{"id":175663,"date":"2026-02-09T11:56:35","date_gmt":"2026-02-09T10:56:35","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175663"},"modified":"2026-02-09T11:56:35","modified_gmt":"2026-02-09T10:56:35","slug":"in-sicilia-piove-sul-disastro-idrico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/02\/09\/in-sicilia-piove-sul-disastro-idrico\/","title":{"rendered":"In Sicilia piove sul disastro idrico"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"article-byline-name\" href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/author\/giacomo-di-girolamo\/\">Giacomo Di Girolamo &#8211;<\/a><\/p>\n<p>Piove. Piove sulla Sicilia devastata dal maltempo. Piove su Niscemi che scivola sempre pi\u00f9 gi\u00f9, sull\u2019argilla che cede e sulle case che si incrinano. Piove sui cantieri del Pnrr, eternamente aperti e mai conclusi, sulle transenne che proteggono il nulla. Piove sulle \u00abtamerici salmastre ed arse\u00bb, certo, ma anche sui fichi d\u2019India e sui mandorli appena fioriti, sui campi assetati da anni e ora improvvisamente sommersi. Piove, in Sicilia, dannatamente, ostinatamente, ininterrottamente. Da settimane, ormai, piove.<\/p>\n<div class=\"banner-inread lkadv\">\n<div id=\"adinarticle\" data-google-query-id=\"CKadiKSezJIDFezQEQgdAhMSPQ\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5180,5874557\/linkiesta\/onsite\/dynamic\/ros\/0_0__container__\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"\" src=\"about:blank\" width=\"300px\" height=\"250px\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>E mentre l\u2019acqua cade dal cielo con una furia che non ricordavamo, l\u2019isola resta assetata. Come sempre.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic lkadv\">\n<div id=\"ad_dyn1\" data-google-query-id=\"CKidiKSezJIDFezQEQgdAhMSPQ\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5180,5874557\/linkiesta\/onsite\/dynamic\/ros\/1_0__container__\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"\" src=\"about:blank\" width=\"300px\" height=\"250px\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Il mare si \u00e8 preso tutto. La spiaggia, le case, i lidi balneari, le strade costiere. In alcuni tratti anche la memoria di dove finisse la terra e cominciasse l\u2019acqua. E rischia di prendersi pure la speranza, che \u00e8 sempre l\u2019ultima a resistere quando il disastro diventa normale.<\/p>\n<div class=\"banner-inread lkadv\">\n<div id=\"admpumiddle2\"><\/div>\n<div id=\"adinarticle\"><\/div>\n<\/div>\n<p>Il ciclone Harry ha colpito la Sicilia con una violenza che non si pu\u00f2 pi\u00f9 liquidare come eccezione. Da Messina a Capo Passero, con una particolare ferocia nel Messinese e nel Catanese, capoluogo compreso, ma senza risparmiare la Sicilia occidentale, dove l\u2019onda lunga del maltempo ha sommato frane, allagamenti e mareggiate a fragilit\u00e0 gi\u00e0 croniche. L\u2019isola affonda, letteralmente, mentre la discussione pubblica continua a ruotare attorno a grandi opere simboliche, a partire dal Ponte sullo Stretto, che non si tocca mai, nemmeno quando tutto intorno cede.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic lkadv\">\n<div id=\"ad_dyn2\" data-google-query-id=\"CKmdiKSezJIDFezQEQgdAhMSPQ\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5180,5874557\/linkiesta\/onsite\/dynamic\/ros\/2_0__container__\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"\" src=\"about:blank\" width=\"300px\" height=\"250px\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>La Sicilia del turismo, intanto, \u00e8 nei pasticci. E bisogna partire da qui per fare due conti seri: non quelli dell\u2019emergenza raccontata a caldo, ma quelli che servono a capire se e come salvare il salvabile, se esiste ancora un modo per evitare che il disastro produca effetti di lungo periodo, irreversibili. Perch\u00e9 il rischio vero non \u00e8 solo la stagione 2026 compromessa, ma una reputazione che si incrina: lidi distrutti, alberghi danneggiati, infrastrutture costiere spazzate via non sono cartoline invitanti per un turismo internazionale che ha alternative ovunque.