{"id":175279,"date":"2026-01-12T00:06:13","date_gmt":"2026-01-11T23:06:13","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175279"},"modified":"2026-01-12T00:06:13","modified_gmt":"2026-01-11T23:06:13","slug":"le-proteste-in-iran-sotto-lassedio-di-nemici-interni-ed-esterni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/01\/12\/le-proteste-in-iran-sotto-lassedio-di-nemici-interni-ed-esterni\/","title":{"rendered":"Le proteste in Iran sotto l\u2019assedio di nemici interni ed esterni"},"content":{"rendered":"<p>di Roja &#8211;<\/p>\n<p>Dal 28 dicembre 2025 l\u2019Iran \u00e8 nuovamente attraversato da una febbre di proteste diffuse. Gli slogan \u201cMorte al dittatore\u201d e \u201cMorte a Khamenei\u201d risuonano nelle strade in <a href=\"https:\/\/www.hra-news.org\/2026\/hranews\/a-6898ac56\/\">almeno 222 localit\u00e0, distribuite in 78 citt\u00e0 e 26 province<\/a>. Non si tratta solo di proteste contro la povert\u00e0, l\u2019aumento vertiginoso dei prezzi, l\u2019inflazione e l\u2019espropriazione, ma di un\u2019insurrezione contro un intero sistema politico marcio fino al midollo. La vita \u00e8 diventata insostenibile per la maggioranza della popolazione \u2014 in particolare per la classe operaia, le donne, le persone queer e le minoranze etniche non persiane. Ci\u00f2 dipende non solo dal crollo della valuta iraniana dopo la <a href=\"https:\/\/it.crimethinc.com\/2025\/06\/23\/women-life-freedom-against-the-war-a-statement-against-genocidal-israel-and-the-repressive-islamic-republic\">guerra dei dodici giorni<\/a>, ma anche dal collasso dei servizi sociali di base, dai continui blackout, dall\u2019aggravarsi della crisi ambientale (inquinamento atmosferico, siccit\u00e0, deforestazione e cattiva gestione delle risorse idriche) e dalle esecuzioni di massa (<a href=\"https:\/\/www.hra-news.org\/periodical\/a-205\/\">almeno 2.063 nel 2025<\/a>). Tutti questi fattori hanno contribuito a un peggioramento drastico delle condizioni di vita. <strong>La crisi della riproduzione sociale costituisce il fulcro delle proteste attuali, e il loro orizzonte ultimo \u00e8<\/strong> <strong>rivendicare migliori condizioni di vita<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa insurrezione rappresenta la quinta ondata di una catena di proteste iniziata nel dicembre <strong>2017<\/strong> con la cosiddetta \u201crivolta del pane\u201d, proseguita con la sanguinosa insurrezione del novembre <strong>2019<\/strong> contro l\u2019aumento del prezzo del carburante e l\u2019ingiustizia sociale. Nel<strong> 2021<\/strong> \u00e8 stato il turno della rivolta degli \u201cassetati\u201d, iniziata e guidata dalle minoranze arabe. Questa ondata ha raggiunto un picco con l\u2019insurrezione \u201cDonna, Vita, Libert\u00e0\u201d del <strong>2022<\/strong>, che ha posto al centro le lotte per la liberazione delle donne e quelle anticoloniali delle nazionalit\u00e0 oppresse, come curdi e beluci, aprendo nuovi orizzonti. L\u2019insurrezione attuale torna a mettere al centro la crisi della riproduzione sociale, questa volta su un terreno postbellico pi\u00f9 radicale. Si tratta di proteste che nascono da rivendicazioni materiali che colpiscono, con sorprendente rapidit\u00e0, le strutture del potere e l\u2019oligarchia corrotta al governo.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-e1e07e67fcebd1d17e710bbfdfec597d\"><strong>II. Un\u2019insurrezione assediata da minacce interne ed esterne<\/strong><\/p>\n<p>Le proteste in corso in Iran sono assediate da ogni lato, da minacce sia esterne sia interne. Il giorno prima dell\u2019attacco imperialista statunitense al Venezuela, Donald Trump \u2014 sfoggiando un linguaggio di \u201csostegno ai manifestanti\u201d \u2014 ha lanciato un avvertimento: se il governo iraniano \u201cuccider\u00e0 manifestanti pacifici, come \u00e8 sua abitudine, gli<strong> Stati Uniti <\/strong>d\u2019America verranno in loro soccorso. Siamo pronti e armati\u201d. \u00c8 il copione pi\u00f9 antico dell\u2019imperialismo: usare <strong>la retorica del \u201csalvare vite\u201d per legittimare la guerra<\/strong>, come in Iraq o in Libia. Gli Stati Uniti continuano a seguire questo schema: solo nel 2025 hanno lanciato attacchi militari diretti contro <a href=\"https:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2025\/12\/31\/how-many-countries-has-trump-bombed-in-2025\">sette Paesi.