{"id":176571,"date":"2026-04-26T18:52:20","date_gmt":"2026-04-26T16:52:20","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=176571"},"modified":"2026-04-26T18:52:20","modified_gmt":"2026-04-26T16:52:20","slug":"il-discorso-integrale-del-presidente-dellanpi-di-messina-giuseppe-martino-per-il-25-aprile-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/04\/26\/il-discorso-integrale-del-presidente-dellanpi-di-messina-giuseppe-martino-per-il-25-aprile-2026\/","title":{"rendered":"IL DISCORSO INTEGRALE DEL PRESIDENTE DELL&#8217;ANPI DI MESSINA GIUSEPPE MARTINO PER IL 25 APRILE 2026"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-176572\" src=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG_20260426_184200-542x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"542\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG_20260426_184200-542x1024.jpg 542w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG_20260426_184200-159x300.jpg 159w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG_20260426_184200-768x1452.jpg 768w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG_20260426_184200-812x1536.jpg 812w, https:\/\/nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/IMG_20260426_184200.jpg 826w\" sizes=\"auto, (max-width: 542px) 100vw, 542px\" \/><\/p>\n<p>Oggi qui a Messina come in tutta Italia celebriamo la Liberazione dal fascismo e dall\u2019occupazione nazista.<\/p>\n<p>E\u2019 il nostro 25 aprile 2026 quando accanto alla Liberazione, celebriamo la vittoria della Repubblica, la conquista del voto alle donne, la nascita dell\u2019Assemblea Costituente.<\/p>\n<p>Si avvia la ricostruzione di un Paese diverso da quello fascista, ma anche da quello preventennio, si pongono le basi della Costituzione che fonda la Repubblica democratica sul lavoro e sul ripudio della guerra.<\/p>\n<p>Il 25 aprile ci ricorda l\u2019insurrezione che partita da Genova, Torino e Milano, si diffuse nel Nord Italia e segn\u00f2 il momento decisivo della Guerra di Liberazione, combattuta per circa venti mesi da patrioti, partigiani e antifascisti contro i nazisti e i fascisti della Repubblica di Sal\u00f2, un regime fantoccio creato dalla Germania nazista. Con decreto del 1946, il governo di Alcide De Gasperi ne fece festa nazionale.<\/p>\n<p>L&#8217;amnistia emanata il 22 giugno 1946 da Palmiro Togliatti, allora Ministro di Grazia e Giustizia del governo De Gasperi e segretario del PCI, \u00e8 un passaggio cruciale e controverso nella storia post-fascista italiana. Spesso definita un &#8220;colpo di spugna&#8221;, segn\u00f2 la transizione verso la democrazia favorendo una pacificazione nazionale necessaria dopo la guerra civile, ma vanificando una profonda epurazione e l&#8217;esito giudiziario dei crimini del regime. Liber\u00f2 migliaia di fascisti, anche responsabili di atrocit\u00e0 che non furono considerate tali. La misura provoc\u00f2 reazioni negative tra partigiani, cittadini comuni e forze politiche. Essa contribu\u00ec a un oblio collettivo sui crimini del ventennio e permise che rimanessero narrazioni distorte su Mussolini, il suo regime e le sue scelte: omicidi politici, leggi razziali, guerre.<\/p>\n<p>Tra il 1943 e il 1945, decine di migliaia di civili furono vittime di 2273 stragi compiute da nazisti e fascisti in Italia. Stragi note come Stazzema e Marzabotto, insieme ad altre meno conosciute come quella di Chiusa Gesso a Messina, raccontano questa tragedia. Dopo la Liberazione, molti colpevoli furono identificati e indagati, ma nel 1947 i fascicoli sui responsabili furono sepolti in un armadio nella Procura generale militare. Nessuna istruttoria, nessun processo: un silenzio imposto dalla logica dei blocchi. Solo mezzo secolo dopo, quel vecchio armadio nascosto e chiuso a chiave venne scoperto. Nel frattempo, gli assassini hanno goduto di ottant&#8217;anni di impunit\u00e0, infliggendo un&#8217;ingiustizia gravissima al popolo italiano.