{"id":176812,"date":"2026-05-15T23:12:28","date_gmt":"2026-05-15T21:12:28","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=176812"},"modified":"2026-05-15T23:12:28","modified_gmt":"2026-05-15T21:12:28","slug":"il-corto-circuito-disumano-e-costoso-della-piana-di-gioia-tauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/05\/15\/il-corto-circuito-disumano-e-costoso-della-piana-di-gioia-tauro\/","title":{"rendered":"Il corto circuito disumano e costoso della Piana di Gioia Tauro"},"content":{"rendered":"<p class=\"entry-meta\"><a class=\"autori\" href=\"https:\/\/comune-info.net\/autori\/patrizia-riso\/\">di Patrizia Riso &#8211;<\/a><\/p>\n<p>Nella Piana di Gioia Tauro l\u2019aria profuma di zagara e sale. Del resto \u00e8 una delle principali aree di produzione di agrumi in Italia. Cinquemila aziende agricole, una produzione che supera le <strong>200.000 tonnellate annue, un porto, quello di Gioia Tauro, che da solo contribuisce al 72% del PIL calabrese<\/strong>. Ogni anno, tra novembre e marzo, quando altrove la campagna rallenta, questa pianura continua a vivere al ritmo della raccolta: circa <strong>quattromila braccianti provenienti dall\u2019Africa subsahariana<\/strong> \u2013 Burkina Faso, Costa d\u2019Avorio, Gambia, Mali, Senegal \u2013 <strong>e non solo <\/strong>arrivano a raccogliere arance e mandarini. La stagione finisce, la maggior parte riparte verso altri campi in altre regioni. <strong>Circa duecento, nella sola tendopoli di San Ferdinando, restano tutto l\u2019anno<\/strong>, alcuni da oltre quindici anni. Eppure, tutte queste persone vivono in maniera provvisoria, in una emergenza che non finisce mai perch\u00e9 nessuno ha interesse a farla finire davvero.<\/p>\n<p>Quali sono i costi di questa scelta che paghiamo tutti, in termini civili ed economici?<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-775408ef0227c73e6cb595a87e2f4684\"><strong>La Piana, le arance e chi ci guadagna<\/strong><\/p>\n<p>Le condizioni di lavoro sono documentate dagli anni Novanta.<strong> I salari reali, fino al 2010, si aggiravano intorno ai 25 euro al giorno. Oggi la situazione \u00e8 cambiata in parte: spesso vengono sottoscritti contratti e le paghe possono arrivare a 40 euro o pi\u00f9, anche se permangono significative irregolarit\u00e0 <\/strong>su ore dichiarate e trattamento contributivo. Il rapporto del 2019 della Relatrice speciale ONU Urmila Bhoola, elaborato a seguito di una visita diretta agli insediamenti di San Ferdinando, ha documentato <strong>retribuzioni che scendono fino a tre euro l\u2019ora<\/strong> e salari mediamente inferiori del 40% rispetto al contratto collettivo nazionale, con molti lavoratori pagati a cottimo, meno di un euro a cassetta di arance, per giornate fino a dodici ore.<\/p>\n<p><strong>La filiera che produce questi numeri ha un\u2019architettura precisa. In cima c\u2019\u00e8 la<\/strong> <strong>Grande Distribuzione Organizzata, che convoglia il 72% degli acquisti alimentari degli italiani e acquista gli agrumi della Piana a sette centesimi al chilo.<\/strong> L\u2019imprenditore agricolo, stretto tra quel prezzo e i costi di produzione, recupera margine soltanto abbassando il costo del lavoro. Tra il produttore e il bracciante opera spesso un intermediario, ma qui \u00e8 necessario fare una distinzione che il dibattito pubblico semplifica troppo.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-a4ef58b708268a9716d815cd4d3fbe56\"><strong>Caporalato e presenza della \u2018ndrangheta<\/strong><\/p>\n<p>La ricerca <em>\u201cEssenziali ma invisibili. Lavoratori migranti, politiche e pratiche nell\u2019agricoltura meridionale italiana\u201d<\/em> di Corrado, Caruso e D\u2019Agostino mostra che nella Piana di Gioia Tauro <strong>la maggior parte del reclutamento non avviene attraverso reti verticali di caporalato ma attraverso reti familiari e comunitarie<\/strong>: <strong>sono le stesse comunit\u00e0 di braccianti a regolare i flussi, <\/strong>richiamare parenti e conoscenti nei periodi di picco e ridurli quando il lavoro cala. Il caporalato in senso stretto, reclutamento coercitivo con trattenuta sul salario, \u00e8 pi\u00f9 frequente tra i lavoratori subsahariani, dove le reti familiari sono pi\u00f9 deboli, ma anche in quel caso \u00e8 meno strutturato di quanto si pensi. Lo sfruttamento non scompare, si sposta: le responsabilit\u00e0 principali ricadono sui datori di lavoro, sulle pressioni di prezzo della filiera, e sulle politiche migratorie che producono irregolarit\u00e0 e ricattabilit\u00e0 strutturale, condizioni in cui qualsiasi rapporto di lavoro pu\u00f2 diventare ricatto.