{"id":174470,"date":"2025-11-02T19:41:43","date_gmt":"2025-11-02T18:41:43","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=174470"},"modified":"2025-11-02T19:41:43","modified_gmt":"2025-11-02T18:41:43","slug":"il-genocidio-di-gaza-e-la-complicita-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/11\/02\/il-genocidio-di-gaza-e-la-complicita-globale\/","title":{"rendered":"Il genocidio di Gaza e la complicit\u00e0 globale"},"content":{"rendered":"<p>di Giuseppe Gagliano &#8211;<\/p>\n<p>Un crimine che non nasce da solo<\/p>\n<p>Il genocidio in corso nella Striscia di Gaza non \u00e8 un evento improvviso n\u00e9 isolato. \u00c8 il risultato di un processo lungo, costruito su decenni di occupazione militare, impunit\u00e0 politica e complicit\u00e0 internazionale. Come documenta con precisione il rapporto presentato alle Nazioni Unite dalla relatrice speciale Francesca Albanese, si tratta di un crimine collettivo, in cui Stati terzi hanno avuto un ruolo determinante nel fornire supporto diplomatico, militare, economico e persino \u201cumanitario\u201d, consentendo a Israele di trasformare l\u2019occupazione in una macchina di distruzione sistematica.<\/p>\n<p>Dietro le macerie di Gaza non ci sono solo bombe e soldati. Ci sono governi che forniscono armi, porti che accolgono navi cariche di materiale bellico, banche che finanziano industrie, imprese che forniscono tecnologia dual-use, diplomazie che esercitano veti e silenzi che valgono come complicit\u00e0. Il genocidio, come sottolinea il rapporto, non \u00e8 mai opera di un solo attore.<\/p>\n<p>Il quadro giuridico: obblighi chiari, responsabilit\u00e0 ignorate<\/p>\n<p>Il diritto internazionale impone agli Stati non solo di non partecipare a crimini come genocidio, apartheid o aggressione, ma di prevenirli e punirli. La Corte internazionale di giustizia aveva gi\u00e0 nel 2004 dichiarato illegale l\u2019occupazione israeliana e ribadito gli obblighi di tutti gli Stati di agire. Questi obblighi non sono facoltativi: gli Stati hanno il dovere giuridico di non riconoscere situazioni illegali, di non prestare aiuto o assistenza e di intervenire per far cessare le violazioni.<\/p>\n<p>Ma le misure previste \u2014 embarghi sulle armi, sospensioni di accordi commerciali, pressione diplomatica e cooperazione con i tribunali internazionali \u2014 non sono state adottate. Anzi, in molti casi \u00e8 accaduto l\u2019opposto: si \u00e8 consolidato un sistema di relazioni che ha reso possibile, sul piano materiale e politico, la campagna di distruzione di Gaza.<\/p>\n<p>La diplomazia come rete di protezione<\/p>\n<p>Il primo pilastro della complicit\u00e0 \u00e8 quello diplomatico. Dopo il 7 ottobre 2023, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite \u00e8 diventato teatro di una paralisi sistematica. Gli Stati Uniti hanno posto il veto sette volte su risoluzioni per un cessate il fuoco permanente. Altri Paesi occidentali si sono limitati a sostenere tregue temporanee o corridoi umanitari, lasciando proseguire la macchina di guerra.<\/p>\n<p>Il discorso pubblico si \u00e8 allineato alla narrativa israeliana, dipingendo i palestinesi come \u201cterroristi\u201d, \u201cscudi umani\u201d o \u201cobiettivi collaterali\u201d e cancellando il loro status di popolazione occupata protetta dal diritto internazionale umanitario. Questa manipolazione linguistica \u00e8 stata essenziale per giustificare l\u2019inerzia diplomatica e normalizzare l\u2019idea che la guerra a Gaza fosse una risposta legittima a un\u2019aggressione, piuttosto che la prosecuzione di un\u2019occupazione coloniale.<\/p>\n<p>Stati arabi e musulmani hanno mantenuto un profilo ambiguo. Alcuni hanno denunciato pubblicamente la violenza, ma allo stesso tempo hanno preservato relazioni economiche e strategiche con Israele, in particolare dopo la normalizzazione sancita dagli Accordi di Abramo. Altri hanno tentato mediazioni parziali senza mai incidere realmente sull\u2019equilibrio militare e politico.<\/p>\n<p>Mentre pochi Stati \u2014 come Belize, Bolivia, Colombia e Nicaragua \u2014 hanno sospeso relazioni diplomatiche con Israele, la maggior parte ha continuato a mantenere contatti ufficiali, rafforzando la percezione che non ci sarebbero state conseguenze reali per il genocidio.<\/p>\n<p>Le armi: il carburante della macchina di guerra<\/p>\n<p>Il secondo pilastro \u00e8 quello militare. La campagna israeliana a Gaza \u00e8 stata sostenuta e resa possibile da un flusso costante e massiccio di armi provenienti in gran parte da Paesi occidentali. Gli Stati Uniti da soli coprono circa due terzi delle importazioni militari israeliane. Solo tra il 2023 e il 2025 hanno approvato 742 spedizioni di armi e munizioni, oltre a fornire accesso diretto ai depositi militari statunitensi presenti in Israele.