{"id":176541,"date":"2026-04-22T14:07:12","date_gmt":"2026-04-22T12:07:12","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=176541"},"modified":"2026-04-22T14:07:12","modified_gmt":"2026-04-22T12:07:12","slug":"la-lungimiranza-di-ada-gobetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/04\/22\/la-lungimiranza-di-ada-gobetti\/","title":{"rendered":"La lungimiranza di Ada Gobetti"},"content":{"rendered":"<p>di <a class=\"author url fn\" title=\"Articoli di Alessia Cesana\" href=\"https:\/\/altreconomia.it\/author\/alessia-cesana-2\/\" rel=\"author\">Alessia Cesana<\/a>&#8211;<\/p>\n<p>La scenografia \u00e8 semplice: una lampada da scrivania, fogli, taccuini, due microfoni, una cassa. Poi azioni, voci e musica. Il regista Simone Capula e l\u2019attrice Cinzia Lagan\u00e0, in arte Collettivo teatro no!, riescono a creare un\u2019atmosfera intima e immersiva per il pubblico che, disposto intorno a un tavolo, si sente spettatore di una riunione clandestina della Resistenza.<\/p>\n<p>A guidare il racconto di \u201cAda Gobetti. Dalle belle citt\u00e0\u201d -messo in scena anche al circolo <a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/.well-known\/sgcaptcha\/?r=%2F&amp;y=ipc:162.120.187.140:1776785561.570\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Volere la luna<\/a> di Torino- \u00e8 proprio la penna della partigiana: corredandoli con canzoni e brani musicali, i due artisti hanno scelto di recitare alcuni passaggi di \u201cDiario partigiano\u201d, una raccolta autobiografica di pensieri e avvenimenti sistematizzati negli anni Cinquanta su invito dell\u2019amico Benedetto Croce; l\u2019intellettuale di Pescasseroli riconosce in lei una delle figure chiave della Resistenza e le chiede di chiarirgli che cosa fosse successo al Nord nei venti mesi fra l\u2019Armistizio e la Liberazione.<\/p>\n<p>Classe 1902, Ada Prospero Gobetti Marchesini -triplice cognome che lega la sua identit\u00e0 da nubile ai due mariti, Piero ed Ettore- nasce nel capoluogo piemontese in una famiglia abbiente di commercianti di frutta; studia Lettere e filosofia, si appassiona al russo e all\u2019inglese -tanto da diventare traduttrice per Laterza e Garzanti-, e diventa insegnante, contribuendo nel Dopoguerra in modo significativo alla pedagogia italiana, anche sulle colonne de l\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>La sua attivit\u00e0 di difesa delle libert\u00e0 inizia ben prima del \u201943 perch\u00e9 la sua casa di Torino \u00e8 stata ritrovo di intellettuali e dissidenti del regime dagli anni Venti, luogo di riflessione, pianificazione e anche convivialit\u00e0, come ricordato nello spettacolo da un momento coinvolgente in cui Capula e Lagan\u00e0 versano bevande calde agli spettatori-partecipanti. Inoltre, Gobetti ha anche rilevanza dal punto di vista politico perch\u00e9 aderisce al movimento Giustizia e libert\u00e0 ed \u00e8 tra le fondatrici del Partito d\u2019azione nel \u201942, con il quale \u00e8 diventata la prima vicesindaca di Torino nel Dopoguerra.<\/p>\n<p>Inamovibile nei suoi ideali democratici, avverte subito che la firma dell\u20198 settembre non pu\u00f2 essere motivo di sollievo, come si sente in uno dei passaggi scelti dal collettivo: \u201cCapivo, pur confusamente, che s\u2019iniziava per noi un periodo grave e difficile, in cui avremmo dovuto agire e lottare senza piet\u00e0 e senza tregua, assumendo responsabilit\u00e0, affrontando pericoli d\u2019ogni sorta. Tutto questo personalmente non mi spaventava\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_244452\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-244452\"><figcaption id=\"caption-attachment-244452\" class=\"wp-caption-text\">Cinzia Lagan\u00e0 interpreta dei passaggi di Diario partigiano di Ada Gobetti \u00a9 Alessia Cesana<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019apprensione, per\u00f2, la prova per il figlio Paolo, appena diciottenne, e le parole che gli rivolge -spesso parole di umanit\u00e0 e solidariet\u00e0 estese a tutta la generazione impegnata a combattere il fascismo- hanno ispirato in particolar modo l\u2019attrice nella scelta di alcuni stralci del \u201cDiario\u201d: Ada, coraggiosa e determinata, trasmette le sue qualit\u00e0 e i suoi valori al ragazzo che diventa un giovane protagonista della Resistenza, spesso impegnato in azioni pericolose o addirittura azzardate.