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-510324\" src=\"https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-1024x640.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" srcset=\"https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-700x438.jpg 700w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-768x480.jpg 768w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-1536x960.jpg 1536w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-1320x825.jpg 1320w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-300x188.jpg 300w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash-500x313.jpg 500w, https:\/\/comune-info.net\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/raja-patel-FPw3Q29KXdY-unsplash.jpg 2000w\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">unsplash.com<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<p><strong>La presenza della \u2018ndrangheta in questo quadro \u00e8 reale e documentata, ma va contestualizzata.<\/strong> Il rapporto Eurispes 2025 su immigrazione e criminalit\u00e0 organizzata certifica che i clan hanno infiltrato il settore agricolo attraverso societ\u00e0 che gestiscono parti della filiera e in alcuni casi reti di intermediazione. L\u2019operazione Rasoterra del 2021, coordinata dalla Procura di Palmi, ha smantellato una rete di sfruttamento il cui vertice era riconducibile all\u2019alleanza Piromalli-Mol\u00e8. I clan Pesce e Bellocco controllano il territorio di <strong>Rosarno <\/strong>da decenni, con interessi che coprono il mercato degli agrumi, il porto container, l\u2019estorsione e l\u2019accumulazione fondiaria. Tutto questo \u00e8 vero. Ma <strong>ridurre il problema dello sfruttamento alla \u2018ndrangheta rischia di assolvere gli altri attori \u2013 la GDO, i datori di lavoro, le istituzioni locali \u2013 e di far apparire il fenomeno come patologia criminale<\/strong> anzich\u00e9 come funzione economica deliberata di un sistema che produce profitto attraverso la vulnerabilit\u00e0 delle persone.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-de1a750a09f89e3e39e169c7b7358ff3\"><strong>La rivolta del 2010: spartiacque mediatico e non solo<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 7 gennaio 2010, due braccianti di origine africana vengono feriti con colpi di arma da fuoco mentre tornano dai campi. Il responsabile \u00e8 un killer della \u2018ndrangheta. I lavoratori migranti scendono in strada. Seguono due giorni di scontri, una \u201ccaccia al nero\u201d organizzata da una parte della popolazione locale, decine di feriti.<\/strong> Tra mille e duemila lavoratori vengono trasferiti o fuggono in altre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Non era la prima volta. <strong>Nel dicembre 2008 c\u2019era gi\u00e0 stata una rivolta, ignorata.<\/strong> Le baracche dove vivevano allora duemilacinquecento persone \u2013 senza luce, senza acqua, senza servizi igienici \u2013 erano note alle autorit\u00e0 locali e nazionali da anni. La risposta del ministro dell\u2019Interno <strong>Roberto Maroni <\/strong>fu di attribuire la causa degli scontri all\u2019eccessiva tolleranza verso l\u2019immigrazione irregolare: nessun riferimento alla \u2018ndrangheta, nessun riferimento al caporalato, nessun riferimento alle responsabilit\u00e0 di chi quegli uomini e quelle donne li assumeva in nero ogni giorno.