<\/p>\n<p>Bombe, artiglieria pesante, munizioni di precisione, caccia e componenti per sistemi avanzati di sorveglianza e targeting sono stati consegnati mentre la fame e la carestia colpivano la popolazione civile. La Germania \u00e8 il secondo esportatore di armi verso Israele, con licenze di esportazione per centinaia di milioni di euro, mentre l\u2019Italia, il Regno Unito, la Francia e altri Paesi hanno contribuito direttamente o indirettamente a questa catena.<\/p>\n<p>Questa rete non riguarda solo armi finite, ma anche componenti e tecnologie. Il programma dell\u2019F-35 coinvolge 19 Paesi, molti dei quali forniscono parti e sistemi integrati impiegati direttamente nei bombardamenti su Gaza. Il flusso di armi non si \u00e8 interrotto nemmeno quando erano gi\u00e0 note le violazioni del diritto internazionale umanitario.<\/p>\n<p>I porti e le basi come arterie logistiche<\/p>\n<p>Dietro ogni consegna militare c\u2019\u00e8 un\u2019infrastruttura globale che rende possibile la guerra. Porti in Europa e nel Mediterraneo \u2014 in Turchia, Francia, Italia, Paesi Bassi, Grecia, Marocco e Belgio \u2014 sono stati usati per far transitare componenti e armamenti. Aeroporti in Irlanda, Belgio e Stati Uniti hanno garantito l\u2019arrivo dei rifornimenti. Alcuni scali hanno addirittura deviato spedizioni per aggirare proteste sindacali o controlli politici.<\/p>\n<p>La cooperazione militare non si \u00e8 limitata al commercio di armi: Israele ha partecipato a esercitazioni multinazionali, ha ricevuto intelligence in tempo reale e ha integrato la propria macchina bellica con sistemi occidentali, in particolare statunitensi e britannici.<\/p>\n<p>Gli aiuti umanitari trasformati in arma<\/p>\n<p>Il terzo pilastro \u00e8 quello \u201cumanitario\u201d. Gaza era gi\u00e0 prima della guerra un territorio assediato e dipendente dagli aiuti: l\u201980% della popolazione viveva grazie ai programmi di assistenza, soprattutto dell\u2019UNRWA. Con la guerra, il blocco si \u00e8 trasformato in assedio totale. I camion umanitari sono stati ridotti a meno di un terzo dei livelli precedenti. Ospedali, scuole e centri di distribuzione sono stati bombardati, pi\u00f9 di 370 operatori dell\u2019UNRWA sono stati uccisi.<\/p>\n<p>Parallelamente, Israele e Stati Uniti hanno tentato di creare strutture umanitarie alternative, controllate militarmente, come la Gaza Humanitarian Foundation. Gli aiuti sono stati usati per spostare forzatamente civili, mentre le principali potenze occidentali paracadutavano cibo e medicinali in modo spettacolare ma inefficace, spostando l\u2019attenzione dalla responsabilit\u00e0 politica alla gestione tecnica della crisi.<\/p>\n<p>Economia e profitti: l\u2019altra faccia della guerra<\/p>\n<p>Il quarto pilastro \u00e8 quello economico. Israele \u00e8 un\u2019economia fortemente integrata nei mercati globali: il commercio estero vale oltre la met\u00e0 del PIL. L\u2019Unione Europea \u00e8 il principale partner commerciale, seguita da Stati Uniti, Asia e alcuni Paesi arabi. Le esportazioni di armi e tecnologia dual-use \u2014 in particolare circuiti integrati e sistemi di sorveglianza \u2014 sono cresciute durante la guerra.<\/p>\n<p>Mentre Gaza veniva rasa al suolo, i flussi commerciali non si sono ridotti: anzi, in alcuni casi sono aumentati. Paesi europei e arabi hanno incrementato gli scambi con Israele, garantendo risorse e stabilit\u00e0 all\u2019economia di guerra. I gasdotti nel Mediterraneo orientale hanno continuato a funzionare e, nell\u2019agosto 2025, l\u2019Egitto ha firmato un accordo energetico da 35 miliardi di dollari con Israele, proprio mentre la fame devastava la popolazione di Gaza.<\/p>\n<p>Le tecnologie militari israeliane testate sui palestinesi sono diventate un prodotto da esportare: sistemi di sorveglianza, droni, software di controllo. La guerra non \u00e8 solo sostenuta dall\u2019economia: \u00e8 essa stessa un motore economico.<\/p>\n<p>La crisi della legalit\u00e0 internazionale<\/p>\n<p>Questa catena di complicit\u00e0 diplomatica, militare, economica e logistica non \u00e8 solo una questione morale: mina le fondamenta stesse dell\u2019ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Il genocidio di Gaza mostra quanto siano fragili gli strumenti di tutela collettiva. Le decisioni della Corte internazionale di giustizia, i richiami delle Nazioni Unite, le norme del diritto umanitario internazionale vengono sistematicamente ignorati da Stati potenti, che le applicano selettivamente secondo convenienza geopolitica.