{"id":175743,"date":"2026-02-16T23:37:14","date_gmt":"2026-02-16T22:37:14","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175743"},"modified":"2026-02-16T23:37:14","modified_gmt":"2026-02-16T22:37:14","slug":"il-boicottaggio-funziona-lagricoltura-israeliana-in-crisi-tra-arance-invendute-e-raccolti-distrutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/02\/16\/il-boicottaggio-funziona-lagricoltura-israeliana-in-crisi-tra-arance-invendute-e-raccolti-distrutti\/","title":{"rendered":"Il boicottaggio funziona: l\u2019agricoltura israeliana in crisi tra arance invendute e raccolti distrutti"},"content":{"rendered":"<p>di Francesca Faccini &#8211;<\/p>\n<h2>Arance e mango restano sugli alberi e le esportazioni israeliane crollano. Il caso delle arance di Jaffa.<\/h2>\n<p>Secondo quanto riportato dall\u2019emittente pubblica israeliana <a title=\"Kan 11\" href=\"https:\/\/www.kan.org.il\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Kan 11<\/a>, gli effetti del boicottaggio dei prodotti israeliani si stanno facendo sentire tanto che l\u2019industria agricola teme un possibile collasso. In diversi reportage trasmessi da Kan 11, gli agricoltori hanno denunciato una forte contrazione della domanda in particolare dei mercati europei, ma anche di quello asiatico. A risentirne maggiormente sono i produttori di arance e di mango, settori considerati centrali per l\u2019economia di Israele. Per capire la portata della crisi, \u00e8 sufficiente sapere che in alcuni casi non sono stati raccolti fino a oltre 700 tonnellate di mango, frutta che \u00e8 rimasta sugli alberi a marcire anche perch\u00e9 molti produttori hanno affermato di preferire la distruzione del raccolto piuttosto di considerare altre opzioni come la possibilit\u00e0 di vendere il prodotto a Gaza.<\/p>\n<div id=\"mpu-home-1\" class=\"ad mpu mpu-home mpu-home-1\"><\/div>\n<p>Anche Daniel Klusky, segretario generale dell\u2019Organizzazione israeliana degli agrumicoltori, si \u00e8 esposto sulla questione rendendo noto l\u2019arresto totale della richiesta da alcune aree del mondo come la Scandinavia verso cui, prima del genocidio, Israele esportava arance. Lo scenario \u00e8 reso ancora pi\u00f9 complesso dal blocco degli Houti nel Mar Rosso che costringe le compagnie navali a optare per rotte pi\u00f9 lunghe e costose: sebbene questa situazione non giochi a favore delle esportazioni israeliane, \u00e8 bene ricordare che l\u2019impatto maggiore \u00e8 dovuto alla reazione verso il genocidio del popolo palestinese.<\/p>\n<figure id=\"attachment_64398\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-64398\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-64398\" src=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/soldati-palestina-israele-iStock_000016014186_Large.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 941px) 100vw, 941px\" srcset=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/soldati-palestina-israele-iStock_000016014186_Large.jpg 1700w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/soldati-palestina-israele-iStock_000016014186_Large-300x201.jpg 300w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/soldati-palestina-israele-iStock_000016014186_Large-1024x685.jpg 1024w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/soldati-palestina-israele-iStock_000016014186_Large-82x55.jpg 82w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/soldati-palestina-israele-iStock_000016014186_Large-210x140.jpg 210w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/soldati-palestina-israele-iStock_000016014186_Large-310x208.jpg 310w\" alt=\"Soldati israeliani di spalle, davanti ad altre persone; concept: Israele, Palestina, territori occupati, Cisgiordania coop\" width=\"941\" height=\"630\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-64398\" class=\"wp-caption-text\">Molti produttori israeliani \u00a0preferirscono la distruzione del raccolto piuttosto che vendere il prodotto a Gaza<\/figcaption><\/figure>\n<h2>Le arance di Jaffa<\/h2>\n<p>Anche le arance di Jaffa stanno risentendo della crisi tanto che il famoso marchio israeliano \u00e8 quasi scomparso dal mercato internazionale. Prima di essere una cartina tornasole dell\u2019effetto del boicottaggio, le arance di Jaffa sono un simbolo del colonialismo di insediamento sionista. Oggi inglobata nell\u2019area urbana di Tel Aviv, fino al 1948 la citt\u00e0 palestinese di Jaffa era il pi\u00f9 importante centro economico della Palestina e dal suo porto partivano le arance per buona parte del mondo, soprattutto verso l\u2019Europa, l\u2019America e la Gran Bretagna. Nella prima met\u00e0 dell\u2019800, a Jaffa contadini e agronomi locali svilupparono la variet\u00e0 shamouti, un tipo di arancia ancora esistente e commercializzata caratterizzata da una forma grande e oblunga, dalla presenza di pochi semi, dal gusto dolce e da una buccia spessa che la rese adatta a sostenere lunghi viaggi.