{"id":175446,"date":"2026-01-24T10:38:40","date_gmt":"2026-01-24T09:38:40","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175446"},"modified":"2026-01-24T10:38:40","modified_gmt":"2026-01-24T09:38:40","slug":"i-danni-del-ciclone-in-sicilia-nascono-piu-dal-cemento-che-dal-meteo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/01\/24\/i-danni-del-ciclone-in-sicilia-nascono-piu-dal-cemento-che-dal-meteo\/","title":{"rendered":"I danni del ciclone in Sicilia nascono pi\u00f9 dal cemento che dal meteo"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"article-byline-name\" href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/author\/giacomo-di-girolamo\/\">Giacomo Di Girolamo &#8211;<\/a><\/p>\n<p>Adesso qualcuno deve pur dirlo. Adesso che \u00e8 passato il ciclone, anzi l\u2019uragano, anzi la tempesta.Adesso che i sindaci hanno riaperto le scuole, che siamo usciti dalle nostre case e abbiamo visto la devastazione: le mareggiate, le onde alte oltre dieci metri, le strade crollate, i binari che finiscono nel nulla, l\u2019acqua arrivata fin dentro i centri urbani, che, come nelle canzoni di Fabrizio De Andr\u00e9: \u00absfila tra la gente come un innocente che non c\u2019entra niente\u00bb. Adesso che, di nuovo, ci prepariamo alla conta dei danni \u2013 mezzo miliardo di euro, la prima stima \u2013 adesso qualcuno deve pur dirlo: il mare, il mare violento, il mare sciagurato e malmostoso, il mare senza redenzione, si \u00e8 ripreso tutto quello che \u00e8 suo.<\/p>\n<p>Il ciclone Harry, ribattezzato da alcuni come un vero e proprio uragano mediterraneo (medicane), ha colpito la Sicilia orientale con violenza inaudita, travolgendo le coste e l\u2019entroterra con piogge torrenziali e venti che hanno superato i 100 km\/h.<\/p>\n<p>Gli effetti sono stati devastanti: la furia del mare ha generato mareggiate con onde oltre i dieci metri, che hanno inghiottito tratti di costa gi\u00e0 fragili e compromessi. Infrastrutture vitali sono state messe in ginocchio: strade, ponti e viadotti sono crollati o sono stati resi impraticabili; intere sezioni della rete ferroviaria costiera sono state spazzate via, con i binari che ora finiscono nel vuoto. Porti e lungomari sono stati sommersi e l\u2019acqua salmastra \u00e8 penetrata per centinaia di metri all\u2019interno dei centri urbani. Citt\u00e0 come Catania, Siracusa, Ragusa e Messina e i loro rispettivi litorali sono state le pi\u00f9 colpite, con l\u2019evacuazione di centinaia di famiglie e intere comunit\u00e0 rimaste isolate.<\/p>\n<p>Il ciclone Harry non ha solo portato distruzione, ma ha messo a nudo le conseguenze di aver costruito a ridosso del mare, in spregio alle leggi della fisica e della prevenzione. Perch\u00e9 \u00e8 inutile parlare di devastazione senza parlare delle cause. E le cause non stanno solo nel cambiamento climatico, che pure c\u2019\u00e8 e morde, ma in decenni di incuria, di cemento senza criterio, di abusivismo costiero in Sicilia tollerato, sanato, premiato.<\/p>\n<p>I numeri dell\u2019abusivismo costiero siciliano sono noti, ripetuti, archiviati, dimenticati. Interi tratti di litorale sono stati mangiati dal cemento: seconde case, villette, stabilimenti, muretti, scogliere artificiali improvvisate, opere di protezione che proteggono solo il singolo e accelerano l\u2019erosione del tratto successivo. Un domino perfetto, ma al contrario.