{"id":176149,"date":"2026-03-21T08:50:34","date_gmt":"2026-03-21T07:50:34","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=176149"},"modified":"2026-03-21T08:50:34","modified_gmt":"2026-03-21T07:50:34","slug":"questa-guerra-non-puo-essere-vinta-ma-solo-allargata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/03\/21\/questa-guerra-non-puo-essere-vinta-ma-solo-allargata\/","title":{"rendered":"Questa guerra non pu\u00f2 essere vinta, ma solo allargata"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/tahar-lamri\/\">Tahar Lamri &#8211;<\/a><\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una categoria che manca nel dibattito sulla guerra in corso contro l\u2019Iran, e la sua assenza spiega perch\u00e9 chi la combatte continua a sbagliare tutto.<\/strong> L\u2019Iran non \u00e8 un movimento partigiano come l\u2019FLN algerino, che era un fronte senza dogma unificante \u2013 coalizione di nazionalisti, socialisti, comunisti, conservatori \u2013 tenuto insieme da un unico obiettivo: cacciare il colonizzatore. Non \u00e8 il Vietnam del Nord, che era uno stato su una parte del territorio con una dottrina esportabile \u2013 il comunismo \u2013 ma dipendente da Mosca e Pechino e limitato geograficamente. Hamas, Hezbollah, gli Houthi sono milizie, entit\u00e0 subnazionali che usano tattiche di guerriglia perch\u00e9 non hanno alternativa: la loro asimmetria \u00e8 coatta, non scelta. <strong>L\u2019Iran \u00e8 qualcosa di diverso e di storicamente nuovo: rappresenta il primo caso storico di stato che adotta strutturalmente la dottrina della guerra partigiana come scelta strategica sovrana, combinando la legittimit\u00e0 e le risorse di uno stato con la logica operativa del movimento di resistenza<\/strong>. Ha un esercito regolare, missili balistici, una marina, istituzioni riconosciute, \u00e8 uno stato westfaliano a tutti gli effetti. E tuttavia ha scelto deliberatamente la dottrina della guerra partigiana come strategia sovrana: saturazione con armi economiche, logoramento, accettazione consapevole delle perdite territoriali pur di rendere insostenibile il costo per l\u2019avversario. Non perch\u00e9 non potesse fare altrimenti, ma perch\u00e9 ha valutato che fosse la strategia ottimale contro una superiorit\u00e0 convenzionale schiacciante.<\/p>\n<p><strong>Questa scelta ha una conseguenza economica devastante per chi lo combatte. Un drone Shahed costa ventimila dollari. Un intercettore THAAD costa 12,7 milioni.<\/strong> L\u2019Iran ha lanciato nella prima settimana di guerra cinquecento missili balistici e quasi duemila droni. La matematica \u00e8 impietosa: la guerra povera fa pagare un costo insostenibile alla guerra ricca: non sul campo di battaglia, ma nelle catene di fornitura, nei bilanci, nelle scorte di intercettori che si esauriscono pi\u00f9 velocemente di quanto possano essere prodotti.<\/p>\n<p><strong>Ma la novit\u00e0 pi\u00f9 profonda non \u00e8 militare: \u00e8 strutturale. L\u2019Iran ha istituzionalizzato una contraddizione che tutti i movimenti di liberazione hanno dovuto scegliere essere stato o essere rivoluzione.<\/strong> L\u2019Algeria dopo il 1962 scelse di essere stato e smise di essere rivoluzione. Cuba tent\u00f2 entrambe e fall\u00ec. L\u2019Iran no: ha costruito deliberatamente una dualit\u00e0 permanente. L\u2019esercito regolare \u00e8 lo stato westfaliano. <strong>I Pasdaran \u2013 le Guardie della Rivoluzione \u2013 sono la rivoluzione permanente, con le loro reti regionali, le loro ramificazioni in Yemen, Iraq, Libano, tutte accomunate non da un\u2019ideologia laica ma da una fede: l\u2019Islam sciita come identit\u00e0, memoria, trauma fondativo. Non si sceglie di essere sciiti come si sceglie di essere comunisti.<\/strong> \u00c8 famiglia, lutto, corpo. Karbala non \u00e8 un evento storico: \u00e8 un paradigma cosmologico che si ripete.<\/p>\n<p><strong>Il risultato \u00e8 un internazionalismo religioso <\/strong>che non \u00e8 un\u2019alleanza tra stati, non \u00e8 un\u2019Internazionale leninista, ma una rete transnazionale tenuta insieme da una grammatica esistenziale comune<strong> che non ha bisogno di un centro di comando esplicito per coordinarsi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E poi Stati Uniti e Israele hanno fatto il regalo pi\u00f9 grande: hanno creato il pantheon. Soleimani, Nasrallah, Khamenei: ogni eliminazione mirata che pensavano risolvesse un problema strategico ha prodotto un martire che moltiplica la coesione della rete. <\/strong>Nella teologia sciita la morte del leader giusto per mano dell\u2019oppressore non \u00e8 una sconfitta: \u00e8 la conferma della sua giustizia. \u00c8 la struttura narrativa di Karbala. Un generale vivo pu\u00f2 sbagliare, pu\u00f2 deludere, pu\u00f2 invecchiare. Un martire \u00e8 eterno e perfetto. Hanno riscritto, con i loro missili, il copione che l\u2019altra parte aspettava.