{"id":174326,"date":"2025-10-20T14:21:33","date_gmt":"2025-10-20T12:21:33","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=174326"},"modified":"2025-10-20T14:21:33","modified_gmt":"2025-10-20T12:21:33","slug":"luso-e-labuso-del-corpo-delle-donne-palestinesi-nel-progetto-nazionalista-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/10\/20\/luso-e-labuso-del-corpo-delle-donne-palestinesi-nel-progetto-nazionalista-di-israele\/","title":{"rendered":"L\u2019uso e l\u2019abuso del corpo delle donne palestinesi nel progetto nazionalista di Israele"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"author\">di <strong><a href=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/authors\/giada-sarra\/\">Giada Sarra<\/a><\/strong><\/span> &#8211;<\/p>\n<p>In ogni conflitto esiste sempre un prima ed esiste sempre un dopo: un evento, che definisce nettamente i contorni e fa intravedere il futuro. Nel piano di sostituzione etnica del popolo palestinese, quel prima e quel dopo si chiama Deir Yassin.<\/p>\n<h3>No, non \u00e8 iniziato tutto il 7 ottobre<\/h3>\n<p>Nella storia orale palestinese, la <em>Nakba<\/em> (\u0627\u0644\u0646\u0643\u0628\u0629) viene raccontata, di generazione in generazione, come saldamente ancorata alle fondamenta cementate con il sangue del villaggio di <em>Deir Yassin<\/em>, a cinque chilometri a ovest di Gerusalemme.<\/p>\n<p>Prima della \u201ccatastrofe\u201d, il villaggio di <em>Deir Yassin<\/em> assomigliava a tanti altri villaggi della Palestina antica. Posizionato su una valle terrazzata coltivata a fichi, mandorli e ulivi, con le sue case di pietre bianche estratte dalle cave, avrebbe raccontato \u2013 insieme a molti altri villaggi \u2013 la violenza e l\u2019odio del piano genocidiario su cui si fonda, sin dal 1948, lo Stato colonialista d\u2019Israele.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>In quel venerd\u00ec 9 aprile 1948, un numero imprecisato di civil\u0259 inermi fu uccis\u0259 dalle milizie sioniste: uomini, ma soprattutto donne e bambin\u0259, in un\u2019escalation di brutalit\u00e0 che rappresenta l\u2019\u201devento\u201d che apre la strada alla politica di cancellazione identitaria e al colonialismo di insediamento portati avanti da Israele.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u201cIl massacro\u201d aveva un immediato scopo pratico: \u00absbarazzare il nascente Stato ebraico del maggior numero possibile di palestinesi\u00bb, come scrive lo storico israeliano antisionista <em>I<\/em>lan Papp\u00e9, ma l\u2019obiettivo a lungo termine era lasciare una testimonianza indelebile del potere e del controllo sionista sul futuro dell\u2019intero popolo palestinese.<\/p>\n<p>Di questo specifico progetto furono vittime e testimoni, in particolare, le donne di Deir Yassin: uccise, violentate, picchiate, mutilate e fatte sfilare \u00abnella vicina Gerusalemme, come monito per tutte le altre Palestinesi del destino che le avrebbe attese se avessero opposto resistenza\u00bb.<\/p>\n<h3>Produrre e distruggere memoria: la violenza di genere \u00e8 strategia di guerra<\/h3>\n<p>Dietro ogni guerra, dietro ogni conflitto, si nasconde una realt\u00e0 a lungo taciuta: l\u2019uso sistematico della violenza sessuale contro le donne come \u201cstrategia di guerra\u201d. Solo negli ultimi vent\u2019anni questa pratica \u00e8 stata finalmente riconosciuta e posta al centro del dibattito pubblico. Per troppo tempo relegata a \u201cquestione privata\u201d, attribuita a devianze individuali o impulsi sessuali, \u00e8 stata separata dai crimini di guerra e trattata come un danno collaterale inevitabile di ogni conflitto.