{"id":175366,"date":"2026-01-19T10:14:33","date_gmt":"2026-01-19T09:14:33","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175366"},"modified":"2026-01-19T10:14:33","modified_gmt":"2026-01-19T09:14:33","slug":"in-sicilia-nascono-nuovi-modelli-agricoli-ma-anche-avocado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/01\/19\/in-sicilia-nascono-nuovi-modelli-agricoli-ma-anche-avocado\/","title":{"rendered":"In Sicilia nascono nuovi modelli agricoli, ma anche avocado"},"content":{"rendered":"<p>di Alessio Cannata &#8211;<\/p>\n<p>Attraversando le campagne dell\u2019isola, il tempo non sembra mai abbastanza per fare sedimentare la bellezza che scorre dai finestrini. Bisogna fermarsi per cogliere le differenze e godersi le eccezioni fuori dal clich\u00e9, sapendo che quello che appare bizzarro, forzato, pu\u00f2 essere il precursore di un sistema in mutazione. Vale soprattutto quando si parla di cambiamenti rurali e naturali.<\/p>\n<p>La Sicilia agricola del 2026 \u00e8 una terra che viaggia a due velocit\u00e0. Da un lato, l\u2019isola si conferma una delle terre del biologico europeo con oltre 413.000 ettari certificati (Ismea, Rapporto Bio 2025), un dato che testimonia una volont\u00e0 naturale alla sostenibilit\u00e0. Dall\u2019altro, il settore sta affrontando una crisi strutturale senza precedenti: il modello tradizionale, basato su colture estensive e una gestione idrica obsoleta, sta collassando sotto il peso di un cambiamento climatico che qui non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019ipotesi scientifica, ma un problema che pesa gi\u00e0 nei bilanci aziendali. Solo nell\u2019ultima stagione, i danni stimati per la siccit\u00e0 hanno superato, secondo il Dipartimento Agricoltura della Regione Sicilia, i 2,7 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Le colture tradizionali dell\u2019isola \u2013 grano, agrumi e vigneti di pianura \u2013 sono erose da problemi complessi. Il grano, per esempio, ha toccato minimi storici di resa (le rese di grano duro, secondo il Sistema informativo agrometeorologico siciliano (<a href=\"http:\/\/www.sias.regione.sicilia.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sias<\/a>), sono scese a una media al di sotto dei 10-12 quintali per ettaro, contro una media storica di 30-35 quintali) e la dispersione idrica delle reti regionali, che secondo l\u2019Istat tocca punte del 60 per cento in alcune province, rende l\u2019irrigazione un lusso insostenibile per molte imprese. In questo scenario, l\u2019agricoltura siciliana sta vivendo una migrazione geografica necessaria: i vigneti salgono verso la montagna, mentre le pianure, rese torride dalle nuove temperature medie, si aprono a una riconversione. \u00c8 qui che si inserisce il progetto <a href=\"https:\/\/halaesa.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Halaesa<\/a>, trasformando la minaccia climatica in una leva di agribusiness ponderata e di precisione.<\/p>\n<p><strong>Nella valle pi\u00f9 tropicale d\u2019Italia<br \/>\n<\/strong>A Tusa, tra le pieghe della costa messinese, a Noto, dentro le colline del siracusano, e dentro le campagne del palermitano si \u00e8 radicato un progetto iniziato nel 2022 sotto il nome di Azienda Agricola Halaesa, una societ\u00e0 benefit nata con il desiderio di ribaltare il concetto di adattamento climatico: trasformare il riscaldamento globale da minaccia a leva competitiva per creare il pi\u00f9 grande polo biologico di avocado in Europa.<\/p>\n<p>Questa azienda non incarna la favoletta della frutta esotica che viene coltivata nel Sud Italia, ma vuole essere un esempio di agribusiness capace di generare benessere economico, ambientale, sociale, allontanando lo spettro del sacrificio e dell\u2019incertezza in agricoltura.<\/p>\n<p>Francesco Mastrandrea \u00e8 la mente e il founder di Halaesa, \u00e8 originario di Tusa (Messina), una delle zone pi\u00f9 vocate per la coltivazione dell\u2019avocado in Sicilia. Qui c\u2019\u00e8 il campo di avocado attualmente pi\u00f9 grande dell\u2019azienda: 45 ettari ottenuti dall\u2019acquisto di un terreno abbandonato per oltre cinquant\u2019anni. \u00abI costi di ripristino, sette-ottomila euro per ettaro, risultavano molto alti per una zona con poca visione imprenditoriale come questa, ma lo abbiamo potuto affrontare grazie ai finanziatori del progetto\u00bb.