<\/p>\n<p>Le stime complessive dei danni oscillano oggi attorno ai due miliardi di euro, ma sono cifre mobili. \u00c8 evidente che il conto \u00e8 destinato a salire.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic lkadv\">\n<div id=\"ad_dyn3\" data-google-query-id=\"CKqdiKSezJIDFezQEQgdAhMSPQ\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5180,5874557\/linkiesta\/onsite\/dynamic\/ros\/3_0__container__\"><iframe loading=\"lazy\" id=\"google_ads_iframe_\/5180,5874557\/linkiesta\/onsite\/dynamic\/ros\/3_0\" class=\"\" tabindex=\"0\" title=\"Contenuto dell'annuncio di terze parti\" src=\"https:\/\/ceebf8c052244eaaa6527e395d0307a6.safeframe.googlesyndication.com\/safeframe\/1-0-45\/html\/container.html\" name=\"\" width=\"300\" height=\"250\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" sandbox=\"allow-forms allow-popups allow-popups-to-escape-sandbox allow-same-origin allow-scripts allow-top-navigation-by-user-activation\" data-is-safeframe=\"true\" aria-label=\"Pubblicit\u00e0\" data-google-container-id=\"a\" data-load-complete=\"true\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro bilancio, pi\u00f9 subdolo, che riguarda il prodotto interno lordo. Il vero impatto economico del ciclone Harry non si misura solo nei muri crollati o nei metri di costa erosi, ma nella perdita di flussi produttivi. In economie fortemente stagionali, una parte del valore aggiunto che salta non torna pi\u00f9. Non viene recuperata. Per questo, secondo stime condivise dagli economisti, l\u2019evento rischia di tradursi nel 2026 in una perdita di Pil compresa tra lo 0,8 e oltre l\u20191 per cento nelle aree pi\u00f9 esposte. Tradotto: quasi due miliardi bruciati senza fare rumore.<\/p>\n<p>Su questo scenario gi\u00e0 fragile si innesta un ulteriore corto circuito: l\u2019applicazione della direttiva Bolkestein. Con le gare per le concessioni balneari all\u2019orizzonte, entro il 2027, molti operatori colpiti dal ciclone non hanno alcun incentivo a investire nella ricostruzione di strutture destinate comunque a finire a bando. Il rischio \u00e8 una paralisi totale: niente investimenti, coste desertificate, contenziosi e stagioni turistiche compromesse.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic lkadv\">\n<div id=\"ad_dyn4\"><\/div>\n<\/div>\n<p>La Regione, nel frattempo, risponde con una serie di misure straordinarie che provano a tenere insieme emergenza e consenso. L\u2019ultima \u00e8 lo stop per tutto il 2026 al pagamento dei canoni di concessione demaniale marittima su tutte le coste siciliane. Una misura da circa dieci milioni di euro. \u00abEra doveroso sgravare gli operatori da un onere che in questo momento non potrebbero sostenere\u00bb, ha spiegato Schifani. Secondo l\u2019assessora al Territorio Giusi Savarino, la scelta di estendere l\u2019esenzione a tutta l\u2019isola nasce dal fatto che \u00abogni versante della Sicilia \u00e8 stato aggredito dal maltempo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 uno dei tanti paradossi siciliani: mentre il mare si mangia la costa, l\u2019emergenza diventa l\u2019occasione per allargare le maglie dei permessi, sospendere canoni, rinviare nodi strutturali. Si interviene, s\u00ec. Ma spesso per tenere in piedi l\u2019esistente, non per ripensarlo.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic lkadv\">\n<div id=\"ad_dyn5\"><\/div>\n<\/div>\n<p>Intanto piove. Continua a piovere. Le allerte meteo si susseguono una dopo l\u2019altra, come un bollettino senza fine. E allora la domanda diventa inevitabile, quasi ossessiva: tutta quest\u2019acqua, dove va? Che fine fa, se l\u2019emergenza idrica nell\u2019isola non accenna a rientrare? Non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare di siccit\u00e0, almeno in senso tecnico. L\u2019acqua c\u2019\u00e8. A tratti \u00e8 persino troppa. Il mistero, semmai, \u00e8 la sua sparizione.