<\/p>\n<p>Per secoli, l\u2019abuso del corpo delle donne \u00e8 stato taciuto e ignorato e i responsabili hanno potuto godere di immunit\u00e0 e di silenzi complici da parte di regni, stati, governi e organizzazioni. Anche quando non \u00e8 stato possibile tenere gli abusi celati, a causa della gravit\u00e0 e del numero elevatissimo delle vittime, questi sono stati derubricati, sminuiti dal benaltrismo e giustificati dagli eventi imprevedibili delle guerre.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Ma la storia ci insegna fin troppo bene che il corpo delle donne \u00e8 da sempre \u201cterreno collettivo di conquista\u201d; mezzo di affermazione del potere coloniale e strumento di pulizia etnica.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ne sono testimoni le quasi 50.000 donne kosovaro-albanesi vittime di violenza sessuale durante la guerra del Kosovo, usate come esempio per terrorizzare la popolazione e costringerla alla fuga.<\/p>\n<p>E lo sono le 35.000 donne e ragazze croate e musulmane di origine bosniaca, rinchiuse nel \u201ccampi di stupro\u201d serbi durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina tra 1992 ed il 1995, il cui scopo primario era quello di far nascere una nuova generazione di pur\u0259 bambin\u0259 serb\u0259, eliminando la linea etnica patrilineare del nemico per sempre.<\/p>\n<p>Dal 2020 al 2022, a trent\u2019anni di distanza, in Etiopia, lontano dall\u2019interesse pubblico <em>mainstream<\/em>, anche i corpi delle donne del Tigr\u00e8 sono stati campi di una ferocissima guerra etnica. Considerate custodi della riproduzione e della \u201cmorale\u201d comunitaria, le donne tigrine sono state colpite in modo sistematico: non solo attraverso pratiche di sterminio, ma anche tramite forme di violenza sessuale mirata che, come scrive \u201c<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/global-development\/2025\/jul\/31\/mass-rape-forced-pregnancy-sexual-torture-in-tigray-ethiopian-eritrean-forces-crimes-against-humanity-report\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">The Guardian<\/a>\u201c, intendevano deliberatamente \u00abdistruggere gli organi riproduttivi delle donne tigrine\u00bb e con essi il futuro del popolo del <em>Tigr\u00e8<\/em>.<\/p>\n<h3>Il genocidio \u00e8 una questione femminile<\/h3>\n<p>Dalla Germania nazista all\u2019Armenia di inizio secolo, dalla Cambogia dei Khmer Rossi alla tragedia contemporanea degli Yazidi, il corpo delle donne ha assunto, e continua a farlo, un ruolo strategico soprattutto nel caso di un genocidio.<\/p>\n<p>In Ruanda, nella seconda met\u00e0 degli anni \u201890, quasi 250.000 donne, ragazze e bambine subirono violenza sessuale; moltissime diedero alla luce figli non voluti di etnia mista e per questo furono costrette a vivere con il dolore e con lo stigma sociale per sempre. I loro corpi smisero di essere umani, per divenire \u201cterreno politico\u201d: oggetti di derisione, di terrore, di scambio o semplicemente qualcosa da eliminare poich\u00e9 in grado di \u00abprodurre e riprodurre memoria\u00bb.<\/p>\n<p>Anche nel genocidio in atto del popolo palestinese i corpi delle donne sono una \u201crisorsa\u201d bellica. Nel 2014 Mordechai Kedar, studioso sionista del Medio Oriente all\u2019Universit\u00e0 <em>Bar-Ilan,<\/em> afferm\u00f2, senza troppi problemi etici, che ogni \u201cterrorista\u201d di Hamas avrebbe riflettuto bene prima di farsi saltare in aria in una delle strade di Tel Aviv se fosse stato consapevole che sua madre e ognuna delle sue sorelle sarebbe stata violentata dai militari dell\u2019IDF in risposta a tale atto.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Nei territori occupati della Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme, la violenza contro le donne e le bambine palestinesi da parte dei militari \u00e8 all\u2019ordine del giorno.