{"id":175699,"date":"2026-02-12T18:11:01","date_gmt":"2026-02-12T17:11:01","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175699"},"modified":"2026-02-12T18:12:20","modified_gmt":"2026-02-12T17:12:20","slug":"175699","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/02\/12\/175699\/","title":{"rendered":"Turandot in scena al Vittorio Emanuele"},"content":{"rendered":"<p>Opera in tre atti e cinque quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, rimase incompiuta a causa della morte del compositore e in seguito fu completata da Franco Alfano.<br \/>\nLa prima rappresentazione ebbe luogo nell\u2019ambito della stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, con Rosa Raisa, Francesco Dominici, Miguel Fleta, Maria Zamboni, Giacomo Rimini, Giuseppe Nessi e Aristide Baracchi, sotto la direzione di Arturo Toscanini, il quale arrest\u00f2 la rappresentazione a met\u00e0 del terzo atto, due battute dopo il verso \u00abDormi, oblia, Li\u00f9, poesia!\u00bb (alla morte di Li\u00f9), ovvero dopo l\u2019ultima pagina completata dall\u2019autore, e, secondo alcune testimonianze, si rivolse al pubblico con queste parole: &lt;Qui termina la rappresentazione, perch\u00e9 a questo punto il Maestro \u00e8 morto&gt;. Le sere seguenti l\u2019opera fu messa in scena con il finale rivisto da Franco Alfano: si tratta del terzo e definitivo rimaneggiamento imposto ad Alfano da Toscanini che, sebbene contrariato, lo diresse per la seconda e terza rappresentazione del 27 e 29 aprile 1926, passando poi la bacchetta ad Ettore Panizza, tanto per quell\u2019occasione (otto recite in totale) come poi nelle tre stagioni seguenti.<\/p>\n<p>L\u2019incompiutezza di Turandot \u00e8 oggetto di discussione tra gli studiosi. Il nodo cruciale del dramma, che Puccini cerc\u00f2 lungamente di risolvere, \u00e8 costituito dalla trasformazione della principessa Turandot, algida e sanguinaria, in una donna innamorata: c\u2019\u00e8 chi sostiene che l\u2019opera rimase incompiuta non a causa dell\u2019inesorabile progredire del male che affliggeva l\u2019autore, bens\u00ec per l\u2019incapacit\u00e0 o l\u2019intima impossibilit\u00e0 da parte del Maestro di interpretare quel trionfo d\u2019amore conclusivo, che pure l\u2019aveva inizialmente acceso d\u2019entusiasmo e spinto verso questo soggetto.<\/p>\n<p>\u00c8 certo, tuttavia, che Puccini considerasse la scena della morte di Li\u00f9 come un finale soddisfacente, poich\u00e9 la giudicava sufficiente a far intuire allo spettatore l\u2019ovvio prosieguo della storia, ovvero il cambio di carattere di Turandot alla luce del sacrificio d\u2019amore dell\u2019ancella dello straniero che ambisce al suo cuore; in questo senso, l\u2019opera \u00e8 considerabile come narrativamente completa bench\u00e9 bruscamente interrotta.<\/p>\n<p>Il soggetto dell\u2019opera ha origini antiche e difficili da definire con certezza nello spazio e nel tempo. La prima menzione della principessa sanguinaria nella letteratura europea avviene nella raccolta I mille e un giorno di Fran\u00e7ois P\u00e9tis de la Croix (1653\u20131713), che parla della storia come di origine cinese (studi filologici suggeriscono potrebbe essere invece di origine turca).<\/p>\n<p>In Italia il soggetto \u00e8 stato divulgato da Carlo Gozzi soprattutto grazie all\u2019omonima fiaba teatrale (1762), che poi sar\u00e0 oggetto di importanti adattamenti musicali, in particolare le musiche di scena composte da Carl Maria von Weber nel 1809 e la suite orchestrale op. 41 di Ferruccio Busoni, eseguita per la prima volta nel 1906 e poi convertita in opera lirica rappresentata nel 1917.