.<\/p>\n<p><strong>In Palestina<\/strong>, dove ogni lembo di terra \u00e8 attraversato da ferite e memoria, l\u2019ulivo <strong>\u00e8 pi\u00f9 di un albero<\/strong>: \u00e8 una radice che tiene salda l\u2019identit\u00e0. \u201cL\u2019ulivo \u00e8 la preghiera della terra\u201d, scrive Elias Sanbar. Un mormorio antico, che resiste anche quando tutto intorno si spezza, una memoria che respira.<\/p>\n<p>Gli ulivi punteggiano le colline di Jenin, di Nablus, di Betlemme. Alcuni hanno secoli, altri pi\u00f9 di un millennio.<\/p>\n<p><strong>Ogni famiglia custodisce i propri alberi come si custodisce una storia: con affetto, con cura, con rispetto. <\/strong>Raccontano di raccolti, di mani che intrecciano rami, di bambini che imparano a conoscere la terra guardando i nonni chinarsi tra le foglie.<\/p>\n<p>Nel cuore delle colline di Nablus, a Jenin, nei villaggi intorno a Hebron, le donne raccolgono i frutti con le dita umide d\u2019olio e d\u2019attesa. L\u2019olio che ne nasce non \u00e8 solo alimento: \u00e8 luce, \u00e8 rito, \u00e8 dote, \u00e8 preghiera. Si unge il pane, si unge il neonato. Si unge la morte.<\/p>\n<p>Ogni famiglia palestinese custodisce l\u2019olio in ampolle come si conserva il sangue degli avi. E quando si parte, si porta con s\u00e9 un piccolo flacone, come un pezzo di casa.<\/p>\n<p><strong>\u201cSe la terra palestinese avesse voce, parlerebbe con la lingua dell\u2019ulivo\u201d, scrive Mahmoud Darwish.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma da anni ormai, gli ulivi vengono abbattuti. A decine, a centinaia, a migliaia. Le motoseghe arrivano all\u2019alba, accompagnate da ruspe e soldati.<\/strong> I coloni scendono dalle colline armati di fiamme e silenzi. A volte \u00e8 il Muro a decidere. A volte una strada \u201cdi sicurezza\u201d. A volte il puro arbitrio. Solo tra il 2020 e il 2023, secondo le Nazioni Unite, oltre 35.000 ulivi palestinesi sono stati sradicati. Dal 1967, pi\u00f9 di 800.000 alberi sono stati distrutti, come se si potesse cancellare la terra togliendole le radici.<\/p>\n<p>A Burin, una mattina di ottobre, il vecchio Salem torna a guardare la collina dove aveva piantato i suoi ulivi cinquant\u2019anni fa. Li aveva chiamati uno a uno con i nomi dei suoi figli. Trova solo ceppi anneriti, rami spezzati, olio disperso nella polvere. \u201cNon hanno tagliato alberi, hanno tagliato la mia lingua \u2013 mormora \u2013 Perch\u00e9 non so pi\u00f9 come spiegare ai miei nipoti chi siamo\u201d.<\/p>\n<p><strong>A Al-Walaja, vicino a Betlemme, per costruire il Muro sono stati abbattuti pi\u00f9 di 1.300 ulivi. Alcuni, secolari, sono stati trapiantati altrove: nei giardini delle citt\u00e0 israeliane. Usati come decorazione. Come trofei di una conquista.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 una guerra che non fa rumore, ma colpisce al cuore. Perch\u00e9 l\u2019ulivo dice una sola cosa, semplice e irriducibile: \u201cIo sono qui da sempre. E da sempre curo questa terra\u201d. Per questo gli ulivi <strong>vengono presi di mira. Perch\u00e9 parlano, senza bisogno di parole.<\/strong><\/p>\n<p>A Yanun, nel distretto di Nablus, i contadini ogni anno tornano a piantare nuovi alberelli. Sanno che non daranno frutto subito. Sanno che potrebbero essere bruciati, spezzati. Ma piantano lo stesso. Come atto di fede. Come gesto d\u2019amore. Come resistenza.<\/p>\n<p>In una testimonianza raccolta da B\u2019Tselem, un contadino dice: \u201cQuando pianto un ulivo, non penso a me. Penso a mio figlio. E al figlio di mio figlio. Se anche lo sradicheranno, loro sapranno che noi c\u2019eravamo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Gli ulivi non muoiono in silenzio. Scricchiolano sotto i colpi, si spezzano con un suono che assomiglia a un grido. E il loro odore di resina bruciata resta nell\u2019aria per giorni. Chi passa di l\u00ec lo respira, come si respira un lutto. \u201cSe l\u2019ulivo sapesse chi lo ha piantato \u2013 ha scritto Mahmoud Darwish -, il suo olio diventerebbe lacrime\u201d.<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-data\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Emilia De Rienzo &#8211; \u201cSiamo le olive e gli alberi delle olive. Quando ci sparano, non moriamo, cresciamo nei cuori. 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