{"id":174629,"date":"2025-11-17T08:52:22","date_gmt":"2025-11-17T07:52:22","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=174629"},"modified":"2025-11-17T08:52:22","modified_gmt":"2025-11-17T07:52:22","slug":"dalla-condiscendenza-alla-coscienza-di-luogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/11\/17\/dalla-condiscendenza-alla-coscienza-di-luogo\/","title":{"rendered":"Dalla condiscendenza alla coscienza di luogo"},"content":{"rendered":"<div class=\"sTtmz\" data-testid=\"static-text-element\">\n<div class=\"hcw3J\">\n<div class=\"\">\n<p class=\"text-align-center\"><strong>di Fabrizio Ferreri &#8211;<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"xN_Tk\">\n<div class=\"sTtmz\" data-testid=\"static-text-element\">\n<div class=\"hcw3J\">\n<div class=\"\">\n<p>Le aree interne italiane sono spesso raccontate come luoghi da salvare. Eppure, dietro la retorica della rinascita, continua a operare una <strong>narrazione urbano-centrica<\/strong> potente e pervasiva. Nel piccolo centro siciliano dove ho condotto alcune ricerche, met\u00e0 dei giovani tra i 16 e i 25 anni dichiara di desiderare \u201cuna vita come in citt\u00e0\u201d. \u00c8 la conferma che lo spopolamento non dipende solo da fattori economici o infrastrutturali, ma anche da una questione culturale e simbolica. Questa egemonia dell\u2019immaginario urbano-centrico \u2013 come da tempo ragioniamo all\u2019interno del progetto di ricerca GESI, Geography and Social Inequality in Italy (https:\/\/www.gesi-project.it\/) \u2013 rende le aree interne culturalmente subalterne, ancor prima che economicamente marginali.<\/p>\n<p>In questo quadro si inserisce il concetto, mutuato da Appadurai, di \u201c<strong>condiscendenza<\/strong>\u201d: una forma di relazione ambivalente nei confronti del sistema culturale ed economico dominante, che si caratterizza per un duplice movimento di attrazione e repulsione, dipendenza e rifiuto. I soggetti e i territori subalterni, come l\u2019antropologo indiano suggerisce in <em>Il futuro come fatto culturale<\/em> (ed. or. 2013), navigano tra modelli, valori e dispositivi egemonici cercando varchi e margini di <em>agency<\/em>. La \u201ccondiscendenza\u201d \u00e8 esattamente questo movimento contraddittorio: i territori marginali condannano il sistema che li ha spogliati, ma ne riproducono modelli e codici. In molte aree interne italiane, come ultimamente evidenzia anche il film <em>La vita va cos\u00ec<\/em> di <strong>Riccardo Milani<\/strong>, il richiamo allo sviluppo passa ancora per le stesse categorie che le hanno marginalizzate: velocit\u00e0, modernit\u00e0 performativa, competizione (Pazzagli, 2024). Cos\u00ec, paradossalmente, anche le strategie pi\u00f9 avanzate di rilancio finiscono per perpetuare una relazione di subalternit\u00e0 simbolica, senza decostruire l\u2019immaginario di fondo. Si condanna il modello dominante, ma lo si assume come riferimento per ogni possibilit\u00e0 di riscatto.<\/p>\n<p>Lo stesso Appadurai invita a rovesciare il punto di vista. Il futuro non \u00e8 solo un orizzonte tecnico o pianificabile, ma un <em>fatto culturale<\/em>: qualcosa che si costruisce nella sfera dell&#8217;immaginazione collettiva \u2013 dell\u2019<strong>utopia concreta<\/strong> \u2013 attraverso simboli, narrazioni, aspirazioni. In particolare, l\u2019antropologo indiano parla di \u201ccapacit\u00e0 di aspirare\u201d (<em>capacity to aspire<\/em>), risorsa fondamentale ma distribuita in modo profondamente diseguale. Le classi pi\u00f9 vulnerabili, i territori marginalizzati, non solo hanno meno accesso alle risorse materiali, ma spesso sono privati degli strumenti culturali per articolare orizzonti collettivi credibili. Senza capacit\u00e0 di aspirare \u2013 cio\u00e8 senza linguaggi, immagini, esempi, esperienze in grado di tradurre l\u2019esistente in un orizzonte trasformativo \u2013 nessuna strategia di sviluppo pu\u00f2 avere esito durevole. Il problema, allora, non \u00e8 solo di mezzi, ma di <em>immaginazione <\/em>(Ferreri et al., in uscita), di <em>immaginazione politica<\/em>. Bisogna creare spazi e condizioni in cui le comunit\u00e0 possano non solo partecipare, ma <em>immaginare il proprio futuro. <\/em>Questo diritto non si esercita attraverso bandi o progetti singoli, ma attraverso la capacit\u00e0 di <em>nominare<\/em> e <em>rappresentare<\/em> alternative: di raccontarsi fuori dai dispositivi dominanti, di articolare linguaggi altri, di dotarsi di architetture cognitive proprie. In questa prospettiva, immaginario e istituzionalit\u00e0 diventano due facce della stessa medaglia: non pu\u00f2 esistere capacit\u00e0 istituzionale senza capacit\u00e0 immaginativa, e viceversa.