{"id":174558,"date":"2025-11-10T20:08:39","date_gmt":"2025-11-10T19:08:39","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=174558"},"modified":"2025-11-10T20:08:39","modified_gmt":"2025-11-10T19:08:39","slug":"scuole-occupate-riappropriarsi-del-dissenso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/11\/10\/scuole-occupate-riappropriarsi-del-dissenso\/","title":{"rendered":"Scuole occupate, riappropriarsi del dissenso"},"content":{"rendered":"<p>di Paola Lattaro &#8211;<\/p>\n<p>Tra settembre e ottobre abbiamo assistito a un\u2019intensa stagione di mobilitazioni in Europa, e non solo, per quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza. In questo quadro, in Italia fanno notizia le<strong> occupazioni di numerosi istituti scolastici, a Torino, a Roma, a Napoli e altrove<\/strong>, da parte di studenti e studentesse che sembrano essere in un momento di diffusa riappropriazione di pratiche di dissenso e disobbedienza civile a partire dai luoghi che quotidianamente vivono (le aule delle loro scuole), per restituirli a una dimensione di autentica collettivit\u00e0, liberandoli finalmente da quel soffocante paradigma che continua ipocritamente a raccontare gli spazi del sapere come \u201cneutri e apolitici\u201d. Perch\u00e9, in maniera subdola e strisciante, <strong>la Scuola \u00e8 un\u2019istituzione tutt\u2019altro che politicamente neutra<\/strong>.<\/p>\n<p>Per esempio nel momento in cui apre le sue porte a militari e forze dell\u2019ordine (come capita in maniera sempre pi\u00f9 ricorrente, tanto da aver normalizzato il fenomeno della militarizzazione dell\u2019istruzione), oppure quando aderisce attraverso il pcto a una cultura smaccatamente neoliberista, il cui scopo fondamentale non \u00e8 formare cittadini liberi, ma lavoratori sottomessi e obbedienti, e a tal fine \u00e8 disponibile a far entrare in classe persino aziende invischiate nella produzione e nel mercato delle armi. Ancora, non sono forse un modo per dare una specifica direzione politica in aula, al di l\u00e0 del volere degli insegnanti, le oscene linee guida nazionali del ministro Valditara ? O il ddl Gasparri, in discussione in queste settimane al Parlamento? \u00a0Quello che\u00a0chiede corsi di formazione presso le scuole di ogni ordine e grado sulla cultura ebraica e israeliana con lo scopo di \u201ccontrastare le manifestazioni di antisemitismo incluso l\u2019antisionismo\u201d, sovrapponendo ancora una volta in modo infido e menzognero due pensieri in realt\u00e0 profondamente differenti, il primo da condannare sempre e comunque, il secondo che, mai come in questa fase storica, \u00e8 una vera e propria forma di antifascismo. Come si pu\u00f2 allora descrivere la scuola come un luogo politicamente neutro quando scelte come queste contribuiscono ad alimentare una precisa visone di mondo? Ed ecco che questa istituzione invece di essere il mezzo attraverso cui si acquisiscono gli strumenti necessari per comprendere e decostruire la realt\u00e0 nella quale siamo immersi, diventa ancora una volta la versione in miniatura della societ\u00e0 che viviamo, e piuttosto che insegnare ai nostri studenti a cambiarla, li porta sempre di pi\u00f9 ad assomigliarle.<\/p>\n<p>In questo contesto, <strong>dopo due anni di genocidio in diretta, con la scuola in colpevole silenzio<\/strong> fino a poche settimane fa <strong>e i governi occidentali, a partire da quello italiano, complici delle politiche israeliane<\/strong>, come testimoniato anche da numerosi giuristi, avvocati e associazioni che combattono per i diritti umani (si legga, a tal proposito, l\u2019<a href=\"https:\/\/www.a-dif.org\/2025\/10\/05\/denuncia-alla-corte-penale-internazionale-per-i-crimini-commessi-in-palestina\/#:~:text=In%20un%20appello%20dei%20Giuristi%20e%20Avvocati%20per,componenti%20del%20governo%20israeliano%20e%20dei%20loro%20complici.\">appello<\/a>\u00a0con cui \u00e8 stato denunciato il Governo Meloni alla Corte Penale Internazionale), o dall\u2019<a href=\"https:\/\/lespresso.it\/c\/mondo\/2025\/10\/29\/francesca-albanese-rapporto-onu-stati-genocidio-ambasciatore-israele-insulti-strega\/57926\">ultimo rapporto<\/a>\u00a0della relatrice speciale dell\u2019ONU Francesca Albanese, <strong>le occupazioni delle scuole appaiono come un necessario gesto di rottura<\/strong>, capace di \u00a0rendere protagonisti (finalmente) gli studenti e opporsi a quella logica per la quale il modo di protestare dei pi\u00f9 giovani\u00a0 va bene se coincide con le modalit\u00e0 scelte dagli adulti. <strong>E se, come scrive Paulo Freire in <em>Pedagogy of indignation<\/em>, \u201cit is not possible to separete politics from education\u201d, le occupazioni che stiamo vedendo in giro per l\u2019Italia restituiscono alla\u00a0Scuola il suo ruolo politico in un senso alto e prezios<\/strong>o, costringendola a confrontarsi in maniera autentica con la\u00a0pi\u00f9 urgente delle questioni, il genocidio del popolo palestinese, e con i contenuti portati avanti dagli studenti occupanti, che hanno riempito i nostri social con video, iniziative, comunicati e parole potenti, nette, vere.