{"id":177769,"date":"2026-09-03T23:37:12","date_gmt":"2026-09-03T21:37:12","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/?p=177769"},"modified":"2026-09-03T23:37:12","modified_gmt":"2026-09-03T21:37:12","slug":"nelle-case-arbereshe-il-mate-non-manca-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2026\/09\/03\/nelle-case-arbereshe-il-mate-non-manca-mai\/","title":{"rendered":"Nelle case arb\u00ebresh\u00eb il mate non manca mai"},"content":{"rendered":"<p>di Roberta Ferruti &#8211;<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il festival delle migrazioni organizzato dall\u2019associazione Don Vincenzo Matrangolo \u00e8 giunto quest\u2019anno alla sua XV edizione. Quindici anni in cui tra le colline brulle dell\u2019entroterra cosentino \u00e8 arrivato il mondo.<\/strong> Negli anni il festival \u00e8 cresciuto ed evoluto, passato da stanziale presso la sede dell\u2019associazione ad Acquaformosa a festival itinerante con giornate organizzate dai progetti aderenti all\u2019associazione nei comuni arb\u00ebresh\u00eb che fanno accoglienza. <strong>Il contesto \u00e8 quello che il nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027 (PSNAI), lapidariamente liquida<\/strong> nell\u2019obiettivo 4 cos\u00ec: \u201cAccompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile. Un numero non trascurabile di Aree interne si trova gi\u00e0 con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattivit\u00e0. <strong>Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza\u2026.<\/strong>\u201c. Luoghi senza speranza, da abbandonare al proprio destino quindi. Eppure, in questi piccoli comuni dove anche farsi curare diventa un\u2019impresa, non si respira aria di rassegnazione.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sette comuni uniti nel progetto di accoglienza dell\u201dassociazione Don Vincenzo Matrangolo stanno scrivendo un\u2019altra storia. \u00c8 una storia che non si limita all\u2019incontro annuale del festival delle migrazioni ma anzi, il festival \u00e8 l\u2019espressione di un lavoro quotidiano di incontri, presa in carico di persone che pian piano diventano cittadini di questi luoghi<\/strong>, li colorano con le loro stoffe, li profumano con le loro spezie, li riempiono con le voci e le risa dei bimbi che giocano per le stradine dei vicoli. Terre abitate dai rifugiati albanesi che nel 1.500 sono arrivati in Italia per sottrarsi alla ferocia dei turchi. Hanno conservato la loro lingua d\u2019origine, attualmente molto diversa dall\u2019albanese moderno, le loro abitudini e tradizioni. Ad Acquaformosa, nella chiesa si celebra il rito bizantino in lingua arb\u00ebresh\u00eb e greco antico, nelle feste popolari si sfoggiano gli abiti della antica tradizione arb\u00ebresh\u00eb. Questi luoghi hanno conservato il patrimonio culturale del Paese di origine senza per questo chiudersi al nuovo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le comunit\u00e0 arb\u00ebresh\u00eb, come tutto il meridione italiano, sono state le protagoniste del secondo esodo emigratorio italiano del dopo guerra. Moltissimi si sono trasferiti in Argentina<\/strong>, dove, con il passa parola, si sono ritrovati e hanno creato piccole comunit\u00e0. In questi luoghi perci\u00f2 si sa bene cosa significa emigrare, inserirsi in un contesto sociale differente, imparare la lingua del Paese che accoglie, apprenderne le abitudini e le consuetudini. Non stupisce perci\u00f2 scoprire che una volta rientrati in patria, molti abbiano voluto portare con s\u00e9 qualcosa di quella vita.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lungro, a pochi passi da Acquaformosa \u00e8 la capitale del mate, bevanda diffusa in sud America, e nelle case arb\u00ebresh\u00eb il mate non manca mai, lo si trova un po\u2019 ovunque nei negozietti<\/strong>. Il dulce de leche viene spesso servito a colazione nei \u201cbnb\u201d locali. <strong>In molti parlano spagnolo <\/strong>e per le strade si sentono le persone che parlano l\u2019arb\u00ebresh\u00eb con qualche intercalare in italiano. Insomma le terre arb\u00ebresh\u00eb sono una sintesi perfetta di quello che rappresenta il fenomeno migratorio oggi: scambi culturali, conoscenza, solidariet\u00e0. Un meticciato che ha arricchito e continua ad arricchire tutti.