<br \/>\nOccorre allora uno spostamento di asse. Non \u00e8 sufficiente agire soltanto sulle infrastrutture materiali: \u00e8 necessario intervenire prioritariamente sulla \u201ccoscienza di luogo\u201d. Un concetto, quest\u2019ultimo, che si richiama al territorialismo, a <strong>Becattini<\/strong> e <strong>Magnaghi<\/strong>, e che propone una riformulazione in chiave culturale e territoriale della vecchia coscienza di classe. Coscienza di luogo significa riconoscere e \u201caprire\u201d l\u2019identit\u00e0 profonda dei territori, fatta di saperi, paesaggi, memorie, relazioni, ma anche di conflitti, spaesamenti, contraddizioni (Teti, 2022). Non si tratta di una posizione nostalgica o regressiva: la coscienza di luogo non \u00e8 ritiro nel passato, ma condizione per leggere criticamente il presente e immaginare un futuro situato, non mimetico del modello urbano.<\/p>\n<p>Il rischio, per le aree interne, \u00e8 di diventare una riserva simbolica della citt\u00e0: luogo di espiazione green, di turismo finto-relazionale, di consumo culturale elitario. Una funzione ancillare che nega la possibilit\u00e0 di una centralit\u00e0 propria. Per questo \u00e8 importante distinguere tra <em>uso<\/em> e <em>riconoscimento <\/em>(Taylor, 2005), si pu\u00f2, infatti, usare un luogo senza riconoscerlo. Ed \u00e8 proprio il riconoscimento che deve diventare il cuore delle politiche territoriali: riconoscimento delle soggettivit\u00e0 che abitano, che resistono, che tornano, che trasformano.<\/p>\n<p>Come indicato dall\u2019<strong>Associazione Riabitare l\u2019Italia<\/strong> sin dalla sua nascita (De Rossi, 2018), la rigenerazione delle aree interne non \u00e8 solo una questione di sviluppo: \u00e8 una questione di sguardi. Cambiare lo sguardo significa cambiare la posizione da cui si guarda, ma anche restituire ai luoghi la possibilit\u00e0 di guardarsi da s\u00e9. Un luogo che riesce a immaginarsi diversamente riesce anche a trasformarsi. L\u2019immaginario non \u00e8 evasione, \u00e8 istituzione di un possibile. Ed \u00e8 in questo scarto dal reale \u2013 caratteristica sorgiva dell\u2019utopia \u2013 in questa capacit\u00e0 di disallineamento, che risiede oggi la posta pi\u00f9 alta della politica per i territori marginalizzati.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabrizio Ferreri &#8211; Le aree interne italiane sono spesso raccontate come luoghi da salvare. Eppure, dietro la retorica della rinascita, continua a operare una narrazione urbano-centrica potente e pervasiva. Nel piccolo centro <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/11\/17\/dalla-condiscendenza-alla-coscienza-di-luogo\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":174630,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[8082],"tag_articolo":[],"collezione":[],"class_list":["post-174629","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","categoria_articolo-ambiente"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174629","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=174629"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174629\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":174631,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174629\/revisions\/174631"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/174630"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=174629"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=174629"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=174629"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=174629"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=174629"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=174629"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}