{"id":175784,"date":"2026-02-20T00:09:03","date_gmt":"2026-02-19T23:09:03","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175784"},"modified":"2026-02-20T00:09:03","modified_gmt":"2026-02-19T23:09:03","slug":"per-un-no-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/02\/20\/per-un-no-sociale\/","title":{"rendered":"Per un No sociale"},"content":{"rendered":"<p>di I<a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/italo-di-sabato\/\">talo Di Sabato &#8211;<\/a><\/p>\n<p><strong>Il referendum sulla giustizia <\/strong>(22-23 marzo)<strong> non \u00e8 una questione tecnica n\u00e9 una disputa tra addetti ai lavori. \u00c8 un passaggio politico e costituzionale decisivo, perch\u00e9 in quella scheda si concentra un\u2019idea di Paese<\/strong>. La posta in gioco \u00e8 stata chiarita con una franchezza brutale quando Giorgia Meloni ha detto che vuole giudici che remino nella stessa direzione del governo. Non \u00e8 un\u2019uscita infelice: \u00e8 un programma. \u00c8 l\u2019idea che il controllo sia un ostacolo, che la separazione dei poteri sia un intralcio, che l\u2019autonomia della giurisdizione sia un problema. \u00c8 un attacco a uno degli architravi della Costituzione: il principio per cui il potere esecutivo non pu\u00f2 pretendere obbedienza dagli altri poteri dello Stato.<\/p>\n<p>Per questo il referendum<strong> non riguarda solo la magistratura e non riguarda solo la politica. Riguarda la democrazia. Riguarda la libert\u00e0. Riguarda la possibilit\u00e0 stessa che esistano limiti al potere di chi governa. E riguarda, soprattutto, la possibilit\u00e0 che chi sta in basso possa difendersi, parlare, dissentire, organizzarsi, lottare<\/strong>. In questo passaggio, sconfiggere il governo non \u00e8 una formula propagandistica: \u00e8 un obiettivo democratico concreto, da praticare e far crescere in ogni ambito sociale, politico e culturale. Perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 in corso non \u00e8 un normale ciclo politico, ma una torsione profonda: un tentativo di riscrivere i rapporti tra cittadini e istituzioni, tra diritti e forza.<\/p>\n<p>Questo governo \u00e8 espressione limpida di interessi neocorporativi e di classe. Il suo progetto economico e sociale produce disuguaglianze, concentra ricchezze, restringe il welfare, sposta risorse verso la spesa militare e la logica di guerra, riduce gli strumenti democratici di partecipazione e controllo. Ma un simile progetto non pu\u00f2 reggersi solo sulla persuasione. Per far inghiottire a milioni di persone precariet\u00e0, lavoro povero, tagli ai servizi, aumento delle disuguaglianze e insopportabile concentrazione della ricchezza serve una leva pi\u00f9 antica e pi\u00f9 brutale: la repressione.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che la svolta sicuritaria mostra la sua vera natura. Non \u00e8 una deviazione, non \u00e8 un eccesso, non \u00e8 un incidente. \u00c8 un metodo di governo. L\u2019attacco alla Costituzione e ai diritti si regge su due logiche complementari: la deregolarizzazione dei poteri forti e l\u2019iper-regolamentazione dell\u2019opposizione sociale e dei soggetti deboli. Se ai potenti tutto \u00e8 permesso, la libert\u00e0 dei subalterni si riduce. E infatti, <strong>mentre si garantiscono spazi sempre pi\u00f9 ampi di impunit\u00e0 di fatto a chi sta in alto, si costruisce una rete di norme, reati, aggravanti, decreti e dispositivi emergenziali che colpiscono chi sta in basso e chi prova a contestare<\/strong>. Il decreto sicurezza, come altre misure di questi anni, non \u00e8 la risposta a un\u2019emergenza reale: \u00e8 un tassello di un disegno repressivo. L\u2019obiettivo \u00e8 instaurare, sulle ceneri dello Stato di diritto o di quel poco che ne resta, uno Stato di polizia fondato sulla legislazione d\u2019emergenza permanente.<\/p>\n<p>La criminalizzazione del dissenso non \u00e8 un effetto collaterale: \u00e8 il cuore del progetto. Nuovi reati, pene pi\u00f9 alte, resistenza non violenta trasformata in reato, carcere usato come strumento di disciplina sociale, decreti contro le Ong, persecuzione della povert\u00e0, caccia ai senzatetto, limitazione sistematica della libert\u00e0 di manifestare e di confliggere. Il messaggio \u00e8 semplice e spaventoso: se non hai potere economico e mediatico per contare, e provi a contare nelle strade, verrai punito. Il diritto penale viene trasformato in un dispositivo di disincentivo al conflitto sociale. <strong>La paura diventa linguaggio di governo. La rassegnazione diventa obiettivo politico. <\/strong>Gli spazi della democrazia collettiva vengono ristretti con la forza.