{"id":175830,"date":"2026-02-23T00:12:12","date_gmt":"2026-02-22T23:12:12","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=175830"},"modified":"2026-02-23T00:12:12","modified_gmt":"2026-02-22T23:12:12","slug":"gli-atleti-israeliani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/02\/23\/gli-atleti-israeliani\/","title":{"rendered":"Gli atleti israeliani"},"content":{"rendered":"<p>di E. D. &#8211;<\/p>\n<p>In questi giorni si stanno svolgendo i XXV Giochi olimpici invernali, noti anche come Milano Cortina 2026, e, mentre il mondo celebra l\u2019universalit\u00e0 dello spirito olimpico, io cerco i volti dei miei carnefici, fra gli \u201catleti\u201d israeliani. <strong>Come si passa dall\u2019essere un\u2019educatrice che vuole portare aiuti umanitari a una persona che cerca i volti dei propri torturatori in una cerimonia olimpica?<\/strong><\/p>\n<p>In un mondo giusto io dovrei essere a Gaza a svolgere il mio lavoro di educatrice in emergenza, con il pieno sostegno del mio Stato e protetta dal diritto internazionale. Invece mi ritrovo davanti a uno schermo a scrutare i volti di ex IOF israeliani che sfilano come eroi, per cercare qualsiasi dettaglio che mi permetta di riconoscere chi mi ha fatto del male.<\/p>\n<p><strong>Quando sono partita da Otranto, sulla nave \u201cospedale\u201d <em>Conscience<\/em>, ero piena di speranza ma consapevole di non avere la certezza di arrivare a Gaza. Ero anche a conoscenza del \u201ctrattamento\u201d riservato dagli israeliani a tutti coloro che cercano di portare aiuti umanitari in Palestina. <\/strong>Non mi sono mai illusa di tornare illesa, ma sapevo che non c\u2019era assolutamente nulla che potessero fare al mio corpo che non avessero gi\u00e0 fatto alla mia anima in questi due anni di genocidio. E soprattutto sapevo che qualsiasi cosa sarebbe stata temporanea e infinitamente insignificante rispetto a quello che le mie sorelle e i miei fratelli palestinesi subiscono ogni giorno.<\/p>\n<p><strong>E avevo ragione, su tutto. Ad eccezione di una cosa che non avevo calcolato: le torture e gli abusi fisici finiscono; la violenza istituzionale, no.<\/strong><\/p>\n<p>Da quando sono tornata ho cercato in tutti i modi di resistere all\u2019identit\u00e0 di \u201cvittima\u201d, anche per mantenere il focus su chi continua a soffrire: <strong>quello che ho subito io in pochi giorni, i palestinesi lo subiscono da decenni<\/strong>, e sentire sulla mia pelle parte di ci\u00f2 che provano mi ha fatto sentire \u201callineata\u201d per la prima volta in due anni. Ma io sono potuta tornare a casa. Loro no. E<strong> per settimane ho vissuto una specie di sindrome del sopravvissuto che mi ha fatto sentire colpevole di non essere ancora l\u00ec, impedendomi di raccontare ci\u00f2 che avevo subito perch\u00e9 troppo \u201cinsignificante\u201d se paragonato a quello che vivono a Gaza.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vedere celebrati come atleti, quasi come eroi, persone che potrebbero avermi torturato mi ha risvegliato da questo limbo emotivo<\/strong>: quello che sto vivendo rappresenta esattamente lo stesso tipo di impunit\u00e0 sistematica che permette ci\u00f2 che sta accadendo a Gaza.<\/p>\n<p><strong>Non devo scegliere tra di-gnificare il mio dolore e onorare il loro. Entrambi meritano spazio, perch\u00e9 entrambi denunciano lo stesso sistema di violenza e impunit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Un sistema che si manifesta anche \u2014 e forse soprattutto \u2014 nelle azioni del mio stesso Stato, attraverso <strong>un percorso sistematico di violenza istituzionale<\/strong> che si aggiunge al trauma originario e <strong>che si sviluppa su tre livelli progressivi<\/strong>: il mancato riconoscimento di ci\u00f2 che abbiamo subito, come se la tortura, gli abusi, la violazione dei nostri diritti umani non