{"id":173864,"date":"2025-09-10T16:02:03","date_gmt":"2025-09-10T14:02:03","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=173864"},"modified":"2025-09-10T16:02:03","modified_gmt":"2025-09-10T14:02:03","slug":"la-solidarieta-unidea-semplice-e-grandiosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/09\/10\/la-solidarieta-unidea-semplice-e-grandiosa\/","title":{"rendered":"La solidariet\u00e0: un\u2019idea semplice e grandiosa"},"content":{"rendered":"<p>di Angela Maria Trimarchi &#8211;<\/p>\n<p>\u00ab<em>Una piccola flotta di imbarcazioni, piccole e grandi sta solcando il Mediterraneo alla volta di Gaza. Porta persone provenienti da 44 paesi: attivisti, politici, medici, giornalisti, giuristi, insomma i rappresentanti della miglior societ\u00e0 civile.<\/em><\/p>\n<p><em>Non recano armi, ma aiuti alla popolazione di Gaza stremata dalle bombe e dalla fame. Intendono rompere con la forza della non violenza il blocco che impedisce agli aiuti umanitari di raggiungere Gaza.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019obiettivo \u00e8 duplice: da una parte sbarcare aiuti che l\u2019esercito israeliano non lascer\u00e0 entrare a Gaza, consapevoli che si tratta di un gesto simbolico, ma di un simbolismo che svela radicalmente la fame che travaglia i palestinesi, il blocco che impedisce loro di mettersi in salvo, l\u2019uccisione sistematica da parte dell\u2019Idf, l\u2019esercito israeliano, dei giornalisti palestinesi che documentano ci\u00f2 che succede nella Striscia, gli unici a cui concede di farlo fino a che un drone non li colpisce: 278 di loro sono gi\u00e0 morti.<\/em><\/p>\n<p><em>Dall\u2019altra attuare una provocazione che potr\u00e0 portare a uno scontro cruento ma che far\u00e0 apparire chiaramente le responsabilit\u00e0 di quanto sta succedendo<\/em>\u00bb [Anna Foa, <em>Gli aiuti di Flottilla, una luce nella tenebra<\/em>, La Stampa 6 settembre 2025].<\/p>\n<p>Questa piccola rivoluzione pacifica dal basso &#8211; conclude Anna Foa &#8211; vede protagonisti anche gli oppositori interni del governo israeliano, accusati anch\u2019essi di terrorismo, \u00ab<em>i giusti che sfilano chiedendo la fine della guerra, la liberazione degli ostaggi oltre che la cessazione del massacro dei palestinesi. Finch\u00e9 ci sono questi giusti possiamo ancora vedere una luce debole nelle tenebre. Ma fino a quando? E se non ora quando?<\/em>\u00bb [<em>Ibidem<\/em>]<\/p>\n<p>Insieme ad attivisti, politici, medici, giornalisti, giuristi, insomma i rappresentanti della miglior societ\u00e0 civile, insieme agli oppositori interni del governo israeliano, vorrei ricordare tutti quei sacerdoti che nelle loro parrocchie stanno organizzando iniziative per sensibilizzare, informare, coinvolgere in azioni di protesta pacifica, come il boicottaggio dei prodotti americani e israeliani, i loro fedeli.<\/p>\n<p>A Roccalumera il 31 agosto scorso \u00e8 stata organizzata dalla Parrocchia S. Maria della Catena un\u2019iniziativa molto partecipata: <em>Artisti per la pace<\/em>. Insieme agli artisti \u00e8 stato possibile ascoltare il commosso intervento di Boris Vitla\u010dil, attivista italo-bosniaco della Global Sumud Flotilla, che in questi giorni di settembre \u00e8 previsto che salpi da Siracusa e Catania verso Gaza. La Parrocchia della Sacra Famiglia di Santa Teresa di Riva ha deciso, in sinergia con la Camera del Lavoro Territoriale della CGIL ubicata nella stessa piazza, di aderire alla campagna di Emergency: una campagna che ha come obbiettivo il ripudio della guerra, cos\u00ec come dettato dall\u2019art 11 della nostra Costituzione, allargando lo sguardo alle vittime e lavorando alla ideazione di iniziative concrete che convincano i governi ad azzerare le spese militari.