<\/p>\n<div id=\"mpu-home-1\" class=\"ad mpu mpu-home mpu-home-1\"><\/div>\n<p data-start=\"269\" data-end=\"508\">Il successo degli aranceti si accompagn\u00f2 all\u2019aumento della popolazione: persone provenienti dalla Palestina, ma anche dall\u2019Egitto, dalla Siria e dal Libano, arrivarono a Jaffa per lavorare nella produzione e nell\u2019esportazione del frutto. La svolta arriv\u00f2 nel 1948. Dopo i bombardamenti e la conquista della citt\u00e0 da parte delle milizie sioniste, la grande maggioranza della popolazione araba fu costretta ad abbandonare le proprie case. Le terre, gli agrumeti e le attivit\u00e0 commerciali vennero confiscati dal neonato Stato di Israele attraverso le leggi sui \u201cbeni degli assenti\u201d, che trasferirono allo Stato le propriet\u00e0 dei palestinesi fuggiti o espulsi. Quei beni non furono mai restituiti ai legittimi proprietari. Con la Nakba, le arance di Jaffa smisero di rappresentare la fecondit\u00e0 della terra e diventarono il simbolo di una confisca: un marchio sopravvissuto ai suoi proprietari, mentre i palestinesi perdevano case, campi e identit\u00e0 economica<\/p>\n<h2>Il boicottaggio funziona<\/h2>\n<p>Pi\u00f9 volte <a title=\"Datteri israeliani venduti da Coop, NaturaS\u00ec, Esselunga, Iperal\u2026 anche no\" href=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/datteri-israeliani-coop-naturasi-esselunga-iper-no.html\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><em>Il Fatto Alimentare<\/em><\/a> ha denunciato come alcuni prodotti che troviamo comunemente sulle nostre tavole provengano dai territori palestinesi occupati e abbiamo anche spiegato come riconoscere i datteri israeliani in modo da poter cambiare prodotto. Oltre a controllare l\u2019origine dei singoli alimenti, c\u2019\u00e8 chi mappa le aziende complici del genocidio palestinese ed \u00e8 questo il caso di BDS, un movimento internazionale non violento a guida palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele.<\/p>\n<figure id=\"attachment_231597\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-231597\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-231597\" src=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 941px) 100vw, 941px\" srcset=\"https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L.jpg 2000w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L-300x200.jpg 300w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L-1920x1280.jpg 1920w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L-768x512.jpg 768w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L-450x300.jpg 450w, https:\/\/ilfattoalimentare.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/datteri-Depositphotos_650034758_L-600x400.jpg 600w\" alt=\"Datteri Deglet Nour con ramo su un piattino a forma di foglia\" width=\"941\" height=\"627\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-231597\" class=\"wp-caption-text\">I datteri che troviamo al supermercato spesso provengano dai territori palestinesi occupati<\/figcaption><\/figure>\n<p><a title=\"Guida al boicottaggio di aziende e prodotti\" href=\"https:\/\/bdsitalia.org\/index.php\/la-campagna-bds\/risorse-bds\/2909-guida-al-boicottaggio\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Nella guida<\/a> creata da BDS delle realt\u00e0 da boicottare, compare anche Carrefour. La catena di supermercati e ipermercati francese ha infatti siglato nel 2022 un accordo di franchising con l\u2019israeliana Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitan, entrambe attive nelle colonie israeliane illegali. Come denunciato da BDS, il Gruppo Carrefour e le sue filiali locali sostengono apertamente l\u2019esercito di Israele nel genocidio del popolo palestinese consegnando razioni alimentari ai soldati. Anche in questo caso, le azioni di boicottaggio hanno portato a dei risultati: nel 2024 si \u00e8 arrivato alla chiusura dell\u2019intera attivit\u00e0 Carrefour in Giordania e Oman e dal 2023 al 2025 si \u00e8 assistito a un crollo dei profitti della multinazionale pari al 50%.<\/p>\n<h2>Carrefour Italia<\/h2>\n<p>Per quanto riguarda Carrefour Italia \u00e8 necessaria una precisazione. A dicembre 2025 il Gruppo NewPrinces ha completato l\u2019acquisizione del 100% dei supermercati italiani. Questo vuol dire che l\u2019insegna non \u00e8 pi\u00f9 una filiale della casa madre francese, ma una realt\u00e0 autonoma anche se manterr\u00e0 per altri due anni il nome delle insegne Carrefour. Angelo Mastrolia presidente esecutivo di NewPrinces ha precisato a <em>Il Fatto Alimentare<\/em> che gi\u00e0 ora nei supermercati non ci sono sugli scaffali prodotti alimentari provenienti da quell\u2019area geografica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesca Faccini &#8211; Arance e mango restano sugli alberi e le esportazioni israeliane crollano. Il caso delle arance di Jaffa. 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