<\/a><\/p>\n<p><strong>Il governo genocida di Israele<\/strong>, che al grido di \u201cDonna, Vita, Libert\u00e0\u201d, aveva gi\u00e0 attaccato l\u2019Iran nella guerra dei dodici giorni, ora <strong>scrive in persiano sui social: \u201cSiamo al vostro fianco, manifestanti\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I monarchici<\/strong>, braccio locale del sionismo \u2014 <a href=\"https:\/\/it.crimethinc.com\/2025\/06\/23\/women-life-freedom-against-the-war-a-statement-against-genocidal-israel-and-the-repressive-islamic-republic\">che si sono macchiati dell\u2019infamia di sostenere Israele durante la guerra dei dodici giorni<\/a> \u2014 cercano oggi di presentarsi ai loro padrini occidentali come l\u2019unica alternativa possibile. Lo fanno attraverso una rappresentazione selettiva e una manipolazione della realt\u00e0, lanciando una campagna informatica volta ad <strong>appropriarsi delle proteste<\/strong>, falsificando e alterando gli slogan di strada a sostegno della causa monarchica. Questo rivela la loro natura ingannevole, le ambizioni monopolistiche, il loro potere mediatico e, soprattutto, la loro debolezza interna, dovuta all\u2019assenza di una reale forza materiale nel paese. Con lo slogan \u201cMake Iran Great Again\u201d, questo gruppo ha accolto con favore l\u2019operazione imperialista di Trump in Venezuela e ora attende il rapimento dei dirigenti della Repubblica Islamica da parte di sicari statunitensi e israeliani.<\/p>\n<p><strong>Ci sono poi i<\/strong> <strong>campisti pseudo-di-sinistra, autoproclamatisi \u201canti-imperialisti\u201d, che assolvono la dittatura della Repubblica Islamica <\/strong>proiettando su di essa una maschera antimperialista. Mettono in dubbio la legittimit\u00e0 delle proteste sostenendo che \u201cun\u2019insurrezione in queste condizioni non \u00e8 altro che un gioco sul terreno dell\u2019imperialismo\u201d, poich\u00e9 <strong>leggono l\u2019Iran esclusivamente attraverso la lente del conflitto geopolitico<\/strong>, come se ogni rivolta fosse un progetto orchestrato da Stati Uniti e Israele. Cos\u00ec facendo negano la soggettivit\u00e0 politica del popolo iraniano e concedono alla Repubblica islamica un\u2019immunit\u00e0 discorsiva e politica mentre continua a massacrare e reprimere la propria popolazione. \u201cArrabbiati contro l\u2019imperialismo\u201d ma \u201cspaventati dalla rivoluzione\u201d \u2013 per riprendere la formulazione di Amir Parviz Puyan \u2013 la loro postura \u00e8 una forma di anti-reazionismo reazionario. Arrivano persino a sostenere che non si dovrebbe scrivere delle recenti proteste, uccisioni e repressioni in Iran in nessuna lingua diversa dal persiano negli spazi internazionali, per non offrire un \u201cpretesto\u201d agli imperialisti. Come se, al di l\u00e0 dei persiani, non esistessero altri popoli capaci di destini condivisi, esperienze comuni, connessioni e solidariet\u00e0 di lotta. Per i campisti non esiste alcun soggetto al di fuori dei governi occidentali, n\u00e9 alcuna realt\u00e0 sociale al di fuori della geopolitica.<\/p>\n<p><strong>Contro tutti questi nemici, rivendichiamo la<\/strong> <strong>legittimit\u00e0 delle proteste<\/strong>, <strong>l\u2019intersezione delle oppressioni e la condivisione delle lotte<\/strong>. La corrente monarchica reazionaria si espande nell\u2019estrema destra dell\u2019opposizione iraniana, e la minaccia imperialista contro il popolo iraniano \u2014 incluso il pericolo di un intervento straniero \u2014 \u00e8 reale. Ma altrettanto reale \u00e8 la rabbia popolare, forgiata in oltre quattro decenni di brutale repressione, sfruttamento e \u201ccolonialismo interno\u201d dello Stato contro le comunit\u00e0 non persiane.