“LE VITE DE’ PITTORI MESSINESI” DI FRANCESCO SUSINNO

tricentenario del manoscritto celebrato con un quiz 

di Eugenio Campo

 

Il manoscritto “Le Vite de’ Pittori Messinesi” di Francesco Susinno, conservato al Kunstmuseum di Basilea, compie 300 anni. E’ infatti del 1724 la data dell’imprimatur ecclesiastico all’opera, poi pubblicata solo nel 1960, a cura di Valentino Martinelli, e mai più ristampata.

Sarebbe opportuna una nuova edizione delle Vite del Susinno, auspicabile una edizione critica, perché l’opera contiene la storia artistica di Messina nei secoli del suo massimo splendore, quando era tra le città più attrattive ed importanti d’Europa.

Le Vite comprendono 81 biografie, da Antonello da Messina 1430 -1479 a Filippo Tancredi 1655 -1722, passando per Polidoro Caldara e Michelangelo Merisi, entrambi da Caravaggio, che a Messina hanno lasciato testimonianze significative della loro arte.

Le Vite sono ispirate dagli illustri esempi del Vasari e del Bellori, e come in essi le biografie degli artisti più importanti sono corredate da un ritratto. Venti ritratti attribuiti allo stesso Susinno, che includono un autoritratto, tutti meno uno con cartiglio e nome.

Per l’identificazione del ritratto ‘senza nome’ la comunità degli storici dell’arte non ha ancora dato una risposta univoca condivisa. Le ipotesi formulate sono:

  • Domenico Bruno, poeta autore di un sonetto augurale riportato nello stesso manoscritto, ipotesi di Valentino Martinelli espressa con un appropriato punto interrogativo nel libro del 1960.
  • Giovanni Quagliata, scritto sul retro del ritratto con un ‘verosimilmente’ in francese (vrairesemblablement), che suggerisce che si tratta di un’ipotesi formulata quando il manoscritto era già lontano da Messina, ovvero nella seconda metà del XVIII secolo.
  • Nicola Francesco Maffei, perché il ritratto è esplicitamente citato dal Susinno nella relativa biografia, ipotesi della prof.ssa Barbara Mancuso, contenuta nel numero 26 della rivista on-line Studi di MEMOFONTE, anno 2021.
  • Onofrio Gabrieli, sulla base di più indizi, elemento dirimente la stretta somiglianza con il personaggio centrale del dipinto “Gesù e Maria e le Anime Purganti” conservato a Gesso, nella chiesa Sant’ Antonio Abate, in precedenza nella chiesa di San Francesco di Paola, stesso luogo di sepoltura del pittore. Ipotesi formulata dall’autore della presente nota e fatta circolare in una sorta di “samizdat” dal titolo ”Ricognizione  delle illustrazioni del manoscritto Le vite de’ pittori messinesi di Francesco Susinno” a partire dal 2017.