I Martino in Genealogie d’Arte

di Dominga Carrubba - Genealogie d’arte” di Josè, Lorenzo ed Emiliano Martino, la mostra foto-pittorica ospitata nelle sale espositive di Spazioquattro a Messina, dal 29 dicembre al 10 gennaio 2026...

Josè Martino, Il Maggio del Pettirosso

Una mostra d’arte viene pensata, progettata, allestita, inaugurata e salutata in un attento e quasi nostalgico smontaggio.

Ma per “Genealogie d’arte” di Josè, Lorenzo ed Emiliano Martino, la mostra foto-pittorica ospitata nelle sale espositive di Spazioquattro a Messina, dal 29 dicembre al 10 gennaio 2026, è immaginabile un finissage di certo materiale, ma non ideale, grazie al filo di Arianna ricorrente nella mostra orchestrata a sei mani: la memoria che alberga tanto nel passato quanto nel presente, perché ogni albero germoglia se ha radici e cresce se proiettato verso l’alto, lo spazio ignoto chiamato futuro.

In quest’ottica nasce Genealogie d’arte da Josè padre coi figli Lorenzo ed Emiliano, così dando continuità alla tradizione iconografica radicata nella teca culturale del Mediterraneo, insieme alle figurazioni visivo-illustrative contemporanee nel segno di un percorso in verticale di generazione in generazione, secondo stratificazioni narranti il tempo nello spazio.

In brevis è l’arte in Messina città verticale perché ciascuna delle opere, che sia l’assemblage materico di Josè, il disegno in china di Lorenzo, le ninfe rinascimentali in arte digitale di Emiliano, conserva l’incipit ispirativo della mostra.

Lorenzo Martino, Messina città verticale

Le figurazioni concettuali di Josè Martino

Non ci sono reperti, ruderi e macerie che non siano testimonianze di un patrimonio culturale da fare emergere come i relitti dalle acque di Uluburun, che Josè con abile anagramma chiama Uluburnum venatur (Naval).

Non ci sono colori che possano essere più identitari del resistere quanto esistere dello Stretto di Messina nel Caeruleum orca, alias il blu darrighiano di Horcynus orca, poi annegando nel blu nero di Prussia e invocando a lavorare senza guerreggiare, come facevano le divise dell’esercito del Regno di Prussia: Lavorare per il blu di Prussia di Josè Martino è dimora di campiture, sezioni e sovrapposizioni come pagine di storia suggerita da una sagoma settecentesca in trasparenze materiche fugate da ombre.

Legno, spago, metalli, perline, fili e blister sono le parole non dette, ma combinate in equilibrio cromatico con arte materico-concettuale.

Concetto ed armonia sono le peculiarità che dalle opere di Martino padre si espandono insieme come le due sonorità del flauto etrusco, vale a dire melodia e accompagnamento, riprodotto ne Il flautista di Tarquinia al centro di una bacheca/griglia allestita in una scena di banchetto, rievocando il regno degli auleti che intonano un La per Le leonesse di Tarquinia in una tela caratterizzata da un chiavistello, forse evocativo della segretezza rituale di una tomba etrusca della seconda metà VI sec. a.C. con leonesse maculate sul frontone.

Piace pensare che la combinazione materico-concettuale in Genealogie di Josè Martino voglia invitare lo spettatore che incontra le sue opere a scoprire  il percorso di Saverio, il protagonista de Il coraggio del pettirosso di Maurizio Maggiani, ritrovato nella mostra con il gioco di parole Il Maggio del Pettirosso reticolato tra l’ombra e la luce.

«Quello del pettirosso è un coraggio umile e testardo come il coraggio di chi dall’incendio della Storia si leva leggero col suo sogno di libertà intatto.» (Maurizio Maggiani)

Il simbolismo di Lorenzo Martino

E allora, forte si leva per Lorenzo Martino il richiamo alla storia coniugata al mito, tramite figurazioni capovolte dal manierismo e consegnate al simbolismo nelle opere Il Drago, I Platonici, La Tenia, narranti la lotta tra il male impersonato da un drago e il bene; espressivi dell’ambita sovrumanità che dispone e punisce, poi smentita o forse amplificata dalla resilienza di una Medusa vendicatrice che pietrifica; portavoci della ricerca di una verità immutabile e platonica, dissimulata da metamorfosi raccapriccianti  nell’opera raffaelliana Il Trionfo.

Come riconoscere gli amorini alati?

È ancora l’amore puro portato dal carro a forma di conchiglia con la ninfa Galatea?

Lorenzo Martino riproduce sogno e mistero con verità dissimulate da simbolismi e forme geometriche non a caso poliedriche, poligonali, piramidali, perché suggestive di variegate interpretazioni su base mitologico-archetipica d’ispirazione junghiana e nel contempo evocativo della permanente ricerca di un legame tra il vero mutevole e la verità assoluta, custoditi in templi iconografici e di fede in cammino, integrando le pagine didascalico-simboliche in Anatomia  di cattedrale: San Marco, Venezia; Anatomia  di cattedrale: Santa Maria Nuova, Monreale; Anatomia  di cattedrale: San Francesco, Assisi.

