Il terremoto del 1908 ha modificato il DNA dei messinesi

di Clara Serretta - Il terremoto che alle 5:20 del 28 dicembre 1908, per 37 secondi, ha fatto tremare Messina e Reggio Calabria ha ucciso la metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella del capoluogo calabrese e raso al suolo gran parte di entrambe. A Messina crollò il 90 percento dei palazzi: quel poco che la scossa (dodicesimo grado della scala Mercalli, 7,2 della scala Richter) aveva lasciato in piedi fu subito spazzato via da tre onde alte più di dodici metri, un vero e proprio tsunami. Fu una catastrofe naturale di enormi proporzioni: la più grande che si sia mai verificata sul territorio italiano a memoria d’uomo e una delle più gravi di tutta Europa quanto a numero di vittime. A perdere la vita sotto le macerie sono state infatti tra le 90.000 e le 120.000 persone, che però forse sarebbero potute essere anche di più se l’istinto di sopravvivenza non ci avesse messo lo zampino, alterando il corredo genetico dei sopravvissuti per proteggerli dalle conseguenze del sisma. Questa almeno è la teoria di un team di esperti genetisti siciliani: a seguito del movimento tellurico, si sarebbe sprigionata dalla terra una grande quantità di radon, che avrebbe innescato una mutazione del DNA dei superstiti, rendendoli immuni agli effetti nocivi del gas (che costituisce la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo).

Artefici dell’ipotesi sono due ricercatori della Banca del cordone ombelicale di Sciacca, Calogero Ciaccio e Michela Gesù, i quali hanno notato che nel DNA degli abitanti della zona dello Stretto l’antigene DR11 è più sviluppato che altrove. In particolare nell’area tra Messina e Reggio, dove è presente nel corredo genetico del 54 percento della popolazione, per poi diminuire progressivamente man mano che ci si allontana da quello che guarda caso è anche l’epicentro del terremoto del 1908 (la molecola DR11 è infatti presente nel DNA del 44 percento degli abitanti di Caltanissetta e Vibo Valentia e in quello del 38 percento dei trapanesi).

Insomma, una distribuzione davvero insolita, che viola la legge di Hardy-Weinberg, secondo cui in una popolazione in cui gli accoppiamenti avvengono a caso le caratteristiche genetiche dovrebbero essere omogenee. In questo caso non solo non è così, ma per di più sembra che la mutazione coincida con un’area specifica, nella quale però non si sono registrati eventi migratori, invasioni, epidemie tali da giustificare l’anomalia.

E allora? La teoria di Ciaccio e Gesù è che il DNA della popolazione sia mutato per far fronte all’elevata emissione di radon seguita al terremoto. La connessione tra questo gas radioattivo e gli eventi sismici è tuttora oggetto di studio: pare infatti che l’aumento della concentrazione di radon nell’aria possa essere considerato un “avvisatore sismico”, un elemento cioè in grado di predire i terremoti, ovvero le catastrofi naturali imprevedibili per antonomasia. Certo, c’è ancora tanto da chiarire e si tratta di studi validi soprattutto sul lungo periodo, ma intanto la correlazione esiste.

«Tenuto conto che non ci sono effetti di un sisma in grado di interagire in modo diretto con la salute umana (se non ferite, paura) si ipotizza che la causa scatenante della mutazione genetica osservata non sia il terremoto in sé, ma qualcosa che ad un forte evento sismico possa essere legata», scrivono i ricercatori. Insomma, proprio per tutelarsi da una possibile contaminazione da radon, il DNA dei messinesi sarebbe mutato, sviluppando il famoso antigene DR11. Ecco perché a Messina, nonostante l’elevata concentrazione di radon, c’è una bassa incidenza di tumore ai polmoni.

«Se attraverso l’analisi del DNA di soggetti morti prima del terremoto si dovesse accertare che l’antigene DR11 non era così diffusamente presente, il ruolo della sismogenesi assumerebbe significati più ampi di quanto finora conosciuto e indagato, incidendo direttamente nei rapporti tra l’uomo e l’ambiente», proseguono gli esperti, allargando così, e di molto, il respiro della loro indagine. Se la loro teoria trovasse conferma, avremmo insomma la prova del nove che quello del 1908 è stato anche un “terremoto genetico”. Sarebbe infatti legittimo a questo punto trarre delle conclusioni rivoluzionarie e in netto contrasto con la teoria evoluzionistica, secondo cui le mutazioni delle specie sono spontanee e, solo se vantaggiose, risultano vincenti: l’evoluzione del corredo genetico verificatasi a Messina nel 1908 non avrebbe avuto niente di casuale, ma sarebbe stata una risposta del nostro DNA a un cambiamento delle condizioni esterne. I darwinisti più convinti si sentono già mancare la terra sotto i piedi.