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un campo coltivato ad avocado in cui si integra anche una vegetazione autoctona, in linea con i principi dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/2025\/04\/tutti-i-modi-o-quasi-di-fare-agricoltura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">agricoltura rigenerativa<\/a>. Un altro campo prende forma a due passi dal viadotto dell\u2019autostrada Messina-Palermo, sotto la grande piramide della Fiumara d\u2019Arte che caratterizza questa parte di Sicilia meno battuta rispetto ad altre, ma che ha le condizioni per essere la Tropical Valley d\u2019Italia. Il resto dei campi \u00e8 distribuito in altre province e si appresta a crescere man mano che si trovano terreni adatti (ad oggi gli ettari coltivati sono circa 140 in tutta la regione). Per Eristo Tripoli, agronomo di Halaesa e specializzato in colture tropicali in Sicilia, l\u2019avocado richiede zone di coltivazione non esposte al vento, terreni sciolti (leggeri, sabbiosi) e acque con una presenza di sali disciolti molto bassa.<\/p>\n<p><strong>La questione idrica<br \/>\n<\/strong>Contrariamente alla percezione comune che dipinge l\u2019avocado come una coltura idrovora, gli studi condotti dall\u2019Universit\u00e0 di Catania e dal Crea hanno evidenziato che le variet\u00e0 coltivate in Sicilia (Hass, Fuerte, Bacon) hanno un fabbisogno idrico paragonabile, se non inferiore, a quello degli agrumeti tradizionali.<\/p>\n<p>Il modello Halaesa si inserisce in questa sfida trasformando la gestione idrica in un asset tecnologico di precisione. L\u2019azienda, infatti, ha ridotto l\u2019impronta idrica del 40 per cento rispetto ai metodi di coltivazione standard attraverso l\u2019impianto di sensori di umidit\u00e0 del terreno e stress idrico della pianta (che attivano l\u2019irrigazione a goccia dove e quando necessario) e costruendo bacini di raccolta delle acque (piccoli laghi artificiali) capaci di sostenere il campo fino a un mese in caso di carenza di acqua. Parte del sistema di irrigazione di Halaesa \u00e8 progettato da <a href=\"https:\/\/irritec.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Irritec<\/a>, un\u2019eccellenza internazionale nel campo dell\u2019irrigazione di precisione che ha sede a pochi chilometri da Tusa, nella provincia di Messina.<\/p>\n<p>Per Francesco anche l\u2019acqua agricola in certe zone della Sicilia non \u00e8 carente, ma bisogna ottimizzarne l\u2019uso. Investire in tecnologia per l\u2019irrigazione e la gestione dei campi, ha un impatto positivo sulla produzione lorda vendibile, che per Halaesa \u00e8 stimata tra i 35.000 e i 45.000 euro per ettaro. Una stima molto elevata per una coltura agricola in Sicilia (pi\u00f9 del doppio rispetto alla coltura di agrumi, per esempio), ma questo \u00e8 dovuto a un insieme di fattori positivi che interessano la coltura dell\u2019avocado e il suo mercato in Italia.<\/p>\n<p>Secondo i dati dell\u2019azienda, i diversi fattori che contribuiscono a mantenere questo livello di produzione lorda dipendono dalla resa elevata della pianta (15 tonnellate per ettaro), dal prezzo alto di vendita (un prodotto <em>made in Italy<\/em>, biologico, raccolto al punto di maturazione) e da tutte le caratteristiche di freschezza garantite da un frutto locale e non sottoposto a lunghi viaggi intercontinentali. Coltivare secondo principi di un agribusiness moderno avvalora il prodotto agricolo e ne eleva il prezzo, consentendo all\u2019agricoltore maggiore margine di profitto e soddisfazione. A questo, si aggiunge una richiesta crescente da parte del mercato italiano (+5,2 per cento nel 2024) e un fabbisogno che ci fa importare il 95 per cento degli avocado dal resto d\u2019Europa e dal Sud America.<\/p>\n<p>L\u2019avocado siciliano ha davanti a s\u00e9 un percorso florido, simile a quello del kiwi. Anche le colture tradizionali del Mediterraneo possono andare incontro a un percorso felice, ma sarebbe importante rivedere i modelli manageriali in agricoltura.<\/p>\n<figure id=\"attachment_597602\" class=\"wp-caption alignnone\" aria-describedby=\"caption-attachment-597602\"><figcaption id=\"caption-attachment-597602\" class=\"wp-caption-text\">Gli avocado Halaesa. \u00a9 Courtesy Halaesa<\/figcaption><\/figure>\n<p data-path-to-node=\"9,0,0\"><strong data-path-to-node=\"9,0,1,0\" data-index-in-node=\"0\"><span data-path-to-node=\"9,0,1,0\">La crisi non \u00e8 solo climatica, anche di metodo<br \/>\n<\/span><\/strong>Se il cambiamento climatico \u00e8 il grande osservato per capire le sorti dell\u2019agricoltura dei prossimi anni, c\u2019\u00e8 un aspetto altrettanto rilevante, in Italia, che pu\u00f2 determinare la salute del settore: la capacit\u00e0 di impresa. Vitaliano