<\/p>\n<p><strong>Non abbiamo altra scelta che affrontare queste contraddizioni <\/strong>per quello che sono. Ci\u00f2 che vediamo oggi \u00e8 una forza insorgente che emerge dall\u2019inferno sociale iraniano: persone che rischiano la vita per sopravvivere affrontando frontalmente l\u2019apparato repressivo.<\/p>\n<p>Non abbiamo il diritto di usare il pretesto della minaccia esterna per negare la violenza inflitta a milioni di persone in Iran \u2014 n\u00e9 per negare il diritto di sollevarsi contro di essa.<\/p>\n<p><strong>Chi scende in strada \u00e8 stanco di analisi astratte, semplicistiche e paternalistiche. Chi scende in strada combatte all\u2019interno delle contraddizioni: vive sotto le sanzioni e allo stesso tempo subisce il saccheggio di un\u2019oligarchia interna; teme la guerra e teme la dittatura interna<\/strong>. <strong>Ma non si paralizza.<\/strong> Rivendica di essere soggetto attivo del proprio destino \u2014 e<strong> il suo orizzonte<\/strong>, almeno dal dicembre 2017, <strong>non \u00e8 pi\u00f9 la riforma, bens\u00ec la<\/strong> <strong>caduta della Repubblica islamica<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-80cac00d82c0d195be5f65611eeb300f\"><strong>III. La diffusione della rivolta<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le proteste sono state innescate dal crollo verticale del <em>rial<\/em> \u2014 esplodendo inizialmente tra i commercianti della capitale, in particolare i rivenditori di telefoni cellulari e di computer \u2014 ma si sono rapidamente trasformate in un\u2019insurrezione ampia ed eterogenea,<\/strong> che ha coinvolto lavoratori salariati, venditori ambulanti, facchini e lavoratori dei servizi dell\u2019economia di Teheran. La rivolta si \u00e8 poi spostata rapidamente dalle strade della capitale alle universit\u00e0 e ad altre citt\u00e0, in particolare quelle pi\u00f9 piccole, che sono diventate l\u2019epicentro di questa ondata di proteste.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio, gli slogan hanno preso di mira l\u2019intera Repubblica islamica. <strong>Oggi la rivolta \u00e8 portata avanti soprattutto dai poveri e dagli espropriati: giovani, disoccupati, lavoratori e lavoratrici precarie e studenti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alcuni hanno liquidato le proteste<\/strong> sostenendo che esse sono nate nel Bazar (l\u2019economia mercantile di Teheran), spesso percepito come alleato del regime e simbolo del capitalismo commerciale. <strong>Le hanno etichettate come \u201cpiccolo-borghesi\u201d o \u201clegate al regime\u201d. Questa reazione ricorda le prime risposte al<\/strong> <a href=\"https:\/\/it.crimethinc.com\/2018\/11\/27\/the-yellow-vest-movement-in-france-between-ecological-neoliberalism-and-apolitical-movements\">movimento dei Gilet Gialli<\/a> in Francia nel 2018: poich\u00e9 la rivolta era emersa al di fuori della \u201ctradizionale\u201d classe operaia e delle reti riconosciute della sinistra, e poich\u00e9 veicolava slogan contraddittori, molti si affrettarono a liquidarla come reazionaria.<\/p>\n<p><strong>Ma il punto di partenza di un\u2019insurrezione non ne determina l\u2019esito. <\/strong>L\u2019origine non predetermina la traiettoria. Le proteste attuali in Iran avrebbero potuto riaccendersi a partire da qualsiasi scintilla, non solo dal Bazar. Anche qui, <strong>ci\u00f2 che \u00e8 iniziato nel Bazar si \u00e8 rapidamente diffuso nei quartieri poveri urbani in tutto il Paese<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-95c5700fb0b05bb6bb79bf9608572690\"><strong>IV. La geografia della rivolta<\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright is-resized\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11106\" src=\"https:\/\/www.connessioniprecarie.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/3-556x1024.