<\/p>\n<p><strong>Come docenti, non possiamo non essere contenti di tutto questo. A che serve la cultura se non a schierarsi?<\/strong> Questi ragazzi lo stanno facendo, a partire dai loro corpi, \u00a0con i quali si sono riappropriati di spazi che normalmente abitano passivi e indifferenti, e hanno scelto una modalit\u00e0 che magari non \u00e8 la nostra, di noi adulti, di noi insegnanti, troppe volte benpensanti e imborghesiti dagli anni, tanto da definire \u201cdesueta\u201d una pratica di protesta dinamica e dirompente, che crea un disagio (come ogni reale protesta dovrebbe fare per poter essere efficace e catalizzare l\u2019attenzione), e per questo ci costringe, cosa alla quale in classe siamo ormai poco abituati, \u00a0a guardarli, ad ascoltarli, a fare i conti con quello che ci dicono.<\/p>\n<p><strong>Rispetto alla illegalit\u00e0 delle occupazioni, la storia ci insegna che legalit\u00e0 e giustizia non sempre sono sinonimi e che cambiamenti epocali sono avvenuti grazie a chi ha sfidato evidenti e inaccettabili ingiustizie a norma di legge. Inoltre, come pretendiamo di essere credibili nell\u2019usare questa motivazione per richiedere lo sgombero immediato delle scuole (in certi casi <em>manu militari<\/em>, vedi <a href=\"https:\/\/www.fanpage.it\/napoli\/napoli-la-citta-metropolitana-chiede-lo-sgombero-delle-scuole-in-protesta-per-gaza-sinistra-allattacco-di-manfredi\/\">richiesta a Napoli<\/a> al sindaco Manfredi),\u00a0quando da due anni il diritto internazionale \u00e8 fatto quotidianamente a pezzi dal governo israeliano sotto lo sguardo silenzioso e complice dell\u2019intero Occidente e abbiamo un Ministro degli Esteri che dichiara in televisione che \u201cquello che dice il diritto \u00e8 importante, ma fino a un certo punto\u201d. <\/strong>Per non parlare dello sfacciatissimo e indecente doppio standard con cui i governi europei trattano la guerra Ucraina Russia, con il paese di Putin sanzionato in tutti i possibili modi, mentre lo Stato israeliano \u00e8 lasciato libero di sterminare un popolo a partire dai suoi bambini. Con questi precedenti, mi domando come pensiamo di avere l\u2019autorevolezza per dire ai nostri studenti \u201cstate facendo qualcosa di illegale\u201d. <strong>E a proposito della famigerata Educazione Civica con cui ci sciacquiamo la bocca in classe e che quasi sempre si riduce alla richiesta di un tristissimo power point a fine anno, invece di demonizzare percorsi di questo tipo, cio\u00e8 occupare e gestire spazi comuni rispetto ai quali \u00e8 per forza necessaria una profonda presa di responsabilit\u00e0, a cominciare dalla cura e la tutela dei luoghi fisici, \u00a0proviamo a riflettere su quanto peso hanno rispetto alla crescita e alla formazione di un adolescente e alla sua trasformazione in cittadino. Non avrebbe forse molto senso ripartire in classe proprio da un\u2019esperienza del genere, e farne patrimonio comune e spunto concreto di riflessione e dibattito, abbandonando logiche punitive e vessatorie?<\/strong><\/p>\n<p>Un elemento degno di nota, poi, rispetto alle occupazioni in corso e che vale la pena di sottolineare \u00e8 il fatto che <strong>ad attivarsi per la Palestina sono state anche scuole con platee studentesche normalmente avulse da coinvolgimenti politici di questo tipo e frequentate da allievi che solitamente nell\u2019immaginario collettivo sono ragazzi di serie b<\/strong>, con meno strumenti per pensare e poche parole a disposizione. Motivo per cui questa occasione \u00e8 resa ancora pi\u00f9 importante proprio dall\u2019aver coinvolto adolescenti che fino a ieri non erano politicamente attivi e che, guardandosi intorno e vedendo cosa stava accadendo in scuole vicine in termini di distanza, ma che di solito percepiscono come lontane, hanno cominciato a informarsi, a porsi domande, ad agire. In un paese in cui a ogni tornata elettorale il \u201cpartito vincente\u201d \u00e8 sempre quello degli astensionisti, non si pu\u00f2 pensare di colpevolizzare degli adolescenti per aver cominciato a partecipare \u201csolo\u201d sull\u2019onda della \u00a0mobilitazione che sa creare una fase di diffusa disobbedienza civile da parte degli studenti! Non \u00e8 forse uno degli obiettivi dell\u2019agitazione permanente nelle scuole riuscire a coinvolgere chi non si era mai mobilitato in precedenza?