{"id":175000,"date":"2025-12-17T17:48:09","date_gmt":"2025-12-17T16:48:09","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175000"},"modified":"2025-12-17T17:48:09","modified_gmt":"2025-12-17T16:48:09","slug":"la-terra-la-promessa-i-corpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2025\/12\/17\/la-terra-la-promessa-i-corpi\/","title":{"rendered":"La terra, la promessa, i corpi"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/emilia-de-rienzo\/\">Emilia De Rienzo &#8211;<\/a><\/p>\n<p><strong>Rahaf Abu Jazar aveva otto mesi quando \u00e8 morta assiderata tra le braccia della madre, in una tenda lacerata a Khan Yunis<\/strong>. Non \u00e8 morta per una bomba, ma per il freddo. Nei giorni successivi altri bambini sono morti allo stesso modo, nei campi di sfollati di Gaza. Vivono in tende senza ripari adeguati, senza acqua potabile, senza la possibilit\u00e0 di ricostruire una casa. Il clima, la pioggia, il freddo sono diventati strumenti di morte. Non si tratta di una fatalit\u00e0. Queste morti sono il risultato di condizioni di vita rese deliberatamente insostenibili (le tende dove vivono 1,5 milioni di palestinesi non offrono alcuna protezione reale dalle tempeste e del freddo, leggi anche <a href=\"https:\/\/www.rainews.it\/maratona\/2025\/12\/gaza-guerra-16-morti-per-freddo-3-bambini-abu-mazen-atreju-italia-riconosca-stato-di-palestina-1763981b-e8d7-4a3f-8931-4e3f7bb1f2e0.html\">Gaza: 14 morti nelle ultime 24 ore per crollo abitazioni e allagamento tende<\/a>, Rai news).<\/p>\n<p>La distruzione delle infrastrutture, il blocco degli aiuti, il controllo dei materiali essenziali trasformano la natura stessa in un\u2019arma. La terra diventa ostile, non per caso, ma per scelta.<\/p>\n<p>Colpisce il contrasto con ci\u00f2 che accade nello stesso momento alle forze armate israeliane: ai soldati \u00e8 vietato dormire all\u2019aperto per ragioni di sicurezza, mentre bambini palestinesi passano la notte nel fango. La vita viene cos\u00ec divisa in vite da proteggere e vite esposte. Non per emergenza, ma per sistema.<\/p>\n<p>Il corpo di Rahaf pone una domanda: si possono lasciare morire di freddo i bambini in nome di Dio. <strong>Cosa succede quando la terra smette di essere un luogo condiviso e diventa di esclusiva propriet\u00e0 di qualcuno?<\/strong> Tra Israele e Palestina questa dinamica raggiunge un livello particolare di intensit\u00e0. Qui la terra non \u00e8 soltanto un luogo da abitare, ma il centro di una promessa divina.<\/p>\n<p>Per alcune correnti del sionismo religioso ortodosso \u2013 correnti che oggi hanno un peso determinante nel governo israeliano \u2013 il controllo esclusivo di Eretz Israel, la terra d\u2019Israele nei suoi confini biblici, non \u00e8 una questione negoziabile. Non si tratta solo di sicurezza, non si tratta nemmeno solo di identit\u00e0 nazionale. Si tratta di teologia applicata alla politica. In questa visione, Dio ha dato la terra al popolo ebraico attraverso un patto eterno. Quel patto non pu\u00f2 essere revocato, non pu\u00f2 essere condiviso, non pu\u00f2 essere ridiscusso. Senza il controllo totale di quella terra, la redenzione finale \u2013 il compimento messianico della storia \u2013 non pu\u00f2 iniziare. La presenza palestinese su quella terra, in questa prospettiva, non \u00e8 solo un problema politico da risolvere, ma un ostacolo teologico da rimuovere. La politica, in questa cornice, diventa esecuzione di un piano divino. Non si tratta pi\u00f9 di costruire