Memoria di un fatto di Resistenza antinazista a Messina
Metà agosto 1943
di Antonio Cattino -
Era una mattina di metà agosto del 1943 – quando nell’hangar dell’Arsenale Militare della base navale di Messina irruppe un folto gruppo di marinai armati di
tutto punto.
A comandare questo gruppo, una compagnia verosimilmente, è un ufficiale della Regia Marina, con cinturone e pistola d’ordinanza e dopo avere salutato gli operai ed i tecnici presenti nel grande capannone, l’ufficiale esordì dicendo che era venuto a cercare volontari, per formare un gruppo di combattimento con lo scopo di evitare che i tedeschi facessero saltare il grande ponte ferroviario di Camaro, affermando inoltre che un piccolo convoglio ferroviario era in attesa presso la stazione ferroviaria centrale, con destinazione Camaro, con un gruppo di ferrovieri che si erano offerti volontariamente di partecipare all’azione.
Infatti si era al culmine della ritirata italo-tedesca dalla Sicilia, verso la cuspide
Nordorientale della regione, cioè Messina ed il suo litorale.
Dal 10 agosto era iniziato il trasbordo delle truppe e dei mezzi militari in continente
con l’operazione “Lehrgang”, una gigantesca operazione di trasferimento attraverso lo Stretto di Messina, riuscita con successo e con pochissime perdite, grazie ad una efficiente e folta copertura antiaerea.
Quest’operazione fu programmata e diretta dai tedeschi che nel contempo cercavano di ritardare l’avanzata anglo-americana verso Messina con ogni mezzo a disposizione, con la messa fuori uso di tratti delle Strade Statali Messina-Catania nel
versante jonico e Messina-Palermo in quello tirrenico, con veloci azioni di retroguardia, minamento di ponti, danneggiamento dei binari ferroviari, ecc.
Queste azioni spesso erano accompagnate da atti ostili contro le popolazioni civili
locali come nel caso della fucilazione di cinque carabinieri in borghese e di un civile
invalido in contrada Ortoliuzzo alle porte di Messina.
Ma ritorniamo all’Arsenale dove all’appello dell’ufficiale della Marina risposero una
decina di arsenalotti, che si avviarono insieme ai marinai verso la stazione ferroviaria,
distante circa un chilometro.
Nel frattempo però il Comando tedesco, informato dell’azione di resistenza in preparazione, diramò l’ordine di annullare l’azione di sabotaggio del ponte di Camaro, reputando dannoso e controproducente uno scontro armato con i marinai ed i civili italiani, comunque di disturbo dell’operazione di trasferimento in corso dei due eserciti in Calabria.
Pertanto, i marinai e gli operai dell’Arsenale insieme ai ferrovieri, giunti sul ponte, dovettero constatare che i tedeschi avevano desistito dall’intento di sabotare il ponte ed avevano abbandonato il campo.
Rimane il fatto però che l’avere organizzato quell’iniziativa, fu un chiaro atto di resistenza antinazista avvenuto ancor prima dell’armistizio dell’otto settembre del 1943.
Quei giorni che vanno dal 29 luglio al 17 agosto del 1943, furono drammatici per la Città di Messina che subì centinaia di bombardamenti angloamericani, sia di giorno che di notte, con oltre 600 morti solo in quel periodo.
Gran parte del patrimonio edilizio fu distrutto o fortemente danneggiato, tanto che una visione d’insieme della città, induceva a riproporre l’immagine del terremoto del 28 dicembre del 1908: una seconda immane distruzione della città a distanza di soli 35 anni dalla prima.
Questa storia di resistenza mi è stata raccontata dal compianto Santo Lanza che nel 1943 era un giovane operaio dell’Arsenale militare, e che io ricordo con vero affetto.
Lui, per le sue idee politiche e per l’appartenenza al sindacato unitario della CGIL, nel corso degli anni ’50 del secolo scorso fu indotto dal Ministero della Difesa – Marina, a dimettersi e quindi licenziarsi dall’Arsenale, ciò al culmine di un lungo periodo di vera e propria persecuzione e di continui atti discriminatori.
Nelle grandi linee, la storia del salvataggio del grande ponte ferroviario di Camaro, veniva confermato dal ricordo della vedova del Lanza, Maria, che ne condivideva le idee e la passione politica.
Ricordo tra gli “auto-licenziati” fino al 1956, per motivazioni politico-sindacali, in quanto giudicati incompatibili per i governi postbellici con l’appartenenza dell’Italia alla NATO, altri ex operai dell’Arsenale che molto probabilmente si resero disponibili all’azione di resistenza dell’agosto 1943, Giovanni Viola, Giuseppe Cosenza, Giovanni Vinci.
Questo scritto vuole quindi essere un contributo alla conoscenza della storia resistenziale della Città di Messina, insignita di Medaglia d’Oro al Valor Militare dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini nella sua visita alla città l’11 novembre 1979, per l’eroismo dimostrato dai suoi cittadini durante il corso di tutto il conflitto bellico e dei micidiali bombardamenti subiti.
Sarebbe auspicabile però che su questo episodio si indagasse, per quanto possibile, con una ricerca mirata, al fine di superare i limiti e le possibili imprecisioni insiti nella trasmissione della memoria orale.