{"id":176391,"date":"2026-04-12T13:12:32","date_gmt":"2026-04-12T11:12:32","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=176391"},"modified":"2026-04-12T13:12:32","modified_gmt":"2026-04-12T11:12:32","slug":"intervento-di-claudio-natoli-su-giacomo-matteotti-nel-socialismo-e-nella-storia-ditalia-alla-presentazione-del-libro-a-messina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/04\/12\/intervento-di-claudio-natoli-su-giacomo-matteotti-nel-socialismo-e-nella-storia-ditalia-alla-presentazione-del-libro-a-messina\/","title":{"rendered":"Intervento di Claudio Natoli su &#8220;Giacomo Matteotti nel socialismo e nella storia d&#8217;Italia&#8221; alla presentazione del libro a Messina"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_176392\" style=\"width: 586px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-176392\" class=\"size-large wp-image-176392\" src=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-576x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"576\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-576x1024.jpg 576w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-169x300.jpg 169w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-768x1365.jpg 768w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-864x1536.jpg 864w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-1152x2048.jpg 1152w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-1200x2133.jpg 1200w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG20260409174647-scaled.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><p id=\"caption-attachment-176392\" class=\"wp-caption-text\">Claudio Natoli a Messina &#8211; foto nuovosoldo.com<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <em>Claudio Natoli<\/em><\/p>\n<p>(Messina, 9 aprile 2026)<\/p>\n<p>Il volume Giacomo Matteotti nel socialismo e nella storia d\u2019Italia (Viella, 2025) ha avuto origine dal Convegno scientifico che si \u00e8 svolto presso il Senato della Repubblica proprio nei giorni in cui ricorreva il centenario dell\u2019assassinio di Matteotti. Aggiunger\u00f2 soltanto che sia il Convegno che il libro si pongono in diretta continuit\u00e0 con quelli promossi dall\u2019Anppia in occasione del centenario della Marcia di Roma, i cui atti sono stati pubblicati, con il titolo \u201cMarcia su Roma e dintorni\u201d. Dalla crisi dello Stato liberale al fascismo, sempre presso la casa editrice Viella, nel 2024.<\/p>\n<p>La scadenza dei due centenari ha certamente impresso a entrambe queste iniziative, e segnatamente all\u2019ultima, un alto significato civile, se solo consideriamo il periodo di regressione storica che il mondo contemporaneo sta attraversando ormai da decenni: una regressione che si \u00e8 tradotta non solo in una crisi profonda dei sistemi democratici in Italia e in Europa rispetto alla rinascita democratica e civile che aveva fatto seguito all\u2019immane tragedia della Seconda guerra mondiale e alla disfatta del nazifascismo, ma anche in un ritorno generalizzato della guerra come strumento di aggressione, di rapina, di espansione imperialistica e come soluzione delle controversie tra gli Stati. Ci\u00f2 che ne \u00e8 derivato \u00e8 stata la deliberata distruzione del diritto internazionale, cos\u00ec come si era faticosamente affermato dopo il 1945 e che aveva trovato il suo punto di riferimento nella nascita e nei documenti fondanti dell\u2019ONU. Oggi, in un processo di accelerazione impressionante, il mondo occidentale per iniziativa degli Stati Uniti e nel quadro dell\u2019evanescenza e del decadimento politico e morale dell\u2019Unione europea, sembra precipitare in una spirale illimitata di bellicismo e di violenza, aprendo anche la strada a forme di pulizia etnica e di genocidio che ritenevamo per sempre condannate dalla storia, in un intreccio di autoritarismo, colonialismo vecchio e nuovo, nazionalismo, razzismo e di fascismo di ritorno. A me pare che qui si possano misurare gli effetti devastanti di un quarantennio di dominio pressoch\u00e9 incontrastato di quella che alla fine degli anni Trenta Karl Polany definiva \u201cl\u2019utopia distruttiva del mercato autoregolato\u201d e del modello di societ\u00e0 fondato sul pi\u00f9 brutale darwinismo sociale che essa sottendeva.