<\/p>\n<p>Il mare fa il suo mestiere. Avanza, arretra, si riprende gli spazi che gli sono stati sottratti. Non \u00e8 cattivo, non \u00e8 vendicativo: \u00e8 la natura. A essere irresponsabile \u00e8 stato l\u2019uomo, con la complicit\u00e0 della politica. Perch\u00e9 in Sicilia l\u2019abusivismo non \u00e8 mai stato solo un reato edilizio: \u00e8 stato un sistema, una forma di welfare distorto, un bacino elettorale. Prima si costruisce, poi si aspetta il condono. E il condono, puntuale, arriva o almeno viene promesso.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che la tragedia naturale diventa tragedia politica. Ogni mareggiata straordinaria diventa l\u2019alibi per chiedere lo stato di calamit\u00e0, i ristori, i fondi emergenziali. Mai, o quasi mai, per mettere mano alla prevenzione vera: arretrare le costruzioni, demolire l\u2019abusivo, restituire spazio alle dune, rinaturalizzare le coste, pianificare seriamente l\u2019adattamento climatico. Operazioni impopolari, costose in termini di consenso, quindi rimandate. Fino alla prossima tempesta.<\/p>\n<p>In queste ore la domanda rimbalza ovunque: lo Stato ci sar\u00e0? Verr\u00e0 dichiarato lo stato di calamit\u00e0 naturale? Probabile. Necessario. Ma mentre qui si spalano fango e macerie, mentre famiglie vengono evacuate e intere comunit\u00e0 restano isolate, il ministro delle Infrastrutture trova il tempo per rilanciare sul Ponte sullo Stretto. \u00abPensiamo se lo avessimo avuto in queste ore di mare in tempesta con i traghetti fermi\u00bb, ha detto Matteo Salvini.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile immaginare qualcosa di pi\u00f9 inopportuno. Non tanto \u2013 o non solo \u2013 per la polemica politica, ma per la fotografia che restituisce di una distanza siderale dai bisogni reali dei territori. Da vicepresidente del Consiglio e ministro con delega alle infrastrutture, oggi ci si aspetterebbe altro: risorse immediate per mettere in sicurezza strade crollate, porti allagati, ferrovie interrotte; interventi rapidi per ripristinare i servizi essenziali; investimenti seri in prevenzione e adattamento climatico. Non slogan, non rendering, non grandi opere evocative mentre le piccole \u2013 quelle decisive \u2013 cadono a pezzi.<\/p>\n<p>L\u2019abusivismo costiero in Sicilia non \u00e8 una patologia occasionale, ma una condizione cronica. Un\u2019infezione che dura da decenni e che oggi presenta il conto pi\u00f9 salato proprio quando il mare torna a fare il mare. Migliaia di immobili illegali affacciati sulla costa hanno stravolto paesaggi, compromesso ecosistemi delicatissimi e reso interi tratti di litorale fragili come cartapesta. Il cosiddetto cemento selvaggio fronte mare, sommato a un consumo di suolo che non rallenta, ha moltiplicato i rischi idrogeologici e ridotto drasticamente la capacit\u00e0 naturale di assorbimento e protezione del territorio.<\/p>\n<p>Lo dicono da anni i rapporti di Arpa Sicilia, Ispra e Legambiente. Nel 2024 la Sicilia ha registrato un consumo netto di suolo pari a 773 ettari: un dato impressionante, che concentra i suoi effetti soprattutto lungo le province costiere meridionali e orientali. Non \u00e8 solo una questione di numeri: \u00e8 la fotografia di un territorio che impermeabilizza se stesso, che sigilla il suolo proprio dove servirebbe lasciarlo respirare.<\/p>\n<p>Il totale del suolo consumato nell\u2019Isola ha raggiunto quota 168.431 ettari, il 6,56 per cento dell\u2019intera superficie regionale. Tra il 2023 e il 2024 l\u2019incremento netto \u00e8 stato dello 0,48 per cento, superiore alla media nazionale. Province come Ragusa e Catania guidano questa crescita, spesso legata all\u2019urbanizzazione costiera e, sempre pi\u00f9, a grandi impianti fotovoltaici a terra, che da soli hanno occupato oltre 270 ettari. Nel frattempo, dei 1.088 chilometri di coste censiti, ben 662 risultano urbanizzati: pi\u00f9 del 60 per cento. Una percentuale che in molti tratti nasconde o convive con l\u2019abusivismo.