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 Ada stessa a riconoscere le preoccupazioni di un genitore; d\u2019altronde, erano costantemente a rischio e passavano giorni senza darsi notizie -ricorda Barbara Berruti, direttrice dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.istoreto.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Istituto piemontese per la storia della Resistenza<\/a> (Istoreto) ed esperta nella componente femminile dei movimenti partigiani-. Per\u00f2 scrive anche: \u2018Nessuna considerazione di nessun genere deve poter diminuire o togliere ai giovani quella spontanea fioritura di gioioso entusiasmo che \u00e8 il \u2018primo amore\u2019, sia esso per una donna, per un Paese o per un\u2019idea, o forse per tutte queste cose insieme\u2019. Non ci si poteva aspettare altro, comunque, da una famiglia che aveva \u2018impegno\u2019 come parola d\u2019ordine\u201d.<\/p>\n<p>Berruti sottolinea che Gobetti non \u00e8 stata una staffetta -incarico certo di capitale importanza ma che spesso assorbe e oscura la molteplicit\u00e0 dei compiti delle resistenti-, ma \u00e8 stata una dirigente della Resistenza, il cui ruolo era \u201cispettore del comando\u201d. Lei, divisa fra le montagne della Val Susa e Torino, si occupa tanto di coordinare sabotaggi e azioni armate -infatti, \u00e8 stata fra le poche a essere insignita della medaglia d\u2019argento al valore militare alla fine della guerra, anche per partecipato alla missione di fine dicembre 1944 in Francia in cui si sono presi contatti con gli eserciti degli alleati \u2013 quanto di organizzare la lotta nella citt\u00e0 occupata, pi\u00f9 cospirativa e clandestina.<\/p>\n<p>Facendo da spola fra due territori che conosceva bene -vantaggio inaccessibile ai tedeschi-, Gobetti sfrutta le sue ottime doti relazionali per mantenere rapporti sia con gli ufficiali combattenti sia con gli industriali, alle porte dei quali bussava per chiedere finanziamenti. Non \u00e8 per caso che abbia partecipato alla missione di fine dicembre 1944 in Francia per prendere contatti con gli eserciti degli alleati. \u00c8 consapevole dei pregiudizi patriarcali che vedevano le donne come incapaci di partecipare alla ribellione e alcune pagine scelte da Capula e Lagan\u00e0 rendono evidente che li impiegasse a suo vantaggio, come quando \u201cfingendosi la desolata sorella di un disperso\u201d si informa dello stato di salute delle bande.<\/p>\n<p>Una delle funzioni pi\u00f9 rilevanti che svolge \u00e8 quella di controinformazione, come ad esempio quando volantina davanti a una scuola per incitare i giovani alla rivolta ed evitare che rispondano ai bandi di leva. Oppure quando arriva ad attacchinare direttamente la porta dell\u2019albergo in cui alloggiavano i tedeschi, sprezzante. In \u201cDiario partigiano\u201d, come puntualizza Berruti, Ada nomina circa settanta donne (fra cui Lisa \u201cLisetta\u201d Giua Foa, Bianca Guidetti Serra, Marisa Scala), elemento che indica l\u2019estesa rete femminile che collaborava alla resistenza.<\/p>\n<p>Secondo la banca dati Ricompart consultabile sul portale Partigiani d\u2019Italia in Piemonte, circa il 6% della Resistenza era composto da donne mentre nel resto d\u2019Italia ci si assesterebbe sul 5%. La storica, per\u00f2, sottolinea come questi dati siano fortemente sottostimati per diverse ragioni. In primis, le Commissioni regionali per il riconoscimento delle qualifiche partigiane istituite nel 1945 consideravano criteri fortemente militari per conferire il titolo di \u201ccombattente\u201d o \u201cpatriota\u201d, che escludevano quindi in partenza\u00a0un gran numero di donne.<\/p>\n<p>Inoltre le Commissioni lavoravano su richiesta individuale e molte combattenti non hanno chiesto di essere iscritte negli elenchi: innanzitutto perch\u00e9 non solo non avevano un\u2019utilit\u00e0 immediata -come gli uomini, a cui invece veniva abbonato il servizio di leva obbligatorio-, ma anche perch\u00e9, tornando alle mansioni che ricoprivano prima del conflitto, rischiavano di essere considerate promiscue o impure. \u201cMolte volevano o erano costrette a tornare nell\u2019invisibilit\u00e0 -spiega Berruti-. Gobetti stessa fa molti nomi e pochi cognomi: era un modo per proteggerle dalla societ\u00e0 di allora\u201d.