La certezza del rovescio

La certezza del rovescio

Certezza del diritto

Principio in base al quale ogni persona deve essere posta in condizione di valutare e prevedere, in base alle norme generali dell’ordinamento, le conseguenze giuridiche della propria condotta, e che costituisce un valore al quale lo Stato deve necessariamente tendere per garantire la libertà dell’individuo e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Nell’applicazione, la certezza interferisce quindi con la positivizzazione del diritto, con l’alternativa tra rigidità e flessibilità delle norme, con l’interpretazione e in particolare con l’interpretazione evolutiva, con il sistema delle fonti e la tecnica della redazione degli atti normativi, con la retroattività della legge, con il divieto di discriminazione, con la effettività delle norme, anche in caso di violazioni, con i tempi della giustizia. (da Enciclopedia Treccani)

Era da tempo che mi frullava in testa la voglia di scrivere qualche riga “avvelenata” sul costume italico in generale e messinese nel particolare di trasgredire impunemente le regole del vivere civile e l’ennesimo condono fiscale del governo Draghi (o dei “migliori”) mi fa lasciare ogni titubanza per il disgusto che mi assale a causa della beffa per chi paga le tasse (non importa se costretto o perché lo ritenga giusto) e per il nuovo premio agli evasori e ai disonesti. Questo condono è l’ultimo di una serie che ha caratterizzato il malcostume italico e lascerà un buco di 660 milioni di euro nelle casse dello Stato. La Lega è accontentata. I 666 milioni di euro valgono quanto un anno di stipendio dei docenti italiani, mentre ogni evasore deve ogni anno 6800 euro a chi paga le tasse. Ogni 100 posti in rianimazione, 12 sono rubati dagli evasori fiscali. Il 78% dei contribuenti italiani ha redditi al di sotto dei 30mila euro.

Lo Stato, in questa vicenda, invece di affermare “le conseguenze giuridiche della propria condotta” rovescia questo assunto e premia i comportamenti trasgressivi e disonesti. Dalla certezza del diritto si passa a quella del rovescio. Siamo il paese dei condoni, delle sanatorie, delle prescrizioni, delle decadenze dei termini, delle interpretazioni e di tutte le scappatoie che consentono ai furbi, quasi sempre ricchi e dotati di buoni avvocati, di farla franca e/o di pagare meno. In una logica deteriore di matrice “cattolica”, al peccatore si garantisce, a prescindere, l’assoluzione. Un proverbio siculo così recita: Futti, futti chi diu pidduna a tutti. La cattiva politica in tutto questo assecondare gli aspetti più beceri dello spirito nazionale ha le sue più gravi responsabilità, vedi alla voce Berlusconi ma solo per fare un esempio. Questo è parte del brodo di coltura in cui nascono prassi clientelari, antisociali e perfino mafiose in spregio dell’etica pubblica e del bene comune.

E ora passiamo a Messina dove questi comportamenti deteriori sono pane quotidiano; la trasgressione delle norme elementari del vivere civile e la continua violazione della legalità fanno parte dello spirito e dell’identità del cittadino medio peloritano. Tutto questo si manifesta anche visivamente con strade sporche e banchine ricoperte da escrementi canini, sacchetti della spazzatura abbandonati ai bordi delle strade o nelle piazzole e lanciati dai finestrini delle auto; automobili e scooters parcheggiati negli angoli, in doppia e tripla fila e sui marciapiedi, nei passi carrabili e negli spazi dedicati ai portatori di handicap, in un traffico abnorme e caotico che si fa beffe del codice della strada e anche di quello penale. E un contributo decisivo a questo scenario penoso lo dà l’amministrazione comunale che abolisce di fatto le ZTL con provvedimenti demagogici (non si paga la sosta in centro) e politiche che penalizzano il trasporto pubblico. Alla faccia delle casse comunali che non beneficiano delle mancate entrate per la sosta e dei residenti che non solo hanno difficoltà a trovare un posto per parcheggiare, dopo aver pagato il diritto ad avere il pass, ma anche la beffa di vivere in un pezzo di città che è diventato un inferno.

I servizi pubblici non funzionano? Niente paura basta rivolgersi all’amico. Chi conosciamo nel mondo di chi amministra, in quel tale ufficio, nell’ospedale che sicuramente troverà la “ngagghia” cioè l’espediente per saltare la fila, avere accesso a servizi non dovuti, a garantirsi percorsi clientelari che solo il padrino politico o mafioso dispensa? Esiste un nesso tra questi comportamenti all’apparenza - nel senso comune - innocui e il sistema di potere che impedisce un sano sviluppo democratico dei rapporti tra cittadinanza e potere costituito? Le recenti e passate vicende giudiziarie messinesi, che si sono concluse con condanne, dimostrano che esiste una borghesia delle professioni libere, nella sua variante mafiosa, che non si ferma davanti a niente, dall’uso personalistico, clientelare e saccheggiatore delle risorse pubbliche (processo Gettonopoli) ai rapporti con la criminalità organizzata (processi Beta e Matassa). Se il sistema non funziona l’alternativa è percorrere strade di illegalità che creano dipendenza e ricattabilità. Si potrebbe dire che qui la rivoluzione francese fa ancora fatica a essere compresa: niente cittadinanza solo sudditanza. Pensate che di questo andazzo il messinese sia vittima? No, è solo complice, spera che dalla tavola del sistema di potere locale cada qualche briciola che sgomitando si appresta a raccogliere. Appunto la certezza del Rovescio.