<\/p>\n<p>In questo scenario sempre pi\u00f9 allarmante, credo che tutti noi siamo consapevoli del valore essenziale che assume nelle societ\u00e0 in cui viviamo la salvaguardia della consapevolezza storica collettiva, a cominciare dalla memoria critica del fascismo e del nazismo; e in particolare non solo della necessit\u00e0 di difendere le discipline storiche dall\u2019offensiva pervasiva del revisionismo, in tutte le sue forme, ma anche di promuovere, a partire dalle scuole e dalle universit\u00e0, non meno che nel campo troppo spesso trascurato della \u201cbattaglia delle idee\u201d, la conoscenza storica diffusa contro i fenomeni dilaganti della deculturazione e della spoliticizzazione di massa. Al fine di contrastare questi effetti degenerativi, che hanno coinvolto non solo in Italia la maggior parte del sistema mediatico e le sfere pi\u00f9 alte della politica, non bastano le pur doverose commemorazioni. La conoscenza della storia \u00e8 infatti inseparabile dalla ricerca scientifica, cos\u00ec come l\u2019impegno civile deve essere sempre coniugato con il rigore metodologico e la deontologia delle scienze umanistiche.<\/p>\n<p>E\u2019 quanto ci siamo proposti di fare sia con il libro \u201cMarcia su Roma e dintorni\u201d, sia con il volume Giacomo Matteotti nel socialismo e nella storia d\u2019Italia, che ne costituisce in notevole misura la prosecuzione. E in questo secondo caso, la scelta \u00e8 stata quella di affrontare due aspetti di assoluto rilievo.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 stato quello di rivisitare la vita e il percorso politico e intellettuale di Matteotti andando oltre la vicenda eccezionale del Martire che per lungo tempo aveva relegato nell\u2019ombra lo spessore e l\u2019originalit\u00e0 del suo pensiero e della sua collocazione nel socialismo italiano. Il secondo aspetto \u00e8 stato di mettere al centro di una aggiornata riflessione la fase cruciale della storia d\u2019Italia segnata dall\u2019assassinio e dalla crisi Matteotti, sia come momento di passaggio alla definitiva instaurazione della dittatura fascista e del consolidamento del blocco dominante che l\u2019avrebbe sostenuta nell\u2019arco di un ventennio, sia come momento profondo di rinnovamento, per vari aspetti di rifondazione, dell\u2019antifascismo. Di qui in avanti, proprio l\u2019antifascismo, come ha giustamente rilevato Simona Colarizi, si sarebbe proposto e riproposto, in un percorso attraversato anche da fasi molto difficili e travagliate, \u201ccome momento attivo, vitale e in movimento al proprio interno, che, lungi dal rimanere ancorato agli schemi politici e ideologici che si erano espressi nello Stato liberale, si sarebbe dimostrato capace di elaborare una propria identit\u00e0 ideologica nuova\u201d, quale poi risulter\u00e0 nella Resistenza e all\u2019indomani della liberazione del paese.<\/p>\n<p>Riguardo alla figura di Matteotti, un tema centrale che emerge dai contributi pubblicati in questo volume \u00e8 la sua appartenenza senza aggettivi alla corrente riformista del PSI, intesa per\u00f2 non come una semplice emanazione della figura di Turati, bens\u00ec come una vasta area di componenti politiche, sociali, culturali e anche generazionali diverse. A me pare che questa sia la prospettiva pi\u00f9 giusta per valutare appieno l\u2019apporto politico e intellettuale di assoluto rilevo che Matteotti trasmise al socialismo italiano: e ci\u00f2 a partire dal suo legame profondo con il movimento di emancipazione del bracciantato e al socialismo municipale della Valle Padana, nonch\u00e9 