<\/p><\/blockquote>\n<p>Le incursioni notturne nelle abitazioni e gli arresti arbitrari, le violenze sessuali in regime detentivo, gli abusi e le umiliazioni ai check-point e le molestie sessuali quotidiane, anche a donne e ragazze incinte, hanno come obiettivo non solo quello di distruggere i corpi e le menti ma anche quello di sfruttare la base patriarcale della societ\u00e0 palestinese e le sue \u201cfondamenta morali e religiose\u201d.<\/p>\n<p>Come scrive su \u201cMiddle East Eye\u201d Falastine Saleh, scrittrice e femminista palestinese: \u00abL\u2019idea di perdere il controllo sui nostri corpi infonde in noi un profondo senso di terrore, infiltrando i nostri pensieri, desideri e molto senso di sicurezza. [\u2026] L\u2019aspetto pi\u00f9 agonizzante di questa realt\u00e0 \u00e8 la consapevolezza che i nostri corpi vengono cinicamente armati da uno stato occupante, sfruttando le norme patriarcali della nostra societ\u00e0 per attaccare la nostra resilienza collettiva\u00bb.<\/p>\n<h3><strong><em>S<\/em><\/strong>trumentalizzare l\u2019onore per colpire chi resiste<\/h3>\n<p>La societ\u00e0 palestinese, prevalentemente regolata dalla legge islamica, vive ancora oggi \u2013 nonostante il grande contributo delle donne alla resistenza e le molte realt\u00e0 femministe palestinesi \u2013 profonde fratture interne legate alla disparit\u00e0 di genere. La stigmatizzazione e la condanna di qualunque aspetto legato alla sessualit\u00e0 femminile al di fuori del matrimonio, vengono strumentalizzate dal sionismo per minare \u2013 come gi\u00e0 accaduto altrove \u2013 la stabilit\u00e0 familiare e, con essa, le fondamenta sociali del popolo palestinese.<\/p>\n<p>\u00c8 pratica nota, da parte dei militari israeliani, l\u2019induzione di giovani donne al collaborazionismo attraverso lo sfruttamento delle percezioni conservatrici dell\u2019\u201conore\u201d.<\/p>\n<p>Come racconta Nada Elia nel suo libro <em>La Palestina \u00e8 una questione femminista<\/em>, la polizia israeliana \u00e8 nota per pedinare \u201cragazze obiettivo\u201d con l\u2019intento di fotografarle insieme ai propri fidanzati fuori dal controllo parentale, per poi estorcere informazioni sotto la minaccia di divulgare pubblicamente le\u00a0immagini.<\/p>\n<p>In altre testimonianze si parla di ragazze drogate, denudate e fotografate in atteggiamenti considerati illeciti; in alcuni casi abusate, videoriprese, minacciate e successivamente ricattate. In una intervista a \u201c<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2014\/sep\/12\/israeli-intelligence-unit-testimonies\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">The Guardian<\/a>\u201d un ex-militare dell\u2019<em>IDF<\/em> ammette: \u00abQuelle che ci interessano davvero non sono in alcun modo terroriste. Sfruttiamo la capacit\u00e0 di pressione che abbiamo su queste persone per metterci in una posizione di vantaggio. Approfittiamo dell\u2019impatto che abbiamo sulle loro vite. Possiamo davvero rovinargli la vita.\u00bb<\/p>\n<p>Inoltre, nonostante la costante retorica <em><a href=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/colonizzazione-di-corpi-e-generi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">pinkwashing<\/a> <\/em>che presenta Israele come \u00abterra di libert\u00e0 e diritti\u00bb il Mossad ha spesso sfruttato la difficile condizione delle persone queer palestinesi a proprio vantaggio. Una delle strategie usate \u00e8 l\u2019<em>honeytrapping <\/em>in cui agenti si fingono online donne o uomini europe\u0259,per sedurre persone queer, per poi ricattarle minacciando di diffondere pubblicamente immagini e conversazioni private.