Compassione, pietà e solidarietà per incontrare l’altro
Renzo Crociara (Codigoro, 1950) "Senza titolo" - olio su tavola, cm 40 x 50
Dobbiamo fare dentro di noi un silenzio per ascoltare le ragioni del cuore nel riconoscere l'altro come nostro prossimo, per contrastare l'insensatezza della violenza, per liberarci dall'egoismo che ci allontana dal bene comune.
Dobbiamo farci carico delle atrocità per arginare il caos di una realtà che ci è diventata nemica e che rende problematico il nostro stare nel (al) mondo se non troviamo qualcosa che è oltre noi.
Non può essere l'indifferenza la nostra difesa perché è già di per sé stessa una resa, la sconfitta della speranza ad una esistenza più dignitosa, più spiritualmente libera; bisogna sempre dare una risposta adeguata a noi stessi e al Dio della vita come capaci di “eroico furore” per combattere il male a cui da sempre abbiamo aperto le porte e che ora ci trascende perché non siamo più fabbri del nostro destino ma agiti, condizionati dall'apparato tecnico-economico-politico.
Non dobbiamo essere censori, inclementi, giustizieri delle altrui malefatte, dobbiamo invece riconoscere in coloro che ci avversano non il nemico ma il portatore della stessa nostra emendabile umanità; compassione, pietà, solidarietà siano ciò che ci fa' andare incontro all'altro che è comunque prossimo, viandante come noi in cerca di senso e di amore.
Non dobbiamo concentrare la commozione, il desolante dispiacere solo contro le vittime causate dal giovane italiano, figlio di migranti, che si è scagliato a Modena contro inermi, ignari cittadini. È anche lui vittima di se stesso essendo stato mosso dall'ossessione di un male del vivere assoluto e volendo liberarsi dal suo terrore interiore ha agito secondo i codici della violenza annichilente che impera nel nostro agire, nei sistemi di potere ad ogni latitudine.
Stessa inquietudine, uguale dolore ci susciti la bambina appena nata morta per assideramento nelle braccia della mamma che tentava l'attraversamento del Mediterraneo per dare vita e futuro alla figlioletta e a sé. Dobbiamo, eliminando la vile assuefazione, concepire questi tragici eventi e i molti altri come la nostra quotidiana via crucis per fare un cammino di riscatto e di resurrezione come parte della stessa brancolante umanità se non vogliamo che il male da noi prodotto avanzi fino a sommergerci.