dalla sua visione del socialismo come costruzione dal basso di una nuova societ\u00e0 fondata sulla creazione di nuovi istituti di autodeterminazione, sulla conquista dei diritti e sulla elevazione politica e culturale della classi lavoratrici, piuttosto che sulla prospettiva di un incontro di vertice con gli esponenti pi\u00f9 \u201cilluminati\u201d della borghesia liberale. Un\u2019idea socialista fondata, pi\u00f9 che sulla fede nel progresso, su una forte carica volontaristica e su una spiccata identit\u00e0 e autonomia di classe (basti pensare all\u2019intransigente opposizione di Matteotti alla Grande guerra), il che la differenziava sia rispetto al riformismo pratico professato dai vertici della Confederazione generale del lavoro, sia a quello di matrice evoluzionistico-positivista degli esponenti storici della corrente riformista. Ma ne consegu\u00ec anche il rifiuto di Matteotti della fraseologia massimalista come ideologia sostitutiva della rivoluzione, di cui contest\u00f2 sempre non solo l\u2019attualit\u00e0, ma anche il concetto stesso di atto politico risolutivo destinato a trasformarsi, come in Russia, in una dittatura sul proletariato: il che era quanto egli rimproverava a maggior ragione alla politica dogmatica e autoreferenziale del Partito comunista cos\u00ec come si era costituito con la scissione di Livorno.<\/p>\n<p>Ma vorrei anche aggiungere che in questa idea processuale dell\u2019avvento del socialismo, nel rifiuto di Matteotti di una concezione mitica della conquista del potere come atto unico, da cui sarebbe dovuta discendere, in un rapporto di causa-effetto la trasformazione della societ\u00e0, vi era, non sembri un paradosso, un\u2019analogia con la ricerca di Gramsci sulla costruzione progressiva di contropoteri nel vivo della societ\u00e0 capitalistica, nonch\u00e9 sull\u2019azione per l\u2019elevamento politico e culturale delle classi lavoratrici come premessa necessaria alla conquista e alla gestione del potere, tipica dell\u2019esperienza torinese dei Consigli e dell\u2019Ordine Nuovo. Tutto questo pu\u00f2 aiutare anche a interpretare nel modo corretto l\u2019articolo di Gramsci scritto nell\u2019agosto 1924 in memoria di Matteotti, che \u00e8 stato ed \u00e8 tuttora oggetto di superficiali e liquidatori giudizi. Laddove, invece, si era in presenza di una ben pi\u00f9 profonda riflessione sulla parabola storica del socialismo italiano, nei suoi limiti ma anche nelle sue luci, con il riconoscimento non solo dell\u2019\u201deroico sacrificio\u201d di Matteotti, ma anche dai semi gettati da coloro che avevano lavorato per il risveglio delle classi lavoratrici italiane, e cio\u00e8 dai pionieri del socialismo riformista. Questa riflessione per molti aspetti anticipava il celebre scritto del 1926 in memoria di Giacinto Menotti Serrati, come aveva osservato per tempo Gaetano Arf\u00e9.<\/p>\n<p>Per concludere su questo punto, vorrei almeno accennare a un\u2019altra analogia: e cio\u00e8 la radice etimologica della celebre locuzione di Matteotti nel suo ultimo grande discorso alla Camera del 30 maggio 1924, che ne decret\u00f2 la condanna a morte. E\u2019 noto che al presidente della Camera che lo ammoniva, di fronte alle continue provocazioni dei deputati fascisti, sul fatto che, se intendeva parlare, aveva \u201cla facolt\u00e0 di continuare, ma prudentemente\u201d, Matteotti ebbe a replicare: \u201cnon prudentemente, n\u00e9 imprudentemente, ma parlamentariamente\u201d (218). Meno nota \u00e8 la straordinaria analogia che \u00e8 dato cogliere con uno sferzante scritto di Rosa Luxemburg rivolto nel 1916 contro il Gruppo parlamentare della Socialdemocrazia tedesca (SPD) che, prigioniero dell\u2019\u201dunione sacra\u201d, non aveva nei fatti difeso Karl Liebcknecht dalla privazione dell\u2019immunit\u00e0 parlamentare che gli era stata appena inflitta dal Reichstag per la sua opposizione alla guerra. In questo scritto la Luxemburg rivendic\u00f2 di esprimersi \u201cnon avvocatescamente, non formalisticamente, ma socialisticamente\u201d. L\u2019analogia \u00e8 cos\u00ec evidente che \u00e8 pi\u00f9 che fondato supporre che Matteotti fosse venuto in precedenza a conoscenza di questo scritto di Rosa Luxemburg e da esso abbia tratto una felicissima ispirazione.