<\/p>\n<p>L\u2019onore o la terra dunque. La vergogna o la difesa delle origini. La pratica dello sfruttamento patriarcale messa in atto da Israele \u00e8 cos\u00ec violenta che le vittime alla fine collaborano. Consapevoli di non poter ottenere giustizia, molte scelgono il silenzio, costrette a vivere il dolore e l\u2019umiliazione senza il sostegno delle proprie famiglie. Un isolamento costruito ad arte, parte di una strategia coloniale che punta a disgregare il tessuto sociale palestinese dall\u2019interno con l\u2019obiettivo di colpire chi tenta di resistere.<\/p>\n<h3><em>Genderwashing<\/em> come arma coloniale: il falso mito dell\u2019Israele liberale<\/h3>\n<p>Al di l\u00e0 della base culturale patriarcale che attraversa le terre palestinesi \u2013 base che condivide con qualunque altro paese del mondo \u2013 la storia del colonialismo ha ampiamente dimostrato come ogni tentativo di imporre dall\u2019esterno nuove norme e nuove regole produca, da parte de\u0259 colonizzat\u0259, una volont\u00e0 ferma di preservare le proprie tradizioni. Nel caso della Palestina, il discorso sui diritti delle donne e delle persone omosessuali viene inevitabilmente associato a Israele e perci\u00f2 considerato \u201cnemico\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo, spiega Nada Elia, ha comportato un ancoramento rigidissimo, da parte di molte comunit\u00e0 palestinesi, a un modello maschilista ed eteronormativo che ha portato a un aumento della violenza di genere intrafamiliare e dei femminicidi da parte di mariti, fratelli e padri.<\/p>\n<p>Le ingiustizie quotidiane, l\u2019impossibilit\u00e0 di combattere ad armi pari, la mancata autonomia politica, lavorativa e di movimento, nonch\u00e9 la sensazione di non riuscire a proteggere la propria famiglia, generano negli uomini palestinesi un collasso dei propri indicatori culturali della virilit\u00e0. Questo produce un contraccolpo fortissimo in termini di pratiche violente volte alla \u201criacquisizione del potere\u201d. In una condizione di oppressione, la risposta diventa \u2013 tragicamente \u2013 quella di opprimere, in una \u201cillusione del potere\u201d che nasce soprattutto dal controllo del corpo e dell\u2019autodeterminazione delle donne, le quali, in un contesto di occupazione e colonizzazione, rappresentano un vero e proprio \u201ccapitale culturale\u201d.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Tale contraccolpo, provocato dall\u2019occupazione sionista, viene strumentalizzato da Israele e trasformato in <em>genderwashing<\/em>, con l\u2019intento di raccontare una Palestina violenta, retrograda e oppressiva che deve essere liberata e condotta verso le cristalline e democratiche acque dello Stato ebraico.<\/p><\/blockquote>\n<p>La contrapposizione tra un Hamas omofobo e sessista e un Israele \u201cdemocratico e liberale\u201d \u00e8 una delle retoriche pi\u00f9 potenti e funzionali messe in campo dai sostenitori dello Stato sionista. La questione dei diritti deve assolutamente essere affrontato alla luce delle reali politiche messe in atto dal governo israeliano, evitando strumentalizzazioni, poich\u00e9 costituisce una delle principali armi di indottrinamento e produzione di consenso.<\/p>\n<h3>Riprodurre o scomparire: la maternit\u00e0 contro la \u201cminaccia demografica\u201d<\/h3>\n<p>Un altro dei nodi cruciali nel progetto sionista \u00e8 la stretta interconnessione tra nazionalismo e riproduzione. La questione della supremazia demografica \u00e8 centrale per l\u2019affermazione dello Stato di Israele, poich\u00e9 \u00e8 sul numero e sulla maggioranza territoriale che si regge il potere dell\u2019occupazione. I continui atti volti a estromettere \u0259 Palestinesi dalle proprie case, a impedire \u201cil ritorno\u201d dei profughi e dei discendenti della <em>Nakba<\/em>, la costruzione di sempre nuovi insediamenti in Cisgiordania, la sostituzione delle colture nelle terre e il genocidio nella Striscia hanno come denominatore comune la necessit\u00e0 geopolitica da parte di Israele di generare un considerevole squilibrio numerico con \u0259 Palestinesi.