<\/p>\n<p>Qui il quadro diventa ancora pi\u00f9 grave. In Sicilia si stimano circa 250.000 immobili abusivi, un\u2019enormit\u00e0. Di questi, almeno 30.000 vengono ciclicamente indicati come \u00abpotenzialmente sanabili\u00bb, formula ambigua che alimenta l\u2019illusione dell\u2019impunit\u00e0. Secondo Openpolis, 46 abitazioni su 100 presentano irregolarit\u00e0 edilizie. Nel solo 2024 i reati legati al ciclo illegale del cemento sono stati 1.180, uno dei dati pi\u00f9 alti d\u2019Italia. Ma il vero scandalo sta dopo: solo il 19 per cento delle ordinanze di demolizione viene eseguito. A Catania si scende al 5 per cento. Il resto resta l\u00ec, affacciato sul mare, in attesa della prossima mareggiata o del prossimo condono.<\/p>\n<p>Il ciclone Harry non ha fatto che togliere il velo. Ha mostrato cosa succede quando il mare incontra una costa violentata, ristretta, irrigidita dal cemento. E ha reso evidente che ogni sanatoria promessa, ogni demolizione mancata non \u00e8 solo un errore amministrativo: \u00e8 una scelta che moltiplica i danni, oggi e domani. Perch\u00e9 il mare non dimentica. E, prima o poi, torna a riprendersi tutto.<\/p>\n<p>Il ciclone Harry, adesso, presenta il conto. Cinquecento milioni di euro \u00e8 la prima stima dei danni, una cifra provvisoria, destinata quasi certamente a crescere. \u00c8 il prezzo della ricostruzione, e siamo solo all\u2019inizio. Ponti, strade, ferrovie, porti, lungomari: pezzi di Sicilia che dovranno essere rimessi insieme in fretta, sotto la pressione dell\u2019emergenza e della comprensibile richiesta di tornare alla normalit\u00e0.<\/p>\n<p>La Regione Siciliana promette iter veloci, procedure snelle, meno burocrazia. Parole che, in astratto, suonano rassicuranti. Ma in Sicilia, lo sappiamo bene, la linea che separa la velocit\u00e0 dalle scorciatoie \u00e8 sottile. E spesso viene superata. L\u2019urgenza diventa alibi, l\u2019emergenza si trasforma in deroga permanente, il \u00abfare presto\u00bb scivola nel \u00abfare comunque\u00bb. Cos\u00ec accade che dove prima c\u2019era un chiosco spazzato via dal mare, domani possa sorgere un risto-bar pi\u00f9 grande, pi\u00f9 solido, pi\u00f9 vicino all\u2019acqua. Che una struttura provvisoria diventi definitiva. Che la ricostruzione non serva a correggere gli errori, ma a consolidarli.<\/p>\n<p>\u00c8 una dinamica antica, gi\u00e0 vista: si ricostruisce esattamente dove non si sarebbe dovuto costruire, si impermeabilizza ancora, si stringe ulteriormente lo spazio del mare, in attesa \u2013 inconsapevole o rassegnata \u2013 della prossima mareggiata. L\u2019emergenza, in Sicilia, \u00e8 spesso stata un\u2019occasione mancata. O peggio: un\u2019occasione colta per rifare tutto com\u2019era, ma con pi\u00f9 cemento. Harry non \u00e8 solo un evento meteorologico estremo. \u00c8 uno specchio. Ci dice che continuare cos\u00ec costa troppo, non solo in termini ambientali ma anche economici. Cinquecento milioni oggi, chiss\u00e0 quanti domani. La vera scelta, adesso, non \u00e8 tra ricostruire o non ricostruire. \u00c8 tra ricostruire meglio o ricostruire peggio. Tra arretrare e ostinarsi. Tra imparare finalmente qualcosa o limitarsi a rattoppare, aspettando la prossima tempesta. Perch\u00e9 il mare, questo, lo abbiamo capito: torna sempre. E ogni volta chiede interessi pi\u00f9 alti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giacomo Di Girolamo &#8211; Adesso qualcuno deve pur dirlo. 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