fossero accaduti o \u2014 peggio \u2014 non contassero affatto; il <em>victim blaming<\/em>, ovvero l\u2019accusa di \u201caverlo cercato\u201d, per trasformare un atto di solidariet\u00e0 in una provocazione che merita punizione; e la celebrazione dei carnefici, presentati come eroi olimpici, anche se potrebbero benissimo essere i nostri aguzzini. <strong>Questa progressione non \u00e8 casuale<\/strong>; al contrario, ha un\u2019intenzione e un messaggio politico preciso: la nostra esperienza non conta e viene delegittimata, mentre chi ci ha fatto del male viene onorato, in una forma di <em>gaslighting<\/em> istituzionale perfetta che aggiunge trauma psicologico al trauma fisico gi\u00e0 subito. Tutto questo ha un nome preciso e delle conseguenze ampiamente documentate nella letteratura scientifica: l\u2019assenza di protezione da parte dello Stato di fronte a un male, unita all\u2019attiva celebrazione di chi potrebbe esserne l\u2019artefice, \u00e8 tradimento istituzionale, e le conseguenze vanno oltre il trauma originario.<\/p>\n<p>Studi scientifici lo dimostrano da decenni: PTSD (Post traumatic stress disorder) complesso, alienazione dalla tua stessa comunit\u00e0, perdita totale di fiducia nelle istituzioni, isolamento sociale \u2014 perch\u00e9 chi ti creder\u00e0 se lo Stato stesso ti smentisce? E poi c\u2019\u00e8 la rivittimizzazione: vedere presentati come eroi \u201colimpici\u201d ex soldati che potrebbero essere responsabili degli abusi che io e le mie compagne abbiamo subito \u00e8 un\u2019esperienza traumatica. Il fatto che io debba chiedermi \u201cera lui?\u201d, guardando quelle facce, aggiunge un livello di violenza psicologica alla violenza gi\u00e0 subita; vedere i carnefici liberi, o addirittura celebrati, \u00e8 una forma di ritraumatizzazione riconosciuta dalla ricerca scientifica.<\/p>\n<p>Anche la vittimizzazione secondaria \u00e8 documentata da oltre vent\u2019anni, mostrando l\u2019impatto psicologico negativo conseguente alle difficolt\u00e0 affrontate da chi cerca assistenza presso le istituzioni dopo violenze e aggressioni. E quando le istituzioni che dovrebbero aiutarti ti accusano e ti ostacolano, le vittime ritirano le denunce e quelle future imparano a tacere. Si crea cos\u00ec una cultura di complicit\u00e0, e questa \u00e8 una scelta: <strong>il tradimento istituzionale sistemico<\/strong> non<strong> \u00e8<\/strong> un errore isolato, ma<strong> la dichiarazione politica di quali vite contano e quali no<\/strong>. Io appartengo alla seconda categoria. E Gaza anche. <strong>Ma anche fra le persone di serie B esiste chi conta pi\u00f9 di altri<\/strong>: quello che \u00e8 successo a me pu\u00f2 essere testimoniato proprio perch\u00e9 sono tornata. I palestinesi non hanno questo privilegio. Le loro testimonianze vengono seppellite sotto le macerie. La differenza tra me e loro non sta solo nella gravit\u00e0 della violenza subita, ma anche nel passaporto che ho in mano e nel colore della mia pelle. Eppure neanche questi privilegi bastano quando usi la tua voce per chi non ne ha una.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 solo \u201cmancanza di giustizia\u201d, ma anche perpetuazione del trauma.<\/strong> L\u2019evidente discrepanza tra la retorica pubblica sulla violenza di genere e sulla protezione delle vittime di violenza e la realt\u00e0 che io e le mie compagne stiamo vivendo dimostra come i principi di tutela delle vittime vengano applicati in modo selettivo quando sono politicamente convenienti e ignorati quando le vittime sono \u201cscomode\u201d o i carnefici servono determinati interessi. <strong>Se questo \u00e8 il trattamento riservato a una cittadina italiana, quale giustizia possono aspettarsi i palestinesi?<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di E. 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