<\/p>\n<p>Cito queste iniziative perch\u00e9 vicine alla nostra sezione e perch\u00e9 ci hanno visto partecipi; non ho notizie di altre, ma credo che sicuramente ci siano.<\/p>\n<p>In ogni caso mi piacerebbe che l\u2019esempio virtuoso delle due parrocchie, che ho ricordato, fosse emulato da altri religiosi, un po\u2019 com\u2019\u00e8 stato per Padre Musumeci.<\/p>\n<p><em>\u00abPadre Antonio Musumeci<\/em> &#8211; come dice Peppino Restifo &#8211; <em>fu la prima vittima di una lunga lista di preti e religiosi. \u00c8 morto per un\u2019idea semplice e grandiosa, la solidariet\u00e0<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Qual era la colpa di padre Musumeci? Qual era la colpa dei parroci assassinati dai nazisti? \u00ab<em>La colpa \u00e8 stata quella di essere rimasti accanto ai loro parrocchiani fino al sacrificio supremo della loro stessa vita; la loro presenza in quelle ore tragiche fu, in effetti, quella dei pastori che si adoperavano concretamente per la salvezza del Paese<\/em>\u00bb [Monsignor Scarcella].<\/p>\n<p>Fu questa la colpa di Massimiliano Kolbe, frate francescano polacco, che salv\u00f2 un padre di famiglia dal campo di sterminio di Auschwitz, prendendone il posto il 14 agosto del 1941; fu questa la colpa del parroco don Giuseppe Bernardi e del suo vice Mario Ghibaudo della parrocchia di Boves (Cuneo), uccisi dai nazisti il 19 settembre del 1943 perch\u00e9 a fianco della popolazione, nell\u2019esercizio del loro ministero sacerdotale. Don Giuseppe venne trucidato e bruciato insieme ad altri concittadini; Don Mario fu ucciso mentre benediceva un bovesano, colpito a morte da un soldato tedesco.<\/p>\n<p>Solidariet\u00e0 nel sentimento di sorellanza e fratellanza.<\/p>\n<p>Leggendo le storie dei salvati da Padre Musumeci si rimane commossi dal grande amore di quest\u2019uomo per persone che aveva accolto nella Casa Canonica. Salvatore Nicosia, un cieco, e sua moglie, alcune donne indifese, <em>i so fimmineddi<\/em> come le chiamava lui, che non avevano la possibilit\u00e0 di spostarsi e che non voleva lasciare sole e abbandonate: Sara Runci, <em>\u2018nciuriata, (<\/em>soprannominata) <em>Taormina<\/em>, donna Giovannina <em>\u2018ntrallazzista<\/em>, una furba che probabilmente faceva contrabbando, Cuncetta Carnabuci <em>l\u2019orba<\/em>, donna Paola, che era la sua perpetua.<\/p>\n<p>E poi quei due, che vede dalla terrazza della sua Parrocchia, Santa Maria dele Grazie di Sant\u2019Alessio, in quell\u2019afoso pomeriggio del 14 agosto del 1943, Cosimo Scarcella e Lia Malambr\u00ec, la sua convivente, che non avevano voluto abbandonare la casa sita sul lato sud della Chiesa. Li vede discutere animatamente con una squadra di tedeschi. Scarcella \u00e8 al culmine della sua ira, in atteggiamento provocatorio, e non vuole sottomettersi. Padre Musumeci lo conosce, sa delle sue intemperanze, sa che quando si adira \u00e8 facile che esca fuori di s\u00e9 e lo tiene d\u2019occhio. Si affaccia alla terrazza, lo richiama ad alta voce ammonendolo e facendo cenni con le mani affinch\u00e9 si calmi, vada via si rifugi in chiesa. Non viene visto e non viene ascoltato [Carmelo Duro].