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Se nel 2022 il cuore pulsante di \u201cJin, Jiyan, Azadi\u201d batteva nelle regioni marginalizzate \u2013 Kurdistan e Belucistan \u2013<strong> oggi le citt\u00e0 pi\u00f9 piccole dell\u2019ovest e del sud-ovest sono diventate nodi centrali del malcontento<\/strong>: Hamedan, Lorestan, Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, Kermanshah e Ilam. Le minoranze lor, bakhtiari e lak di queste regioni sono doppiamente schiacciate dal peso delle crisi interne alla Repubblica Islamica: da un lato la pressione delle sanzioni e l\u2019ombra della guerra, dall\u2019altro la repressione etnica e lo sfruttamento, la distruzione ecologica che minaccia le loro vite, in particolare lungo la catena degli Zagros. \u00c8 la stessa regione in cui Mojahid Korkor \u2013 un manifestante lor \u2013 \u00e8 stato giustiziato dalla Repubblica Islamica durante l\u2019insurrezione per Jina\/Mahsa Amini, il giorno prima dell\u2019attacco israeliano, e in cui Kian Pirfalak, un bambino di nove anni, \u00e8 stato ucciso dalle forze di sicurezza durante l\u2019insurrezione del 2022. Tuttavia, a differenza dell\u2019insurrezione per Jina \u2013 che fin dall\u2019inizio si era espansa consapevolmente lungo fratture di sesso, genere ed etniche \u2013 <strong>nelle proteste recenti l\u2019antagonismo di classe \u00e8 stato pi\u00f9 esplicito e, finora, la loro diffusione ha seguito una logica pi\u00f9 marcatamente di massa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Tra il 28 dicembre e il 4 gennaio 2025, almeno 17 persone sono state uccise dalle forze repressive della Repubblica Islamica<\/strong> con l\u2019uso di munizioni vere e fucili a pallini \u2014 la maggior parte lor (in senso ampio, soprattutto in Lorestan e Chaharmahal e Bakhtiari) e curde (in particolare a Ilam e Kermanshah). <strong>Centinaia di persone sono state arrestate (almeno 580, di cui almeno 70 minorenni); decine sono rimaste ferite. <\/strong>Con l\u2019avanzare delle proteste, la violenza della polizia \u00e8 aumentata: il settimo giorno a Ilam, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nell\u2019ospedale Imam Khomeini per arrestare i feriti; a Birjand, hanno attaccato un dormitorio universitario femminile. Il bilancio delle vittime continua a crescere man mano che l\u2019insurrezione si approfondisce, e i numeri reali sono certamente superiori a quelli ufficiali. La violenza per\u00f2 non \u00e8 ugualmente distribuita: la repressione \u00e8 pi\u00f9 dura nelle citt\u00e0 pi\u00f9 piccole, soprattutto nelle comunit\u00e0 marginalizzate e minoritarie che vengono spinte ai margini. Le sanguinose uccisioni a Malekshahi (Ilam) e Jafarabad (Kermanshah) testimoniano questa disparit\u00e0 strutturale di oppressione e repressione.<\/p>\n<p>Il quarto giorno di protesta, il governo \u2014 coordinandosi tra le varie istituzioni \u2014 ha annunciato chiusure diffuse in 23 province con il pretesto del \u201cfreddo\u201d o della \u201ccarenza energetica\u201d. In realt\u00e0 si trattava di un tentativo di spezzare i circuiti attraverso cui la rivolta si sta diffondendo \u2014 Bazar, universit\u00e0 e strade. Parallelamente, le universit\u00e0 hanno spostato sempre pi\u00f9 lezioni online per recidere i legami tra gli spazi di resistenza.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-167c021c8e2055ebe3f3a9568bc18867\"><strong>V. L\u2019impatto della guerra dei dodici giorni<\/strong><\/p>\n<p>Dopo la guerra dei dodici giorni, il governo iraniano \u2014 nel tentativo di compensare il crollo della propria autorit\u00e0 \u2014 ha fatto ricorso in modo ancora pi\u00f9 aperto alla violenza. Gli attacchi israeliani contro siti militari e civili iraniani hanno portato a un\u2019ulteriore militarizzazione e securitizzazione dello spazio politico e sociale, in particolare conducendo una campagna razzista di deportazione di massa degli immigrati afghani. E mentre lo Stato invoca incessantemente la \u201csicurezza nazionale\u201d, continua ad essere il principale produttore di insicurezza: un\u2019insicurezza che attacca la vita delle persone attraverso un\u2019<strong>impennata senza precedenti delle esecuzioni<\/strong>, il maltrattamento sistemico di detenuti e detenute e l\u2019intensificazione dell\u2019insicurezza economica tramite la brutale riduzione dei mezzi di sussistenza.