<\/p>\n<p>Dentro questo quadro, la riforma della giustizia non \u00e8 una misura isolata. \u00c8 uno snodo centrale, perch\u00e9 mira a stabilire la supremazia dell\u2019esecutivo sull\u2019esercizio della giurisdizione. Vuole orientare e controllare il lavoro dei magistrati e assoggettare i pubblici ministeri al potere politico. La storia dimostra che un simile rapporto tra politica e magistratura si risolve sempre a favore dei poteri forti e a scapito dei soggetti socialmente ed economicamente pi\u00f9 deboli. \u00c8 un meccanismo che non produce \u201cordine\u201d: produce obbedienza. E produce selezione sociale della repressione. Perch\u00e9 <strong>in un Paese in cui lo Stato penale cresce e lo Stato sociale arretra, la giustizia non colpisce mai allo stesso modo. Colpisce chi non ha protezioni, chi non ha risorse<\/strong>, chi non ha accesso ai grandi strumenti della comunicazione e del potere.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-b9f74e4ccd58152739645c2ff50a76bb\"><strong>Garantismo e antipenalismo<\/strong><\/p>\n<p>Per questo <strong>affrontare il rapporto tra politica e giustizia \u00e8 imprescindibile. Ma va fatto nel modo giusto, riportando al centro garantismo e antipenalismo<\/strong>, non come bandiere di parte e non come alibi, ma come principi costituzionali. Il garantismo non \u00e8 un favore ai potenti. \u00c8 la condizione minima perch\u00e9 la giustizia sia uguale per tutti. \u00c8 ci\u00f2 che limita gli errori giudiziari. \u00c8 ci\u00f2 che impedisce che il processo diventi una forma di punizione anticipata. <strong>\u00c8 ci\u00f2 che rende la giustizia un servizio ai cittadini e non uno strumento nelle mani dei poteri forti<\/strong>, come troppo spesso \u00e8 accaduto. Solo assicurando a tutti il diritto di difesa, l\u2019effettiva parit\u00e0 processuale, la terziet\u00e0 del giudice e una durata ragionevole dei processi si pu\u00f2 superare davvero l\u2019attuale conflitto tra politica e magistratura. E solo cos\u00ec si pu\u00f2 difendere la democrazia da una deriva autoritaria.<\/p>\n<p><strong>Dire No, per\u00f2, non significa difendere lo status quo. Non significa idolatrare la magistratura. Non significa aderire alla narrazione secondo cui il processo penale sarebbe lo strumento naturale del cambiamento politico e morale del Paese. <\/strong>Quella idea, che ha attraversato decenni di storia italiana, \u00e8 stata una delle cause profonde della trasformazione dello Stato sociale in Stato penale. Ha alimentato l\u2019antipolitica e ha legittimato la scorciatoia per cui, di fronte a problemi sociali e politici, si invoca la repressione e si delega alla giustizia ci\u00f2 che dovrebbe essere affrontato con diritti, politiche pubbliche, redistribuzione e partecipazione. In quelle stagioni, chi sosteneva che il processo penale dovesse restare un accertamento di reato e non uno strumento di lotta politica \u00e8 stato emarginato. Eppure aveva ragione. Da quella rimozione \u00e8 nato un senso comune tossico: che la giustizia debba essere dura, esemplare, vendicativa; che la garanzia sia un intralcio; che i diritti siano un lusso; che la libert\u00e0 sia sospetta. Oggi paghiamo quella storia. E se non la guardiamo in faccia, la nostra critica sar\u00e0 formale, sterile, incapace di cogliere la posta in gioco. Non basta dire che questa riforma \u00e8 sbagliata. Bisogna dire che \u00e8 sbagliata dentro un disegno pi\u00f9 ampio di politiche sicuritarie, di criminalizzazione del conflitto sociale, di uso del diritto penale come governo della paura. O si critica nella sua interezza la finalit\u00e0 repressiva degli interventi legislativi del governo, o la critica rester\u00e0 un esercizio retorico. E si finir\u00e0, ancora una volta, intrappolati nella falsa alternativa tra <strong>due blocchi speculari: da una parte chi vuole piegare la magistratura al governo, dall\u2019altra chi usa la magistratura come surrogato della politica e come clava morale<\/strong>, oscillando tra \u201clegge e ordine\u201d e \u201cgiustizia esemplare\u201d a seconda del bersaglio.<strong> Bisogna rifiutare entrambe le strade.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Questo No deve essere un No sociale<\/strong>, perch\u00e9 ci\u00f2 che viene colpito non \u00e8 solo un principio astratto ma la carne viva del conflitto democratico. <strong>\u00c8 un No che parla a chi sciopera, a chi occupa, a chi blocca una strada perch\u00e9 non ha altri strumenti,<\/strong> a chi difende la casa, il lavoro, il territorio, l\u2019ambiente, la scuola pubblica, la sanit\u00e0. \u00c8 un No che parla a chi vive precariet\u00e0 e povert\u00e0, a chi subisce fogli di via, denunce, misure preventive, processi costruiti per logorare, isolare, intimidire. <strong>\u00c8 un No che sa che lo Stato di polizia non nasce all\u2019improvviso<\/strong>: nasce quando la repressione diventa normale, quando l\u2019emergenza diventa permanente, quando la libert\u00e0 viene trasformata in sospetto.