di cortigiani e di lessicalmente stolti

di cortigiani e di lessicalmente stolti

di riccardo mastrorillo -

Non abbiamo una grande opinione di Landini, in quanto Sindacalista, riteniamo e abbiamo sempre pensato che il sindacato italiano avesse delle gravi responsabilità nella crisi del mondo del lavoro, ma ci permettiamo di rivendicare l’assoluta giustezza della definizione di “cortigiana” data dal Segretario della CGIL alla presidente del Consiglio.
Il significato del termine “cortigiano” viene con precisione spiegato dalla Treccani: «Di corte, che riguarda le corti o chi sta in esse addetto alla corte con un grado onorifico o con qualche incarico di fiducia; frequentatore di una corte, gentiluomo di corte... (spregiativo) persona di animo servile, portata alla simulazione e all’adulazione opportunistica».
Ma se lo usiamo al femminile il significato appare leggermente diverso: «[femm. di cortigiano]. – Propr., donna di corte…. Già nel sec. 16° la parola fu usata a indicare donne di costumi liberi, non prive di cultura e raffinatezza. Con un'accezione offensiva, nell’uso letterale moderno, prostituta». Vi sono innumerevoli termini che declinati al femminile corrispondono ad epiteti, quasi volgari, sulla moralità delle malcapitate, è un limite culturale che attiene più ad una mentalità pervicacemente maschilista o, come si dice oggi “patriarcale” che pervade la nostra società.
Se dico “peripatetico” indico un filosofo o in generale una persona che svolge la sua attività in movimento, se dico “peripatetica” significa prostituta. Idem se apostrofo una persona col termine “cane”, nel peggiore dei casi significa che non sa fare il suo lavoro, se apostrofo una donna col termine “cagna” significa prostituta. E potremmo continuare con un buon terzo dell’enciclopedia.
Giova ricordare lo splendido monologo di Paola Cortellesi, recitato nel 2018 in occasione dei David di Donatello. «È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.
Vi faccio degli esempi.
Un cortigiano: un uomo che vive a corte; Una cortigiana: una mignotta.
Un massaggiatore: un cinesiterapista; Una massaggiatrice: una mignotta.
Un uomo di strada: un uomo del popolo; Una donna di strada: una mignotta.
Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso; Una donna disponibile: una mignotta.
Un uomo allegro: un buontempone; Una donna allegra: una mignotta.
Un gatto morto: un felino deceduto; una gatta morta, una mignotta.
Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo». Landini ha usato il termine giusto: criticava la Presidente del Consiglio per il suo atteggiamento a dir poco “succube” nei confronti di Trump. Proprio come alcuni cortigiani si rapportavano ai loro signori. Se, al posto della Meloni, vi fosse stato un uomo nessuno si sarebbe scandalizzato.
Viviamo in un’epoca di transizione in cui alcuni nodi stanno venendo al pettine. Crediamo non solo nella parità tra uomo e donna, e nel superamento di qualsiasi concezione di differenza, anzi talvolta, osservando alcuni uomini, crediamo anche in una superiorità intellettiva e morale delle donne, ma la rivoluzione culturale non può passare per inutili anatemi. La rivoluzione è riassegnare alle parole il loro giusto significato, non vietarne l’uso perché piegate a una cultura maschilista e patriarcale. Indignarsi per una parola e non indignarsi del fatto che la stessa parola per un maschio ha un significato diverso è il limite di una rivoluzione fatta a metà. I cambiamenti culturali non si fanno con la censura, questo è uno dei limiti di alcune degenerazioni della così detta cultura “woke”. Noi contestiamo l’idea insita in un certo “politicamente corretto” per cui qualsiasi termine sia percepito da una “minoranza” come fastidioso, non debba essere usato. Ci dispiace che Giorgia Meloni si sia sentita offesa, anche se abbiamo il forte sospetto che abbia usato la polemica per distogliere l’attenzione dalla critica mossa da Landini, ma l’unico modo di cambiare la mentalità non può essere vietare i termini con significato binario, anzi tutte le donne che stoltamente hanno ripreso Landini, avrebbero dovuto protestare e ribadire che il termine “cortigiana” ha lo stesso significato di “cortigiano”.
Nella ricerca spasmodica del commento “ad effetto” troppi stolti si sono soffermati sul dito di Landini, non osservando la pienezza della luna rappresentata da Giorgia Meloni. Non può essere sfuggita l’immagine della Conferenza Stampa finale a Sharm el Sheikh, in cui i cortigiani sono sfilati sul palco occupato da Trump per qualche manciata di secondi, come fosse la passerella di un casting, né le “femministe a due velocità” hanno colto l’inopportuno apprezzamento di Trump sulla Meloni “bella donna”. La Meloni nel videomessaggio agli Italiani negli USA ha fatto una critica pesante alla cultura “woke”; eppure, se n’è servita a mani basse per attaccare Landini su quel termine incriminato. Una coerenza lodevole tipica della destra italiana.