<\/p>\n<p>La guerra dei dodici giorni \u2014 seguita dall\u2019inasprimento delle sanzioni statunitensi ed europee e dall\u2019attivazione del meccanismo di <em>snapback<\/em> del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU \u2014 ha aumentato la pressione sui proventi petroliferi, sul sistema bancario e sul settore finanziario, soffocando l\u2019afflusso di valuta estera e aggravando la crisi di bilancio.<\/p>\n<p>Dal 24 giugno 2025, data della fine della guerra, alla notte del 18 dicembre, quando sono esplose le prime proteste nel Bazar di Teheran, <strong>il rial ha perso circa il 40% del suo valore<\/strong>. Non si \u00e8 trattato di una fluttuazione \u201cnaturale\u201d del mercato, ma del risultato combinato dell\u2019escalation delle sanzioni e dello sforzo deliberato della Repubblica islamica di scaricare dall\u2019alto verso il basso gli effetti della crisi attraverso una svalutazione della moneta nazionale.<\/p>\n<p>Le sanzioni devono essere condannate senza riserve. Nell\u2019Iran di oggi, tuttavia, esse operano anche come strumento di potere di classe interno. La valuta estera \u00e8 sempre pi\u00f9 concentrata nelle mani di un\u2019oligarchia militare-securitaria che trae profitto dall\u2019elusione delle sanzioni e dall\u2019intermediazione opaca del petrolio. I proventi delle esportazioni sono di fatto tenuti in ostaggio e immessi nell\u2019economia formale solo in momenti specifici e a tassi manipolati. <strong>Anche quando le vendite di petrolio aumentano, i profitti circolano all\u2019interno di istituzioni parastatali<\/strong> e di uno \u201cStato parallelo\u201d (soprattutto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica),<strong> invece di tradursi nella vita quotidiana delle persone<\/strong>.<\/p>\n<p>Per coprire il deficit prodotto dal calo delle entrate e dai ritorni bloccati,<strong> lo Stato ricorre alla rimozione dei sussidi e all\u2019austerit\u00e0<\/strong>. In questo quadro, il crollo improvviso del rial diventa uno strumento fiscale: forza la valuta \u201costaggio\u201d a rientrare in circolazione secondo le condizioni volute dallo Stato e amplia rapidamente le risorse in rial del governo \u2014 dal momento che lo Stato stesso \u00e8 uno dei maggiori detentori di dollari. Il risultato \u00e8 un\u2019estrazione diretta dai redditi delle classi popolari e medie e il trasferimento dei profitti derivanti dall\u2019elusione delle sanzioni e dalla rendita valutaria a una ristretta minoranza, approfondendo cos\u00ec ulteriormente la divisione di classe, l\u2019instabilit\u00e0 materiale e la rabbia sociale. In altre parole, i costi delle sanzioni sono pagati direttamente dalle classi inferiori e dai ceti medi.<\/p>\n<p>Il collasso della valuta nazionale va dunque inteso come un <strong>saccheggio statale organizzato<\/strong> <strong>in un\u2019economia segnata dalla guerra e strangolata dalle sanzioni<\/strong>: una manipolazione del tasso di cambio a favore delle reti di intermediazione legate all\u2019oligarchia dominante, al servizio di uno Stato che ha elevato la liberalizzazione neoliberale dei prezzi a dottrina sacra.<\/p>\n<p>I campisti pseudo-di-sinistra riducono la crisi alle sanzioni statunitensi e all\u2019egemonia del dollaro, cancellando il ruolo della classe dominante della Repubblica Islamica come agente attivo di espropriazione e accumulazione finanziarizzata. I campisti di destra, generalmente allineati all\u2019imperialismo occidentale, attribuiscono invece tutta la colpa alla Repubblica Islamica e trattano le sanzioni come irrilevanti. Queste posizioni si rispecchiano a vicenda \u2014 e ciascuna riflette interessi molto chiari. Contro entrambe, insistiamo sul riconoscimento dell\u2019intreccio tra saccheggio ed espropriazione globali e locali. S\u00ec, le sanzioni devastano la vita delle persone \u2014 attraverso la carenza di medicinali, le carenze all\u2019interno di specifici segmenti industriali, la disoccupazione e i danni psicologici \u2014 ma il peso pi\u00f9 grosso viene distribuito sulla popolazione, non sull\u2019oligarchia militare-securitaria che accumula immense ricchezze controllando i circuiti informali della valuta e del petrolio.