Fiorillo, co-founder di Halaesa, \u00e8 direttore dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.sdabocconi.it\/it\/faculty-ricerca\/ricerca\/invernizzi-agri-lab\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">AgriLab Invernizzi<\/a> presso Sda Bocconi (l\u2019istituto dedicato all\u2019innovazione, alla gestione e alla sostenibilit\u00e0 del settore agroalimentare in Italia) e ha una visione molto chiara sul tema: serve un approccio manageriale in agricoltura, basato sulla finanza. Durante la passeggiata nel campo di avocado di Tusa, Fiorillo ci presenta un quadro della situazione: \u00abIl 93,5 per cento delle aziende agricole italiane non presentano un bilancio. Agli agricoltori \u00e8 stato sempre sconsigliato di fare forme societarie che prevedessero il bilancio per non complicarsi con la gestione aziendale, ma quello strumento \u00e8 fondamentale per capire l\u2019andamento dell\u2019azienda. Il corretto management con una forte impronta di sostenibilit\u00e0 potrebbe cambiare l\u2019agricoltura italiana\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Complicare le cose per fare buona impresa<\/strong><br \/>\nHalaesa sceglie la trasparenza della s.r.l. come unico strumento per misurare la salute dell\u2019impresa, permettendo quindi una gestione basata su bilanci rigorosi e una pianificazione finanziaria professionale, necessaria per attrarre capitali. Capitali che sono di fatto arrivati grazie a finanziatori provenienti da diversi settori, portando l\u2019azienda a completare due aumenti di capitale per un totale di otto milioni di euro. Questi fondi sono destinati a espandere la superficie produttiva dai 100 ettari iniziali a 300 ettari entro il 2026, con il traguardo finale di 500 ettari entro il 2029.<\/p>\n<p>Si tratta di un modello manageriale industriale applicato a un\u2019agricoltura eseguita con metodo sostenibile (l\u2019azienda \u00e8 anche societ\u00e0 benefit, integrando nel proprio statuto obiettivi espliciti di impatto positivo sulla societ\u00e0 e sull\u2019ambiente, oltre al profitto) in aree a basso sviluppo economico. Attraverso modelli come questo \u00e8 possibile pensare l\u2019agricoltura come una forma di impresa moderna e tecnologica, oltre che redditizia. Secondo Francesco questo modello non \u00e8 solo una prerogativa dell\u2019avocado (generalmente pi\u00f9 remunerativo): \u00abL\u2019azienda agricola gestita bene attrae gli investitori anche quando si tratta di coltivazioni tradizionali, che siano agrumi o ulivo\u00bb. I rendimenti, quindi, non sono solo dipendenti dal raccolto e dall\u2019annata come siamo abituati a pensare, ma sono anche il frutto di visione di lungo periodo e logiche manageriali.<\/p>\n<p>Per Vitaliano Halaesa \u00e8 il simbolo di un modello che funziona. \u00ab\u00c8 la dimostrazione che si pu\u00f2 creare un modello che funziona senza avere una prospettiva finanziaria-predatoria, ma una prospettiva in cui la finanza entra in agricoltura tramite agricoltori e tecnici, portando enormi benefici su pi\u00f9 fronti. Se in questo territorio ci fossero cinque attivit\u00e0 come Halaesa, lo vedremmo fiorire culturalmente, economicamente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Agricoltura alla luce del sole<br \/>\n<\/strong>Fare agricoltura significa usare la terra per produrre valore. Farla in modo virtuoso significa rendere quel valore misurabile, trasparente e redistribuibile nel tempo. In Halaesa questo principio prende forma in una struttura d\u2019impresa che non separa il profitto dalla responsabilit\u00e0, ma li tiene insieme attraverso regole chiare: contratti regolari, formazione continua, pianificazione finanziaria e un rapporto dichiarato con il territorio in cui opera.<\/p>\n<p>Il progetto siciliano non propone un modello perfetto n\u00e9 universalmente replicabile, ma dimostra che l\u2019agricoltura pu\u00f2 uscire dalla dimensione dell\u2019eccezione e tornare a essere sistema. Non \u00e8 l\u2019avocado, in s\u00e9, a indicare una direzione, ma il metodo con cui viene coltivato, finanziato e distribuito. In un contesto agricolo che fatica a trovare nuove strade, Halaesa gode dell\u2019assenza di una storia agricola e progetta un nuovo modo di fare impresa agricola capace di stare sul mercato, alla luce del sole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessio Cannata &#8211; Attraversando le campagne dell\u2019isola, il tempo non sembra mai abbastanza per fare sedimentare la bellezza che scorre dai finestrini. 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