<\/p>\n<p>Fra tutte le varie fonti, il libretto dell\u2019opera di Puccini si basa, molto liberamente, sulla traduzione di Andrea Maffei dell\u2019adattamento tedesco di Friedrich Schiller del lavoro di Gozzi. L\u2019idea per l\u2019opera venne al compositore in seguito a un incontro con i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni, avvenuto a Milano nel marzo 1920. Nell\u2019agosto dello stesso anno, quando si trovava per un soggiorno termale a Bagni di Lucca, il compositore pot\u00e9 ascoltare, grazie al suo amico barone Fassini, che era stato per qualche tempo console italiano in Cina, un carillon con temi musicali proveniente da quel paese; alcuni di questi temi sono presenti nella stesura definitiva della partitura, in particolare la canzone popolare Mo Li Hua.<\/p>\n<p><strong>L\u2019azione si svolge a Pechino, \u00abal tempo delle favole\u00bb<\/strong><\/p>\n<h3 class=\"wpem-heading-text\">Turandot<\/h3>\n<h3 class=\"wpem-heading-text\"><em>di<\/em><strong>\u00a0Giacomo Puccini<\/strong><\/h3>\n<p><em>su libretto di\u00a0<\/em><strong>Giuseppe Adami\u00a0<\/strong><em>e<\/em><strong>\u00a0Renato Simoni<\/strong><br \/>\n<em>da\u00a0una fiaba di<\/em>\u00a0<strong>Carlo Gozzi<\/strong><br \/>\n<em>editore<\/em>\u00a0<strong>Casa Ricordi<\/strong>,<em>\u00a0Milano<\/em><br \/>\n<em>prima rappresentazione<\/em>\u00a0<strong>Milano, Teatro alla Scala, 25 aprile 1926<\/strong><\/p>\n<p><em>regia<\/em>\u00a0<strong>Carlo Antonio De Lucia<\/strong><\/p>\n<p><em>scenografia<\/em>\u00a0<strong>Daniele Piscopo<\/strong><br \/>\n<em>scenografia realizzata da<\/em>\u00a0<strong>\u201cLa bottega fantastica\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>videodesigner<\/em>\u00a0<strong>Matthias Schnabel<\/strong><br \/>\n<em>lightdesigner<\/em>\u00a0<strong>Giuseppe Calabr\u00f2<\/strong><\/p>\n<p><em>direttore<\/em>\u00a0<strong>Carlo Palleschi<\/strong><br \/>\n<strong>Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele<\/strong><\/p>\n<p><strong>Coro lirico \u201cF. Cilea\u201d<\/strong>\u00a0<em>diretto da<\/em>\u00a0<strong>Bruno Tirotta<\/strong><\/p>\n<p><em>Coro di voci bianche<\/em>\u00a0\u201c<strong>Biancosuono<\/strong>\u201d\u00a0<em>diretto da<\/em>\u00a0<strong>Agnese Carrubba<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cast<\/strong><\/p>\n<p><em>La Principessa Turandot\u00a0<\/em><strong>Daniela Schillaci<\/strong><br \/>\n<em>Calaf, il principe ignoto<\/em>\u00a0<strong>Zi-Zhao\u00a0Guo<\/strong><br \/>\n<em>Li\u00f9, giovane schiava<\/em>\u00a0<strong>Desir\u00e9e\u00a0Rancatore<\/strong><br \/>\n<em>Timur, re tartaro spodestato<\/em>\u00a0<strong>Abramo\u00a0Rosalen<\/strong><br \/>\n<em>Ping, gran cancelliere<\/em>\u00a0<strong>Luca Bruno<\/strong><br \/>\n<em>Pong, gran provveditore<\/em>\u00a0<strong>Raffaele Feo<\/strong><br \/>\n<em>Pang, gran cuciniere<\/em>\u00a0<strong>Orlando Polidoro<\/strong><br \/>\n<em>L\u2019imperatore\u00a0Altoum<\/em>\u00a0<strong>Vincenzo\u00a0Crucitti<\/strong><br \/>\n<em>Un Mandarino\u00a0<\/em><strong>Guido\u00a0Dazzini<\/strong><br \/>\n<em>Prima ancella<\/em>\u00a0<strong>Gabriella Grassi<\/strong><br \/>\n<em>Seconda ancella<\/em>\u00a0<strong>Giusy\u00a0Lorizio<\/strong><br \/>\n<em>Il principe di Persia<\/em>\u00a0<strong>Davide Scigliano<\/strong><\/p>\n<h3 class=\"wpem-heading-text\">orari<\/h3>\n<div class=\"wpem-event-date-time\"><span class=\"wpem-event-date-time-text\">13-02-2026 ore 21:00<\/span><br \/>\n<span class=\"wpem-event-date-time-text\">15-02-2026 ore 17:30<\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Opera in tre atti e cinque quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, rimase incompiuta a causa della morte del compositore e in seguito fu completata da Franco Alfano. 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