<\/p>\n<p>Ma torniamo al pensiero e all\u2019azione di Matteotti. Gli elementi su cui in precedenza mi sono soffermato, sarebbero riemersi nell\u2019incessante e precorritrice azione da lui rivolta contro il fascismo. Il fascismo venne da lui individuato non gi\u00e0 come un temporaneo \u201cresiduo della psicologia di guerra\u201d o come strumento di forze arretrate e retrograde, come ritenevano i leader storici della la corrente riformista, bens\u00ec come espressione di una crisi organica dello Stato e della vecchia classe dirigente, e come antesignano di un pi\u00f9 ampio fronte capitalistico borghese deciso ad annientare l\u2019intero movimento di emancipazione delle classi lavoratrici e travolgere gli stessi istituti di garanzia dello Stato liberale. E di qui, dopo la Marcia su Roma, contro le aspettative \u201cnormalizzatrici\u201d, le tendenze attendiste e persino collaborazioniste prevalenti nello stesso partito di cui era divenuto segretario, deriv\u00f2 anche la lucida percezione di Matteotti che la violenza e il terrore fascista quale pratica quotidiana estesa a tutto il paese (che egli document\u00f2 mirabilmente in Un anno di dominazione fascista) costituivano solo l\u2019altra faccia dell\u2019azione sistematica del governo Mussolini per instaurare un regime di aperta dittatura.<\/p>\n<p>Riguardo alla seconda parte del volume, dedicata alla crisi Matteotti, a me pare che due siano gli aspetti salienti.<\/p>\n<p>Per\u00f2 forse \u00e8 necessaria una premessa. In questo volume abbiamo deliberatamente deciso di non dedicare uno spazio significativo alla cosiddetta \u201cpista affaristica\u201d sul delitto Matteotti perch\u00e9 essa si fonda su un procedimento di sostanziale de- contestualizzazione, che \u00e8 poi tipica di ogni revisionismo. Pi\u00f9 precisamente essa tende a lasciare in ombra sia il contesto politico-sociale della ininterrotta spirale del terrore contro gli oppositori che il fascismo aveva scatenato in tutto il paese dopo la Marcia su Roma, e che proprio Matteotti aveva sistematicamente documentato, sia l\u2019escalation del terrore rappresentato dalla costituzione della cosiddetta Ceka fascista e dalle elezioni politiche del 1924, sia la situazione molto delicata per il fascismo al potere che si era determinata a seguito del loro esito e della sostanziale e imprevista tenuta delle forze di opposizione: il risultato che ne deriva \u00e8 di depoliticizzare e di ridurre a un fatto di cronaca nera una delle fasi cruciali di passaggio della storia d\u2019Italia. Ma soprattutto, questa tesi non si basa su dati reali, ma su assunti nella sostanza congetturali: per esempio, al centro dell\u2019argomentazione vi \u00e8 l\u2019asserito trafugamento da parte dei sicari di una borsa di documenti segreti sullo scandalo delle concessioni petrolifere che Matteotti avrebbe dovuto svelare nella imminente seduta della Camera e che non \u00e8 mai stata trovata. Il motivo \u00e8 molto semplice: non c\u2019\u00e8 nessun dato di fatto che dimostri che questo dossier sia mai esistito. E si potrebbe proseguire a lungo, ma su questo rimando alla puntuale analisi critica di Giampiero Buonomo. Il che non significa che sui versanti non meramente sensazionalistici e fuorvianti di questa pista non siano emersi anche elementi di verit\u00e0, come la conferma della complicit\u00e0 diretta di Mussolini nell\u2019assassinio o la trama torbida di interessi affaristici che ruotavano attorno all\u2019entourage pi\u00f9 ristretto del Duce.