<\/p>\n<p>Molte dighe contengono meno acqua rispetto a un anno fa. A Palermo, per esempio, da oltre un anno, migliaia di famiglie palermitane continuano a subire turnazioni e riduzioni della pressione idrica, con disagi quotidiani pesantissimi.<\/p>\n<p>Il dissalatore di Porto Empedocle, realizzato in un\u2019area a forte vocazione turistica: Marinella, la spiaggia di cui scriveva Andrea Camilleri, sarebbe irregolare perch\u00e9 fisso e non mobile. Lo ha denunciato il sindaco, Calogero Martello, che ne ha ipotizzato il sequestro durante il consiglio comunale aperto convocato per discutere dell\u2019impianto che, secondo diversi comitati cittadini, ambientalisti ed esponenti politici, oltre a essere costoso e di dubbia utilit\u00e0, sarebbe anche, di fatto, abusivo.<\/p>\n<p>Ma la storia pi\u00f9 emblematica, questa settimana, arriva da Canicatt\u00ec, ed \u00e8 una storia che sembra scritta apposta per spiegare il paradosso siciliano. Qui, mentre piove sulla sete il sistema idrico va in tilt non per mancanza d\u2019acqua, ma per un eccesso di\u2026 legalit\u00e0.<\/p>\n<p>Le strade della citt\u00e0, qui come altrove, sono attraversate da autobotti. Per portare acqua dove non arriva. Le cosiddette bonze \u2013 cos\u00ec vengono chiamate \u2013 prelevano acqua abusivamente, in alcuni casi fino a cinquemila litri alla volta, destinandola alla rivendita. Quando carabinieri e gestori del servizio idrico hanno iniziato i controlli, qualche giorno fa, bloccando i mezzi irregolari e comminando sanzioni, \u00e8 successo l\u2019imprevedibile: le autobotti, per protesta, si sono fermate tutte. Una sorta di ammutinamento collettivo. Risultato: la citt\u00e0 \u00e8 rimasta senz\u2019acqua. I bar, i ristoranti, le attivit\u00e0 commerciali e le famiglie. I cittadini allora hanno iniziato a protestare: rivogliono le autobotti. Anche se sono abusive. Anche se il costo, in nero, \u00e8 di 100 euro per 7.000 litri.\u00a0 Perch\u00e9 se no, rimangono senza acqua: la legalit\u00e0 \u00e8 inutile, senza un servizio idrico efficiente.<\/p>\n<p>Il corto circuito \u00e8 tutto qui. A Canicatt\u00ec, come in molte parti della Sicilia, l\u2019approvvigionamento idrico si regge da anni su un equilibrio precario, dove l\u2019emergenza diventa sistema e l\u2019irregolarit\u00e0 supplisce all\u2019assenza di un servizio efficiente. Le autobotti riempiono un vuoto strutturale: portano acqua l\u00e0 dove la rete pubblica non arriva, o arriva a singhiozzo. Quando lo Stato prova a imporre la legalit\u00e0, quel fragile equilibrio si spezza. E la citt\u00e0 si ritrova a secco. Sotto la pioggia.<\/p>\n<p>Nel frattempo, l\u2019ente gestore, Aica, ha avviato azioni di contrasto e promesso interventi per rimettere in funzione pozzi e serbatoi. Il prefetto \u00e8 intervenuto, sono stati annunciati controlli, riparazioni, nuove attivazioni. Ma il danno, simbolico prima ancora che materiale, \u00e8 fatto. A Canicatt\u00ec piove, eppure l\u2019acqua non arriva ai rubinetti. Piove, ma il sistema non la intercetta, non la conserva, non la distribuisce.<\/p>\n<p>Questa storia non \u00e8 un\u2019anomalia locale. \u00c8 una metafora perfetta dell\u2019isola intera. L\u2019acqua cade dal cielo con una violenza inedita, alimenta frane, allagamenti, mareggiate. Ma scivola via, si perde, evapora nella rete colabrodo delle infrastrutture, nei bacini mai completati, nelle dighe semivuote, nei sistemi di gestione commissariati da decenni. La Sicilia affoga e resta assetata.<\/p>\n<p>E allora la domanda ritorna, ancora pi\u00f9 scomoda: il problema non \u00e8 pi\u00f9 il clima, ma lo Stato delle cose. Non \u00e8 la siccit\u00e0, ma l\u2019incapacit\u00e0 cronica di trattenere, governare, distribuire una risorsa che ora c\u2019\u00e8. L\u2019acqua, in Sicilia, cade. Ma non resta. E quando resta, spesso non \u00e8 per tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giacomo Di Girolamo &#8211; Piove. Piove sulla Sicilia devastata dal maltempo. Piove su Niscemi che scivola sempre pi\u00f9 gi\u00f9, sull\u2019argilla che cede e sulle case che si incrinano. 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