la storia insieme, nel tempo, attraverso il compromesso. Si tratta di portare a compimento un disegno gi\u00e0 scritto. Ogni metro di terra ceduto \u00e8 vissuto come un tradimento verso Dio, ogni insediamento costruito come un atto di fedelt\u00e0. Ed \u00e8 qui che questa visione produce le sue conseguenze pi\u00f9 concrete e terribili: <strong>se la terra \u00e8 sacra e il suo controllo \u00e8 volont\u00e0 divina, allora ogni mezzo per ottenerla o mantenerla diventa giustificabile<\/strong>. Le espulsioni, le demolizioni di case, il blocco degli aiuti, la violenza quotidiana contro i civili palestinesi non sono pi\u00f9 sopraffazioni da condannare, ma passaggi necessari di un compimento superiore.<\/p>\n<p><strong>La sofferenza inflitta non interroga pi\u00f9 la coscienza<\/strong>, perch\u00e9 viene letta come parte di un piano pi\u00f9 grande. Dio, in questa lettura, non chiede giustizia verso l\u2019altro, ma fedelt\u00e0 al mandato. E la fedelt\u00e0 passa attraverso la conquista.<\/p>\n<p>La terra si carica di un valore che non pu\u00f2 essere discusso n\u00e9 condiviso, e ogni rinuncia viene vissuta come una perdita insopportabile. L\u2019etica si ritira. <strong>La sofferenza dell\u2019altro non \u00e8 pi\u00f9 una domanda, ma un ostacolo.<\/strong> La terra, difesa come sacra, finisce per calpestare i corpi.<\/p>\n<p><strong>Eppure, nel Levitico, si legge una frase che mette in discussione radicalmente questa idea messianica: \u00abLa terra \u00e8 mia e voi state presso di me come stranieri e ospiti\u00bb.<\/strong> Dio ricorda al suo popolo che la terra non gli appartiene. Gli \u00e8 stata affidata, non donata: nessuna rivendicazione di possesso \u00e8 accettabile. Per questo nessuno pu\u00f2 considerarsi padrone assoluto di ci\u00f2 che abita. Vivere sulla terra significa accettare un limite, riconoscere di essere ospiti, non proprietari. Essere \u201cstranieri e ospiti\u201d davanti a Dio non \u00e8 una condizione di debolezza, ma una responsabilit\u00e0. Significa che la relazione viene prima del possesso, la giustizia prima del dominio. Nessuna promessa pu\u00f2 cancellare la presenza dell\u2019altro, nessuna fedelt\u00e0 pu\u00f2 trasformarsi in esclusione. <strong>In questa prospettiva, la terra non \u00e8 il luogo in cui si afferma il potere, ma quello in cui si misura la cura.<\/strong> Abitare un luogo obbliga alla convivenza.<\/p>\n<p><strong>Nessuna terra \u00e8 santa se chiede la morte dei bambini. <\/strong>Nessuna promessa pu\u00f2 passare attraverso l\u2019annientamento dell\u2019altro. Forse \u00e8 tempo di rileggere quel versetto del Levitico. Non come un dettaglio teologico, ma come un\u2019istruzione pratica: chi vive sulla terra d\u2019altri, o su una terra contesa, \u00e8 sempre straniero e ospite. Anche quando crede di essere a casa. La violenza contro l\u2019altro \u00e8 inaccettabile.<\/p>\n<p><strong>Quando la distruzione delle condizioni di vita diventa sistematica, quando i bambini muoiono di freddo, quando l\u2019annientamento di un popolo \u00e8 reso possibile per scelta, non siamo davanti a una tragedia inevitabile, ma a un genocidio: un crimine contro l\u2019umanit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-data\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Emilia De Rienzo &#8211; Rahaf Abu Jazar aveva otto mesi quando \u00e8 morta assiderata tra le braccia della madre, in una tenda lacerata a Khan Yunis. 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