<\/p>\n<p>Quella risposta ha dettato il copione dei quindici anni successivi. I<strong> fatti di Rosarno sono stati uno spartiacque mediatico<\/strong>: hanno prodotto visibilit\u00e0 nazionale e internazionale, sono stati seguiti anche da altre mobilitazioni bracciantili di altri attori, hanno sollecitato in modo importantissimo l\u2019opinione pubblica a livello nazionale e internazionale e contribuito a produrre anche interventi normativi come la legge 199\/2016 che ha introdotto la diretta responsabilit\u00e0 del datore di lavoro, chiamato a rispondere dello sfruttamento dei lavoratori come il caporale che li ha reclutati. Dopo il 2010 viene anche introdotto il concetto di \u201ccondizionalit\u00e0 sociale\u201d, un meccanismo introdotto nella PAC 2023-2027 che collega i pagamenti agricoli al rispetto dei diritti lavorativi e delle condizioni di lavoro, con l\u2019obiettivo di combattere il caporalato e migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-1ee7e76dbb9faa5868735beaa2ba0cae\"><strong>Trent\u2019anni di soldi pubblici bruciati<\/strong><\/p>\n<p>La storia degli investimenti istituzionali nella Piana di Gioia Tauro \u00e8 una storia di denaro speso male, non speso affatto, o speso per costruire strutture mai arrivate a destinazione. Ricostruirla mostra che il fallimento non \u00e8 frutto di incapacit\u00e0, ma di scelte sistematiche. Si pu\u00f2 leggere su due livelli: quello degli interventi direttamente tracciabili su Rosarno e San Ferdinando, e quello della spesa regionale e nazionale pi\u00f9 ampia che li circonda. Ecco una cronologia degli interventi diretti divisa in sei parioridi.<\/p>\n<p><strong>2009, Villaggio della Solidariet\u00e0, 2 milioni di euro. <\/strong>Il primo tentativo strutturale arriva subito dopo la rivolta del 2008 che precede quella pi\u00f9 nota del 2010 e che l\u2019opinione pubblica dimentica quasi subito. Il ministero dell\u2019Interno stanzia 2 milioni di euro di fondi PON Sicurezza per costruire il Villaggio della Solidariet\u00e0 nella Betom Medma, ex cementificio confiscato al clan Bellocco. La struttura viene quasi completata, materassi e condizionatori gi\u00e0 installati. Nel 2013 un\u2019interdittiva antimafia blocca l\u2019impresa appaltatrice: il cantiere si ferma, l\u2019edificio viene abbandonato, poi saccheggiato e vandalizzato per mesi. Il 19 marzo 2016 viene occupato da famiglie locali con il supporto dichiarato della destra locale, al motto \u201cprima gli italiani\u201d. Il Comune chiede al governo il rifinanziamento e il cambio di destinazione d\u2019uso: arriva mezzo milione di euro, che viene per\u00f2 dirottato sullo smaltimento rifiuti. Solo nel 2021, dopo l\u2019arresto del sindaco di Rosarno per scambio elettorale politico-mafioso, arrivano altri 500.000 euro per il ripristino dell\u2019edificio. <strong><br \/>\n<\/strong>La commissione straordinaria, che guida il Comune per due anni dopo lo scioglimento, investe 700.000 euro per ripristinare la struttura: 92 posti letto in 16 unit\u00e0 abitative complete di ogni servizio, arredate, pronte. La gara per la gestione va deserta quattro volte consecutive. Fino all\u20198 marzo 2024, quindici anni dopo il primo finanziamento, il Villaggio viene finalmente inaugurato e circa cento braccianti trasferiti dai container di Testa dell\u2019Acqua, chiusi dopo tredici anni di operativit\u00e0 \u201cprovvisoria\u201d. Il campo container di Rosarno non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Il Villaggio della Solidariet\u00e0 esiste. Le palazzine di Serricella sono ancora vuote e nel frattempo vandalizzate. La tendopoli di San Ferdinando \u00e8 ancora l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>2010, Palazzine di Serricella, 3,5 milioni di euro<\/strong>. Dopo la rivolta del 2010, la Regione Calabria stanzia 3,5 milioni di euro di fondi europei (POR FESR) per costruire sei palazzine a tre piani con 36 appartamenti in Contrada Serricella a Rosarno, con una convenzione che li vincola esplicitamente all\u2019accoglienza di persone migranti. Gli edifici vengono consegnati nel 2019. Non vengono assegnati ai destinatari: il Comune teme le proteste dei residenti. Nel 2021 arriva il commissariamento per infiltrazioni mafiose: i commissari trovano le palazzine non certificate e non arredate. Nel 2026 sono ancora vuote.<\/p>\n<p><strong>2011-13, Campo container e prima tendopoli, fondi Ministero dell\u2019Interno.