<\/p>\n<p>Tuttavia, la storia non si riscrive e la verit\u00e0 rimane unica e potente. La storiografia ha analizzato in profondit\u00e0 il fenomeno del fascismo e la figura di Mussolini. La maggior parte degli studiosi ha delineato un quadro che ritrae il regime come dispotico, violento e assassino, miope e perlopi\u00f9 inefficiente: giudizio supportato da una mole considerevole di dati inoppugnabili e testimonianze certe. Un tema centrale \u00e8 la decostruzione del luogo comune secondo cui \u201cMussolini ha fatto anche cose buone\u201d. Previdenza sociale, bonifiche, edilizia popolare e modernizzazione vanno analizzate criticamente, mostrando come molte di queste politiche fossero state avviate ben prima del 1922 dai governi liberali o, nel migliore dei casi, riorganizzate dal fascismo senza apporti sostanziali. Il regime si limit\u00f2 spesso a centralizzare strutture esistenti, appropriandosi di risultati altrui e trasformandoli in strumenti di legittimazione politica. Sul piano sociale e politico, il fascismo rivel\u00f2 una natura profondamente oppressiva, soprattutto nei confronti del mondo del lavoro. L\u2019imposizione del monopolio dei sindacati fascisti e il divieto di sciopero e serrata annullarono ogni forma di autonomia, subordinando lavoratori e imprenditori allo Stato-partito. Lungi dall\u2019essere un regime \u201clegalitario\u201d, il fascismo costru\u00ec il proprio potere attraverso, clientele, corruzione, violenze squadriste e assassinio degli oppositori, come fu l\u2019omicidio di Giacomo Matteotti tra i tanti.<\/p>\n<p>Anche la retorica del \u201cpopolo in armi\u201d e dell\u2019efficienza militare si scontra con una realt\u00e0 fatta di sconfitte, improvvisazione e brutalit\u00e0, sia nelle campagne coloniali sia nella Seconda guerra mondiale. La ricerca storica insiste inoltre sul carattere razzista e militarista del fascismo, mettendo in luce la continuit\u00e0 tra le politiche coloniali, le leggi razziali nelle colonie africane e quelle antiebraiche del 1938 in Italia, nonch\u00e9 il rapporto di emulazione e convergenza con il nazismo. L\u2019esperienza bellica si rivel\u00f2 infine fatale al regime: l\u2019incapacit\u00e0 militare ed economica, le sconfitte sul campo, i bombardamenti e l\u2019invasione alleata provocarono il crollo del consenso, mostrando la distanza abissale tra propaganda e realt\u00e0. Nel presente, permane tuttavia una memoria distorta del fascismo, alimentata da semplificazioni e narrazioni fuorvianti, che ha attenuato la percezione storica delle responsabilit\u00e0 del regime: affrontare senza autoassoluzioni il passato fascista non \u00e8 un esercizio puramente accademico, ma un\u2019esigenza civile e politica.<\/p>\n<p>La memoria della Liberazione resta fondamento della democrazia italiana e monito contro ogni deformazione della verit\u00e0 storica. In questo senso, la celebre frase attribuita al Presidente Sandro Pertini \u2014 \u00abil fascismo non \u00e8 un\u2019opinione, \u00e8 un crimine\u00bb \u2014 esprime con chiarezza il giudizio storico e civile sul regime.<\/p>\n<p>La Costituzione Italiana nella XII Disposizione Transitoria e Finale vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. La Legge Scelba del 1952 attua la disposizione costituzionale, punendo chi promuove o organizza la riorganizzazione del partito fascista, o chi fa propaganda per la creazione di associazioni o movimenti fascisti, o esalta esponenti o fatti del fascismo. La Legge Mancino del 1993 punisce l\u2019odio, la propaganda e l\u2019incitamento alla violenza su base ideologica e razziale. Chi richiama, giustifica o legittima il fascismo non esercita libert\u00e0 di espressione: viola la legge e la Costituzione.<\/p>\n<p>In questa Festa della Liberazione si ricorda altres\u00ec l\u2019ottantesimo anniversario della conquista dei diritti civili e politici da parte delle donne italiane. Durante il fascismo, esse furono escluse dalla vita pubblica, private del voto amministrativo e confinate in un modello che le voleva unicamente madri e spose, funzionali alla crescita demografica della nazione.<\/p>\n<p>Inquadrate nelle organizzazioni di regime, subirono un\u2019intensa opera di indottrinamento: ma nonostante il tentativo di confinarle nella sfera domestica, molte donne italiane hanno vissuto una realt\u00e0 complessa, tra propaganda e partecipazione forzata alle organizzazioni di regime opponendo, in alcuni casi, attiva resistenza antifascista.