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-a9cbb473509d2ad4bb228988fc291021\"><strong>La libert\u00e0 \u00e8 conflitto<\/strong><\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 ignorare che tutto questo si inserisce in un disegno unitario: la modifica costituzionale sul premierato, che stravolge la forma di governo; la rottura dell\u2019unit\u00e0 del Paese con l\u2019autonomia differenziata, che minaccia i diritti fondamentali; e, in parallelo, l\u2019espansione dello Stato penale, con un governo tra i pi\u00f9 giustizialisti degli ultimi anni, capace di istituire decine di nuovi reati e di inasprire continuamente il quadro repressivo. <strong>\u00c8 un progetto complessivo: restringere la democrazia, ridurre i diritti, rafforzare l\u2019esecutivo, punire il dissenso.<\/strong><\/p>\n<p>Siamo in un passaggio storico in cui la forza si scaglia contro il diritto con la determinazione di contendergli ogni spazio. Non sar\u00e0 un passaggio breve. E proprio per questo non possiamo essere ingenui. Pensare che questa riforma serva solo a dividere le carriere \u00e8 un errore. <strong>La separazione \u00e8 stata di fatto gi\u00e0 avviata da riforme precedenti<\/strong>, a Costituzione invariata: ormai non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da separare. <strong>Qui il punto \u00e8 un altro: il tentativo di trasformare la giustizia in una funzione subordinata al governo e, insieme, di consolidare un clima politico e culturale in cui il diritto penale diventa la lingua con cui lo Stato parla ai cittadini.<\/strong><\/p>\n<p>Per questo il No non pu\u00f2 essere solo difensivo. Deve essere anche propositivo. <strong>Bisogna lavorare a una riforma vera della giustizia<\/strong> che faccia uscire il Paese dall\u2019emergenza infinita e dal panpenalismo dilagante. Una riforma che riduca drasticamente l\u2019area del penale, dimezzi reati e pene, restituisca centralit\u00e0 al diritto di difesa, garantisca davvero la durata ragionevole dei processi, riaffermi la terziet\u00e0 del giudice, sottragga la giustizia alla propaganda e all\u2019uso politico. Questa \u00e8 la direzione democratica. Non l\u2019ennesima torsione autoritaria. Non la trasformazione del pubblico ministero in un funzionario al servizio dello Stato di polizia. Non la normalizzazione dell\u2019eccezione.<\/p>\n<p>Dire No significa non accettare un Paese in cui la protesta sociale diventa reato, in cui la povert\u00e0 viene perseguita e la ricchezza viene protetta. Dire No significa rifiutare lo Stato penale e rivendicare lo Stato sociale. Significa difendere una democrazia in cui la libert\u00e0 non sia scambiata per sicurezza e in cui la sicurezza non sia usata come pretesto per reprimere. <strong>La libert\u00e0 \u00e8 conflitto, diritti, garanzie. E oggi difenderle significa costruire un fronte antipenalista largo, determinato, popolare.<\/strong><\/p>\n<p>Un No sociale, un No costituzionale, un No contro le politiche sicuritarie. Un No per la democrazia, per la giustizia uguale per tutti, per il diritto di dissentire.<\/p>\n<div class=\"entry-data\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Italo Di Sabato &#8211; Il referendum sulla giustizia (22-23 marzo) non \u00e8 una questione tecnica n\u00e9 una disputa tra addetti ai lavori. \u00c8 un passaggio politico e costituzionale decisivo, perch\u00e9 in quella <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/02\/20\/per-un-no-sociale\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":175785,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[],"tag_articolo":[8103],"collezione":[],"class_list":["post-175784","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag_articolo-politica"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175784","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=175784"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175784\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":175786,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175784\/revisions\/175786"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/175785"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=175784"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=175784"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=175784"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=175784"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=175784"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=175784"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}