<\/strong> Nel febbraio 2011 viene inaugurato il campo container di Testa dell\u2019Acqua a Rosarno: 23 container abitativi per 120 persone, gestito da un\u2019associazione di volontariato con fondi ministeriali. Nel 2013 sorge la prima tendopoli istituzionale nella zona industriale di San Ferdinando: 65 tende per 400 persone. Entrambe le strutture vengono progressivamente abbandonate dai gestori per mancanza di fondi, passando in autogestione alle persone migranti e diventando punto di attrazione per chi non trova altro riparo. \u00c8 il meccanismo che genera le baraccopoli: le istituzioni montano una struttura emergenziale, smettono di finanziarla, i lavoratori migranti la abitano e la espandono con materiali di scarto.<\/p>\n<p><strong>2016-17, Centro di Taurianova e nuova tendopoli, 1,3 milioni di euro<\/strong>. Nel 2016 viene inaugurato in contrada Donna Livia a Taurianova un Centro polifunzionale per l\u2019inserimento socio-lavorativo degli immigrati, finanziato con circa 650.000 euro dal PON Sicurezza: non entra mai in funzione. Nel 2017 la Regione Calabria costruisce una nuova tendopoli a San Ferdinando \u2013 la terza sulla stessa area \u2013 con 54 tende per 700 posti, telecamere e mura con grate metalliche: costo tra i 300.000 e i 600.000 euro. La gestione viene affidata ogni tre mesi a una cooperativa diversa a rotazione, per una spesa stimata di circa 14.000 euro al mese.<\/p>\n<p><strong>2019, lo sgombero Salvini: 569.000 euro per tornare al punto di partenza<\/strong>. Nel marzo 2019 il ministro dell\u2019Interno Matteo Salvini ordina la demolizione con le ruspe della baraccopoli di San Ferdinando. il grande insediamento informale cresciuto accanto alla tendopoli ministeriale, dove vivevano circa mille persone. L\u2019operazione: 900 uomini tra forze dell\u2019ordine, vigili del fuoco e militari, due ruspe del Genio dell\u2019Esercito, diciotto pullman. Costo certificato dalla Prefettura di Reggio Calabria: 569.000 euro. Le macerie restano sul posto. Sette mesi dopo Mediterranean Hope stima che smaltirle costerebbe tra i 300.000 e i 500.000 euro aggiuntivi; il Comune calcola che una bonifica completa del suolo richiederebbe 2 milioni: fondi che nessuno trova. Il ministero dell\u2019Interno monta una tendopoli d\u2019emergenza a cento metri dal campo appena demolito. Nel 2026 \u00e8 ancora l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>2021-2025 \u2013 Tre progetti, tre governi, zero risultati<\/strong>. PNRR, governo Draghi (2021-2022): 10 milioni di euro per la chiusura delle baracche e la costruzione di alloggi veri. Il governo Meloni, insediatosi nell\u2019ottobre 2022, non presenta nessun progetto: il finanziamento viene cancellato. Ecovillaggio San Ferdinando, Regione Calabria (2020-2022): circa 10 milioni di euro di fondi comunitari. Il Consiglio comunale di Gioia Tauro lo boccia nel maggio 2024, votando contro la delibera per il cambio di destinazione d\u2019uso dell\u2019area da industriale a residenziale. Decreto 208\/2024, cosiddetto Caivano bis: 10 milioni approvati nel 2025 con scadenza dicembre 2027, destinati prevalentemente a scuole, auditorium e aree verdi \u2014 solo in parte alla chiusura della tendopoli. A luglio 2025 i lavori non sono ancora partiti.<\/p>\n<p>La \u201cRelazione sullo stato di attuazione del PNRR\u201d consegnata dal governo al parlamento il 31 dicembre 2025 certifica il fallimento del programma nazionale per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura: su 200 milioni stanziati per 37 Comuni, ne verranno spesi 24,8, distribuiti tra 11 piccoli centri. Tutti i grandi ghetti calabresi restano fuori. I fondi non spesi non sono rinviati: sono definitivamente persi, perch\u00e9 i termini PNRR sono scaduti.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-71b859c2538f144d5ea032b2e73bcaf4\"><strong>Il quadro che mancava: la spesa regionale e nazionale<\/strong><\/p>\n<p>I numeri fin qui elencati riguardano interventi direttamente tracciabili su Rosarno e San Ferdinando. Ma la ricerca <em>Essenziali ma invisibili<\/em> di Corrado, Caruso e D\u2019Agostino (Universit\u00e0 della Calabria, 2022) ha ricostruito il quadro complessivo degli stanziamenti regionali e nazionali per le politiche migratorie in Calabria: <strong>dal 2009 al 2013 sono stati mobilitati circa 65 milioni di euro tra fondi statali ed europei<\/strong>. La tabella completa comprende, tra gli altri: il PON Sicurezza 2012 per quasi 19,8 milioni, il POR FESR Calabria per 18,1 milioni, il POR FSE per 3,6 milioni, lo SPRAR per quasi 1,9 milioni. Nel ciclo 2014-2020, si aggiungono i fondi FAMI per l\u2019integrazione, i programmi SU.PR.EME. per il contrasto allo sfruttamento (5,2 milioni di euro per le cinque regioni meridionali), e una serie di progetti regionali per il capacity building delle istituzioni locali.