<\/p>\n<p>In Chiesa non ci sono tesori da proteggere, c\u2019\u00e8 anche poco cibo. Dai racconti scopriamo che al mattino Padre Musumeci si era recato nelle campagne retrostanti alla ricerca di qualcosa da mangiare: aveva trovato uva, pesche, pere, carrube, patate ed era riuscito a recuperare una <em>vastedda<\/em> di pane. Ma le bocche da sfamare erano tante e il pomeriggio probabilmente quel poco che aveva trovato era stato tutto consumato.<\/p>\n<p>Amore dato e amore ricevuto. I Tedeschi si saranno chiesti guardandolo con rabbia come si possa essere tanto amati. Quel prete con il suo Breviario sembrava non aver paura della morte, che guard\u00f2 in faccia. Gli spararono in fronte e in mezzo agli occhi quasi a voler spegnere quel suo sorriso disarmante e disarmato.<\/p>\n<p>Il sorriso di Padre Puglisi, il sorriso di chi \u00e8 stato sempre accanto agli ultimi e guarda la morte con la forza della solidariet\u00e0, della carit\u00e0, dell\u2019amore dato e ricevuto.<\/p>\n<p>Su quelle navi della Global Sumud Flottilla ci sono donne e uomini che vogliono soccorrere un popolo afflitto dalla guerra e affamato. Padre Musumeci, incurante del pericolo sotto i bombardamenti si inoltrava nelle campagne vicine per cercare cibo per coloro che non avevano avuto la possibilit\u00e0 di allontanarsi da Sant\u2019Alessio ed anche per i soldati sbandati, che affamati bussavano alla porta della Casa Canonica.<\/p>\n<p>Cos\u00ec mentre il pomeriggio del 3 settembre a Siracusa, insieme alle compagne e ai compagni di ANPI e di Comitato Palestina, ascoltavo le parole di chi aveva deciso di fare quello che i governi non fanno, parole piene di speranza e paura, guardavo lo Jonio, quel mare che attraverso i pescatori di Sant\u2019Alessio Padre Musumeci aveva imparato ad amare. Cos\u00ec ho sperato che quel mare diventasse <em>una tavola<\/em>, come si auguravano i pescatori preoccupati dei repentini cambiamenti di <em>rema<\/em> e dai pericoli delle burrasche, affinch\u00e9 quelle donne e quegli uomini solidali potessero imbarcarsi sicuri e arrivare sani e salvi a Gaza.<\/p>\n<p>Eravamo veramente tanti l\u00ec alla Marina di Ortigia e contemporaneamente altri 15 mila manifestavano a Catania. Cos\u00ec ho ripensato alle parole di Peppino Restifo, la solidariet\u00e0 \u00e8 un\u2019idea semplice e grandiosa, che se condivisa pu\u00f2 arginare le follie di guerre ingiuste che arricchiscono pochi e impoveriscono, affamano e annientano molti.<\/p>\n<p>L\u20198 settembre un drone ha colpito una delle imbarcazioni principali, nota come <em>Family Boat<\/em>, che trasportava membri del Comitato direttivo del Global Sumud Flottilla, che in un comunicato stampa dichiara: \u00abGli atti di aggressione volti ad ostacolare la nostra missione non ci fermeranno\u00bb.<\/p>\n<p>Tantissime le mobilitazioni di piazza per sostenere la GSF e perch\u00e9 i governi si schierino dalla parte della pace, l\u2019osservanza del diritto internazionale e del diritto umanitario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Angela Maria Trimarchi &#8211; \u00abUna piccola flotta di imbarcazioni, piccole e grandi sta solcando il Mediterraneo alla volta di Gaza. 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