In mostra Gaetano Cipolla in L’isola e il tempo – Inverno / Estate
dal 23 sett. al 14 ott. Presso Spazio LOC a Capo d’Orlando in Via del fanciullo
Dipinto di Gaetano Cipolla
di Franca Sinagra
UT PICTURA POESIS, è una dichiarazione definitiva che ci arriva in latino dal poeta Orazio, noto per il carpe diem dei versi dedicati all’amante con panoramica sul Mare Tirreno punteggiato dalle pomici eoliane in galleggiamento. Da allora, possiamo dire che la trasposizione letteraria dell’opera d’arte visiva sia una radicatissima costante nel pensiero occidentale. Nella nostra cultura si presenta solidissimo l’accostamento di tutta l’arte figurativa all’opera letteraria, sebbene con tecniche diverse e coltissime. Il tempo vissuto nell’isola di Stromboli, comunicato con levità di colore nei dipinti di Cipolla, apre lo spettatore a un’avventura dell’anima densa di oggettività rappresa in immagini oniriche levitanti in spazi privi di cornici per levità insostenibile. E rimanda alla sensibilità temporale di cui Vincenzo Consolo ha alimentato la narrazione di ogni suo scritto, superata la contingenza numerica di giorni anni o secoli. La presenza creatrice di vita poetica con cui dover fare i conti, ha nei due la stessa matrice: il tempo dell’isola come isolamento, reclusione metamorfica, riduzione ad unum, confino drammatico, esclusione dal centro, luogo di meraviglia, tensione a ripercorrere. Forse è un vulcano che Cipolla materializza di rosso acceso nel creare quel toro che prorompe fuori da una quinta lasciandosi alle spalle la stretta delle chiuse, forse è lo stesso di cui Consolo dice “Rimango immobile e contemplo, sprofondo estatico nei palpiti, nei fuochi, nei bagliori, nei frammenti incandescenti che si staccano, precipitano filando, si spengono, finiscono nel più profondo nero.” La forza geodetica risulta simile all’erompere dilagante di una potente libertà allo sbando. Ancora Consolo in L’Olivo e l’olivastro si raffronta con Cipolla non solo nel tempo che si fa isola, ma anche nello spazio, nella nostalgia, nell’incantesimo e nel sorriso: “Le sue Eolie, le isole lievi trasparenti, sospese in cielo, ferme nel ricordo” - “Dal lastrico si vedevano le isole. Ora remote, lievi, diafane come carta o lino, ferme e vaganti in mare, sospese in cielo, ora invisibili per cortine di nuvole o vapori, ora avanzanti, prossime alla costa, scabre e nitide, allarmanti” – In Lo Spasimo di Palermo: “ T’assista l’eremita, l’esule il recluso, ti guidi la fiamma di lucerna, il suono della sera, t’assolva la tua pena, il tuo smarrimento”. Le tinte gioiose, da introiettare nella delicatezza della trasparenza sono anche per Consolo “le isole dolci di Dio”, l’approdo dell’anima nella poesia sia pittorica che letteraria.