In quest’ottica è Messina post terremoto del 28 dicembre 1908 il simbolo della resilienza ri-costruita, stratificata sul passato, sulle macerie capovolte, deformate, de-naturalizzate, de-identificate e, comunque, in cerca di vita e resurrezione, anche tramite il linguaggio universale dell’arte.

«Ma qui dove troneggia ancora Nettuno, simbolo del genio marinaro di nostra gente […];

qui dove è in piedi ancora il monumento dell’eroico Musotto, ricordo della fortezza e della generosità siciliane,

[qui] freme già un alito di vita nuova e Messina fedele a Cristo, che è vita e resurrezione,

ode ancora una volta il suo comando: “Risorgi!”».  (dall’orazione del gesuita padre Fernando Calvi)

Fu Giolitti che il 15 gennaio 1909 nominò una Commissione Reale per stabilire le «zone più adatte alla ricostruzione degli abitati colpiti dal terremoto del 1908 e precedenti».

La chiamò “opera ultima e postuma” Giovanni Pascoli nel gennaio 1909 all’Università di Bologna, quell’opera di ricostruzione dopo che “un soffio vastissimo di luce rossa, come un’improvvisa aurora boreale, alitò dal lido opposto; e un astro o più astri si sgretolarono in cielo.

Fu una battaglia davvero, ma di Titani, ridesti dal loro sonno millenario in fondo agli abissi, e ritrovatisi in cuore la terribile loro collera primordiale.

Ora in quel campo di battaglia, battaglia durata un attimo, dopo quindici giorni si procede all’opera ultima e postuma».

Messina città verticale di Lorenzo Martino è l’arte che riemerge o l’arte che lascia sommerso il passato?

                                                                                       Emiliano Martino, Ninfe

Il Rinascimento allegorico di Emiliano Martino

Si può trovare la risposta nelle Ninfe floreali di Emiliano Martino con foto rielaborate digitalmente, espressive di sintesi della mostra a 6 mani, unendo l’iconografia classico-materica e concettuale di Josè con il manierismo immaginifico e simbolista di Lorenzo.

Corpi leggiadri con volto coperto o incorniciato di fiori bianco-rosei abitano blu-nere onde irreali, sospinte nel verso di uno sguardo sospeso: le Ninfe

Se il digital collage rinascimentale è innaturale con effetto allegorico; allora l’indorata Pietà, il bruneggiante Ritratto, il sinuoso corpo del San Sebastiano ricoperto di muschio, fiori e corallo, capovolto e trafitto da frecce e i corpi avvinghiati nell’opera Deposizione, sono progetti esperienziali che mutuano il significante e il significato dalla tradizione classica, poi manipolandole e consegnandoli ad una dimensione tanto astratta nella forma, quanto concreta negli elementi compositivi.

Genealogie è un luogo non reale senza tempo, oltre un finissage d’arte.

 

Cenni biografici

Josè Martino
E’ nato a Messina dove vive e lavora. Ha frequentato il Laboratorio di Tecniche Calcografiche di Mariella Marini; è stato allievo di Riccardo Licata al Corso di Grafica Sperimentale alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia.

Ha frequentato la Scuola di Tecniche Musive a Ravenna e di Restauro a Roma. Ha frequentato la scuola libera del nudo all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

La sua esperienza artistica si è arricchita in questi anni con realizzazioni in grafica editoriale e pubblicitaria, ceramica, gioielli, sculture in vetro e acciaio, design, cinema ed animazione. E’ stato formatore per il “Piano Nazione del Cinema” del Ministero dell’Istruzione.

Lorenzo Martino
Lorenzo Martino, in arte Valdemone, è un illustratore e fumettista siciliano, nato nel 1992. Dopo la laurea in Architettura presso l’Università di Ferrara, ha frequentato la Scuola del Fumetto di Milano.

Nel 2015, insieme a Emiliano Martino, Alessio Surian e Diego Di Masi, ha pubblicato il graphic novel “Danilo Dolci. Verso un mondo nuovo, Mediterraneo” con la casa editrice Becco Giallo, che lo ha rieditato nel 2025.

Nel 2023 disegna copertina e illustrazioni per “Colapesce” di Ignazio Buttitta, con la casa editrice Mesogea.

Realizza, inoltre, illustrazioni per libri, album musicali ed eventi e collabora con riviste e pagine online. Mentre disegna ama sentire podcast di storia, possibilmente medievale, ascoltare musica rap e riascoltare ciclicamente la discografia di De Andrè.

Emiliano Martino
E’ nato a Messina. Si è laureato in Architettura presso l’Università di Ferrara e ha conseguito una specializzazione in restauro architettonico presso il Politecnico di Milano.

Ha lavorato per diversi anni come designer, occupandosi di branding, videomaking, graphic design e allestimenti per eventi. Attualmente è architetto presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, dove si occupa di restauro e valorizzazione culturale. Lavora principalmente tramite strumenti digitali (digital collage, photomanipulation e AI).