<\/p>\n<p>Durante la Seconda Guerra Mondiale e la lotta di Liberazione, le donne sono state protagoniste centrali della Resistenza italiana, assumendo ruoli vari e cruciali come staffette, infermiere, propagandiste, combattenti e anche comandanti. Circa 35.000 vennero ufficialmente riconosciute come partecipanti attive, affrontando enormi sacrifici, tra cui arresti, torture, deportazioni e perdite di vite umane. Esse operarono sia nelle citt\u00e0, con la Resistenza politica e civile, sia nei territori rurali e montani, dove spesso agivano come staffette, essenziali per i collegamenti. Le donne divennero anche protagoniste di scioperi e manifestazioni antifasciste negli ambienti industriali e diedero vita ai \u201cGruppi di Difesa della Donna\u201d, finalizzati a garantire diritti e sostegno alle lavoratrici e ai loro figli durante un periodo di forte instabilit\u00e0 sociale. Questa partecipazione non solo favor\u00ec la liberazione dalla dittatura, ma apr\u00ec anche la strada alla successiva acquisizione di diritti civili e politici nel dopoguerra divenendo un presupposto fondamentale per la partecipazione alle elezioni del 2 giugno 1946, data in cui le donne italiane hanno esercitato per la prima volta il diritto al voto, contribuendo alla scelta tra monarchia e repubblica. Questo evento ha rappresentato non solo la nascita della Repubblica Italiana, ma anche un passo decisivo per il riconoscimento della piena cittadinanza delle donne nel nuovo contesto democratico del Paese. Tale traguardo, impensabile durante il regime fascista, coronava un lungo percorso iniziato nel XIX secolo con le battaglie femministe e consolidato dall\u2019impegno delle donne durante la lotta di liberazione. In questo contesto politico, 21 donne vennero elette all\u2019Assemblea Costituente, note come \u201cmadri costituenti\u201d a cui Messina ha dedicato altrettante strade. Esse rappresentavano una pluralit\u00e0 culturale, geografica e generazionale: tra i principali schieramenti politici si contavano nove comuniste, nove democristiane, due socialiste e una del Fronte dell\u2019Uomo Qualunque. Il loro contributo fu determinante nelle riforme politiche che seguirono, segnando l\u2019affermazione del ruolo delle donne nella sfera pubblica.<\/p>\n<p>Oggi ci sembra doveroso ricordare tra loro le donne messinesi di nascita e di adozione che furono eccezionali protagoniste della Lotta di Liberazione: Maria Ciofalo, Maria Antonietta Muscar\u00e0, Elena Nardari, Maria Gurreri, Eliana Giorli, Anna Maria Reale, Emma Moscato, Egle Segr\u00e9, Eva Maria Levy, Fausta Segr\u00e8, Maria Bruno, Maria Anastasi, Lidia De Salvo, Giulia Cattaneo di Sedrano, Carmela Del Vecchio, Giuseppina Giunta, Maria Ferra, Rosina Le Causi, Carmela Macr\u00ec, Luciana Mignecco, Rosalba Mosca, Carmela Russotti, Maria Nesci, Letteria Melandri, Valeria J\u00fclg. Furono ben 70.000 quelle che parteciparono alla Resistenza. Di queste, 35.000 sono state riconosciute combattenti; a 500 furono affidati compiti di comando, anche militare e quelle che ricevettero la medaglia d\u2019oro al valor militare sono state 19. Enorme il tributo di sangue e sofferenza: 4.653 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti; 2.756 le deportate nei lager tedeschi; 2.900 quelle giustiziate o uccise in combattimento; oltre 1.700 risultarono ferite e mutilate.<\/p>\n<p>Combattere per la libert\u00e0 di tutti, per le donne ha equivalso anche a lottare per la loro definitiva emancipazione. Sapevano che con la liberazione avrebbero conquistato il diritto di voto. Ma comprendevano che ci\u00f2 non era sufficiente, perch\u00e9 ottenere i diritti politici, vederli scolpiti nella Costituzione repubblicana, non vuol dire un automatico riconoscimento.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 il 25 aprile, e val la pena ribadire che nessuna democrazia sarebbe possibile senza la parit\u00e0 dei diritti e delle opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Mai come in questo momento storico l&#8217;Articolo 11 della Costituzione italiana si rivela centrale. Esso sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 altrui e di risoluzione delle controversie internazionali. Nel rifiutare l\u2019opzione militare, esprime una netta condanna morale degli orrori bellici, sottolineando la necessit\u00e0 di perseguire la pace attraverso il dialogo, la diplomazia e la cooperazione internazionale. Tale principio implica anche l\u2019accettazione di limitazioni alla sovranit\u00e0 nazionale al fine di sostenere organizzazioni sovranazionali come l\u2019Unione Europea e le Nazioni Unite.