<\/p>\n<p>Il doppio standard \u00e8 palese: sanzioni immediate contro alcuni Paesi, complicit\u00e0 silenziosa con altri. Questa incoerenza alimenta sfiducia globale e offre terreno fertile a potenze che contestano l\u2019ordine internazionale esistente, rafforzando fratture gi\u00e0 profonde.<\/p>\n<p>Un sistema di potere da smontare<\/p>\n<p>Il rapporto Albanese \u00e8 esplicito: il genocidio di Gaza non pu\u00f2 essere affrontato solo chiedendo un cessate il fuoco. Bisogna smantellare la rete di sostegno internazionale che lo rende possibile. Ci\u00f2 significa sospendere immediatamente tutte le relazioni militari, commerciali e diplomatiche con Israele, imporre un embargo sulle armi, interrompere i rapporti economici legati a tecnologie dual-use, sostenere l\u2019UNRWA e cooperare pienamente con la giustizia internazionale.<\/p>\n<p>La storia offre precedenti: la fine dell\u2019apartheid in Sudafrica fu accelerata da un regime di sanzioni e isolamento diplomatico. Le stesse leve possono \u2014 e secondo il diritto internazionale devono \u2014 essere usate per porre fine al genocidio.<\/p>\n<p>Una frattura tra governi e popoli<\/p>\n<p>Mentre i governi occidentali continuano a sostenere Israele, le opinioni pubbliche si muovono in direzione opposta. Milioni di persone in Europa, Stati Uniti, America Latina e mondo arabo hanno manifestato chiedendo un cessate il fuoco e sanzioni. Questa distanza tra societ\u00e0 e istituzioni rischia di erodere la legittimit\u00e0 politica interna e di accelerare una crisi di credibilit\u00e0 internazionale per quelle democrazie che proclamano principi universali ma li applicano in modo selettivo.<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 della comunit\u00e0 internazionale<\/p>\n<p>Il genocidio di Gaza \u00e8 una prova storica. Ogni veto, ogni contratto d\u2019armi, ogni accordo commerciale firmato mentre Gaza veniva distrutta rappresenta un atto di complicit\u00e0 documentabile. In un futuro inevitabile di tribunali e commissioni, la catena delle responsabilit\u00e0 non si fermer\u00e0 a Tel Aviv: risalir\u00e0 a Washington, Londra, Berlino, Bruxelles e alle capitali arabe che hanno permesso, con azioni o omissioni, che tutto ci\u00f2 avvenisse.<\/p>\n<p>Come scrive Albanese, il mondo \u00e8 oggi sospeso tra due possibilit\u00e0: lasciar crollare definitivamente il sistema di diritto internazionale oppure ricostruirlo attraverso la giustizia. In questo bivio, la neutralit\u00e0 non esiste.<\/p>\n<p>Conclusione: Gaza come spartiacque<\/p>\n<p>Il genocidio in corso non \u00e8 solo una tragedia umanitaria. \u00c8 uno spartiacque storico e giuridico. Se la comunit\u00e0 internazionale continuer\u00e0 a proteggere Israele, accettando che un regime di apartheid e occupazione possa condurre un genocidio senza conseguenze, allora le norme che hanno retto l\u2019ordine mondiale dal 1945 diventeranno carta straccia.<\/p>\n<p>Se invece Stati, istituzioni e societ\u00e0 civili sceglieranno di agire, applicando le norme e interrompendo la catena della complicit\u00e0, Gaza potr\u00e0 segnare non solo una catastrofe, ma anche l\u2019inizio di una ricostruzione del diritto internazionale.<\/p>\n<p>Il mondo guarda. E la storia, prima o poi, presenter\u00e0 il conto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Gagliano &#8211; Un crimine che non nasce da solo Il genocidio in corso nella Striscia di Gaza non \u00e8 un evento improvviso n\u00e9 isolato. \u00c8 il risultato di un processo lungo, <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/11\/02\/il-genocidio-di-gaza-e-la-complicita-globale\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":174471,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[8080],"tag_articolo":[],"collezione":[],"class_list":["post-174470","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","categoria_articolo-economia-e-societa"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174470","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=174470"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174470\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":174472,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174470\/revisions\/174472"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/174471"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=174470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=174470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=174470"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=174470"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=174470"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=174470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}