<\/p>\n<p>Ma torniamo alle seconda parte del volume. Qui \u00e8 importante mettere l\u2019accento su due punti che riguardano, pi\u00f9 in generale, la storia d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 la sostanziale tenuta, al di l\u00e0 di momentanee oscillazioni, del blocco di potere dominante che sosteneva il fascismo, che lo aveva portato alla guida del paese con la Marcia su Roma e che lo aveva ancor pi\u00f9 legittimato con le elezioni politiche del 1924: da questo punto di vista due punti di osservazione chiave appaiono da una parte, le scelte della Monarchia e del mondo industriale e finanziario (ricordiamo il \u201csilenzio degli industriali\u201d tardivamente lamentato da Luigi Einaudi), dall\u2019altra l\u2019atteggiamento della Santa Sede. Vi sarebbe per la verit\u00e0 un terzo importante campo d\u2019indagine, e cio\u00e8 quello dei comportamenti degli apparati amministrativi dello Stato, dai prefetti agli organi di polizia, parte integrante del vecchio Stato liberale, che costituirono dopo la Marcia su Roma un supporto essenziale per la costruzione della dittatura fascista. Con vivo rammarico non siamo riusciti ad affrontare anche questo tema al nostro Convegno, che per la verit\u00e0 avevamo previsto nell\u2019originaria programmazione.<\/p>\n<p>Il secondo aspetto riguarda le dinamiche che attraversarono le forze di opposizione al fascismo. Sui limiti e le illusioni legalitarie dell\u2019Aventino esiste ormai una letteratura storica consolidata. E tuttavia non mi sentirei in alcun modo di condividere la tesi di un presunto errore delle forze che aderirono alla secessione per aver abbandonato il Parlamento. Senza questo atto eclatante non vi sarebbe stato quel potente segnale di presa di coscienza e di ribellione che avrebbe scosso il paese e portato alla soglia del rovesciamento il governo fascista. Grazie alla secessione parlamentare, infatti, si sarebbe determinata una frattura politica e morale insanabile, destinata a durare anche negli anni pi\u00f9 oscuri del regime e di cui fu anche espressione la pi\u00f9 vasta diffusione del mito di Matteotti. Ma non meno importante fu l\u2019allargamento delle forze che facevano riferimento all\u2019antifascismo, dai liberali ai popolari, ai repubblicani, al Partito sardo d\u2019azione e agli ex combattenti di \u201cItalia libera\u201d. Da questo momento l\u2019antifascismo non fu pi\u00f9 solo confinato alle componenti classiste del movimento operaio, ma si configur\u00f2 come un movimento composto da un vasto e plurale arco di personalit\u00e0 e componenti diverse. Inoltre il lascito di Matteotti segn\u00f2 l\u2019emergere di una generazione antifascista pi\u00f9 giovane, quella dei Gobetti e dei Rosselli, che avvi\u00f2 un rinnovamento politico non pi\u00f9 rivolto al passato, ma che segnasse una profonda frattura non solo con il fascismo, ma anche con il vecchio Stato e la classe dirigente liberale.<\/p>\n<p>Un approfondimento non meno importante abbiamo pensato di dedicare al Partito comunista. La crisi Matteotti costitu\u00ec, infatti, il primo banco di prova del nuovo gruppo dirigente del PCdI, formatosi sotto l\u2019impulso determinante di Gramsci nel 1923-24. Di qui sarebbe derivato un processo di rinnovamento destinato, nel corso di un triennio, a investire sia l\u2019impianto teorico-politico del partito, sia la sua collocazione nella societ\u00e0 italiana. Se si segue pi\u00f9 da vicino il percorso di Gramsci nella fase che precede e attraversa la crisi Matteotti emerge una serie di novit\u00e0 di grande rilevanza rispetto ai precedenti orientamenti del partito: accanto a una prima riflessione sulle differenze tra Oriente e Occidente, esse riguardano l\u2019analisi del fascismo, del suo rapporto con la storia dell\u2019Italia unita, delle forze motrici della rivoluzione italiana, gli obiettivi della lotta antifascista e la possibilit\u00e0 di una fase democratica di transizione che avrebbe potuto assumere i tratti di una Costituente