<\/p>\n<p>La ricerca \u00e8 esplicita sulla resa di tutto questo investimento: \u00aba tali stanziamenti finanziari non corrisponde una reale capacit\u00e0 di attuazione dei progetti, soprattutto nelle aree delle piane agricole calabresi\u00bb. Non si tratta di fondi mal gestiti da singoli amministratori disonesti, ma di un modello di governance che una funzionaria del Settore politiche sociali della Regione Calabria ha descritto alle ricercatrici senza alcun imbarazzo: <em>\u00ab<\/em>il compito della regione \u00e8 pubblicare dei bandi, ma poi sono i soggetti che li vincono a doverne garantire l\u2019attuazione<em>\u00bb.<\/em> <strong>Pubblicare bandi come fine, non come mezzo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mentre questo sistema produce carta, nella Piana di Gioia Tauro ci sono 35.000 abitazioni vuote o inutilizzate<\/strong>, di cui 15.000 nella fascia costiera adiacente alla baraccopoli. <strong>In tutta la Calabria le case sfitte o abbandonate sono 450.000: il rapporto case vuote\/abitanti pi\u00f9 alto d\u2019Italia. <\/strong>Non mancano le case. Manca la volont\u00e0 politica di usarle e di decostruire il bombardamento mediatico razzista che vede \u201cgli stranieri\u201d come nemici, alimentando la paura di affittargli le case.<\/p>\n<p>Francesco Piobbichi, coordinatore di <a href=\"https:\/\/www.mediterraneanhope.com\/\">Mediterranean Hope<\/a>, sintetizza la contraddizione con una frase che vale pi\u00f9 di qualsiasi tabella: \u00abSe dopo l\u2019esperienza di Dambe So lo Stato spende tre milioni per un campo, un\u2019esperienza come la nostra sembra quasi un fallimento\u00bb. Non \u00e8 un\u2019esagerazione: \u00e8 la descrizione di un sistema che premia la scala emergenziale e riduce a eccezione tutto ci\u00f2 che funziona davvero. Le cause, dice Piobbichi, sono due: \u00abLa diffusa irresponsabilit\u00e0 della filiera agricola e l\u2019assenza istituzionale di una politica dell\u2019abitare\u00bb.<\/p>\n<p>Come affermano Alessandra Corrado e Mariafrancesca D\u2019Agostino: parlare di \u2018Modello Rosarno\u2019 \u00e8 una post-verit\u00e0 da demolire. <strong>Non esiste un modello Rosarno. Esiste un ciclo: sgombero, tendopoli, baraccopoli, sgombero, che produce continua visibilit\u00e0 periodica, ma nessuna soluzione.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019aggravante pi\u00f9 profonda \u00e8 che, anche se tutti questi interventi fossero stati a costo zero, avrebbero risposto ad uno stesso disegno di razzializzazione spaziale: allontanare, ghettizzare, separare, additare e isolare il \u201cbracciante\u201d, \u201cil nero\u201d, \u201clo sfruttato\u201d operando per creare una emergenza e un allarme sicurezza permanente.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-1ea6ccbfbd685c7f789bf9024a165c95\"><strong>Irregolari, vulnerabili, deportabili<\/strong><\/p>\n<p>Le politiche di immigrazione e asilo producono irregolarit\u00e0 e precariet\u00e0; i meccanismi politico-amministrativi che dovrebbero supportare la migrazione stagionale per lavoro pure non funzionano. Ma anche l\u2019amministrazione locale pone ostacoli e le politiche di inclusione abitativa e lavorativa sono inesistenti.