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In questo contesto chi arriva da terre lontane non pu\u00f2 non sentirsi a casa<\/strong>, come ci siamo sentiti tutti noi durante il festival, accolti da una grande famiglia. Sono oltre cento cinquanta le persone, per lo pi\u00f9 giovani locali che hanno avuto l\u2019opportunit\u00e0 di restare in queste terre, avviare una professione e mettere a disposizione le competenze e l\u2019umanit\u00e0 per accogliere i meno fortunati della Terra. Ragazze e ragazzi che ogni giorno lavorano in questi luoghi che qualcuno ha gi\u00e0 decretato come aspiranti al suicidio.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In quest\u2019ultima edizione del Festival delle Migrazioni \u00e8 emersa con chiarezza tutta la volont\u00e0 di riscatto<\/strong>, di dimostrare non solo che un altro mondo \u00e8 veramente possibile ma che reagire all\u2019ineluttabile si pu\u00f2 e si deve. Lo abbiamo visto nella cura dei particolari, nell\u2019attenzione con cui sono stati preparati gli incontri: da San Sosti, Bisignano, San Basile, Vaccarizzo, Cerzeto, San Benedetto Ullano fino all\u2019ultimo giorno ad Acquaformosa dove tutto ha preso il via, quindici anni fa. Non so come sia possibile ma ogni anno \u2013 come negli anni precedenti \u2013 gli organizzatori sono riusciti a superarsi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dibattiti organizzati hanno coinvolto esperti ed attivisti di fama internazionale spaziando su tutti i temi che direttamente o indirettamente riguardano il fenomeno migratorio e tutti i problemi e gli inciampi che un\u2019onda anomala di rabbia xenofoba procura alle persone che emigrano. <strong>Oltre trentamila persone dal 2014 ad oggi sono morte in mare nel tentativo di raggiungere le nostre coste dicono le stime ufficiali, ci ricorda Luciano Scalettari di Resq, un numero impressionante ma purtroppo, molto probabilmente approssimato per difetto<\/strong>. Vite spezzate senza che si trovi una giustificazione a questa strage, senza che si provi a porne rimedio. E chi riesce ad arrivare, si trova ad affrontare un altro calvario, quello di trovare un modo per vivere e non sopravvivere in questa societ\u00e0. La stessa societ\u00e0 che implementa i CPR, criminalizza le persone straniere \u2013 soprattutto chi proviene dal continente africano \u2013 che taglia risorse all\u2019accoglienza inclusiva dei progetti SAI (Sistema Accoglienza e Integrazione).<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei luoghi del festival, vicini in linea d\u2019aria uno dall\u2019altro ma collegati da strade tortuose e impervie, una folla di persone ha potuto conoscere l\u2019altra realt\u00e0, quella che i grandi media non raccontano o non riescono a raccontare: gli abusi di potere, le violenze e le violazioni dei diritti fondamentali delle persone, i costi esorbitanti di questo sistema ma anche toccare con mano esperienze di inclusione sociale, interazione che nonostante tutto funzionano. Certamente <strong>l\u2019accoglienza organizzata all\u2019interno dei progetti SAI resta minoritaria, solo 41.000 persone sono accolte in queste realt\u00e0 a fronte di oltre 230.000 richiedenti asilo presenti in Italia e il nostro governo attuale non sembra interessato ad implementare questo sistema di accoglienza<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni sera uno o due dibattiti, ogni sera una folla compatta e ordinata ha affrontato il viaggio tra i calanchi per andare a sentire, a capire. C\u2019\u00e8 tanta voglia di capire, di squarciare il velo. Oltre mille