{"id":87786,"date":"2021-08-17T21:37:07","date_gmt":"2021-08-17T21:37:07","guid":{"rendered":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2021\/08\/17\/tutti-i-linguaggi-dellambiente\/"},"modified":"2021-10-13T16:37:21","modified_gmt":"2021-10-13T14:37:21","slug":"tutti-i-linguaggi-dellambiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovosoldo.com\/index.php\/2021\/08\/17\/tutti-i-linguaggi-dellambiente\/","title":{"rendered":"Tutti i linguaggi dell\u2019ambiente"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-224293\" src=\"https:\/\/www.nuovosoldo.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/I-7.jpg\" alt=\"\" width=\"1710\" height=\"1294\" \/>di Stefania Divertito<\/p>\n<div id=\"_rich_text-10-1121\" class=\"oxy-rich-text aos-init aos-animate\" data-aos=\"fade\" data-aos-delay=\"400\">\n<p>Ricordo il cielo rosso fiamma, un fuoco che divampava verso le nuvole, ma non riscaldava. Anzi, quello che provavo era un forte, e freddo, disagio.<\/p>\n<p>Erano gli anni Ottanta e Napoli Est, dove sono nata e cresciuta, era appestata dalle raffinerie. Anche a dieci anni ti rendi conto che qualcosa non va. Sono cresciuta cercando <strong>un ambiente incontaminato<\/strong>, nella consapevolezza che la realt\u00e0 sia una pagina da riscrivere.<\/p>\n<div id=\"div_block-11-1121\" class=\"ct-div-block\">\n<div id=\"_rich_text-12-1121\" class=\"oxy-rich-text\">\n<p>Quell\u2019anno, poco prima di Natale, a Napoli Est <strong>scoppi\u00f2 una cisterna piena di liquido infiammabile<\/strong>, provocando un incendio che si propag\u00f2 con effetto domino su 25 serbatoi. Le auto furono sbalzate in aria, i muri delle case creparono, i vetri in frantumi anche a centinaia di metri di distanza. Cinque persone morirono, il cielo fu violato da una nube nera e tossica e noi dovemmo scappare via.<br \/>\nIl Natale arriv\u00f2 mentre contavamo i danni, e tutto a causa di quelle fabbriche, che erano anche il vessillo graficizzato accanto al nome del quartiere, all\u2019uscita dell\u2019autostrada per Napoli: San Giovanni a Teduccio.<\/p>\n<p>Ricordo tutto di quei giorni: le sirene delle fabbriche che suonavano a vuoto, e per anni continuarono a farlo, <strong>la puzza nell\u2019aria, che persiste ancora oggi<\/strong>, quando svolti dalla tangenziale e ti addentri in una parte di Napoli dalle enormi potenzialit\u00e0 sprecate.<br \/>\nAffacciata sul mare, costeggiata da ville vanvitelliane, una storia di artigianato e campagne, di cui rimane traccia solo negli annuari conservati nella biblioteca riaperta da poco.<\/p>\n<p>Guardando oggi le mie scelte di vita, sono sicura che traggano tutte origine da quelle osservazioni notturne del cielo e da \u201cquell\u2019incidente\u201d che uccise persone innocenti e cambi\u00f2 per sempre la mia vita, portandomi a chiedere: perch\u00e9?<br \/>\nPerch\u00e9 accadde?<br \/>\n<strong>E perch\u00e9 continuiamo ad avvelenare acqua, terra, aria?<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 sopportiamo tutti questi morti in eccesso?<\/p>\n<p>Sono sicura che queste <strong>domande accomunano i giornalisti ambientali.<\/strong><br \/>\nProvare a rispondervi presuppone tante ore dedicate allo studio delle pi\u00f9 svariate materie tecniche: chimica, fisica, ingegneria, urbanistica, geologia, biologia. E altrettante ore dedicate a trovare il modo per <strong>far arrivare queste informazioni a un pubblico di lettori e spettatori<\/strong> \u2013 direi: cittadine e cittadini \u2013 ampio e sempre pi\u00f9 variegato.<\/p>\n<\/div>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"image-13-1121\" class=\"ct-image aos-init aos-animate\" src=\"https:\/\/mk0innestiygrbft62fu.kinstacdn.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Immagine-2-min-1-scaled.jpg\" alt=\"\" data-aos=\"fade\" data-aos-duration=\"1000\" data-aos-easing=\"ease-in-quart\" data-aos-anchor-placement=\"center-center\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"div_block-16-1121\" class=\"ct-div-block\">\n<p><img decoding=\"async\" id=\"image-19-1121\" class=\"ct-image aos-init aos-animate\" src=\"https:\/\/mk0innestiygrbft62fu.kinstacdn.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/illustrazione-zavalloni-ponte.jpg\" alt=\"\" data-aos=\"fade\" data-aos-duration=\"1700\" data-aos-easing=\"ease-in-out-cubic\" data-aos-anchor-placement=\"center-center\" \/><\/p>\n<div id=\"_rich_text-18-1121\" class=\"oxy-rich-text\">\n<p>Il mondo \u00e8 cambiato totalmente da quando, 17 anni fa, vinsi il Premio Cronista dell\u2019Anno, ricevuto al Quirinale dalle mani del presidente Ciampi, con l\u2019inchiesta sull\u2019<strong>uranio impoverito<\/strong>.