{"id":175584,"date":"2026-02-02T19:55:32","date_gmt":"2026-02-02T18:55:32","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175584"},"modified":"2026-02-02T19:55:32","modified_gmt":"2026-02-02T18:55:32","slug":"torino-e-il-dissenso-come-problema-del-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/02\/02\/torino-e-il-dissenso-come-problema-del-potere\/","title":{"rendered":"Torino e il dissenso come problema del potere"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/emilia-de-rienzo\/\">Emilia De Rienzo &#8211;<\/a><\/p>\n<p><strong>Torino non \u00e8 stata solo il teatro di una manifestazione; \u00e8 stata un laboratorio a cielo aperto che rivela lo stato di salute del nostro sistema<\/strong>. Pi\u00f9 che un confronto democratico, ci\u00f2 a cui abbiamo assistito \u00e8 stato un banco di prova per un potere che sembra aver smarrito la capacit\u00e0 di ascoltare, preferendo misurarsi con la piazza esclusivamente attraverso i parametri dell\u2019ordine pubblico.<\/p>\n<p>Erano in ventimila. <strong>Tre cortei hanno attraversato una citt\u00e0 militarizzata<\/strong>, preparata come se dovesse fronteggiare un\u2019invasione nemica: camionette, identificazioni a tappeto, quartieri trasformati in zone rosse. <strong>Eppure, dentro quella \u201cminaccia\u201d percepita, c\u2019erano famiglie, studenti, anziani partigiani e movimenti ecologisti. C\u2019erano le voci di chi chiede il diritto alla casa, la fine dell\u2019economia di guerra e la libert\u00e0 per la Palestina<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando la gestione di una piazza parla solo il linguaggio della repressione, il dissenso smette di essere considerato una componente fisiologica della vita pubblica per essere trattato come un problema di polizia.<\/p>\n<p><strong>La manifestazione nazionale \u201cTorino partigiana\u201d affonda le sue radici nello sgombero di Askatasuna di dicembre. <\/strong>Ma ridurre questa storia a una cronaca di sigilli e occupazioni significa, deliberatamente, non voler vedere.<\/p>\n<p><strong>Dal 1996, Askatasuna non \u00e8 un semplice edificio<\/strong>: \u00e8 un\u2019infrastruttura sociale che ha colmato i vuoti lasciati dallo Stato. <strong>Laddove le istituzioni si sono ritirate, sono nati corsi di italiano per migranti, ciclofficine, lotte contro il caporalato e reti di mutuo soccorso.<\/strong> Questo mutualismo non \u00e8 un esercizio teorico, ma una risposta concreta a bisogni inevasi che il potere oggi sembra voler cancellare per ristabilire un decoro che somiglia troppo al deserto sociale.<\/p>\n<p><strong>In piazza c\u2019erano soprattutto i giovani. <\/strong>Una generazione che non chiede concessioni, ma il diritto di esistere e di partecipare a un mondo fondato su uguaglianza e giustizia. Il nodo politico non \u00e8 la ricerca di un capro espiatorio, ma l\u2019incapacit\u00e0 delle istituzioni di accogliere il conflitto come elemento vivo.<\/p>\n<p>Difendere gli spazi sociali oggi non significa idealizzarli, ma proteggere l\u2019idea che la societ\u00e0 debba avere dei luoghi in cui il pensiero critico possa farsi corpo e comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Il disciplinamento di scuole (leggi anche <a href=\"https:\/\/comune-info.net\/scuole-aperte\/basta-censura-nelle-scuole\/\">Basta censura, lettera dal liceo Albertelli<\/a>) e universit\u00e0 indicano una direzione precisa. Non \u00e8 solo una questione di colori politici: <strong>stiamo assistendo a una contrazione dello spazio del possibile<\/strong>.<\/p>\n<p>La guerra all\u2019esterno e la chiusura degli spazi di dissenso all\u2019interno sono le due facce della stessa medaglia; una logica di esclusione che vede nel pensiero divergente un ostacolo al funzionamento di una macchina sempre pi\u00f9 rigida.<\/p>\n<p><strong>Torino ha mostrato un\u2019altra idea di citt\u00e0: non quella competitiva e sorvegliata, ma una citt\u00e0 fatta di legami e diritti.<\/strong> Una citt\u00e0 che non chiede sicurezza come controllo poliziesco, ma come giustizia sociale \u2014 perch\u00e9 la vera sicurezza non nasce dalle grate alle finestre, ma dalla certezza di un futuro degno, di un tetto e di una comunit\u00e0 che non ti lasci solo.<\/p>\n<p><strong>Gli episodi di tensione avvenuti a margine del corteo vanno condannati; tuttavia, usarli strumentalmente per criminalizzare un movimento cos\u00ec vasto \u00e8 un atto di codardia politica che serve solo a evitare il merito delle questioni poste<\/strong>.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 che non sa pi\u00f9 abitare il conflitto, ma cerca solo di sopprimerlo, \u00e8 una societ\u00e0 che ha smesso di educare e ha iniziato solo a punire. E un potere che ha paura dei propri giovani \u00e8 un potere che ha gi\u00e0 perso la sua legittimit\u00e0 morale.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p>Post di <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=100008955276408&amp;__cft__[0]=AZb0tNIAvvX2nnEeQxMnVfEyQa1hZWHJpoFxhBI5WTX4eJ5EBcp-cWL1iP0Y-nHlBAn1QeCdvkmtvEKGPX3dQVE9IZATDBCpLI-SAiQV8y-e11Ieka36kcZBEWrDilkZYRMM2Hta8fmEMbA3-vVd8xvO-PKoNYIa384sF-JekP_fKmlggj7KpIRh_4vdOybbIJA&amp;__tn__=-UC%2CP-R\"><strong>Rita Rapisardi<\/strong><\/a>, giornalista del manifesto:<\/p>\n<p class=\"has-background\">\u201cIeri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del \u201cpoliziotto martellato\u201d, soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque. La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si \u00e8 fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione. Fortuna vuole che quella scena l\u2019abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora pi\u00f9 vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi. Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall\u2019altra parte, sulla Dora appunto, anche perch\u00e9 le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si \u00e8 svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni. In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un\u2019altro batte sull\u2019angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da l\u00ec sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.<\/p>\n<p class=\"has-background\">A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci pi\u00f9 vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare \u201cstampa\u201d, convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi. Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un\u2019asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da l\u00ec ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello). <strong>Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l\u2019hanno visto<\/strong>. Intanto da dietro arrivano delle urla, \u201cbasta, basta, lasciamolo stare\u201d. I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n<p class=\"has-background\">Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov\u2019\u00e8 la nostra capacit\u00e0 di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa \u00e8 successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo \u201cil poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato\u201d. Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l\u2019ultima volta l\u2019emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce. Ora al di l\u00e0 di tutto, questo volevo raccontare, solo perch\u00e9 ero l\u00ec, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiunger\u00f2 altro, possiamo parlarne di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli: <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/siamo-in-50-mila-askatasuna-in-corteo-poi-partono-gli-scontri\">Askatasuna in corteo: \u00abSiamo in 50 mila\u00bb. Poi partono gli scontri<\/a>.<\/p>\n<div class=\"entry-data\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Emilia De Rienzo &#8211; Torino non \u00e8 stata solo il teatro di una manifestazione; \u00e8 stata un laboratorio a cielo aperto che rivela lo stato di salute del nostro sistema. 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