<\/p>\n<p>Giovanni Cordova, attivo nella Piana con Nuvola Rossa APS, mette a fuoco il meccanismo con precisione: \u00abNon \u00e8 paradossale che la manodopera agricola sia tenuta in quelle condizioni di vita, perch\u00e9 \u00e8 evidente che serve tenere le persone in uno stato di vulnerabilit\u00e0 e quindi di deportabilit\u00e0. <strong>La precariet\u00e0 non \u00e8 un effetto collaterale, ma una funzione del sistema<\/strong>. Un lavoratore irregolare, senza residenza, senza permesso stabile, senza contratto visibile, non pu\u00f2 protestare n\u00e8 sindacalizzarsi. \u00c8 uno strumento di produzione che non ha diritti da far valere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-b864a40d8271642837cad38e18e0aa73\"><strong>A chi conviene l\u2019emergenza eterna<\/strong><\/p>\n<p><strong>La GDO e l\u2019industria di<\/strong> <strong>trasformazione agroalimentare \u00e8 il soggetto meno nominato nel dibattito pubblico sulla Piana di Gioia Tauro<\/strong> e quello che incide di pi\u00f9 sulle sue dinamiche. Sette centesimi al chilo per le arance \u00e8 un prezzo che non lascia margine all\u2019agricoltore per pagare salari dignitosi n\u00e9 per investire in condizioni abitative decenti per i lavoratori.<\/p>\n<p>La \u2018ndrangheta ha un interesse articolato nel mantenimento dello status quo. Gestisce i caporali e lo sfruttamento nei campi, ma opera anche a un livello pi\u00f9 profondo: secondo lo storico Rocco Lentini, la mafia locale era consapevole che, senza i contributi europei all\u2019agricoltura e senza manodopera disponibile, i piccoli coltivatori sarebbero andati in crisi e costretti a cedere le propriet\u00e0. Lo sfruttamento dei braccianti \u00e8 anche un meccanismo di accumulazione fondiaria. La deportazione silenziosa che segu\u00ec alla rivolta del 2010 non fu un effetto collaterale degli scontri: per molti osservatori fu una pulizia etnica pilotata, funzionale a eliminare la manodopera diventata scomoda e ad accelerare la pressione sui piccoli produttori.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 il sistema di accoglienza emergenziale, che non \u00e8 certo neutro. Il rapporto Eurispes 2025 documenta che la \u2018ndrangheta ha infiltrato ripetutamente i centri di accoglienza italiani attraverso cooperative e societ\u00e0 riconducibili ai gruppi criminali. Il modello dei grandi centri gestiti in emergenza privo di trasparenza, affidato con procedure semplificate, privo di rendicontazione pubblica \u00e8 strutturalmente pi\u00f9 permeabile alla criminalit\u00e0 organizzata di qualsiasi sistema di accoglienza diffusa in piccole unit\u00e0 abitative.<\/p>\n<p>\u00abIn questo momento storico \u2013 continua Francesco Piobbichi \u2013 \u00e8 in corso una guerra tra poveri in cui ci guadagna la GDO. Per questo \u00e8 il momento di passare dall\u2019accoglienza delle persone migranti a quella dei lavoratori. Per farlo, c\u2019\u00e8 bisogno di esercizio della responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa, bisogna mettere una quota su ogni kg di arance prodotte nella Piana. Sono milioni i kg di arance che entrano nel circuito della GDO e ogni anno entrerebbero milioni di euro per le politiche di accoglienza dei lavoratori, che pagherebbe la grande impresa e non la fiscalit\u00e0 generale\u00bb. Il cambio di prospettiva non \u00e8 semantico: significa smettere di trattare le persone come un problema di ordine pubblico o di emergenza umanitaria e cominciare a trattarle come soggetti titolari di diritti del lavoro.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-5e580c8df01d3bb8b8b464f1355b9a62\"><strong>Quello che funziona e perch\u00e9 non basta<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nella Piana esistono esperienze che dimostrano la praticabilit\u00e0 di modelli alternativi.<\/strong> \u00c8 importante nominarle senza trasformarle in retorica dell\u2019eccezione.<\/p>\n<p><strong>Dambe So significa \u201ccasa della dignit\u00e0\u201d<\/strong> in lingua bambara ed \u00e8 un ex albergo di tre piani nel quartiere Eranova di San Ferdinando, ristrutturato da Mediterranean Hope. Ospita cinquanta persone, affitto a 90 euro al mese, corsi di italiano ogni pomeriggio, autogestione della struttura ed eventi culturali.<\/p>\n<p>Il <strong>progetto Campagne Aperte<\/strong>, condotto dal CRIC in partnership con Mediterranean Hope, ha accompagnato, dal 2023 al 2025, circa 90 persone verso un alloggio dignitoso, con Nuvola Rossa e Arci Reggio Calabria ha organizzato diciassette tirocini lavorativi con sei contratti stipulati, realizzato cinque workshop sul diritto del lavoro per 150 persone, distribuito mille giubbotti catarifrangenti cuciti dalla cooperativa di rifugiate di Camini per chi si muove in bicicletta sulle strade buie della Piana. Con Medu ha assistito da un punto di vista sanitario e legale circa 800 persone. Otto persone si sono formate come reporter di comunit\u00e0. Unical ha realizzato nell\u2019ambito dello stesso progetto una ricerca per una trasformazione agroecologica dell\u2019area metropolitana di Reggio Calabria.