<\/p>\n<p><strong>Ma c\u2019\u00e8 un ultimo errore, forse il pi\u00f9 grave. Israele ha colpito le banche di Hezbollah (L\u2019istituto Al Qardh al-Hassan) e la pi\u00f9 grande banca iraniana (Bank Sepah). Nel mondo sciita khomeinista la banca non \u00e8 un istituto finanziario: \u00e8 l\u2019infrastruttura materiale della teologia. \u00c8 il meccanismo attraverso cui si distribuisce la zakat, si finanziano le opere caritative, si mantiene il patto con i mustazaafin, i pi\u00f9 deboli, gli oppressi, i dannati della terra di Fanon. Khomeini costru\u00ec il consenso della rivoluzione su questa rete capillare di solidariet\u00e0 materiale. Colpirla non indebolisce la narrativa della resistenza: la conferma.<\/strong> Dimostra, nella vita quotidiana di milioni di poveri, chi sono i nemici dei deboli. \u00c8 la migliore propaganda possibile, realizzata dalle bombe israeliane stesse.<\/p>\n<p>Mettendo tutto insieme: si sta combattendo con la logica della guerra convenzionale \u2013 decapita la struttura, taglia i finanziamenti, distruggi le infrastrutture \u2013 una forma politica che non \u00e8 una struttura convenzionale. \u00c8 una rete simbolica, sociale, militare e religiosa volutamente costruita per essere indistruttibile proprio attraverso la distruzione. <strong>Ogni bomba che cade rafforza la narrativa. <\/strong>Ogni martire consolida il pantheon. Ogni banca colpita dimostra ai poveri da che parte sta l\u2019oppressore.<\/p>\n<p>E se lo stato iraniano dovesse essere smembrato o sconfitto, i Pasdaran senza stato \u2013 addestrati, armati, formati in una cultura del martirio che non dipende da nessuna istituzione per sopravvivere \u2013 si distribuirebbero in una regione che va dal Libano al Pakistan, dall\u2019Azerbaijan al Bahrain, con ramificazioni in tre continenti. Non pi\u00f9 contenuti da nessuna struttura statale, senza niente da perdere, con martiri potentissimi e una narrativa di resistenza pi\u00f9 forte di prima.<\/p>\n<p><strong>E mentre tutto questo accade, tre segnali dicono quanto profondamente questa guerra stia sfuggendo al controllo narrativo di chi l\u2019ha scatenata.<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>Turchia<\/strong> si aspettava milioni di rifugiati iraniani in fuga dalle bombe. Ha visto invece migliaia di iraniani che attraversano il confine in direzione opposta, per rientrare a difendere la patria. Non necessariamente il regime: l\u2019Iran. La civilt\u00e0 persiana di quattro millenni che non si lascia ridurre all\u2019equazione \u201cregime uguale popolo\u201d. Il nazionalismo ferito produce ci\u00f2 che anni di opposizione politica non riescono a costruire.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 <strong>Gaza<\/strong>. L\u2019Iran viene attaccato dopo che il mondo ha assistito per mesi al genocidio palestinese trasmesso in diretta, documentato, negato dalle cancellerie occidentali. Per i poveri della terra, per il Sud globale, per chiunque si senta dalla parte degli umiliati, la sequenza \u00e8 leggibile e brutale: chi difendeva i palestinesi viene ora bombardato dagli stessi che armavano chi li massacrava. L\u2019Iran \u00e8 diventato, nell\u2019immaginario globale dei dannati, qualcosa che va ben oltre la politica regionale o la teologia sciita: \u00e8 la promessa che si pu\u00f2 resistere, \u00e8 la vendetta simbolica di chi non ha mai avuto giustizia. Quella solidariet\u00e0 non ha confini confessionali n\u00e9 geografici.<\/p>\n<p>Infine, c\u2019\u00e8 la <strong>Cina<\/strong>. I suoi strateghi non stanno guardando la guerra: stanno conducendo la pi\u00f9 dettagliata valutazione possibile delle capacit\u00e0 reali americane in condizioni di conflitto ad alta intensit\u00e0. Ogni intercettore THAAD sparato, ogni Tomahawk lanciato, ogni giorno di guerra \u00e8 un dato sulla tenuta logistica e industriale dell\u2019avversario che dovranno affrontare, un giorno, nel Pacifico. Vedono le scorte esaurirsi, i tempi di produzione che non reggono il consumo, la catena logistica sotto pressione. Stanno prendendo appunti. E non hanno bisogno di combattere per vincere questa guerra: gli basta aspettare che l\u2019America finisca le munizioni.<\/p>\n<p><strong>Questa guerra non pu\u00f2 essere vinta. Pu\u00f2 solo essere allargata.<\/strong> E il mondo lo sa.<\/p>\n<div class=\"entry-data\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Tahar Lamri &#8211; C\u2019\u00e8 una categoria che manca nel dibattito sulla guerra in corso contro l\u2019Iran, e la sua assenza spiega perch\u00e9 chi la combatte continua a sbagliare tutto. 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