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-587a023a23b02d95cbde1eed7025e1ba\"><strong>VI. Le contraddizioni<\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-506433\" src=\"https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-819x1024.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" srcset=\"https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-819x1024.jpg 819w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-560x700.jpg 560w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-768x960.jpg 768w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-300x375.jpg 300w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4-500x625.jpg 500w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/4.jpg 1080w\" alt=\"\" width=\"1080\" height=\"1350\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Nelle strade si sentono slogan contraddittori, che vanno dalle invocazioni per il rovesciamento della Repubblica Islamica agli appelli filomonarchici. Allo stesso tempo, gli studenti scandiscono slogan contro il dispotismo della Repubblica Islamica e contro l\u2019autocrazia monarchica. Gli slogan pro-Shah e pro-Pahlavi riflettono le contraddizioni reali in campo, ma sono anche amplificati e fabbricati attraverso distorsioni mediatiche di destra, inclusa la vergognosa sostituzione delle voci dei manifestanti con slogan monarchici. Il principale responsabile di questa manipolazione mediatica \u00e8 <em>Iran International<\/em>, divenuto un megafono della propaganda sionista e monarchica. Il suo bilancio annuale si aggira, secondo quanto riportato, intorno ai 250 milioni di dollari, finanziati da individui e istituzioni legati ai governi di Arabia Saudita e Israele.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio, la geografia iraniana \u00e8 diventata un campo di tensione tra <strong>due orizzonti socio-politici<\/strong>, mediati da due diversi modelli di organizzazione contro la Repubblica Islamica. <strong>Da un lato vi \u00e8 un\u2019organizzazione sociale concreta e radicata lungo le fratture di classe, genere, sesso ed etnia \u2014 visibile soprattutto nelle reti che sono nate durante l\u2019insurrezione Jina del 2022<\/strong>, e che vanno dal carcere di Evin alla diaspora, producendo un\u2019unit\u00e0 senza precedenti tra forze diverse, dalle donne alle minoranze etniche curde e beluci, <strong>che si oppongono alla dittatura<\/strong> e che riportano a orizzonti femministi e anticoloniali. <strong>Dall\u2019altro lato vi \u00e8 una mobilitazione populista che viene rappresentata nelle reti televisive satellitari come una sorta di \u201crivoluzione nazionale\u201d<\/strong>, come una massa omogenea di individui atomizzati.<strong> Sostenuta da Israele e dall\u2019Arabia Saudita<\/strong>, questa massa mira alla costruzione di un corpo unico il cui \u201ccapo\u201d \u2014 il figlio dello Sci\u00e0 deposto \u2014 possa essere successivamente inserito dall\u2019esterno, tramite un intervento straniero. Nell\u2019ultimo decennio, i monarchici, armati di un enorme potere mediatico, hanno spinto l\u2019opinione pubblica verso un nazionalismo estremista e razzista, approfondendo ulteriormente le fratture etniche e frammentando l\u2019immaginazione politica dei popoli dell\u2019Iran. La crescita di questa corrente negli ultimi anni non \u00e8 il segno di un\u2019\u201carretratezza\u201d politica delle persone, ma il risultato dell\u2019assenza di una vasta organizzazione e di un potere mediatico di sinistra capaci di produrre un discorso contro-egemonico alternativo \u2014 un\u2019assenza dovuta in parte alla repressione e al soffocamento, che ha per\u00f2 lasciato spazio a questo populismo reazionario. In mancanza di una narrazione forte da parte delle forze di sinistra, democratiche e non nazionaliste, anche slogan e ideali universali come libert\u00e0, giustizia e maggiori diritti per le donne possono essere facilmente appropriati dai monarchici e rivenduti alla popolazione in vesti apparentemente progressiste che nascondono per\u00f2 un nucleo autoritario. In alcuni casi vengono persino confezionate all\u2019interno di un vocabolario socialista: \u00e8 precisamente qui che l\u2019estrema destra divora anche il terreno dell\u2019economia politica.