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.worldmeters.info\/it\/popolazione-mondiale\/israele-popolazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Dati<\/a> alla mano: dal 1950 la popolazione in Israele \u00e8 cresciuta di quasi il 500%, arrivando oggi a quasi 10 milioni di persone. Con un\u2019et\u00e0 media di 29 anni e un <em>rate<\/em> di 2,9 figli per donna, \u00e8 il Paese con il pi\u00f9 alto tasso di fertilit\u00e0 tra quelli membri dell\u2019<em><a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/en\/publications\/society-at-a-glance-2024_918d8db3-en\/full-report\/fertility_748a5055.html?utm_source=chatgpt.com\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">OECD<\/a><\/em> (<em>Organisation for Economic Co-operation and Development), <\/em>che riunisce 38 paesi con economie di mercato considerate avanzate e sistemi democratici.<\/p>\n<p>Per lo Stato ebraico la maternit\u00e0 \u00e8 fondamentale e non si limita a essere un fatto privato o familiare, ma un contributo pubblico e nazionale che affonda le radici nella concezione ebraica del \u201cpopolo eletto da Dio\u201d. Nel primo libro della <em>Torah<\/em>, infatti, una delle principali prescrizioni recita: \u00abSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela\u00bb. In questa visione la maternit\u00e0 \u00e8 un \u201csegno\u201d di appartenenza alla comunit\u00e0 nazionale. Non solo generare figli\u0259, ma crescere cittadin\u0259, contribuire al futuro dello Stato di Israele.<\/p>\n<p>Se da una parte Israele tenta in tutti i modi di aumentare il proprio peso demografico, anche attraverso spinte narrative non certo liberiste come quella della \u201cmissione ebraica\u201d delle donne, dall\u2019altra mette in atto strategie di annientamento per combattere la \u201cminaccia demografica\u201d del prolifico popolo palestinese.<\/p>\n<p>Una delle prime strategie adottate fu quella del monitoraggio del numero de\u0259 nat\u0259. Dal 1967 Israele ha infatti imposto nei territori occupati l\u2019obbligo per le donne palestinesi di partorire esclusivamente negli ospedali, negando alle levatrici (<em>doyat<\/em>) le licenze per i parti in casa. In tal modo lo Stato si assicura la possibilit\u00e0 di identificare e sorvegliare la crescita demografica del popolo palestinese.<\/p>\n<p>Ovviamente gli avvenimenti successivi al 7 ottobre hanno reso quasi del tutto marginale questa strategia. In questa fase storica l\u2019obiettivo dello Stato ebraico non \u00e8 pi\u00f9 monitorare la crescita demografica, ma cancellare del tutto la \u201cminaccia demografica\u201d attraverso l\u2019eliminazione sistematica del maggior numero di palestinesi.<\/p>\n<h3>L\u2019attacco al diritto riproduttivo svela la paura di Israele per il potenziale della Palestina<\/h3>\n<p>Oltre alle strategie gi\u00e0 menzionate, anche le deportazioni, lo sfollamento, la pulizia etnica e il controllo della mobilit\u00e0 hanno come obiettivo ridurre la capacit\u00e0 riproduttiva delle comunit\u00e0 in loco, cos\u00ec come anche le carcerazioni arbitrarie delle donne palestinesi in gravidanza.