<\/p>\n<p>A <strong>Drosi<\/strong>, borgo di ottocento abitanti a pochi chilometri da Gioia Tauro, la <strong>Caritas <\/strong>mappa le case sfitte molte abbandonate perch\u00e9 i proprietari sono emigrati e convince i proprietari ad affittarle ai braccianti, facendo da garante. Centocinquanta persone sistemate in trenta abitazioni, con affitti di poche decine di euro al mese.<\/p>\n<p>E ancora: <strong>Sos Rosarno <\/strong>aggrega piccoli produttori che scelgono contratti regolari, salari equi e destinano parte del ricavato a risolvere il problema abitativo per i propri dipendenti. La cooperativa Valle del Marro, Libera Terra gestisce terreni confiscati alla \u2018ndrangheta, dimostrando che anche in quel territorio \u00e8 possibile fare agricoltura pulita, anche se i furti e gli incendi dolosi ricordano che chi ci prova paga un prezzo.<\/p>\n<p>Queste esperienze non sono modelli da esportare chiavi in mano, ma prove di fattibilit\u00e0 in un contesto che le contiene senza assorbirle. Il punto \u00e8 che <strong>il sistema che circonda queste esperienze \u00e8 costruito esattamente per fare in modo che rimangano eccezioni. Un\u2019accoglienza diffusa, capillare, costruita sul recupero del patrimonio edilizio abbandonato e sul rispetto dei diritti del lavoro, non richiede grandi investimenti straordinari, ma volont\u00e0 politica ordinaria.<\/strong><\/p>\n<p>La Piana di Gioia Tauro ha delle specificit\u00e0 che uniscono dinamiche economiche e sociali locali e al tempo stesso globali. Non \u00e8 un\u2019anomalia del paese, ma lo specchio in cui si vede in modo nitido<strong> il razzismo sistemico<\/strong> di funzionamento di <strong>un\u2019economia che preferisce l\u2019emergenza permanente alla dignit\u00e0 ordinaria<\/strong>: con la prima si guadagna facile consenso basato sulla paura, mentre con la seconda si dimostrerebbe che quella paura non ha motivo di esistere.\u00a0Noi sappiamo che bisogna cominciare a parlare seriamente di prezzo equo e costruire una vera giustizia agraria per superare la prospettiva umanitaria o i singoli risultati positivi che diventano l\u2019eccezione da esaltare, senza per\u00f2 rivedere il sistema.<\/p>\n<div class=\"entry-data\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Patrizia Riso &#8211; Nella Piana di Gioia Tauro l\u2019aria profuma di zagara e sale. Del resto \u00e8 una delle principali aree di produzione di agrumi in Italia. Cinquemila aziende agricole, una produzione <a href=\"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/05\/15\/il-corto-circuito-disumano-e-costoso-della-piana-di-gioia-tauro\/\" class=\"more-link\">&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":176813,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"categoria_articolo":[],"tag_articolo":[8102],"collezione":[],"class_list":["post-176812","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag_articolo-lavoro"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176812","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=176812"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176812\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":176814,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/176812\/revisions\/176814"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/176813"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=176812"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=176812"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=176812"},{"taxonomy":"categoria_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categoria_articolo?post=176812"},{"taxonomy":"tag_articolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tag_articolo?post=176812"},{"taxonomy":"collezione","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/collezione?post=176812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}