<\/p>\n<p>Di base, vigeva un sistema culturale che ha portato in secondo piano le figure femminili nella Resistenza perch\u00e9 la predisposizione generale era quella di non riconoscere la politicit\u00e0 di certi gesti: gli uomini tendevano a mettere in disparte le donne, che a loro volta svalutavano il valore del loro contributo, specialmente a contatto con la componente civile della societ\u00e0. Per il \u201csemplice volantinaggio\u201d, d\u2019altronde, si rischiava il carcere, la tortura, la fucilazione, la deportazione.<\/p>\n<p>Gobetti anche in questo \u00e8 lungimirante perch\u00e9 rivendica il protagonismo femminile nella Resistenza, con le sue peculiarit\u00e0, ed rimane attiva nello spazio pubblico. Lei, infatti, \u00e8 una delle fondatrici nel novembre 1943 dei Gruppi di difesa della donna, un movimento trasversale ai partiti e femminile, che ricalca l\u2019organizzazione del Comitato di liberazione nazionale. Diffusi in tutta Italia, i Gruppi sono arrivati a contare almeno 70mila aderenti e dopo la Liberazione si sono ricostituiti nell\u2019Unione donne italiane, di cui Gobetti ha ricoperto anche la carica di presidente.<\/p>\n<p>\u201cLe donne hanno combattuto una doppia lotta, una di liberazione e una contro una societ\u00e0 rigidamente patriarcale. La guerra, paradossalmente, ha lasciato loro degli spiragli di libert\u00e0 che prima non avevano mai provato. Poi questa mentalit\u00e0 si \u00e8 richiusa su di loro\u201d, commenta Berruti, evidenziando come il conflitto armato abbia segnato una svolta nell\u2019alfabetizzazione politica femminile e nella destabilizzazione di alcuni stereotipi di genere.<\/p>\n<p>Ada Gobetti era convinta, ad esempio, che le donne avrebbero acquisito il voto nel Dopoguerra, la riteneva una conquista gi\u00e0 avvenuta; quello per cui combatteva era la parit\u00e0 salariale ed economica e invitava le donne a non smobilitarsi, a non mollare a conflitto finito. \u201cGobetti lottava perch\u00e9 conclusa la guerra voleva costruire la pace, affinch\u00e9 il vecchio non si mangiasse il nuovo. Il senso del 25 aprile oggi \u00e8 lo stesso: non spegnere la carica ideale di quei venti mesi in cui hanno avuto la forza di sognare un mondo diverso, un futuro migliore, plurale, democratico\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_244453\" class=\"wp-caption aligncenter\" aria-describedby=\"caption-attachment-244453\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-244453\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg?resize=600%2C400&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg?resize=450%2C300&amp;ssl=1 450w, https:\/\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2026\/04\/IMG_2897-scaled.jpg 2560w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" data-recalc-dims=\"1\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-244453\" class=\"wp-caption-text\">Il Collettivo teatro no! e la bandiera \u201cantifa\u201d esposta durante la rappresentazione \u00a9 Alessia Cesana<\/figcaption><\/figure>\n<p>Simone Capula e Cinzia Lagan\u00e0 propongono uno spettacolo su questi temi nel 2026 perch\u00e9 condividono questa visione. Stendono orgogliosamente sul tavolo la bandiera \u201cantifa\u201d, che per loro \u00e8 il simbolo dell\u2019antifascismo attuale e militante ma \u00e8 considerata dall\u2019amministrazione Trump un emblema di un movimento terrorista. \u201cL\u2019antifascismo oggi \u00e8 strisciante, \u00e8 comodo. Noi vogliamo prendere una posizione netta, contro le storielle da salotto -conclude il regista-. Il 25 aprile non \u00e8 solo commemorazione, ma \u00e8 azione e rivendicazione. Gi\u00e0 Ada Gobetti nel \u201967 si chiedeva se non stessimo \u2018imbustando la Resistenza per metterla al museo\u2019: non bisogna perdere di vista la lotta costante contro il fascismo e ogni forma di ideologia omologante\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessia Cesana&#8211; La scenografia \u00e8 semplice: una lampada da scrivania, fogli, taccuini, due microfoni, una cassa. Poi azioni, voci e musica. 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