<\/p>\n<p>Altrettanto strategiche sono poi le politiche amministrative. Negando i permessi di ricongiungimento familiare e imponendo restrizioni al riconoscimento anagrafico, con l\u2019intento di ostacolare la formazione e la stabilit\u00e0 delle famiglie, compromettono la capacit\u00e0 riproduttiva e il mantenimento demografico. Il confinamento, il controllo della mobilit\u00e0, il blocco prolungato imposto su Gaza di medicinali e attrezzature mediche e igienico-sanitarie il numero limitato di infrastrutture sanitarie rimaste in piedi completano l\u2019opera, incrementando intenzionalmente e strategicamente la mortalit\u00e0 materna e infantile.<\/p>\n<p>Secondo <a href=\"https:\/\/extranet.who.int\/ssa\/LeftMenu\/Index.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">l\u2019OMS<\/a>, infatti, solo nei territori occupati della Cisgiordania negli ultimi due anni si sono verificati pi\u00f9 di 720 attacchi a strutture sanitarie, che hanno causato il decesso di moltissime donne e bambin\u0259. Stessa sorte per tutte quelle donne incinte costrette a raggiungere gli ospedali nei centri urbani e trattenute ai check-point dalla polizia israeliana.<\/p>\n<p>Nel marzo di quest\u2019anno la Commissione internazionale d\u2019inchiesta dell\u2019ONU ha pubblicato il rapporto <em><a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/sites\/default\/files\/documents\/hrbodies\/hrcouncil\/sessions-regular\/session58\/a-hrc-58-crp-6.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cMore than a human can bear\u201d: Israel\u2019s systematic use of sexual, reproductive and other forms of gender-based violence since October 2023\u201d<\/a><\/em> nel quale si conferma ufficialmente la volont\u00e0 sistemica da parte di Israele di annientare la capacit\u00e0 riproduttiva de\u0259 Palestinesi a Gaza, attraverso la distruzione deliberata di strutture sanitarie riproduttive, tra cui anche la clinica IVF Al\u2011Basma, principale centro di fertilit\u00e0 del territorio palestinese che conservava embrioni, spermatozoi e ovuli. Il rapporto afferma che questo atto pu\u00f2 essere interpretato come \u00abmisura genocidiaria poich\u00e9 intesa a impedire nascite\u00bb in violazione della Convenzione sul Genocidio e dello Statuto di Roma.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>In tutte le politiche di Israele legate alla maternit\u00e0, dunque, da un lato c\u2019\u00e8 un disegno programmatico e politico di creare condizioni che impediscano alle donne di portare avanti le gravidanze; dall\u2019altro emerge un evidente moto d\u2019odio verso la vita palestinese e il suo futuro \u2013 un odio che affama, uccide, mutila e rende orfani \u0259 pi\u00f9 fragili al grido di \u00abdefinisci bambino\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>In questo scenario, il corpo delle donne palestinesi non \u00e8 pi\u00f9 solo un fatto intimo, ma diventa un atto profondamente politico. Con la sua capacit\u00e0 di generare futuro, si trasforma in un \u201ccampo di battaglia\u201d su cui si combatte una guerra fatta di numeri, identit\u00e0 e resistenza. Israele, attraverso una combinazione di strategie militari, amministrative e simboliche, agisce non solo per sottrarre terra, risorse e autodeterminazione, ma anche per \u201cinterrompere la continuit\u00e0\u201d del popolo palestinese.<\/p>\n<p>In risposta, ogni gravidanza portata a termine, ogni bambin\u0259 cresciut\u0259 in un contesto di oppressione, ogni famiglia che resiste alla disgregazione imposta, rappresenta un atto di sfida e un\u2019affermazione collettiva di esistenza contro un progetto coloniale che mira alla cancellazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giada Sarra &#8211; In ogni conflitto esiste sempre un prima ed esiste sempre un dopo: un evento, che definisce nettamente i contorni e fa intravedere il futuro. 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