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, con l\u2019intensificarsi dell\u2019antagonismo con la Repubblica Islamica, si sono accentuate anche le tensioni tra questi due orizzonti e modelli; oggi la frattura tra di essi \u00e8 visibile nella distribuzione geografica degli slogan di protesta. Poich\u00e9 il progetto del \u201critorno dei Pahlavi\u201d rappresenta un orizzonte patriarcale fondato su un etno-nazionalismo persiano e su un orientamento profondamente di destra, nei luoghi in cui sono emerse forme di organizzazione operaia e femminista dal basso \u2014 come le universit\u00e0 e le regioni curde, arabe, beluci, turkmene e turche \u2014 gli slogan pro-monarchia sono in larga parte assenti e spesso suscitano reazioni negative. Questa situazione contraddittoria ha prodotto diverse incomprensioni sull\u2019insurrezione recente.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-3ece0588f9ff77f872560cef2dd5b29e\"><strong>VII. L\u2019orizzonte<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Iran si trova in un momento storico decisivo. La Repubblica Islamica \u00e8 in una delle posizioni di maggiore debolezza della sua storia \u2014 sul piano internazionale, dopo il 7 ottobre 2023 e l\u2019indebolimento del cosiddetto \u201cAsse della Resistenza\u201d, e sul piano interno, dopo anni di insurrezioni e sollevazioni ripetute. Il futuro di questa nuova ondata resta incerto, ma l\u2019ampiezza della crisi e la profondit\u00e0 dell\u2019insoddisfazione popolare garantiscono che una nuova esplosione di proteste pu\u00f2 verificarsi in qualsiasi momento. <strong>Anche se l\u2019insurrezione attuale dovesse essere repressa, essa ritorner\u00e0.<\/strong> In questa congiuntura, qualsiasi intervento militare o imperialista non pu\u00f2 che indebolire la lotta dal basso e rafforzare la mano della Repubblica Islamica nella repressione.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019ultimo decennio,<\/strong> <strong>la societ\u00e0 iraniana ha reinventato l\u2019azione politica collettiva dal basso. Dal Belucistan e dal Kurdistan durante l\u2019insurrezione per Jina, alle citt\u00e0 pi\u00f9 piccole del Lorestan e di Isfahan nell\u2019attuale ondata di proteste, l\u2019azione politica \u2014 priva di qualsiasi rappresentanza ufficiale dall\u2019alto \u2014 si \u00e8 spostata nelle strade, nei comitati di sciopero e nelle reti locali informali. Nonostante la brutale repressione, queste capacit\u00e0 e connessioni restano vive nella societ\u00e0<\/strong>; la loro possibilit\u00e0 di riemergere e cristallizzarsi in potere politico persiste. Ma l\u2019accumulazione della rabbia non \u00e8 l\u2019unico fattore che ne determiner\u00e0 la continuit\u00e0 e la direzione. Decisiva sar\u00e0 anche la possibilit\u00e0 di costruire un orizzonte politico indipendente e una reale alternativa.<\/p>\n<p>Questo orizzonte affronta due minacce parallele. Da un lato, pu\u00f2 essere appropriato o marginalizzato da forze di destra che hanno base all\u2019estero, che strumentalizzano la sofferenza delle persone per giustificare sanzioni, guerra o interventi militari. Dall\u2019altro lato, da segmenti della classe dominante \u2014 sia appartenenti alle fazioni militari-securitarie sia agli attuali riformisti \u2014 che lavorano dietro le quinte per presentarsi all\u2019Occidente come un\u2019opzione \u201cpi\u00f9 razionale\u201d, \u201cmeno costosa\u201d, \u201cpi\u00f9 affidabile\u201d: un\u2019alternativa interna alla Repubblica Islamica, non per rompere davvero con l\u2019ordine del dominio esistente, ma per riconfigurarlo sotto un altro volto. (Donald Trump punta a <a href=\"https:\/\/it.crimethinc.com\/2026\/01\/06\/a-world-governed-by-force-the-attack-on-venezuela-and-the-conflicts-to-come\">fare qualcosa di simile in Venezuela<\/a>, piegando elementi del governo al proprio volere anzich\u00e9 provocare un vero cambiamento di regime). \u00c8 un freddo calcolo interno alla gestione della crisi: contenere la rabbia sociale, ricalibrare le tensioni con le potenze globali e riprodurre un ordine in cui ai popoli \u00e8 negata l\u2019autodeterminazione.