repubblicana, nonch\u00e9 la politica delle alleanze e il rinnovato radicamento del partito nella societ\u00e0. Si tratt\u00f2 senza dubbio di elementi destinati ad incidere profondamente nell\u2019azione del PCdI negli anni a venire: \u00e8 qui che si gettano le prime basi del ruolo preminente dei comunisti nella lotta antifascista negli anni del regime. La prospettiva prescelta in questo volume \u00e8 stata di analizzare in quale in misura il rinnovamento promosso da Gramsci abbia trovato riscontro nella politica del partito durante la crisi Matteotti. E qui il quadro \u00e8 senza dubbio complesso: \u00e8 indubbio che siano qui riscontrabili sostanziali elementi di novit\u00e0, impensabili solo un anno prima; basti pensare all\u2019iniziale partecipazione del PCdI al Comitato delle opposizioni e alla prospettiva sostenuta da Gramsci della costituzione di un Antiparlamento e di un nuovo governo espressione delle forze antifasciste, al ruolo del partito nella costruzione di un\u2019opposizione attiva nel paese, alla creazione di organismi di resistenza nelle fabbriche, all\u2019Associazione per la difesa dei contadini e alla centralit\u00e0 della questione meridionale. Tuttavia, l\u2019azione rinnovatrice di Gramsci incontrer\u00e0 ostacoli tutt\u2019altro che irrilevanti non solo nella svolta a sinistra della politica dell\u2019Internazionale comunista sanzionata dal V Congresso dell\u2019estate 1924, ma anche nei quadri di base e nello stesso nuovo gruppo dirigente, ancora per vari aspetti legato all\u2019eredit\u00e0 bordighiana, che ne attenueranno, talvolta sino ad annullarne, i tratti pi\u00f9 innovativi.<\/p>\n<p>In conclusione, posso qui solo accennare a un ultimo ambito che abbiano inteso proporre, e cio\u00e8 quello delle trentennali vicende giudiziarie del delitto Matteotti: e qui emergono non solo lo stravolgimento del diritto e l\u2019impunit\u00e0 per gli assassini e i mandanti durante il regime fascista, ma anche le difficolt\u00e0 della Repubblica nel condurre, con il sopraggiungere della \u201cguerra fredda\u201d, una vera \u201cresa dei conti\u201d con il passato regime appena avviata dopo la Liberazione. Ci\u00f2 fu simboleggiato della grazia e dall\u2019uscita dal carcere nel 1956 del capo dei sicari di Matteotti, che era stato nel 1947 condannato all\u2019ergastolo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Claudio Natoli (Messina, 9 aprile 2026) Il volume Giacomo Matteotti nel socialismo e nella storia d\u2019Italia (Viella, 2025) ha avuto origine dal Convegno scientifico che si \u00e8 svolto presso il Senato <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/04\/12\/intervento-di-claudio-natoli-su-giacomo-matteotti-nel-socialismo-e-nella-storia-ditalia-alla-presentazione-del-libro-a-messina\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":176392,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[8194],"tag_articolo":[8098,8195],"collezione":[],"class_list":["post-176391","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","categoria_articolo-storia-e-letteratura","tag_articolo-antifascismo","tag_articolo-storia"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176391","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=176391"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176391\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":176393,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176391\/revisions\/176393"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/176392"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=176391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=176391"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=176391"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=176391"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=176391"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=176391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}