persone presenti nei vari dibattiti, oltre 10.000 persone nei vari concerti tra cui pi\u00f9 di 2.000 nella giornata finale ad Acquaformosa con i <strong>Modena City Rambler<\/strong>s. 260.000 mila visualizzazioni delle pagine Instagram e Facebook del festival. Altissimo come sempre il livello, sempre con il cuore alla <strong>Palestina<\/strong>. Le testimonianze di Roberto Ventrella della Global Sumud Flottilla e Enzo Infantino volontario da anni impegnato nei campi profughi palestinesi e attivista di Recosol (la rete delle comunit\u00e0 solidali) hanno riacceso i riflettori sulla tragedia del popolo palestinese, sul silenzio complice degli Stati europei e sull\u2019ipocrisia dei nostri governanti. Immancabili ad ogni tavolo le GazaCola e il materiale illustrativo sulla situazione a Gaza. I proventi serviranno a finanziare iniziative a sostegno del popolo gazawi.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle cene sociali organizzate nei paesi ospitanti, un tripudio di colori e sapori: piatti della tradizione arb\u00ebresh\u00eb andavano magnificamente a braccetto con pietanze medio orientali, africane, ucraine e afghane. Facile immaginare che nelle cucine si parlasse l\u2019unica lingua possibile, quella della condivisione. Nonostante la presenza imponente di partecipanti, tutti sono stati trattati con riguardo e cura. Stand con materiale informativo, gadget, tutti realizzati dai singoli progetti. Bellissime le borse e le magliette con i disegni di Fabio Magnasciutti ormai ospite fisso al festival e ora insignito della nomina di ambasciatore dell\u2019associazione Don Vincenzo Matrangolo.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa resta di tutto questo?<\/strong> Cosa resta alle persone che hanno partecipato e agli organizzatori dopo tanto lavoro? Chi si occupa di migrazioni ed accoglienza lo sa, spesso si ha la sensazione di impotenza, di non riuscire ad arrivare a chi non conosce il dramma di questo fenomeno e lo vede solo come una minaccia, un nemico da annientare. Il nuovo Patto Europeo del resto \u00e8 tutto questo: un documento che sancisce la criminalizzazione dei migranti, i respingimenti e ora c\u2019\u00e8 chi parla di remigrazione senza probabilmente capirne veramente il significato. Resta perci\u00f2, alla fine di un festival come questo, la sensazione che continuiamo a parlarci tra di noi senza riuscire a \u201cbucare\u201d il muro alzato da quest\u2019Europa ormai troppo lontana dal Manifesto di Ventotene. Nonostante ci\u00f2, fosse anche per una sola vita salvata dalla perversa logica repulsiva, vale la pena di continuare. L\u2019associazione Don Vincenzo Matrangolo ce lo sta dimostrando cos\u00ec come altre piccole e grandi realt\u00e0 presenti e resistenti del territorio nazionale. <strong>Nella serata finale del festival, due ragazzi migranti \u2013 Fedi Mgasseb e Faysal Naeem Mia \u2013 sono saliti sul palco e hanno raccontato le loro storie<\/strong>, il loro viaggio fin qui e come, dopo inimmaginabili traumi, <strong>sono stati accolti dalla Rete Vesuviana Solidale<\/strong>. Il viaggio in mare su un barchino fatiscente che dopo qualche ora di navigazione si \u00e8 fermato in avaria. Cinque giorni fermi immobili nel mare, senza cibo n\u00e9 acqua, una massa di persone di origini diverse, lingue differenti, in silenzio pregavano. Faysal ha detto, nel suo italiano chiaro ma ancora stentato: \u201cNon parlavamo la stessa lingua, non ci capivamo ma piangevamo tutti allo stesso modo\u201d. Ecco, per Faysal, Fedi e tutti gli altri, uomini, donne e bambini in viaggio su questa Terra, vale la pena di continuare in questa direzione ostinata e contraria, restando umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberta Ferruti &#8211; Il festival delle migrazioni organizzato dall\u2019associazione Don Vincenzo Matrangolo \u00e8 giunto quest\u2019anno alla sua XV edizione. 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