<\/p>\n<p>Il momento di lotta a cui stiamo assistendo, con un numero sempre crescente di scuole occupate che si passano il testimone in questa staffetta del dissenso, \u00e8 frutto, oltre che di una crescente indignazione per ci\u00f2 che ci arriva dalla Striscia, \u00a0anche di un lavoro fatto nel tempo da una rete tra ambiti diversi nata negli ultimi due anni, che ha gli studenti, medi e universitari, tra i suoi <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/annalisa-camilli\/2025\/10\/20\/chi-sono-gli-studenti-che-manifestano-per-la-palestina\">protagonisti<\/a>.<\/p>\n<p><strong>La prima occupazione in Italia per quanto stava accadendo a Gaza c\u2019\u00e8 stata nel 2023, in un liceo napoletano, dopo un mese dal 7 ottobre<\/strong>. Il collettivo di quella scuola era gi\u00e0 attivo sul tema della Palestina e all\u2019epoca decise di mobilitarsi anche in seguito all\u2019appello dell\u2019Universit\u00e0 di Birzeit rivolto agli studenti di tutto il mondo. I ragazzi coinvolti furono violentemente attaccati dal mondo adulto non solo per la modalit\u00e0 della protesta, che fu considerata \u201cleso diritto allo studio\u201d (eppure le stesse persone che s\u2019indignarono per una settimana di scuola \u201cpersa\u201d erano rimaste nel pi\u00f9 assoluto dei silenzi quando nel 2021 in Campania, al contrario di quanto accadeva nel resto d\u2019Italia, \u00a0i portoni degli istituti di ogni ordine e grado rimasero chiusi \u00a0\u00a0praticamente per un anno), ma anche per i contenuti. Il bandierone palestinese calato dalle finestre dell\u2019edificio fu, infatti, visto da molti con grande diffidenza. Eravamo all\u2019inizio di quella fase, mai finita, in cui chi provava a denunciare lo sterminio in atto veniva tacciato di antisemitismo,<strong> la parola \u201cgenocidio\u201d era off limits<\/strong> e non era pensabile un dibattito pubblico sulla Palestina senza che fosse presente anche una voce vicina a Israele. Adesso, per quanto sia sempre in piedi a opera di molti media e del governo questa stessa narrazione che va nella direzione della propaganda filo sionista, le parole che girano tra la gente sono quelle \u00a0portate avanti da chi in questi mesi, al fianco della resistenza palestinese, ha provato a ristabilire la verit\u00e0. <strong>Gli adolescenti che occuparono quel liceo avevano visto pi\u00f9 lontano degli adulti con cui si scontrarono<\/strong> <strong>e se a distanza di due anni dal 7 ottobre in Italia sarebbero scese in piazza due milioni di persone contro il genocidio, lo si deve pure a tutti coloro che, come quei ragazzi, non hanno mai smesso in questi mesi di mobilitarsi ogni santo giorno<\/strong>, di parlare di Palestina nonostante questo comportasse attacchi continui, di scegliere forme di lotta anche radicali, pagandone le conseguenze.<\/p>\n<p>Invece di soffermarci sulla singola occupazione, sarebbe giusto, allora, allontanare lo sguardo e cogliere il quadro complessivo, fatto di tanti tasselli, il cui obiettivo generale \u00e8 stare col fiato sul collo di quelle istituzioni che ancora continuano a intrattenere rapporti col governo israeliano, mantenendo anche accordi, da cui traggono profitto, che contribuiscono a perpetuare il genocidio. Le scuole occupate sono, appunto, uno di questi tasselli e gli studenti che si stanno mobilitando tutto questo lo hanno visto con chiarezza e andrebbero supportati da noi adulti, non giudicati e puniti, tacciandoli magari, con superficialit\u00e0, di essere \u201cscansafatiche che cercano un modo per saltarsi qualche giorno di lezione\u201d. Fosse anche solo perch\u00e9<strong> il mondo che gli stiamo lasciando in eredit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec storto e distopico che probabilmente non abbiamo nessuna credibilit\u00e0 per dire loro cosa \u00e8 giusto e cosa \u00e8 sbagliato.<\/strong> Possiamo solo accompagnarli in questo momento di luminosa militanza e sacrosanta protesta e, forse, provare a farci contaminare dall\u2019energia e dalla determinazione con cui stanno facendo sentire le loro voci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paola Lattaro &#8211; Tra settembre e ottobre abbiamo assistito a un\u2019intensa stagione di mobilitazioni in Europa, e non solo, per quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza. 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