<br \/>\nUn lavoro di ricerca complicato, che si fondava soprattutto su fonti estere, e, in assenza dei social, si nutriva di articoli (sul free press <em>Metro<\/em>) e reazioni da raccogliere il giorno successivo. Andai di persona in Bosnia, ai confini con l\u2019Iraq, in Kurdistan, Giappone, sulle tracce dell\u2019inchiesta che riusc\u00ec a dimostrare la colpevolezza del materiale killer nell\u2019uccisione di centinaia di soldati italiani. Una ricerca in quel campo che continua ancora oggi. Con molte differenze. Il linguaggio, innanzitutto: <strong>i social adesso rivestono un ruolo importantissimo<\/strong> nella dinamica di scrittura, nella individuazione delle fonti e delle prove documentali. E oggi chi si occupa di ambiente deve essere in grado di seguire <strong>i profili Twitter dei grandi player internazionali sui cambiamenti climatici<\/strong>, ad esempio, gli account ufficiali e quelli bene informati. Deve poter plasmare il linguaggio efficacemente e studiare come catturare l\u2019attenzione nei primi sette secondi di lettura.<\/p>\n<p>Un giorno, era un freddo venerd\u00ec di novembre, andai a Trieste per parlare dei danni da uranio impoverito in un caff\u00e8 letterario. C\u2019erano solo tre persone sedute nel pubblico. Cose che capitano, niente di grave. Ma in quel locale ebbi come una rivelazione: <strong>le denunce ambientali, in realt\u00e0 le tematiche ambientali tout court, rimanevano costantemente appannaggio di un pubblico gi\u00e0 attento e sensibilizzato. Insomma: ce le cantavamo e suonavamo tra di noi<\/strong>.<br \/>\nNoi giornalisti ambientali avevamo e abbiamo <strong>un dovere verso la collettivit\u00e0<\/strong>: trovare nuovi codici narrativi, nuovi spazi dove far arrivare le informazioni.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un bivio, al quale sembra che siamo chiamati a operare una scelta professionale: \u00e8 pi\u00f9 efficace puntare a una specializzazione dei ruoli e degli spazi, avendo in ogni giornale (che sia carta stampata, online, radio, tv) un settore dedicato all\u2019ambiente, oppure \u00e8 meglio impostare il lavoro con una permeabilit\u00e0 trasversale, favorendo una formazione ambientale al complesso dei redattori e dei giornalisti di modo che possano interpretare dati, ricerche, studi e notizie, con la giusta lente green?<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 una risposta giusta. Secondo me, la strada migliore dipende dal messaggio, dal tema, dal tipo di diffusione che si vuole raggiungere.<\/p>\n<\/div>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"image-28-1121\" class=\"ct-image aos-init aos-animate\" src=\"https:\/\/mk0innestiygrbft62fu.kinstacdn.com\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/illustrazione-zavalloni-capelli.jpg\" alt=\"\" data-aos=\"fade\" data-aos-duration=\"1000\" data-aos-easing=\"ease-in-out-back\" data-aos-anchor-placement=\"center-bottom\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"div_block-24-1121\" class=\"ct-div-block\">\n<div id=\"_rich_text-25-1121\" class=\"oxy-rich-text\">\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 una parola d\u2019ordine, ed \u00e8 <strong><em>crossmedialit\u00e0<\/em><\/strong>: oggi il giornalista ambientale deve assolutamente avere la padronanza di ogni mezzo comunicativo per sfruttarne le potenzialit\u00e0, declinando il messaggio con il linguaggio giusto.<br \/>\nAd esempio: come ufficio stampa del <strong>Ministero della Transizione Ecologica<\/strong> abbiamo deciso di sensibilizzare alla lotta contro i cambiamenti climatici utilizzando il fumetto, la fotografia, la serialit\u00e0 televisiva, la letteratura, la musica, lo sport.<br \/>\nIl messaggio \u00e8 lo stesso: ognuno di noi, nel proprio vissuto quotidiano, pu\u00f2 fare qualcosa per limitare le emissioni di gas climalteranti.<br \/>\n<strong>Utilizzando tutti gli strumenti, e anche tutti i social, da Twitter a Facebook ai canali Telegram e Instagram, <\/strong>riusciamo ad arrivare ai giovanissimi, a chi non legge pi\u00f9 i giornali, a chi vuole essere sempre informato, agli studenti e agli insegnanti, ai quali forniamo strumenti per le lezioni di educazione ambientale.<br \/>\n<strong>Mezzo e sostanza coincidono, ai nostri giorni. Sono interlacciati. <\/strong><\/p>\n<p>Conoscerne le potenzialit\u00e0 e sfruttarle al meglio \u00e8 il codice di accesso non solo alla professione, ma al cuore della notizia e all\u2019attenzione dei \u201clettori\u201d, un termine che pu\u00f2 sembrare vetusto, ma che indica la comunit\u00e0 di chi deve \u201cleggere\u201d la realt\u00e0 attraverso le notizie diffuse. Il giornalismo riveste un ruolo sociale, tutelato anche dalla Carta Costituzionale.<br \/>\nE quello ambientale, secondo me, ha un <em>quid<\/em> accessorio: <strong>l\u2019interesse pubblico alla tutela della salute e della vita.<\/strong><br \/>\nRipenso allo scoppio di quella cisterna, alle lingue di fuoco verso il cielo. \u00c8 l\u2019unica cosa che non \u00e8 cambiata in questi 35 anni: la necessit\u00e0 di tutelare l\u2019ambiente e di salvaguardare le nostre vite.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefania Divertito Ricordo il cielo rosso fiamma, un fuoco che divampava verso le nuvole, ma non riscaldava. Anzi, quello che provavo era un forte, e freddo, disagio. 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