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, cos\u00ec facendo, evita di ricorrere a conflitti armati diretti e concentra gli sforzi sulla difesa dei propri confini e sull&#8217;assistenza ai popoli vittime di aggressioni, contribuendo alla stabilit\u00e0 globale.<\/p>\n<p>L\u2019Articolo 11 non \u00e8 solo un enunciato, ma un fondamento giuridico che trasforma il principio del pacifismo in un dovere istituzionale e morale. Ricordiamoci che la guerra \u00e8 distruzione, morte e sofferenza su larga scala, intere citt\u00e0 vengono devastate, milioni di persone sono costrette a fuggire dalle proprie case e famiglie intere vengono distrutte.<\/p>\n<p>La guerra \u00e8 contro il genere umano perch\u00e9 nega i valori fondamentali su cui dovrebbe basarsi la vita e la convivenza tra i popoli. Le vittime non sono solo i soldati che combattono, ma soprattutto civili: donne, bambini e anziani che non hanno alcuna responsabilit\u00e0 nella guerra.<\/p>\n<p>Negli oltre 60 conflitti di oggi (una guerra mondiale a pezzi, come disse Papa Francesco), i caduti raggiungono il 90%, di cui un terzo giovani e bambini. Un argomento per cui la guerra \u00e8 giustificata \u00e8 presentarla come necessaria: al contrario affermare che non esistono guerre giuste o umanitarie \u00e8 una posizione etica e politica radicale, sostenuta fermamente da figure come Gino Strada e condivisa da Papa Leone 14\u00b0, che definiscono la guerra sempre ingiusta e una sconfitta per l&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Nonostante i numerosi trattati e le convenzioni ideati per ridurre la violenza nei conflitti e salvaguardare i civili, nella pratica queste norme vengono spesso trascurate o infrante.<\/p>\n<p>Durante la guerra prevalgono la logica della distruzione e l&#8217;urgenza di ottenere la vittoria a qualunque prezzo, con conseguenze che si traducono inevitabilmente in massacri, bombardamenti indiscriminati, gravi abusi dei diritti umani e un progressivo indebolimento dei principi morali e civili fondamento della societ\u00e0.<\/p>\n<p>La persistenza di migliaia di testate nucleari comporta il rischio di annientamento del genere umano e della biosfera terrestre.<\/p>\n<p>Le decisioni di entrare in guerra sono prese da \u00e9lite politiche ed economiche, spesso per i loro interessi di potere e di profitto. La storia dimostra che i conflitti armati alimentano e aggravano i problemi gi\u00e0 presenti nel mondo, come la povert\u00e0, la fame e le disuguaglianze sociali: rendono ancora pi\u00f9 difficile per le popolazioni accedere a cure mediche, istruzione e lavoro, all\u2019acqua e al cibo.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, enormi risorse economiche vengono spese per produrre armi e finanziare operazioni militari, invece di essere investite nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone, nella lotta alla fame o nella tutela dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Per tutte queste ragioni la guerra rappresenta una minaccia per l\u2019intera umanit\u00e0. L\u2019unica vera soluzione \u00e8 lavorare per abolirla e costruire un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia sociale e sul rispetto universale dei diritti umani.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un filo rosso che lega la Resistenza di ieri alle resistenze di oggi. Resistere vuol dire esserci, non limitarsi ad assecondare il corso della storia ma assumersi la responsabilit\u00e0 di deviarlo quando sta prendendo una direzione contraria alla libert\u00e0 e alla dignit\u00e0 delle persone.<\/p>\n<p>Viva la Festa della Liberazione, viva le donne resistenti, viva la nostra bellissima Costituzione, viva la Repubblica Italiana democratica e antifascista nata dalla Resistenza.<\/p>\n<p>Messina, 25 aprile 2026 &#8211; Festa della Liberazione dal nazi-fascismo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi qui a Messina come in tutta Italia celebriamo la Liberazione dal fascismo e dall\u2019occupazione nazista. 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