Il restauro zelante del graffito murale con la scritta Mussolini su palazzo Magaudda
di Luciano Marabello -
Il restauro zelante del graffito murale con la scritta Mussolini su palazzo Magaudda, spacciato per filologia storica, è come uno strato superfluo che nulla a che fare con la materia e con l'architettura. Nelle città molte scritte, epigrafi, motti del fascismo erano quasi sempre posticce, decise dal Podestà dell'epoca con una logica strategico comunicativa della Propaganda che piazzava scritte lungo gli assi viari principali, i punti di landmark e sugli edifici pubblici. Ho fatto il liceo con l'edificio marchiato sul cantonale d'angolo con il motto tronfio "30 secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d'oltralpe", ho abitato in edifici con simboli ed emblemi del fascio senza avere nessuna turba se non quella che molte volte erano pacchiani e di seconda o terza mano o fatti da scalpellini con la mano infelice. Ma in questo caso è peggio: hanno restaurato le scritte a olio, con la firma MUSSOLINI insomma hanno restaurato il tag, il tatuaggio propagandistico del Mincul-Pop, l'ossessione e il disturbo della personalità che compulsivamente apponeva nome e cognome del duce su tanti palazzi, un po' come quei casi disperati di compagni di scuola che mettevano nome e cognome su tutte le pagine del tuo diario o sui muri della scuola e ti chiedevi perché. Oggi diremmo che chi scrive serialmente sui muri la propria firma è un "vandalo" e un narcisista: Mussolini (sicuramente narciso) e i suoi podestà furono dei vandali non solo per le scritte sui muri. L’Italia è una Repubblica nata dalla Resistenza e dalla vittoria storica su quella storia e su quel dittatore. Mi chiedo dunque che tipo di riunione e valutazione occorra fare negli uffici della Soprintendenza per capire quanto è stato fuori luogo suggerire o avallare il restauro del graffito posticcio ad olio su un palazzo privato. Vedo, poco lontano da quel palazzo i ponteggi in allestimento sull'ex palazzo Littorio oggi Catasto; per il restauro delle facciate potrebbe apparire nuovamente traccia della M mussoliniana su decisione degli stessi funzionari, ma nel caso accadesse e se pure discutibile, quella scelta avrebbe una logica filologica (aberrata) legata all'organismo architettonico, nato, immaginato e costruito come palazzo del Fascio e rappresentazione di quel Potere-Stato. Ma nel caso del Palazzo Magaudda, cari Architetti Direttori dei lavori, Restauratrice e Soprintendente, sinceramente vi chiedo di rimediare l'errore, perché io tra il tag Mussolini e il tag il Punitore sui muri della nostra città non vedo nessuna differenza; e anzi per essere più chiari per evitare che un giorno qualcuno voglia proporre di restaurare pure I Cioccio, levate da quei muri il graffitaro Benny Mussolini e anche i fronzoli simbolici falce e martello appiccicati alle sopraelevazione improbabile anni ‘70 dell’ex sede dell’ex PCI. Perché lo sappiamo tutti che la storia non è accumulo di tutto ma è anche oculata selezione.