Le tre Grazie di Palazzo Abatellis
di Matteo Collura
Se la giornata è fredda, se la pioggia (in Sicilia da qualche anno piove almeno quanto nelle regioni del Nord) non invoglia alle passeggiate, o se siete stanchi di girare per splendide chiese, palazzi che furono sontuosi, strade affollate e vicoli dove il tempo sembra bloccato in un “limbo” di degrado e miseria, cercate rifugio e gioia per gli occhi nella Galleria Regionale, nel Palazzo Abatellis (o Patella), al numero 4 di via Alloro (siamo sempre nei pressi della Gancia e di Palazzo Steri). Vi troverete, tra le tante opere di valore, tre capolavori d’arte che da soli basterebbero a giustificare un viaggio a Palermo: il busto di Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana, l’Annunciata di Antonello da Messina, e l’apocalittico Trionfo della morte d’ignoto autore. Bellissimo volto di giovane donna siciliana è quello dell’Annunciata di Antonello da Messina. Qui non c’è ambiguità come nel Ritratto d’ignoto dello stesso autore, conservato nel museo Mandralisca di Cefalù, ma realistica esaltazione della grazia, umile e serena, di una popolana. Raramente, in giro per musei, si troverà un altro ritratto pittorico di pari potenza espressiva, di pari intensità psicologica. E la dice lunga, questo ritratto, sulla timidezza pudica delle donne siciliane (quelle d’un tempo, si capisce), sul loro fermo carattere, sulla loro intelligenza.
In questo quadro, e forse per la prima volta, Antonello da Messina si è liberato di qualsiasi schema e ha disegnato un volto di donna straordinariamente vero, eppure irraggiungibile. E si capisce, ammirando questo dipinto, perché il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, attraverso l’abilità diplomatica del suo ambasciatore a Venezia (città dove per qualche tempo Antonello operò), tentò di fare del pittore siciliano il suo ritrattista di corte.