<\/p>\n<p>Contro entrambe queste correnti, <strong>la rinascita di una<\/strong> <strong>politica internazionalista di liberazione<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 necessaria che mai. Non si tratta di una \u201cterza via\u201d astratta, ma dell\u2019impegno a porre le lotte delle persone al centro dell\u2019analisi e dell\u2019azione: organizzazione dal basso invece di copioni scritti dall\u2019alto da leader auto-proclamati, o di false opposizioni costruite dall\u2019esterno. Oggi l\u2019internazionalismo significa tenere insieme il diritto dei popoli all\u2019autodeterminazione e l\u2019obbligo di combattere tutte le forme di dominio \u2014 interne ed esterne. Un vero blocco internazionalista deve essere costruito a partire dall\u2019esperienza vissuta, da solidariet\u00e0 concrete e da capacit\u00e0 indipendenti. Ci\u00f2 richiede la partecipazione attiva di forze della sinistra, femministe, anticoloniali, ecologiste e democratiche nella costruzione di un\u2019ampia organizzazione di classe all\u2019interno dell\u2019ondata di proteste \u2014 sia per riappropriarsi della vita sia per aprire orizzonti alternativi di riproduzione sociale. Al tempo stesso, questa organizzazione deve collocarsi in continuit\u00e0 con l\u2019orizzonte di liberazione delle lotte precedenti, in particolare con il movimento \u201cJin, Jiyan, Azadi\u201d, la cui energia conserva ancora il potenziale di destabilizzare simultaneamente i discorsi della Repubblica Islamica, dei monarchici, del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e di quegli ex riformisti che oggi sognano una transizione controllata e una reintegrazione nei cicli di accumulazione statunitensi e israeliani nella regione.<\/p>\n<p><strong>Questo \u00e8 anche un momento decisivo per la diaspora iraniana<\/strong>: essa pu\u00f2 contribuire a ridefinire una politica di liberazione, oppure pu\u00f2 riprodurre l\u2019esausto binarismo tra \u201cdispotismo interno\u201d e \u201cintervento straniero\u201d, prolungando cos\u00ec l\u2019impasse politica. In questo contesto, \u00e8 necessario che le forze della diaspora compiano passi verso la formazione di un vero blocco politico internazionalista \u2014 capace di tracciare linee nette contro il dispotismo interno e contro il dominio imperialista. Questa posizione lega l\u2019opposizione all\u2019intervento imperialista a una rottura esplicita con la Repubblica Islamica, rifiutando qualsiasi giustificazione della repressione in nome della lotta contro un nemico esterno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roja &#8211; Dal 28 dicembre 2025 l\u2019Iran \u00e8 nuovamente attraversato da una febbre di proteste diffuse. Gli slogan \u201cMorte al dittatore\u201d e \u201cMorte a Khamenei\u201d risuonano nelle strade in almeno 222 localit\u00e0, <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/01\/12\/le-proteste-in-iran-sotto-lassedio-di-nemici-interni-ed-esterni\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":175280,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[],"tag_articolo":[8103],"collezione":[],"class_list":["post-175279","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag_articolo-politica"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175279","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=175279"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175279\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":175281,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175279\/revisions\/175281"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/175280"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=175279"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=175279"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=175279"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=175279"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=175279"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=175279"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}